IL MISTERO DELLA SCOMPARSA DI ETTORE MAJORANA: UN CASO ANCORA IRRISOLTO CHE DURA DA PIU' DI 60 ANNI

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A più di 60 anni dalla sua scomparsa rimane ancora un mistero la scomparsa di uno dei più grandi fisico-matematici italiani, Ettore Majorana.
Era il 25 marzo del 1938 quando egli si imbarcava sulla nave postale Napoli-Palermo, dopo aver espresso in due lettere il proposito di uccidersi. Aveva 32 anni ed era uno dei maggiori scienziati dell’epoca; persino Enrico Fermi ne ammirava le straordinarie qualità speculative.
Persona solitaria, scontrosa, riservata, il giovane Majorana aveva le doti per arrivare a risolvere i problemi connessi con l’invenzione dell’atomica. Poi l’improvvisa scomparsa le cui ricerche da parte dei servizi segreti, spronati dallo stesso Mussolini, non servirono a nulla.
Il corpo non verrà più ritrovato.
Ma è davvero salito su quella nave? Oppure, come pensa Sciascia nel suo romanzo “La scomparsa di Majorana”, si è rifugiato in un convento in Calabria per far perdere ogni sua traccia? Purtroppo è impossibile rispondere a questi quesiti. Cerchiamo però di capire chi è davvero Ettore Majorana.
La vita e gli studi
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Nato a Catania nel 1906 e laureatosi in fisica nel 1928 Majorana apparve sin dalle sue prime prove una delle menti più lucide della nascente fisica teorica, tanto da impressionare lo stesso Enrico Fermi. Operò principalmente come teorico della fisica all’interno del gruppo di fisici noto come i ragazzi di via Panisperna di cui faceva parte Oscar D’Agostino, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti e lo stesso Enrico Fermi. In quel periodo effettuò diversi studi, alcuni dei quali confluirono in diversi articoli su argomenti di spettroscopia. Effettuò anche brevi studi su moltissimi argomenti che spaziavano dalla fisica terrestre all’ingegneria elettrica, alla termodinamica, allo studio di alcune reazioni nucleari non molto diverse da quelle che sono alla base della bomba atomica.
Agli inizi del 1932 i lavori dell’Istituto di via Panisperna si orientarono decisamente verso la fisica nucleare. Majorana si mostrò subito interessato alla ricerca sui problemi relativi alla struttura del nucleo atomico. Egli avanzò l’ipotesi secondo la quale protoni e neutroni (unici componenti del nucleo atomico) interagiscono grazie a forze di scambio.
Difficile però intuire se Majorana avesse precocemente intuito che l’idea di nuclei formati da protoni ed elettroni era impraticabile o se avesse già una concezione basata su un sistema formato da protoni e “protoni neutri”.
Venuto a conoscenza che il fisico britannico James Chadwick (1891-1974) aveva dimostrato l’esistenza del protone neutro (o “neutrone”) Majorana fu pronto ad abbozzare una teoria, basata su forze di scambio, in cui immaginava che protoni e neutroni fossero gli unici costituenti dei nuclei atomici. Fu però il fisico tedesco Werner Heisenberg a pubblicare per primo una teoria che, per quanto incompleta e imperfetta, era simile a quella intuita da Majorana.
Nel 1937 Ettore Majorana accettò, dopo aver rifiutato Cambridge, Yale e Carnegie Foundation, la cattedra di professore di Fisica teorica all’Università di Napoli, dove si legò d’amicizia con Antonio Carrelli, professore di Fisica sperimentale presso lo stesso Istituto di Fisica. L’anno successivo Majorana scomparve e di lui non si seppe più nulla.
Ipotesi sulla scomparsa
Le ipotesi fatte sulla scomparsa volontaria di Ettore Majorana, a parte il suicidio, seguono soprattutto tre fili d’indagine: quello tedesco, quello argentino e quello monastico.
L’ipotesi tedesca suppone che egli sia tornato in Germania per mettere le sue conoscenze e le sue intuizioni a disposizione del Terzo Reich, e che dopo la seconda guerra mondiale sia emigrato in Argentina. L’ipotesi argentina si fonda invece su tracce, reperite da Erasmo Recami, di una sua presenza a Buenos Aires, specie intorno agli anni sessanta. Presenza questa testimoniata da varie persone: la madre di Tullio Magliotti riferì di aver sentito parlare di lui dal figlio; la moglie di Carlos Rivera raccontò di un presumibile avvistamento del Majorana all’Hotel Continental mentre un ex ispettore di polizia riconobbe in un’immagine di Majorana l’italiano che incontrò a Buenos Aires in quegli anni.
Secondo una terza ipotesi, sposata soprattutto da Leonardo Sciascia nel suo libro La scomparsa di Majorana, egli si sarebbe rinchiuso nella Certosa di Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, per sfuggire a tutto e a tutti, dal momento che non sopportava la vita sociale. L’ipotesi monastica si riallaccia alla gioventù di Ettore, che aveva frequentato l’Istituto Massimiliano Massimo dei gesuiti a Roma. Su questa pista si erano inoltre indirizzate le ricerche della stessa famiglia, ma nessuna risposta, di nessun segno, venne mai fornita.
A queste tre ipotesi, ne esiste una quarta, emersa intorno agli anni settanta, che dava Majorana in Sicilia. In realtà esistono degli elementi a sostegno di quest’improbabile ipotesi. Un certo Tommaso Lipari vagabondava per le strade di Mazara del Vallo, dove trovò la morte il 9 luglio del 1973: si trattava di un barbone particolare, dotato di una brillante conoscenza delle materie scientifiche che lo portava a risolvere i compiti degli scolari che incontrava.
Questo però non significa che fosse Majorana. Un abitante del paese, Armando Romeo, disse che il Lipari gli aveva mostrato una cicatrice sulla mano destra, tipica del Majorana; inoltre usava un bastone con incisa la data del 5 agosto 1906, ovvero la data di nascita del fisico. Coincidenze?
Un’altra cosa strana fu il funerale di Lipari al quale parteciparono tante persone, troppe per quello che è di solito l’estremo saluto a un barbone.
L’ipotesi più accreditata del suicidio, adombrato ma non esplicitamente annunciato da Majorana nelle sue ultime lettere, è però un azione estremamente dolorosa e per l’epoca anche infamante. Le repentine variazioni di intenti potrebbero essere state sintomi di una personalità molto turbata. Tuttavia vi sono alcuni elementi contraddittori, che potremo così riassumere:
  • è alquanto inverosimile che un suicida prelevi in banca una somma equivalente all’ammontare di alcune mensilità di stipendio poco prima di suicidarsi;
  • secondo talune testimonianze Majorana sarebbe stato avvistato e riconosciuto a Napoli giorni dopo la scomparsa.
Sul “caso Majorana” è tornato nel 1999 lo storico della matematica Umberto Bartocci, con uno studio che discute, oltre a quelle menzionate, l’ipotesi che Majorana possa essere stato vittima di un piano maturato nell’ambiente dei fisici da lui frequentato, teso a eliminare un pericoloso rivale di parte avversa in vista dell’imminente conflitto mondiale. È un ipotesi questa plausibile.
Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 alcune possibili notizie sul caso apparvero sul bollettino della Società italiana di fisica. Un punto fermo sulla vicenda di Ettore Majorana arriverebbe da una lettera spedita al direttore de Il Nuovo Saggiatore, datata 29 febbraio 2012, firmata da Francesco Guerra e Nadia Robotti, intitolata “La borsa di studio della rivista ‘Missioni’: un punto fermo sulla vicenda di Ettore Majorana”.
In essa gli autori riferiscono tra l’altro di una lettera datata 22 settembre 1939 indirizzata da Padre Caselli a Salvatore Majorana, fratello maggiore di Ettore, che comunicava di accettare la donazione della famiglia Majorana per istituire una borsa di studio da intitolare all’estinto Ettore. Padre Caselli ringraziando per la cospicua donazione ricevuta appena il giorno prima, scrisse: « […] Ammiriamo sinceramente il V/. atto generoso per il compianto Ettore Majorana. Il Signore premi la V/. grande fede e il Vostro santo affetto per il caro estinto. […] ».
Questa frase toglierebbe di mezzo l’ipotesi del suicidio perché non si dedica una borsa diettore-majorana-scomparsa-638x425 studio religiosa a un suicida anche se tale frase, osservandola può generare un equivoco tra i termini “scomparso” ed “estinto.
Nel 2008, della vicenda si è parlato anche in occasione di una puntata della nota trasmissione TV «Chi l’ha visto». Venne intervistato un italiano emigrato in Venezuela a metà degli anni cinquanta, il quale espresse il convincimento di aver frequentato a lungo Majorana, anche se questi non gli avrebbe mai rivelato la propria identità.
Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, della Procura di Roma, si convinse ad affidare ai carabinieri verifiche ulteriori in Argentina e Venezuela, ipotizzando che lo scienziato catanese poteva essere ancora in vita nel quadriennio 1955-59. L’indagine, però, in seguito all’apertura di un fascicolo nel 2011 sulla scomparsa del fisico, il 3 febbraio 2015 venne archiviata. I Ris dei carabinieri accertarono la presenza di Ettore Majorana nella città venezuelana di Valencia fra il 1955 e il 1959: a sostenere questa ipotesi sarebbe una foto scattata in Venezuela nel 1955, in compagnia dell’emigrato italiano Francesco Fasani, in cui Majorana si faceva chiamare Sig. Bini.
Nella sua richiesta di archiviazione il PM Pierfilippo Laviani scrisse: “I risultati della comparazione hanno portato alla perfetta sovrapponibilità” dei particolari anatomici di Majorana (fronte, naso, zigomi, mento e orecchio) con quelle del padre.
A conferma di quanto accertato, anche una cartolina che Quirino Majorana, zio di Ettore ed altro fisico di fama mondiale, scrisse nel 1920 ad un americano, W.G. Conklin, trovata dallo stesso Fasani nella vettura di Bini-Majorana. Un fatto, per Laviani, che conferma la “vera identità di costui come Ettore Majorana, stante il rapporto di parentela con Quirino, la medesima attività di docenti di fisica e il frequente rapporto epistolare già intrattenuto tra gli stessi avente spesso contenuto scientifico”.
Una nuova ipotesi: il ritorno a Roma
Un testimone, rimasto però anonimo, ha riferito di aver incontrato all’inizio degli anni ’80 a Roma un clochard (di nuovo!) che diceva di avere la soluzione dell’Ultimo teorema di Fermat, enigma che ha impegnato per secoli, dal XVII secolo, i più grandi matematici, e che all’epoca non era ancora stato risolto.
Il testimone riferisce che: “Majorana stava in piazza della Pilotta, sugli scalini dell’Università Gregoriana, a due passi da Fontana di Trevi. Aveva un’età apparente di oltre 70 anni. A quel punto gli dissi di farsi trovare la sera seguente perché volevo farlo incontrare con Di Liegro”. L’incontro con monsignor Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas romana, avvenne la sera successiva: fu poi lo stesso Di Liegro a rivelare al testimone la reale identità del clochard. Il racconto del testimone anonimo prosegue con il Di Liegro che provvide a riportare il Majorana in un convento dove lui era ospite e da dove si sarebbe allontanato.
Sempre il testimone raccontò di aver parlato col sacerdote della necessità di mettersi in contatto con la famiglia del Majorana ma che questi non ne volle mai sapere, chiedendo anzi al testimone di tacere sulla faccenda.
Majorana ettoreInsomma, sul “caso Majorana” vi sono ancora tanti lati oscuri. Al di la di questo, che si tratti di suicidio o di scomparsa, si tratta pur sempre di una sua scelta, per quanto terribile e inaccettabile possa essere o si possa comprendere. La verità su questa vicenda è ancora molto lontana …
«Perché, vede, al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fanno del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso».
(Enrico Fermi ad un suo giovane collaboratore)

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