La rinascita di Al Qaeda con Hamza bin Laden

Hamza Bin Laden

Di Lorenzo Vita

Il rapporto fra Stato Islamico e Al Qaeda è un rapporto controverso. Da un lato, i due movimenti hanno una matrice comune terroristica e di odio nei confronti dell’Occidente, ma dall’altra, vivono ed operano in settori e metodi completamente differenti. Anzi, si potrebbe dire che la nascita dello Stato Islamico in Iraq, poi allargato al Levante, la Siria, sia proprio originata da una separazione ideologica fra il terrorismo islamico iracheno e Al Qaeda. Daesh rappresenta la declinazione moderna, della nuova generazione, del jihad globale. I suoi metodi di propaganda, il suo sistema d’indottrinamento e la sua capacità di penetrare in vasti settori della società, sono completamente diversi da quelli perpetrati da Al Qaeda. Ed anche gli obiettivi, alla fine, sono divergenti. Lo Stato Islamico si è strutturato come Stato, ha una casa madre, un esercito, una gerarchia specifica ovunque. Al Qaeda è e resta una sigla terroristica che ha altrettante sigle terroristiche affilate ad essa, ma proviene da insegnamento diversi, da un jihad fato anche di capacità camaleontiche, di occultamento, anche di una certa dose di opportunismo politico.
L’incapacità di Al Qaeda di comprendere i grandi avvenimenti delle primavere arabe e di inserirsi nel contesto siriano, così come la decapitazione del gruppo con la morte di Bin Laden, hanno reso il Califfato, appena nascente, un approdo per tutti coloro che si univano o volevano unirsi al jihad in questi tempi. Nell’assenza di leadership e nell’incapacità di essere attraente per il pubblico dei giovani e dei lupi solitari, il Califfato ha preso nel tempo la leadership del jihadismo globale. Eppure, in questo frangente, qualcosa si sta muovendo, ed è proprio da questi due elementi, cioè assenza di appeal e guida carismatica, che si può inserire l’avvento di un nuovo personaggio, un nuovo Bin Laden: Hamza Bin Laden.
Dieci giorni prima dell’attentato di Manchester, il figlio di Osama Bin Laden è tornato a farsi vivo, inviando un suo messaggio a tutto il mondo del terrorismo islamico. Il messaggio audio, di pochi minuti, chiedeva di vendicare l’uccisione del padre e di colpire l’Occidente, in una guerra santa che attaccasse sia “crociati” sia “ebrei”. Dieci minuiti di video audio che hanno fatto tremare le intelligence di molti Paesi e che hanno riportato il terrore di Al Qaeda in tutto l’Occidente. Dieci giorni dopo, Manchester veniva colpita da un terrificante attentato durante il concerto di Ariana Grande. Un attacco che non ha legami con Al Qaeda, poiché l’Isis stesso ha rivendicato l’attacco erigendo l’attentatore a proprio martire, ma che non va comunque considerato in un contesto del tutto estraneo a quello qaedista.
Non è detto che Hamza Bin Laden possa diventare, nel breve termine, il leader di Al Qaeda. I suoi venticinque ani di età e la presenza di altre figure importanti all’interno del gruppo terroristico, potrebbero essere elementi di ostacolo all’ascesa del figlio di Osama. Ma dalla sua parte c’è un cognome pesante tanto quanto potente. Un nome che quindi potrebbe essere usato dalla stessa organizzazione per dimostrare al mondo di poter tornare a essere alla guida del movimento jihadista globale, utilizzando la sua giovane età e la sua origine.

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