ECCO COME GLI USA VEDEVANO TARANTO NEL 1977, SECONDO UN CABLOGRAMMA DI WIKILEAKS

Taranto anni '70

Fonte: Wikileaks
Confidenziale
1. Il consulente governativo ha recentemente fatto un viaggio in Puglia, una regione nell’estremo sudest dello stivale italico. Un resoconto generale sulla Puglia sarà fatto in seguito. Il presente cablogramma si limita a descrivere la situazione di Taranto.


Wikileaks su Taranto


2. Sintesi: Taranto è una nuova città dell’acciaio nel vecchio meridione d’Italia. E’ considerata un banco di prova in Italia per l’industria di base ad alta intensità di capitale come mezzo per stimolare lo sviluppo economico nel Sud Italia. La maggior parte degli osservatori ritiene che l’esperimento non abbia avuto successo.
Taranto è afflitta da diversi problemi: è una città dove è presente un unico gruppo industriale, senza un’adeguata pianificazione locale e nazionale, con un’amministrazione locale inefficiente e una classe politica scadente e spesso corrotta. A questi motivi di sofferenza si aggiunge la prospettiva di una crescente disoccupazione a causa della fine del boom edilizio locale e della sovrapproduzione mondiale dell’acciaio.
Fine della sintesi.

3. Taranto riveste un interesse particolare come banco di prova per l’utilità dell’industrializzazione come soluzione ai difficili problemi dello sviluppo economico del Sud Italia.
A prima vista, Taranto rappresenta un paradosso. È una piccola città (250.000 abitanti), ha il più grande e più moderno stabilimento siderurgico d’Italia, il più alto reddito pro capite del Sud (e sostanzialmente più alto della media nazionale) e, fino a tempi recentissimi, poca disoccupazione e nessuna violenza urbana. Nonostante questi importanti vantaggi, Taranto appare povera e dimessa e sono quasi tangibili un’atmosfera di crisi e un generale umore di insoddisfazione. Le recriminazioni volano in ogni direzione mentre i tarantini fanno fatica a comprendere perché le loro (esagerate) aspettative di prosperità e occupazione stabile a tempo pieno (in seguito alla costruzione di un moderno impianto siderurgico) rimangono insoddisfatte e perché la loro città appare sempre più caotica e meno efficiente col passare dei mesi.
4. L’acciaio: Lo stabilimento siderurgico, ITALSIDER (di proprietà dello Stato), domina la città. Fu iniziato nel 1960 ed è oggi uno dei più moderni ed efficienti al mondo, con una capacità di produzione di 10, 5 milioni di tonnellate all’anno. Impiega 21.000 persone (per il 97 per cento da Taranto e provincia), e il suo indotto ne impiega altre 10.000. Italsider, insieme al suo indotto, ha un libro paga corrente di 170 milioni di dollari all’anno e, inoltre, spende 265 milioni di dollari all’anno per l’approvvigionamento di forniture e servizi in Italia, 200 milioni dei quali sono spesi nella sola Puglia. Questa iniezione di ricchezza e occupazione ha praticamente raddoppiato la popolazione di Taranto (da 130.000 nel 1960 a 250.000 nel 1976), ha incrementato di 7 volte e mezza il reddito medio pro capite durante lo stesso periodo, e fino a poco fa, aveva praticamente eliminato la grave piaga della disoccupazione. Questi indiscutibili benefici sono stati accompagnati, tuttavia, dalla distruzione quasi completa dell’agricoltura tradizionale della provincia circostante, dal costo della vita forse più alto di tutto il meridione, e da un’espansione urbana brutta e caotica. Inoltre, l’atteso sviluppo generale di un gran numero di piccole e medie imprese non si è verificato. Oggi, lo spettro della disoccupazione risultante dalla sovrapproduzione mondiale di acciaio ha stimolato un nuovo dibattito su ciò che non ha funzionato in questa città che ruota intorno ad una sola fabbrica.

5. E’ cosa comune, oggi, tra i cittadini residenti, attribuire la colpa di tutte le loro sofferenze all’Italsider, benché l’avessero accolta a braccia aperte e con aspettative irrealistiche nel 1960. Gli indici sono anche puntati contro i politici e il governo (locale e nazionale). In tutte le accuse sembra esserci un fondo di verità. Italsider è rimasta troppo a lungo distaccata dai problemi della città. Le autorità cittadine hanno fatto poco per controllare o coordinare l’inevitabile crescita e, in buona sostanza, hanno lasciato che i problemi relativi al traffico, alle abitazioni, e simili, si risolvessero da soli. Per esempio, il traffico nell’ora di punta (30.000 persone) verso Italsider doveva attraversare un ponte girevole intasato ad una sola corsia. Per porvi rimedio, la città cominciò a discutere della costruzione di un ulteriore ponte nel 1960; 17 anni più tardi il nuovo ponte fu finalmente aperto al traffico.
6. Anche il governo nazionale avrebbe potuto fare meglio. La holding statale IRI decise di costruire uno stabilimento siderurgico a Taranto in parte perché la città possedeva un sito idoneo, ma anche per alleviare l’allora grave situazione di disoccupazione (e massiccia immigrazione) e per stimolare lo sviluppo economico in quest’area depressa del Sud. La creazione di Italsider produsse una città ruotante attorno ad una sola industria. Il governo non intraprese l'ulteriore passo di cercare di stimolare una crescita più equilibrata tramite industrie secondarie che potevano essere trainate dalla “locomotiva” Italsider. L’agricoltura fu trascurata quasi fino al punto della distruzione. L’area cantieristica dell’IRI fu ridotta a semplice manutenzione delle navi. Mentre le autostrade e superstrade furono sostanzialmente migliorate, l’aeroporto fu chiuso perché non sicuro, mentre le linee ferroviarie e il porto vennero trascurati. Per esempio, l’unico ammodernamento della ferrovia a binario unico che va da Taranto a Bari, costruita nel 1865, è consistito nell’installazione di luci di segnalazione elettriche. Nonostante queste condizioni, il traffico si è più che quadruplicato dalla II Guerra Mondiale. Il porto (tranne le banchine costruite da Italsider stessa) è rimasto allo stesso modo antiquato.
7. in breve, ci sono stati molti errori e molte opportunità mancate. Non c’è dubbio che si poteva fare meglio, ma QUANTO meglio è l’oggetto dell’accesso dibattito. La maggior parte dei pianificatori concorderebbe sul fatto che il Sud necessita maggiormente di industrie più piccole, meno sofisticate e a più alta intensità di manodopera se si tratta di ridurre il suo secolare surplus di manodopera e raggiungere una solida base di crescita e sviluppo economico.

Traduzione di Antonella Recchia per PeaceLink

ARTICOLO COMPLETO SU http://www.peacelink.it/ecologia/a/43363.html

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