Russiagate, nuovi sospetti su Kushner: per l’Fbi avrebbe informazioni rilevanti

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Di Francesco Semprini

I sospetti stanno prendendo la forma delle prove. Il personaggio misterioso che si celerebbe dietro la regia del Russiagate, quello considerato «molto vicino» al presidente Donald Trump, quello che avrebbe ordito la trama della «connection» pericolosa tra Mosca e Washington, sarebbe proprio Jared Kushner.



Ovvero il genero dell’attuale inquilino della Casa Bianca, nonché marito della primogenita Trump, consigliera particolare del 45 esimo presidente degli Stati Uniti. Il suo nome era circolato nei giorni scorsi come quello del sospettato numero uno, o «persona di interesse», nella vicenda delle presunte interferenze russe sulle elezioni americane. Nella serata di giovedì è stata la Nbc a confermare la sua identità citando fonti ufficiali. Ennesimo colpo di scena in una vicenda tanto intricata e fosca quanto possibile fonte di problemi per l’attuale inquilino della Casa Bianca, nei confronti del quale qualcuno invoca la messa in stato di accusa, ovvero l’«impeachment». E che lo coglie proprio mentre è impegnato a ricercare tra i partner internazionali quella credibilità che stenta a incassare in patria.
Proprio intorno a Kushner si starebbe infatti stringendo il cerchio delle indagini dell’Fbi che da mesi investiga sulla vicenda, inchiesta che non è al momento di natura penale. Gli inquirenti ritengono che Kushner abbia informazioni rilevanti per l’inchiesta, ma ciò non vuol dire che è sospettato di nessuna tipologia di crimine. Fonti informate sottolineano inoltre che il ruolo del marito di Ivanka è collocato in una categoria diversa rispetto a Paul Manafort e Mike Flynn, entrambi coinvolti nelle indagini. Secondo il New York Times, l’intelligence Usa venne a sapere la scorsa estate che dirigenti russi studiavano il modo di influenzare Trump attraverso Paul Manafort, all’epoca presidente della campagna elettorale, e Michael Flynn, all’epoca consigliere di Politica estera e poi consigliere per la Sicurezza nazionale, costretto alle dimissioni nell’ambito del Russiagate. Il generale, stretto collaboratore del presidente e uomo chiave dello scandalo sulle presunte interferenze di Mosca nelle elezioni Usa, è pronto a invocare il Quinto emendamento della Costituzione a tutela della sua posizione. La Commissione Intelligence del Senato si appresta così ad emettere due nuovi mandati chiedendo all’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn di consegnare documenti relativi ai suoi contatti con rappresentanti russi.  

Nello specifico l’interesse dell’Fbi è rivolto ad alcuni contatti che Kushner avrebbe avuto in dicembre con l’ambasciatore russo negli Usa, Sergey Kysliak, ma anche con un banchiere di Mosca. Uno degli avvocati del genero di Trump, Jamie Gorelick, ha sottolineato che il suo cliente «si era già offerto volontariamente di riferire al Congresso tutte le informazioni in suo possesso sugli incontri in questione». Sembra intanto che sia stata fissata al 1 giugno l’audizione dell’ex direttore del Bureau James Comey, licenziato dal presidente americano perché ritenuto inadeguato a gestire l’inchiesta. Secondo Comey la motivazione del siluramento è il suo diniego alle sollecitazione di Trump a chiudere quanto prima l’indagine su Flynn. L’ex capo del Bureau era stato invitato a testimoniare al Congresso nelle scorse ore, l’udienza è stata poi rinviata in quanto lui stesso ha ritenuto opportuno dover sentire prima il procuratore speciale, Robert Mueller. che il dipartimento di Giustizia ha nominato per prendere il timone dell’inchiesta sul Russiagate. Intanto il presidente della commissione vigilanza della Camera (dove è in corso un altro filone dell’inchiesta sui contatti con i russi), il repubblicano Jason Chaffetz, ha chiesto all’Fbi di produrre documenti circa i contatti tra lo stesso Comey, la Casa Bianca e il dipartimento di Giustizia, compreso il materiale che va indietro nel tempo sino al 2013 e quindi all’amministrazione Obama. 

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