Dieselgate, Fca reagisce e vola in Borsa. Sospetti anche sul marchio francese Renault

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Prende subito la rincorsa Fca in Borsa. Il titolo resta più del solito in fase di preapertura e, quando entra in negoziazione continua, vola in rialzo del 7,4% a 9,44 euro. Corre anche Exor (+5,7%). Nella notte aveva chiuso in calo a Wall Street (-10,23%) sui timori per le accuse del Dieselgate.  


Gli Stati Uniti accusano infatti Fca di violazione delle norme sulle emissioni per le auto diesel, con l’uso di un software illegale per aggirare i test. Accuse per le quali rischia una sanzione fino a 4,63 miliardi di dollari. La casa automobilistica si difende, spiegando di rispettare le regole e dicendosi pronta a collaborare. Il caso Fca «non ha nulla in comune con Volkswagen» afferma secco Sergio Marchionne

A pochi giorni dall’addio dell’amministrazione Obama e a poche ore dal patteggiamento da 4,3 miliardi di dollari con Volkswagen per il dieselgate, l’Agenzia per la Protezione Ambientale americana punta il dito contro Fca, accusandola di aver usato un software per aggirare i test sulle emissioni diesel, consentendo così emissioni superiori ai limiti su circa 104.000 auto. Nel mirino delle autorità americane ci sono i Jeep Grand Cherokee e i Dodge Ram con motore 3 litri diesel. 

Le violazioni di cui Fca è accusata implicano una sanzione fino a 44.539 dollari per auto, per un totale di 4,63 miliardi di dollari. In base agli stessi calcoli, Volkswagen per il dieselgate avrebbe potuto pagare una sanzione massima di 17 miliardi di dollari. «Non comunicare» l’esistenza di un «software che influenza le emissioni è una seria violazione della legge, che può tradursi in un pericoloso inquinamento dell’aria che respiriamo» afferma l’Agenzia per la Protezione Ambientale in una nota. «Continuiamo a indagare la natura e l’impatto di questi software. Tutte le case automobilistiche devono giocare con le stesse regole» aggiungono le autorità americane, secondo le quali il software usato da Fca ha molte somiglianze con quello di Volkswagen. Mentre le indagini proseguono, aggiungono le autorità americane, Fca non ha finora offerto una spiegazione accettabile su come i dispositivi siano conformi alla legge. 


Fca è stata avvertita mercoledì dalle autorità che qualcosa era in arrivo, ed è venuta a conoscenza dell’oggetto solo nella prima mattinata di giovedì, alle 8.00 del mattino locali. Il comunicato ufficiale dell’Epa è arrivato alle 11.00. Fca si difende dalle accuse: dicendosi «delusa» per l’uscita pubblica dell’Epa, spiega che i suoi «sistemi di controllo delle emissioni rispettano le normative applicabili». La società si impegna a collaborare con l’Epa e con la prossima amministrazione per presentare il proprio caso. Marchionne difende a spada tratta Fca: non c’è nessuno software illegale, e «per quanto conosco questa società, posso dire che nessuno è così stupido» da cercare di montare un software illegale. Poi rassicura: «sopravviveremo anche se saremo multati fino a 4,6 miliardi di dollari». 

Nel mirino anche il gruppo francese Renault  
Sospetti anche su un’ altra casa automobilistica: la Renault. Tre giudici francesi indagheranno sui dispositivi utilizzati da Renault per controllare le emissioni dei suoi motori diesel che si sospetta siano truccati: è quanto riferisce la procura di Parigi. La notizia ha fatto crollare il titolo in borsa, che sta perdendo il 4,06% a 82,05 euro. Il fascicolo giudiziario è stato aperto il 12 gennaio scorso. Dopo lo scandalo Volkswagen, una commissione indipendente di esperti aveva constatato l’importante sforamento del limite massimo di emissioni inquinanti su alcuni veicoli diesel venduti in Francia da diversi costruttori, tra cui Renault. 

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