L’Isis invoca la guerra totale

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Di Franco Iacch
L’Isis avrebbe dato il via ad una nuova fase propagandistica dedicata alla resistenza sul campo. Nel video che immortala il jihadista Abu Shuaib al-Maslawi, pubblicato alla fine di maggio, l’uomo poco prima di farsi esplodere alla guida di un Suv contro le truppe irachene nella città settentrionale di Mosul, incita alla resistenza. “Vi esorto, in nome di Dio, nel prendere le vostre spade affinché possano gocciolare del sangue degli infedeli prima del tramonto. Ogni goccia di sangue crociato ridurrà la pressione su di noi”.
Il registro verbale utilizzato (autorizzato) è nettamente diverso dai precedenti e riflette la pressione a cui è soggetto il gruppo estremista in Iraq e Siria.
Soltanto due anni fa, i leader jihadisti annunciarono l’inizio di una nuova e gloriosa epoca nella storia del mondo con l’istituzione del califfato islamico, che all’epoca comprendeva la maggior parte della Siria orientale ed una vasta fascia dell’Iraq settentrionale ed occidentale. La nozione di califfato ha dimostrato di essere un eccellente catalizzatore per il reclutamento dei giovani insoddisfatti musulmani, in particolare nell’Europa occidentale, dove si trovano ad affrontare l’elevata disoccupazione, straniamento culturale e discriminazione.

La narrativa apocalittica dell’Isis

Alla narrativa di tipo trionfalistico, utilizzata nelle prima fase del Califfato, ne è seguita una seconda di tipo apocalittica. In quest’ultima, identificata per la prima volta nell’editoriale “Le illusioni dei crociati nella Età del Califfato”, diffuso un anno fa, si inizia ad ipotizzare il declino del califfato.
“Il Califfato potrebbe presto degenerare sulla carta, privo della sua terra e della sua leadership. Eppure, questo non è un problema perché per sua natura, il suo ciclico destino lo porterà a rinascere e ripresentarsi. La vittoria degli Stati Uniti sarà ancora una volta illusoria. Qualora volessero vincere, dovrebbero eliminare un’intera generazione di sostenitori del califfato in tutto il mondo. E ciò non avverrà. Perdere una città, un territorio o uccidere tutti i leader. Eliminare il gruppo stesso, non sradicherà l’idea dello che resterà tale anche se dovesse perdere tutti i suoi territori e ritornare nella fase embrionale del suo ciclo, quando era nel deserto senza città”.

La resistenza

Nei nuovi messaggi video, l’Isis si appella a quanti vivono nel Califfato per difendere il territorio con azioni di martirio. “Unitevi per onorare quanti hanno incontrato il loro destino combattendo per il Califfato”.
La qualità degli ultimi video pubblicati è nettamente inferiore ai precedenti dove si annunciava la creazione del primo califfato dalla caduta dell’Impero Ottomano (narrativa trionfalistica) ed in cui si esortavano i musulmani a radunarsi per difenderlo dai crociati. Negli ultimi messaggi pubblici, la leadership del gruppo sembra riconoscere il declino dell’organizzazione terroristica sul campo di battaglia e la possibilità che le sue roccaforti possano andare perdute. È una posizione abbastanza condivisa, presumere che gli attacchi terroristici si intensificheranno di numero mentre l’Isis inizierà a perdere le sue posizioni fisiche in Siria ed Iraq. Tuttavia la natura fortemente decentralizzata del gruppo assicurerebbe una presenza costante nel tempo.

Isis, il cambio di registro

Un duro colpo alla macchina della propaganda dell’Isis è avvenuto lo scorso agosto, quando in un raid su Aleppo rivendicato da Russia e Stati Uniti, è stato eliminato il portavoce del movimento, Abu Mohammed al-Adnani.
Adnani, nel maggio dello scorso anno, gettò le basi per la strategia futura dell’Isis, anche se inizialmente tali dichiarazioni non ricevettero la dovuta cura. Adnani attirò su di sé l’attenzione internazionale per aver invocato una campagna globale di attacchi durante il mese sacro per i musulmani, ma proprio in quel frangente annunciò perdite pesanti, evocando come termine di riferimento, la fine dell’Isis dell’Iraq.
Nato nel 1977 (ma alcuni documenti parlano del 1978) a Binnish, nella Siria occidentale, Taha Subhi Falaha conosciuto come Abu Mohammed al-Adnani, era il portavoce ufficiale dell’Isis dell’Iraq ed emiro in Siria.
La sua carriera da terrorista inizia da giovanissimo in Iraq contro le forze della coalizione. Catturato dagli americani nel 2005, trascorre cinque anni nella prigione di Camp Bucca. Dal 2010 al 2012 cambia più volte identità: Taha al-Banshi, Jaber Taha Falah, Abu Baker Al-Khattab, Abu Sadek al-Rawi fino al suo ultimo nome Mohamed al-Adnani.
Raggiunto da sanzioni il 15 agosto del 2014 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è stato inserito nella Kill List del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti tre giorni dopo. Raggiunse la notorietà e la consacrazione nello Stato islamico con il suo primo importante discorso, pubblicato sulla rete il 22 settembre del 2014, dal titolo “In verità, il tuo Signore è sempre vigile”.

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