Ong, si muove un'altra procura. E spuntano le mappe degli 007

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Di Sergio Rame
In campo non c'è solo il pm di Catania Carmelo Zuccaro. Anche la procura di Trapani starebbe indagando sui soccorsi delle Ong nel Mediterraneo.
La notizia è confermata da fonti giudiziarie ma il procuratore aggiunto, Ambrogio Cartosio, sul punto preferisce "non parlare". E nulla vuole dire, né per confermare né per smentire, relativamente alle indiscrezioni su un'inchiesta penale a carico di una organizzazione non governative in particolare che sarebbe entrata in azione in assenza di una richiesta di aiuto e di un intervento da parte delle autorità italiane.
Dal primo gennaio a Trapani sono sbarcati 2.370 immigrati. L'accusa, che viene mossa alle Ong dalla procura, sarebbe di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'indagine trapanese viene condotta dalla polizia di Stato che, però, non intende commentare. Fascicoli sono stati aperti anche dalle procure di Catania, Palermo e Siracusa. Su tutta la vicenda, però, c'è sin troppo riserbo. Tanto che è sempre più difficile mettere insieme la verità. Solo Zuccaro si espone chiedendo, in audizione davanti alla commissione Difesa del Senato, uno sforzo maggiore da parte dello Stato. "Sui contatti tra Ong e trafficanti - spiega il pm di Catania - non ho chiesto ai servizi di intelligence di avere dati che comunque non potrei utilizzare in sede processuale. I dati di cui dispongo provengono da Frontex, dalla Marina, dalla Guardia costiera".
In realtà, secondo quanto rivela il Messaggero, i servizi segreti italiani, in particolar modo l'Aise, starebbero seguendo ormai da diverso tempo i movimenti tra le coste libiche e le acque nazionali. "Si è allungato il percorso compiuto in mare dalle navi che salvano i migranti che attualmente, sempre più frequentemente, entrano nelle acque libiche", aveva spiegato lo scorso marzo il direttore dell'Aise, Alberto Manetti, mostrando alcune slide con le rotte battute dagli scafisti nel Mar Mediterraneo. "Al momento - aveva, però, messo le mani avanti - non risulta che ci siano contatti tra le organizzazioni governative e i trafficanti". Proprio da quelle slide emergeva con chiarezza come le Ong si fossero ripartite il braccio di mare davanti a Tripoli.

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