Russiagate in America, la versione di Yates: “Ho parlato perché Flynn era ricattabile”

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Sally Yates, la ex Attorney General ad interim degli Stati Uniti, ha affermato nell’audizione alla commissione al Senato di aver informato la Casa Bianca sui contenuti delle comunicazioni di Michael Flynn con l’ambasciatore russo negli Usa, in quanto la condotta di Flynn era ritenuta fuorviante e perchè il consigliere per la sicurezza di Trump poteva essere ricattabile dai russi.


Yates ha spiegato di aver parlato con la Casa Bianca in tre occasioni, una volta per telefono e due di persona, affinchè la Casa Bianca potesse agire di conseguenza.

Fu Barack Obama in persona, ancora in carica, che accogliendo il presidente eletto Donald Trump, nello Studio Ovale lo scorso novembre, lo mise in guardia e lo scoraggiò dallo scegliere Michael Flynn come consigliere per la sicurezza nazionale. Ritenendolo evidentemente inadeguato per un ruolo cruciale alla Casa Bianca.

È quanto emerge a mesi di distanza da quel primo faccia a faccia fra Obama e Trump, incontro che tante lodi suscitò in Trump per il presidente uscente che non aveva mai incontrato di persona. E “di persona” Obama lo mise in guardia sull’ex generale che lui aveva assunto alla guida dell’intelligence della Difesa ma che aveva poi deciso di licenziare. Trump non lo ascoltò: una questione di lealtà per il tycoon che in Flynn aveva trovato un sostenitore tenace fin dall’inizio della sua campagna. Uno dei pochi che aveva gettato da subito il cuore oltre l’ostacolo appoggiando appieno l’impresa del tycoon risultata in una inarrestabile cavalcata fino alla Casa Bianca.

E allora Trump lo volle al suo fianco a capo del consiglio di sicurezza nazionale - nomina che tra l’altro non richiede la conferma del Senato - salvo poi doverne accettare le dimissioni poche settimane dopo, perché Flynn mentì circa i contenuti delle sue conversazioni con l’ambasciatore russo negli Usa. E così facendo scoperchiò quel vaso di Pandora che è il cosiddetto Russiagate, ovvero l’inchiesta che corre su più binari -tra Congresso ed Fbi- sulle presunte interferenze russe nelle elezioni americane e contatti dell’entourage di Trump con rappresentanti russi.

Trump resta granitico nelle sue posizioni e ancora una volta rimette la responsabilità all’ex presidente Obama: «Al generale Flynn fu dato il più alto livello di nullaosta di sicurezza da parte dell’ amministrazione Obama», aveva twittato di prima mattina. Poi il suo portavoce, Sean Spicer: «È vero che Barack Obama fece presente a Donald Trump di non essere un fan di Flynn. Però - insiste Sipicer - la domanda da porsi è perché Obama non sospese il nullaosta di sicurezza» che era stato accordato e rinnovato a Flynn.

Lo scambio precedeva di poco la prima deposizione di Sally Yates al Congresso. Yates teneva la guida ad interim del dipartimento di Giustizia dopo l’elezione di Trump, quando si oppose al bando emanato dal presidente per l’ingresso negli Usa di cittadini provenienti da alcuni Paesi a maggioranza musulmana. Per questo Trump la licenziò in tronco. Successivamente emerse che Yates aveva avvertito la Casa Bianca dei contenuti a rischio nelle conversazioni fra Flynn e l’ambasciatore russo. Oggi la commissione intelligence al Senato gliene ha chiesto conto.

Intanto si riaccende la polemica sul conflitto di interessi attorno alla Casa Bianca di Donald Trump, dopo che la sorella di Jared Kushner (genero-consigliere di Trump) ha promosso gli interessi immobiliari della sua famiglia in Cina usando come leva i visti prorogati da Trump per investitori e menzionando la parentela con il presidente. Interpellato a riguardo Spicer ha insistito: Jared Kushner «si è attenuto alle regole etiche» previste per il suo ruolo.

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