LA TOP TEN DELLE BUFALE SU TRUMP E IL SUO STAFF

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Tutte le bufale su Trump e il suo staff: ecco la classifica delle prime 10

Di Bianca Conte

Ecco la hit delle bufale su Trump e sul suo staff

Prendendo di mira quella che definisce «l’isteria» dei media nei confronti del nuovo inquilino della Casa Bianca, Daniel Payne, autorevole firma di The Federalist – web magazine di politica, cultura e religione che invita a essere «amanti della libertà e ansiosi della mischia» – presenta una lista di 16 «false notizie» propagandate sul contro di Trump e della suastrategia politica. Ecco quali sono:
1) Subito dopo l’ufficiliazzazione della vittoria di Trump alle elezioni americane è cominciata a circolare la voce di un aumento di morti tra gli adolescenti transgender. La notizia, un boccone ghiotto per i detrattori del neo-presidente eletto, viene rilanciata da Zach Stafford del Guardianin un tweet, ritwittato 13.000 volte prima di essere cancellato. Non solo: una giornalista del mensile di orientamento liberale ReasonElizabeth Nolan Brown, ha cercato a stretto giro di individuare numeri che sostenessero la notizia, senza però riuscire a trovare riscontri oggettivi. Nel frattempo però la storia, solo su Facebook, è stata condivisa 100.000 volte.
2) La bufala delle elezioni hackerate in 3 Stati: Gabriel Sherman sul New York Magazine ha rilanciato l’ipotesi di un gruppo di esperti informatici e avvocati che avrebbero adombrato il dubbio che in WisconsinMichigan e Pennsylvania i risultati elettorali potessero essere stati «manipolati o hackerati», chiedendo contestualmente addirittura il riconteggio delle schede. A sostegno di questa tesi, nel day after elezioni viene citata un’apparente sproporzione dei voti a favore di Trump nelle contee del Wiscounsin che usano il voto elettronico. La storia divenuta immediatamente un caso, è stata rilanciata e condivisa decine di migliaia di volte. Dopo poco Nate Silver, esperto elettorale e fondatore del sito FiveThirtyEight, ha gettato acqua sul fuoco sostenendo l’assenza di prove per quanto sostenuto e sottolineando come il New York Magazine abbia riportato in modo errato l’opinione di uno degli esperti. 
3) L’ignobile diffusione della falsa notizia relativa a una casa pignorata a un’anziana per aver pagato la polizza 27 centesimi in meno viene pubblicata e immediatamente rilanciata a profusione sul web. La notizia diviene virale, prima che lo stesso Politico – che per primo aveva diffuso il falso scoop – facesse marcia indietro arrivando a chiarire che, in realtà, non c’era stato nessun pignoramento, nessuno sfratto. 
4) Nancy Sinatra e il ballo inaugurale: in occasione dell’insediamento di Trump, la Cnn ha riferito che Nancy Sinatra si sarebbe lamentata per la scelta del nuovo presidente di ballare con la First Lady sulla note della nota canzone dell’illustre genitore, My Way. Una notizia falsa, come ha tenuto a precisare la stessa figlia di Frank Sinatra, che su Breitbart ha accusato direttamente la Cnn. L’emittente è corsa ai ripari correggendo l’articolo, senza però spiegare perché.
5) La censura sul cambiamento climaticoCoral Davenport sul New York Times segnala che l’amministrazione Trump avrebbe eliminato qualsiasi riferimento al cambiamento climatico dal sito web della Casa Bianca. Non solo: nell’articolo l’autore riconosce che il fatto non era «inatteso», ma rientrava in un avvicendamento previsto, con l’archiviazione di tutto il materiale risalente all’aministrazione Obama. Il particolare, però, non viene notato, mentre l’articolo dal titolo incendiario viene rilanciato quasi 50000 volte su Facebook.
6) Lo scandalo del busto rimosso di Martin Luther King: il giornalista Zeke Miller del Timeriferisce della “scomparsa” dalla Casa Bianca del busto del leader del movimento per i diritti civili, scatenando polemiche sul web. La notizia, però, non era stata verificata: il giornalista, semplicemente, aveva cercato la scultura senza riuscire semplicemente a trovarla.
7) L’ondata di “dimissioni” al dipartimento di Stato: Josh Rogin sul Washinton Post pubblica la notizia secondo cui «i dirigenti di alto livello del Dipartimento di Stato hanno appena presentato le dimissioni» in segno di protesta contro l’amministrazione Trump. La storia diventa immediatamente virale, condivisa 60.000 volte su Facebook, rilanciata dalle principali testate americane, riutwittata ovunque. Ma, come sottolinea poco dopo Mark Toner, portavoce ad interim per il dipartimento di Stato, «come è consuetudine, l’amministrazione entrante, in coordinamento con quella uscente, ha chiesto a tutti i funzionari con incarici politici di presentare lettera di dimissioni». La correzione, però, guarda caso, ha avuto molta meno eco sui social media. 
8) La menzogna della donna morta dopo essere stata bloccata dal “Muslim Ban” di Trump: una stazione affiliata alla Fox di Detroit ha rilanciato con clamore la storia di un imprenditore locale che si sarebbe recato in Iraq per portare la madre malata a farsi curare negli Stati Uniti. Il viaggio, però, sarebbe stato bloccato a causa del Muslim Ban di Trump indirizzato ai viaggiatori provenienti da 7 Paesi a maggioranza musulmana e, in attesa del via libera, la donna sarebbe nel frattempo deceduta. Grande eco sui media e sui social della notizia: peccato che si scopre presto che l’uomo ha mentito sulla data della morte della madre, avvenuta cinque giorni prima dell’ordine esecutivo del presidente. 
9) La minacciata invasione del MessicoYahoo News rilancia una notizia dell’Associated Presssu una telefonata tra Donald Trump e il presidente messicano, Enrique Pena Nieto, nella quale il presidente americano avrebbe considerato di inviare truppe per risolvere i problemi del vicino con «uomini cattivi». La notizia di una minacciata invasione viaggia su internet, condivisa e rilanciata dai media, nonostante la Casa Bianca ribadisca che non c’è nessun piano di Trump per la “supposta” «invasione del Messico». 
10) L’allentamento delle sanzioni alla Russia: La Nbc – seguita da altri media come Cnbc, Cbse New York Daily News – riporta la notizia secondo cui il dipartimento del Tesoro americano avrebbe allentato le sanzioni decise ai tempi di Obama, per permettere alle aziende di avere le autorizzazioni dei servizi segreti russi per importare alcuni beni tecnologi nella Federazione. Poco dopo, l’autore del tweet della Nbc, Peter Alexander, spiega, citando una fonte ben informata, che si trattava di una «correzione tecnica pianificata sotto Obama». Il tweet chiarificatore è stato rilanciato 250 volte contro le 6.500 di quello precedente.

1 commento:

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