La musica classica cura il cuore: lo dice Oxford


Di Marta Merigo
La Oxford University ha fatto una scoperta scientifica che potrebbe aiutare i malati di cuore e chi soffre di ipertensione: dai test svolti sembrerebbe che la musica classica aiuti a curare queste malattie. Non tutta, però: Verdi, Puccini e Beethoven sono ammessi, ma Vivaldi e le sue Quattro Stagioni non sono graditi. Infatti, le melodie più pacate e rilassanti sembrano essere quelle più efficaci: gli allegri e gli andanti, probabilmente, dovranno essere esclusi. Certo, sempre meglio un Vivaldi che un pezzo Heavy Metal per calmare un iperteso.
Sembrerebbe un’ovvietà, eppure si stanno conducendo esperimenti proprio per verificarne la validità come cura (oltre ai dovuti medicinali, sia chiaro): ma c’era davvero bisogno di uno studio per rendersi conto che la Nona del buon Luigi Van, come lo chiama il protagonista di Arancia Meccanica, ha un effetto rilassante?
La musica, da sempre, cura il cuore: sarà pur una banalità, ma concedetemela. Quante volte, in preda a crisi di stress e ansia, per qualsiasi motivo esse vi assillassero, un buon viaggio musicale vi ha aiutato nel riprendervi?
La peculiare posizione della musica, nella vita e nella riflessione umana, è stata sottolineata da moltissimi pensatori.
Era essenziale, ad esempio, nell’antica Grecia: l’Iliade e l’Odissea, i due poemi omerici, nascono da una tradizione musicale. Infatti, gli aedi, come lo era Omero, erano innanzitutto dei cantori: accompagnati dalla lira, raccontavano storie in rima e in versi. Della musica greca non ci è rimasto assolutamente nulla: ma, tutta la tradizione mitica e letteraria greca, nasce da una canzone. Ovviamente, tutta la tragedia e la commedia, che erano accompagnate dal coro, a loro volta sono altamente musicali: anch’esse in versi e in rima, le loro frasi hanno un andamento tale che, chi ha dovuto studiare la metrica greca lo sa, si adattano come una musica a ogni situazione rappresentata.
La musica è una legge morale: essa dà anima all’universo, ali al pensiero, slancio all’immaginazione, fascino alla tristezza, impulso alla gioia e vita a tutte le cose.  Essa è l’essenza dell’ordine, ed eleva ciò che è buono, giusto e bello, di cui è la forma invisibile ma tuttavia splendente, appassionata ed eterna.
A dirlo è stato un altro greco, il burbero e utopico Platone: per lui, come per i Pitagorici, la musica è addirittura legata al movimento dei pianeti e del cosmo. Le misure e i tempi che la contraddistinguono, rispecchiano l’ordine cosmogonico.
Pitagorica
Accordo pitagorico
Ma, vi stupirà saperlo, i Pitagorici hanno fatto molto di più: sappiamo tutti quanto ilnumero fosse, per questo movimento, alla base di tutto. La matematica e la geometrica furono il loro grande merito (non è un caso che esista un teorema di Pitagora e non di Platone). Ma per loro, la musica, aveva una unicità tutta sua: sappiate che sono proprio loro a studiare e teorizzare la costruzione degli accordi. Attraverso calcoli frazionari, arrivano a stabilire in che rapporto debbano stare tra loro le note, stabilendo quale sia la terza e quale la quarta in un accordo. Certo, loro non ragionavano tramite le note e gli spartiti: ma avevano già individuato quali calcoli producevano un suono armonico, puro.Insomma, accordavano gli strumenti a corde prima di sapere cosa fosse un La.
La musica anche per Dante ha tutto un suo valore: nelle tre cantiche, è un elemento essenziale. Nell’Inferno, il suono dominante è quello delle pene dei dannati. I pochi strumenti che ci sono, creano suoni sgraziati e irridenti. Nel Purgatorio e nel Paradiso invece caratterizzano le preghiere delle anime che ivi stanno: cantano.
Ovviamente, anche la scrittura stessa della commedia è musicale: la terzina incatenata, la stessa per tutto il poema, assume diverse sonorità tramite le parole scelte, le figure retoriche, gli accenti sugli endecasillabi. Sicuramente, Dante fu maestro di allitterazione e consonanza.
Un altro poeta, lontano secoli (in tutti i sensi) dal nostro fiorentino, è Eugenio Montale: appassionato di melodramma, si avvicinò alla poesia tramite due tappe fondamentali: la pittura impressionista e simbolica, e Debussy.
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Wagner e Nietzsche
Inutile dire quanto il rapporto con la musica abbia invece influenzato la vita di Nietzsche:sin da piccolo, si dileggiava al pianoforte. Conosce poi Wagner, che diverrà, per otto anni, il punto di riferimento della sua analisi, tanto da dedicarvi la prefazione de La nascita della tragedia (1972). Qui, il musicista tedesco diventa il fulcro della nuova musica, dellarinascita non solo di questa arte ma dell’umanità. Wagner, almeno in questo momento, è il massimo rappresentate di un arte dionisiaca: contrariamente al principio dell’apollineo, dedicato alla riflessione e al pragmatismo, il dionisiaco è quell’elemento dell’animo umano (e del mondo) che può far guardare l’uomo nell’oblio e, nonostante ciò, dire sì alla vita. È il movimento vitale, le emozioni forti, lo slancio vitale: è la musica wagneriana.
Nietzsche ritratterà tutte le sue lodi, verso la fine della sua vita. Non si capisce ancora oggi il perché: la sua follia? O si era forse innamorato della moglie dell’amico? O il musicista si era spostato troppo verso affermazioni razziste e pangermaniste? O forse perché Wagner aveva suggerito a Nietzsche di lasciar perdere la musica pratica e affidarsi solo alla teoria.
Ma una grande passione li accomunava: l’amore per Schopenhauer. Secondo questo altro filosofo, la musica era l’unica in grado, tra le arti, di cogliere l’essenza del mondo. La sua capacità di andare oltre alle cose fenomeniche, le consentiva di arrivare all’in sé delle cose. Senza bisogno di parole.
Io, al di là delle ricerche di Oxford, la penso proprio come lui. E come Nietzsche:
Senza musica la vita sarebbe un errore.
(Friedrich Nietzsche)

FONTE: http://www.artspecialday.com/2015/06/10/la-musica-classica-cura-il-cuore-lo-dice-oxford/

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