La versione di Report sui vaccini HPV

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Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ha scritto una lettera al Corriere della Sera per rispondere alle critiche ricevute in questi giorni in seguito alla trasmissione di un servizio sui vaccini contro l’HPV, nel quale veniva messa in dubbio la loro sicurezza e accusate le istituzioni di non vigilare a sufficienza sulla loro somministrazione. I vaccini contro l’HPV sono utilizzati da più di 10 anni e ne sono state somministrate più di 200 milioni di dosi, consentendo di ottenere ottimi risultati nella riduzione del numero di infezioni causate dal papilloma virus, che in alcuni casi possono portare a pericolose forme tumorali, in particolare al collo dell’utero. Il servizio di Report era stato criticato soprattutto per non avere messo in evidenza gli effettivi benefici dei vaccini contro l’HPV, e per avere consultato alcuni esperti che non hanno una grande reputazione nella comunità scientifica. Nella sua lettera Ranucci ricorda di avere detto nella puntata di essere a favore dei vaccini e che il tema del servizio era legato soprattutto alla trasparenza sul sistema di vigilanza delle vaccinazioni contro l’HPV.
Caro direttore,
sento il bisogno di scrivere queste righe in seguito al clamore che ha suscitato in questi giorni il servizio trasmesso lunedì sul Papilloma virus. Il servizio è cominciato con una grafica che specificava nei dettagli l’utilità del vaccino, nella quale abbiamo affermato che questo vaccino previene il tumore al collo dell’utero. Il programma proseguiva con un mio intervento nel quale letteralmente affermavo: «Quest’inchiesta non è contro l’utilità dei vaccini, in tema di prevenzione si tratta della scoperta più importante degli ultimi 300 anni», anche se tale vaccino è consigliato, ma non obbligatorio. Specificavo poi che il tema del servizio erano le reazioni avverse, e fornito gli elementi dimostrati dall’Oms, nel centro di Uppsala in Svezia. Su tali reazioni avverse, il Mediatore europeo ha accolto il reclamo di un gruppo di ricercatori danesi del Cochrane. Si tratta di scienziati accreditati, a cui dobbiamo il ritiro dal commercio di un farmaco a base di Sibutramina, un farmaco antiobesità, che aveva provocato decessi. 

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