Terrorismo, blitz nel centro di Venezia: sgominata cellula jihadista

Di Sergio Rame
Una cellula jihadista è stata sgominata in pieno centro a Venezia prima che colpisse il ponte di Rialto.
Il blitz della polizia e dei carabinieri ha portato all'arresto di tre persone e al fermo di un minorenne. Si tratta di immigrati del Kosovo che risiedono in Italia con regolare permesso di soggiorno (guarda il video). Nell'ambito dell'operazione coordinata dalla dalla procura distrettuale antimafia e antiterrorismo della città lagunare, sono state eseguite anche dodici perquisizioni, dieci delle quali nel centro storico di Venezia, una a Treviso e una a Mestre.
Volevano colpire sul ponte di Rialto "per causare centinaia di morti""Con Venezia - si dicevano al telefono i jihadisti - guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua". Il blitz nelle abitazioni degli indagati, che si trovano tutte nelle vicinanze del treatro "La Fenice", è avvenuto nel cuore della notte. I reparti speciali Nocs della Polizia di Stato e Gis dell'Arma dei Carabinieri hanno acciuffato i tre immigrati, che lavoravano come camerieri in un locale di Venzia, e fermato il giovane. All'operazione si è arrivati dopo una complessa indagine condotta dal reparto operativo del comando provinciale di Venezia e dalla Digos della Questura di Venezia. L'input era giunto dalla capillare attività di controllo del territorio svolta dalla polizia e dai carabinieri, con un'attenzione particolare, data la delicata situazione internazionale, ai fenomeni terroristici. "Abbiamo controllato ogni loro rapporto, ogni loro contatto con il mondo esterno - ha spiegato il procuratore Adelchi d'Ippolito - e siamo riusciti anche ad inserirci e controllare anche il loro mondo telematico e tutto quello che riuscivano a comunicarsi e a indottrinarsi".
Le indagini erano partite nel 2016 quando uno degli arrestati, il 27enne Arjan Babaj, era rientrato da un viaggio in Siria dove era andato a combattere. Il foreign fighter si trovava con Fisnik Bekaj (24 anni) e Dale Haziraj, 25enne già noto alle forze dell'ordine per aver minacciato il datore di lavoro, in abitazioni nella zona di San Marco dove gli arrestati pregavano Allah e progettavano attacchi terroristici. Tra le altre cose, la cellula simulava le procedure per confezionare esplosivi fatti in casa. Secondo gli investigatori, infatti, gli estremisti islamici erano impegnati "in una vera e propria attività di auto-addestramento al fine di prepararsi a compiere attività criminali e attentati da un lato attraverso esercizi fisici e dall'altro esaminando video dei fondamentalisti dell'Isis che spiegavano l'uso del coltello e come si uccide con un coltello".

Dopo l'attentato messo a segno da Khalid Masood a pochi passi da Westminster, i commenti esultanti dei kosovari hanno spinto gli investigatori ad arrestarli. I quattro avevano, infatti, espresso l'intenzione di "fare qualcosa di simile anche a Venezia". In un punto di altissimo interesse turistico come, appunto, il ponte di Rialto. "Non vedo l'ora di giurare ad Allah - ha detto uno dei jihadisti in una telefondanta intercettata - se mi fanno fare il giuramento sono già pronto a morire".

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