L'ESSENZA DELL'INSEGNAMENTO ZEN

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Di Vincenzo Bilotta

Voglio parlarvi oggi del buddismo Zen. Saltando le sue origini storiche, vorrei concentrarmi sul suo insegnamento ed in particolare sulla meditazione che prende il suo nome. Scopo della meditazione Zen è la realizzazione della vacuità. 





Ma, cos'è la vacuità? Se dovessi rispondere secondo la filosofia del buddismo Zen, potrei dire che la vacuità è e non è... Sì, avete capito bene, miei cari lettori!

La definizione è anche una non definizione, nel senso che tutto è giudicabile oppure no, dipende dai punti di vista e dal grado di evoluzione che una persona ha raggiunto nel momento stesso in cui dovrà scegliere se giudicare o meno. Scopo della meditazione Zen, come un pò di tutti i tipi di meditazione, è il raggiungimento di uno stato di beatitudine, definito Satori.

Colui il quale, durante lo stato meditativo raggiunge il Satori, vivrà l'esperienza del Nulla Consapevole. Il Nulla Consapevole, altro non è che la realizzazione cosciente che tutto ciò che ci circonda è solo pura illusione di materia. Riallacciandoci alla fisica quantistica, possiamo dire che il buddismo Zen è stato un suo precursore. Anche la fisica dei quanti, infatti, attraverso prove e sperimentazioni, ha saputo dimostrare che tutto ciò che è costituito da cose materiali è, in realtà, vuoto. Niente è come appare, Mai.

Quella che noi osserviamo ogni giorno è la realtà soggettiva. Ciò significa che, il mondo che ci circonda è creato dalla nostra esperienza sensoriale ed in base alle nostre percezioni collegate col passato. Normalmente, nessuno riesce ad osservare le cose nella loro Essenza. Ciò che falsa la visione del fenomeno così com'è, è la mente coi suoi filtri esperienziali.

Se prendiamo come esempio un tramonto, esso avrà diversi contenuti emotivi a seconda di chi si porrà di fronte ad esso per osservarlo. Se una persona ha vissuto un dramma durante un tramonto, essa tenderà a ricollegare l'evento triste al tramonto stesso, ricevendone impressioni negative ogni volta che vi assisterà. Se, viceversa, poniamo di fronte ad un tramonto una persona che ha vissuto un'esperienza felice, essa gioirà nell'assistervi nuovamente in quanto la sua mente ricollegherà al tramonto la gioia vissuta in passato.

In entrambi i casi possiamo notare come le esperienze siano di tipo soggettivo e non oggettivo. In nessuna delle due, infatti, le persone saranno neutrali. Anche nel buddismo Zen si parla di visione oggettiva quando si dice che al di là di giusto o sbagliato, buono o cattivo, bello e brutto, paura e amore, là dimora l'insegnamento Zen nella sua purezza assoluta.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://vincenzobilotta.blogspot.it/2012/06/lessenza-dellinsegnamento-zen.html

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