L’Ue: senza la firma del codice le Ong non avranno garanzia di usare i porti italiani

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Di Emanuele Bonini

Doveva servire come soluzione, invece si rischia di aggravare le cose. Si rischia il caos in mare e nei porti, perché chi non lo sottoscrive non può vedersi garantita la possibilità di attraccare. Il codice di condotta per le organizzazioni non governative (Ong) crea tensioni tra autorità e associazioni, divide queste ultime, tiene l’Unione europea col fiato sospeso, tanto da indurre l’esecutivo comunitario a invocare «la più ampia partecipazione possibile» allo schema normativo. Per ora sono pochi, troppo pochi coloro che hanno sottoscritto il patto predisposto dall’Italia con l’assistenza e il beneplacito della Commissione europea, che assiste preoccupata alla resistenza passiva delle ong. «Chi firma il codice avrà l’assicurazione di poter accedere ai porti italiani, chi non firma non potrà beneficiare delle stesse rassicurazioni», ammette Natasha Bertaud, portavoce del commissario per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos. 
  
Il codice per le ong si è reso necessario per una corretta gestione del fenomeno migratorio in mare, anche a seguito delle accuse, sollevate in Italia, di presunte complicità delle organizzazioni con i trafficanti. Insinuazioni che hanno incrinato i rapporti tra gli accusati e le istituzioni. La regolamentazione ha dunque un duplice obiettivo: assicurare l’affidabilità delle associazioni fugando dubbi circa la loro attività, e offrire un sostegno ulteriore all’Italia nel difficile compito di intercettare migranti nel Mediterraneo.  

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