La mappa dell’ultradestra europea

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Di Alessandra Benignetti
Con la sconfitta di Hofer, la marcia della destra nazionalista ed euroscettica ha subito una battuta d’arresto. Ma secondo il leader dell’FPÖ, Heinz-Christian Strache, quello ottenuto da Hofer è comunque un risultato che “ha fatto storia”. E in effetti, il dato che rimane è quello della crisi dei partiti tradizionali. In Austria, il partito Popolare austriaco e il partito Socialdemocratico, dopo queste elezioni, si scoprono sempre meno influenti. A sconfiggere il candidato presidente dell’FPÖ, è stato, infatti, un candidato indipendente, Van Der Bellen, non riconducibile all’establishment tradizionale. Nel primo turno delle elezioni presidenziali, infatti, lo scorso 24 aprile, il 35% degli austriaci votò per il candidato dell’ FPÖ, che, resta, dunque, il partito più votato in Austria. I candidati del partito Popolare e dell’Spd austriaco, non sono andati oltre l’11%, mentre Van Der Bellen, ottenne, al primo turno, soltanto il 21% delle preferenze. Per questo, il capo del gruppo parlamentare dell’Spd, Thomas Oppermann, oggi ha ricordato all’agenzia tedesca Dpa, che non bisogna sottovalutare il fatto che “oltre il 48% degli austriaci abbiano votato per i populisti di destra”.
Partiti come l’FPÖ, sottolinea il New York Times, sono in crescita in tutta Europa. E in alcuni Paesi, come l’Austria, puntano a sfidare direttamente l’establishment liberale, proponendo soluzioni alternative e radicali su migranti, crisi economica e disoccupazione, con cui guadagnano sempre maggiore consenso nella classe media, tra i giovani e tra i lavoratori. Ecco una mappa dell’ultradestra euroscettica in Europa, Paese per Paese. 
Germania

A Berlino uno degli “incubi” di Angela Merkel, ha quarant’anni, gli occhi verdi e un fisico minuto. Si chiama Frauke Petry ed è la leader di Alternative für Deutschland, il  partito nazionalista ed euroscettico, a metà fra Tea Party e Front National, che punta a vincere le elezioni in Germania nel settembre del 2017. La chiusura delle frontiere, l’uscita dall’euro, un minore interventismo statale in economia, una politica a favore della natalità e la ripresa del dialogo con la Russia, sono alcuni degli elementi chiave nella ricetta politica dell’AfD. Che, complice la crisi migratoria, cresce sempre di più nei sondaggi. Anche se la Cdu resta in vantaggio nelle rilevazioni, seguita dall’Spd, Alternative für Deutschland, a tre anni dalla sua nascita, è diventato il terzo partito in Germania, con il 15% delle preferenze. Una crescita testimoniata anche dai risultati ottenuti negli ultimi appuntamenti elettorali, come quello nel Länder di Meclemburgo-Pomerania, dove l’AfD ha ottenuto il 20,8% dei consensi, superando di due punti il partito della Cancelliera, o quello nella città-Stato di Berlino, dove il partito anti-Islam e anti-migranti guidato dalla Petry, ha superato il 14%.

Francia

Era già successo nel 2002, quando suo padre, Jean-Marie Le Pen, candidato del Front National, si giocò la partita per la presidenza, sfidando al ballottaggio Jacques Chirac. Ora sua figlia Marine, ci riprova. Ma, secondo alcuni analisti, questa volta potrebbe essere lei ad avere la meglio, e battere il candidato repubblicano, conservatore, Francois Fillon, al ballottaggio per le presidenziali del prossimo 7 maggio. Con Marine, infatti, il FN fondato nel 1972 da Jean-Marie Le Pen, si è rifatto il look, e in breve tempo, si è trasformato nel partito delle periferie, degli emarginati, dei disoccupati, degli esclusi. È diventato, insomma, il partito dei francesi e, cinque anni dopo l’inizio dell’era Marine, il primo partito di Francia. La Francia della crisi economica, del terrorismo jihadista e delle banlieu musulmane, che, con Marine Le Pen, punta a recuperare la propria  sovranità nazionale. Il programma politico con cui la leader del FN correrà alle presidenziali del 2017 verrà reso pubblico soltanto il prossimo febbraio. Ma tra i punti cardine del programma di Marine Le Pen ci saranno sicuramente l’uscita dall’euro, dall’Ue e dalla Nato, in favore di un asse Parigi-Berlino-Mosca, il rifiuto dell’austerity e della globalizzazione, la chiusura delle frontiere e la difesa dell’identità europea contro l’Islam.

Olanda

In Olanda il Partito delle Libertà di Geert Wilders, secondo gli ultimi sondaggi, sarà il più votato nelle elezioni politiche che si terranno il 15 marzo del prossimo anno. Ammiratore di Donald Trump e schierato contro l’Islam e l’immigrazione, Geert Wilders è attualmente sotto processo per aver detto di volere “meno marocchini nei Paesi Bassi”. Segnali euroscettici da Amsterdam erano arrivati, del resto, già lo scorso aprile, quando più del 60% degli olandesi aveva votato, con un referendum, contro l’accordo fra Ue e Ucraina.

Grecia

Sull’onda delle proteste per la crisi economica e l’austerity, Alba Dorata, il movimento fondato nel 1980 dall’attuale leader Nikólaos Michaloliákos, fa il suo ingresso nel parlamento di Atene, per la prima volta, nel 2012. Partito nazionalista che si ispira all’ideologia di Ioannis Metaxas, Alba Dorata è il terzo partito in Grecia, con oltre il 6%. Ha ottenuto, dopo le elezioni del 2015, 18 seggi nel Parlamento greco e, nel 2014, 3 seggi al Parlamento Europeo. A seguito all’omicidio del rapper Pavlos Fissas, avvenuto nel settembre del 2013, per mano di un simpatizzante del partito Giorgos Roupakias, reo confesso, l’intera leadership di Alba Dorata fu arrestata con l’accusa di associazione a delinquere. Il processo, per 69 imputati, iniziò solo dopo le elezioni politiche del 2015. Nel novembre del 2013, due militanti ventenni del partito, Giorgos Fountoulis e Manolis Kapelonis, furono uccisi a colpi di pistola da un commando all’esterno di una delle sedi del partito ad Atene. Ad oggi sono ancora sconosciuti i responsabili dell’omicidio dei due ragazzi. A votare Alba Dorata, per le sue posizioni anti-austerity, contro i migranti, il crimine e l’illegalità, sono i greci più poveri, messi in ginocchio dalla crisi economica.


Ungheria

Nonostante Viktor Orbán, pur vantando un passato politico da liberale, sia considerato un radicale a Bruxelles, a sfidare il premier, in Ungheria, c’è un partito che si attesta su posizioni ancora più radicali di quelle del partito di governo, Fidesz. Con il 25% dei consensi Jobbik è, infatti, il primo partito di opposizione in Ungheria. Contro l’immigrazione e per la chiusura delle frontiere, è stato il partito di Gabor Vona a chiedere, nel 2015, la costruzione del muro anti-migranti, poi realizzato dal governo di Budapest al confine con la Serbia. Tra le battaglie politiche di Jobbik c’è quella per la protezione delle minoranze ungheresi all’estero e per la difesa della famiglia tradizionale. Sul fronte delle relazioni internazionali il partito è a favore di una politica equilibrata, che passa per il dialogo con i grandi vicini strategici, Russia e Turchia, fino all’apertura recente verso l’America. Congratulandosi con il presidente americano Trump dopo la sua elezione, Jobbik ha, infatti, auspicato per il futuro “una crescita nelle relazioni tra Budapest e Washington”.

FONTE:http://www.occhidellaguerra.it/la-mappa-dellultra-destra-in-europa/

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