Benoît Hamon sarà il candidato della sinistra francese

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Aggiornamento delle 21.30: Benoît Hamon ha vinto il ballottaggio delle primarie della sinistra francese per le prossime elezioni presidenziali, battendo il primo ministro uscente Manuel Valls. Al 60 per cento dello scrutinio Hamon ha ottenuto il 58,65 dei voti, mentre Valls il 41,35 per cento. Hamon ha già annunciato la propria vittoria in un discorso pubblico e sul suo account Twitter. Hamon – che in passato è stato eurodeputato e ministro dell’Educazione – era considerato più “di sinistra” rispetto a Valls, molto legato all’impopolare governo uscente di François Hollande, e già al primo turno aveva ottenuto più voti degli altri candidati. Secondo Le Monde l’affluenza a questo ballottaggio sarà più alta rispetto al primo turno, quando votarono circa un milione e 650mila persone.
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Oggi domenica 29 gennaio si terrà il secondo turno delle primarie della sinistra francese per scegliere il candidato presidente alle elezioni del prossimo aprile. I primi risultati saranno diffusi intorno alle 20. Il primo turno era stato vinto da Benoît Hamon, uno dei candidati più di sinistra in corsa. Al secondo posto, con circa 5 punti percentuali di distacco, era arrivato Manuel Valls, primo ministro della Francia fino a qualche settimana fa e rappresentante dell’ala più moderata del partito. I principali giornali scrivono che gli elettori e le elettrici si troveranno a scegliere tra due sinistre radicalmente differenti.
Per cosa si andrà a votare davvero?
La sinistra francese non se la passa molto bene, tutti i sondaggi dicono che c’è un’alta probabilità che il candidato socialista non arrivi nemmeno al ballottaggio delle presidenziali. Da queste votazioni potrebbe insomma non uscire il futuro presidente della Repubblica, e gli elettori ne sembrano consapevoli.
Una ricerca fatta il 22 gennaio, il giorno del primo turno delle primarie, mostra che i cittadini e le cittadine hanno votato per Hamon dato che secondo loro rappresentava al meglio i valori della sinistra, nonostante avesse per loro le più basse possibilità di fare il presidente della Repubblica.
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Il voto del primo turno, in cui Valls era dato per favorito, è dunque stato interpretato come un forte segnale di dissenso verso il precedente governo (in cui Valls era primo ministro e Hollande era presidente) e verso la linea politica che entrambi avevano dato al Partito socialista. Hamon, poi, è sempre stato identificato come uno dei rappresentanti principali dell’ala riformista del partito, in particolare del cosiddetto “Nuovo PS”, una corrente interna che aveva fondato insieme ad altri dopo l’aprile del 2002 quando la sinistra venne eliminata al primo turno delle elezioni presidenziali. Per tutti questi motivi, le primarie della sinistra sono descritte come le votazioni in cui sarà in gioco soprattutto il futuro e la sostanza del principale partito della sinistra francese.
Per Manuel Valls e i suoi sostenitori, se vincesse Hamon non solo si perderebbero le presidenziali, ma la «sinistra scomparirebbe per un lungo periodo». «La sinistra ci ha messo molto tempo ad acquisire la capacità di governare, non dobbiamo perdere questa credibilità con le primarie» ha detto la ministra per la Famiglia, Laurence Rossignol, sostenitrice di Valls. «Hamon candidato è la scelta di una corbynizzazione dei socialisti, con un partito che rafforza i propri valori storici, ma che non considera utile il fatto di essere al governo», ha spiegato un altro sostenitore dell’ex primo ministro.
Hamon ha invece respinto l’accusa di essere interessato a fare un partito senza alcuna ambizione di governo e non ha accettato il paragone con Jeremy Corbyn, il leader del partito laburista britannico rieletto lo scorso settembre («Non è la stessa sinistra generazionale di Hamon», ha detto il portavoce del candidato). Sulla possibilità che una vittoria di Hamon possa causare una fuoriuscita dal partito socialista delle persone più di centro a favore del candidato “progressista liberale” Emmanuel Macron, il portavoce di Hamon ha detto che si tratterebbe di «una manciata di socialisti dell’ala destra del partito» e che la loro ipotetica fuoriuscita sarebbe solo iniziale.
Come sta andando la campagna elettorale
Valls si è qualificato al ballottaggio arrivando secondo. E questo non è l’unico motivo per cui la sua posizione è anche la più complicata: da una parte si trova a dover difendere gli anni del suo governo, dall’altra anche a dover fare nuove proposte. Su alcune questioni, poi, ha cambiato idea diventando immediatamente vulnerabile alle critiche: ha ad esempio detto di voler abolire l’articolo 49.3 della Costituzione – una specie di meccanismo di fiducia che evita discussioni e voti in aula che ha però utilizzato durante il suo governo – e ha proposto di reintrodurre una misura voluta da Sarkozy, poi cancellata da Hollande e da lui stesso criticata, che prevede la riduzione delle tasse sugli straordinari. Per tutti questi motivi, la sua campagna elettorale nella settimana tra il primo turno e il secondo si è fatta molto aggressiva.
Le accuse più forti hanno riguardato le questioni della laicità, del comunitarismo (che mette al centro la comunità invece che l’individuo) e dei diritti delle donne. Martedì 24 gennaio, un membro dell’équipe che organizza la campagna elettorale di Manuel Valls ha detto che Hamon è «in sintonia con una certa frangia islamo-gauchista» (cioè movimenti e gruppi politici della sinistra extraparlamentare legati all’islam “politico”). Gli oppositori di Hamon hanno poi messo in evidenza il fatto che lui sia stato eletto a Trappes, città nella quale è molto radicata una comunità islamica di salafiti.
Hamon è stato poi preso di mira per aver minimizzato, o per non aver sufficientemente criticato, il fatto che nei bar delle periferie di molte città francesi le donne non siano le benvenute (o non possano entrare). Commentando un servizio di France 2 su questo tema, Hamon ha detto che quei bar non sono «storicamente» frequentati dalle donne e che il sessismo e il machismo non sono attribuibili a dei luoghi precisi o ai soli musulmani: «Il sessismo è nato proprio con l’apertura dei bar nelle periferie? No, esiste da decenni». Per queste sue parole Hamon è stato accusato da Valls di vittimizzare i musulmani e di avere una visione eccessivamente lassista nei loro confronti. Valls, d’altra parte, è stato uno dei pochi deputati socialisti che nel 2010 votò a favore del divieto del velo integrale nei luoghi pubblici ed è il rappresentante di un laicismo molto rigoroso. Hamon, per contro, l’ha accusato di strumentalizzare la questione della laicità e di averla trasformata in un’arma contro una determinata religione.
Le altre cose che più dividono i due candidati sono l’ambiente (argomento praticamente assente nel programma di Valls e di cui Hamon invece si è molto occupato) e il “reddito universale”, quello che da noi viene chiamato reddito di cittadinanza, cioè un reddito base mensile per tutti o per certe categorie di persone, indipendentemente dal fatto che abbiano un lavoro o meno. Hamon è riuscito a imporre la sua proposta di “reddito universale” (che non è esattamente un reddito universale) nel dibattito pubblico costringendo il suo avversario a prendere una posizione: contraria. Valls vuole mettere al centro il lavoro («i libri paga», ha detto) e ha spiegato che introdurre il sostegno che vorrebbe Hamon sarebbe troppo costoso e dunque irrealizzabile. I due candidati sono molto lontani anche sulla legalizzazione della cannabis: favorevole Hamon, contrario Valls che dice che «in una società ci sono anche dei divieti». La loro distanza l’hanno dimostrata molto chiaramente nel dibattito televisivo di mercoledì 25 gennaio.
Infine
Al primo turno delle primarie avevano partecipato altri cinque candidati, oltre a Hamon e Valls: Arnaud Montebourg, ex ministro dell’Economia che dopo la crisi di governo del 2014 era stato sostituito, era arrivato terzo con circa il 17,5 per cento dei voti. Gli altri quattro candidati avevano ottenuto meno del 15 per cento delle preferenze. Montebourg, subito dopo l’esito del voto, aveva invitato a votare per Hamon al ballottaggio e il suo appoggio è considerato dagli analisti importante e consistente.
Martedì 24 gennaio, Manuel Valls si è rifiutato di rispondere alla domanda di un suo possibile sostegno ad Hamon, se quest’ultimo vincesse al ballottaggio. Hamon ha replicato invece che se il candidato del PS alle presidenziali fosse Valls, lui lo appoggerebbe.
Secondo una ricerca fatta dopo il dibattito televisivo di mercoledì 25 dicembre, Hamon è il candidato che ha convinto di più (60 per cento, contro il 37).
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