UN REGISTA IN ARABIA SAUDITA DIETRO GLI ATTENTATI DELL'ISIS IN GERMANIA


L’Isis avrebbe avuto un ruolo concreto nella pianificazione degli attentati di luglio a Würzburg e Ansbach, in Germania, dando consigli e indicazioni agli attentatori via chat. I due autori degli attacchi erano stati più volte in contatto, attraverso diversi numeri di telefono, con presunti esponenti dello Stato Islamico che vivono tra l’altro in Arabia Saudita. Lo rivelano il settimanale Der Spiegel e un team composto dal quotidiano Süddeutsche Zeitung e dalle tv Wdr e Ndr. 

Prima di salire il 18 luglio su un treno regionale vicino Würzburg e ferire a colpi di accetta e coltello diversi passeggeri, il 17enne rifugiato di origini afghane Riaz Khan Ahmadzai si era congedato via chat dal suo interlocutore con la frase: «Ci vediamo in Paradiso». Secondo Süddeutsche Zeitung, Wdr e Ndr, Ahmadzai scrive: «Ascolta una cosa importante. Oggi in Germania farò un attentato con un’accetta». «Fratello, non sarebbe meglio farlo con un’auto?», risponde il suo interlocutore, che aggiunge: «In questo modo tutto il mondo sarà sconvolto di nuovo». Quattro giorni prima a Nizza un attentatore si era lanciato con un tir sulla folla, uccidendo 85 persone. Non so guidare, ribatte il 17enne. «Dovresti impararlo. Il danno sarebbe notevolmente maggiore», nota lo sconosciuto con cui chatta, che vive probabilmente in Arabia Saudita, un Paese che rappresenta da tempo un importante partner della Germania (negli ultimi anni Berlino ha venduto tra le polemiche al regime saudita complessi armamenti, soprattutto carri armati). 

Il 18 luglio i due sono in contatto dalle 18.30, circa tre ore prima dell’attentato. «Adesso sto aspettando il treno», fa sapere Ahmadzai. L’interlocutore promette di inviare al «centro» il video di rivendicazione che il 17enne aveva già girato nella sua stanza. «Quando compirai l’attentato, se Dio vuole, lo Stato Islamico se ne assumerà la responsabilità», promette, invitandolo a non dimenticare il suo giuramento di fedeltà all’Isis. Secondo la Bild, Ahmadzai era stato registrato in Ungheria e al suo arrivo in Baviera non era stato sottoposto ad alcun controllo delle impronte digitali. 

Quanto ad Ansbach, gli inquirenti sono convinti che la morte del 27enne Mohammad Daleel sia stata un incidente. Probabilmente il rifugiato siriano voleva depositare lo zaino, che aveva riempito con dell’esplosivo autoprodotto, tra i partecipanti a un festival e azionare il dispositivo a distanza. Poco prima dell’attentato la persona con cui era in contatto via chat - che usava un numero saudita - gli ha chiesto di filmare l’esplosione e di inviare il video all’Isis. La bomba è scoppiata però in anticipo, uccidendo il 27enne e ferendo 15 persone. Dalla chat emerge che Daleel avrebbe dovuto compiere in seguito altri attentati. 

Prima del festival, Daleel aveva inviato a una persona che vive presumibilmente in Arabia Saudita una foto della piazza in cui si sarebbe svolto il concerto. «Questa piazza sarà piena di persone», scrive. La risposta dell’interlocutore: «Uccidili tutti».  

Il 27enne aveva tentato in seguito di entrare nell’area del festival, al quale partecipavano 2500 persone, ma era stato respinto in quanto sprovvisto del biglietto. Secondo quanto emerge dalla chat, la sera del concerto, una volta realizzato che avrebbe avuto bisogno di un biglietto, è rimasto incerto sul da farsi. Il suo interlocutore lo invita a superare semplicemente i controlli. Daleel resta titubante: «Prega per me, non sai cosa mi sta succedendo», scrive. «Dimentica la festa e vai al ristorante. Che ti succede?», nota l’interlocutore. «Confida in Dio e corri al ristorante». È proprio lì, davanti il ristorante, che avviene l’esplosione.

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