L’inferno dei cristiani di Siria

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Di Alessandra Benignetti
Le forze governative continuano ad avanzare sui quartieri orientali di Aleppo, che ormai, per metà, sono tornati sotto il controllo dell’esercito siriano. Migliaia di civili, più di 50mila, hanno lasciato le zone assediate per consegnarsi all’esercito regolare e ai curdi delle Forze democratiche siriane. La battaglia per la riconquista della seconda città siriana per importanza, sembra essere ormai ad una svolta. Una svolta favorevole al governo di Damasco che, secondo il viceministro degli Esteri di Mosca, Mikhail Bogdanov, potrebbe riconquistare Aleppo già entro la fine dell’anno.
“Forse siamo davvero all’inizio della fine”, ha detto a Gli Occhi della Guerra suor Maria Guadalupe, missionaria argentina della famiglia religiosa del Verbo Incarnato (Ive) che dal 2009 è missionaria ad Aleppo. L’abbiamo incontrata a Roma, a margine di un incontro che si è svolto nell’ateneo pontificio Regina Apostolorum, in cui la suora ha raccontato come i cristiani della Siria vivono l’inferno di una guerra, che da cinque anni non accenna a concludersi. Una guerra che “non è una guerra civile e non è cominciata nelle strade, in mezzo al popolo, ma che è stata pianificata da persone in giacca e cravatta”, spiega suor Maria Guadalupe. Quarantatré anni, buona parte dei quali trascorsi come missionaria in Medio Oriente e Nord Africa. Dalla Betlemme in piena Intifada, ad Alessandria d’Egitto, fino ad arrivare nel 2009 ad Aleppo. Dove decide di rimanere anche quando iniziano i primi bombardamenti. La “pioggia” di razzi che da cinque anni sconvolge la vita del popolo siriano. In arabo spiega, infatti, suor Guadalupe, la stessa parola con cui si indicano i temporali viene usata per indicare i bombardamenti.
Non è una guerra civile, quella siriana, insiste suor Maria Guadalupe. Ma, piuttosto, “un’invasione”. “Alcune delle ragazze del nostro studentato venivano da Daraa, dove sono scoppiate le prime rivolte nel 2011, e ci raccontavano che ad entrare in città erano stati gruppi armati stranieri, che non parlavano con accento siriano”, ha raccontato la suora, “ma secondo i media, si trattava di proteste pacifiche”.
FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.occhidellaguerra.it/18703-2/

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