L'accusa di Monsignor Negri: "La mano di Obama dietro le dimissioni di Benedetto XVI"


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Monsignor Negri: "La mano di Obama dietro le dimissioni di Benedetto XVI"


Di Stefano Filippi
Ancora dubbi sulle dimissioni di Benedetto XVI a quattro anni da quella rinuncia che, l'11 febbraio 2013, ha cambiato la storia della Chiesa.
Ancora sospetti su un presunto complotto internazionale, al quale avrebbe partecipato addirittura l'ex presidente americano Barack Obama, che avrebbe indotto Joseph Ratzinger ad abbandonare la cattedra di San Pietro; timori di pressioni che avrebbe subito, così forti che evidentemente era impossibile resistere. E di conseguenza si torna a congetturare che il passo indietro del Papa emerito non sia stato libero, come egli ha dichiarato fin da subito e ribadito successivamente nelle rare volte in cui ha avuto l'occasione di tornare sull'argomento.
Fino a ieri lo scenario di una cospirazione anti Ratzinger era un'ipotesi di giornalisti, osservatori di cose vaticane e ambienti cattolici ostili alle novità introdotte da Papa Francesco che non si rassegnano all'abbandono del suo predecessore. Ora invece c'è un autorevole uomo di Chiesa, l'arcivescovo Luigi Negri, sollevato poche settimane fa dalla guida della diocesi di Ferrara per raggiunti limiti di età (il suo successore subentrerà a giugno), che fa propria l'idea del complotto americano. In una lunga intervista a un giornale online di Rimini, Negri parla di «motivi gravissimi» dietro la rinuncia di Benedetto XVI. «Sono certo dichiara - che un giorno emergeranno gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano. Benedetto XVI ha subito pressioni enormi».
Aggiunge il vescovo emerito di Ferrara: «Non è un caso che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d'inchiesta per indagare se l'amministrazione Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto. Resta per ora un mistero gravissimo, ma sono certo che le responsabilità verranno fuori. Si avvicina la mia personale fine del mondo e la prima domanda che rivolgerò a San Pietro sarà proprio su questa vicenda».
Il monsignore non manca di ricordare la sua frequentazione con Benedetto XVI, il rapporto di «forte amicizia» con il pontefice emerito: «In questi ultimi quattro anni l'ho incontrato diverse volte. Negli ultimi incontri l'ho visto infragilito fisicamente, ma lucidissimo nel pensiero. È stato lui a chiedermi di guidare la diocesi di Ferrara. Mi sono sempre rivolto a lui nei momenti più importanti per discutere delle scelte da fare e non mi ha mai negato il suo parere, sempre in spirito di amicizia». Traspare il tentativo di accreditarsi come interprete autorevole del Ratzinger-pensiero, benché nel recente libro-intervista con Peter Seewald, intitolato Ultime conversazioni, lo stesso Benedetto XVI abbia liquidato come «assurdità» le tesi complottistiche di giornalisti e gruppi cattolici tradizionalisti: «Nessuno ha cercato di ricattarmi», ha messo per iscritto. Ma ora le dure dichiarazioni di un suo fedelissimo riaprono gli interrogativi.

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