Quegli aerei della Russia finiti nelle mani del Pentagono

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Di Lorenzo Vita

Quando l’Unione Sovietica è crollata, i nuovi Stati indipendenti nati dal suo collasso ereditarono enormi scorte di armamenti e mezzi che l’Armata Rossa aveva abbandonato con lo sfaldamento dell’Urss. Uno dei casi più interessanti ha coinvolto la forza aerea della piccola ex repubblica sovietica della Moldova. L’arsenale della nuova repubblica era infatti composto da 34 MiG-29 Fulcrum, otto elicotteri Mi-8 Hip e un paio di aeromobili di trasporto. Una flotta importante, se pensiamo che la popolazione della Moldova è praticamente paragonabile a quella del comune di Roma. La Moldova non poteva permettersi di mantenere la flotta aerea sia per l’inutilità da un punto di vista strategico e la mancanza di un sistema militare adeguato, sia perché in profonda recessione e dunque impossibilitata a far fronte ai costi di manutenzione e addestramento. In quegli stessi mesi, gli Stati Uniti iniziarono a interessarsi alla possibilità di acquisire questa flotta aerea per differenti ragioni.  La prima, è che il Pentagono temeva che la neonata repubblica dell’Est Europa vendesse i MiG-29 all’Iran, che da tempo cercava di incrementare la propria flotta di Fulcrum. La seconda ragione, è che Washington era preoccupata dal fatto che la Moldova potesse cedere la tecnologia dei dispositivi dell’Armata rossa ai rivali iraniani, soprattutto perché la flotta includeva 14 modelli di MiG-29C configurati per portare armi nucleari.

Fu così che qualche anno dopo, nel 1997, gli Stati Uniti decisero che era il momento di prendere possesso di questi mezzi e acquistarono 21 dei MiG-29, tra cui i famigerati modelli C, in cambio di 40 milioni di dollari di aiuti umanitari alla repubblica moldova nonché di una serie di attrezzature militari e automezzi. Il resto degli aerei, furono venduti dal governo di Chişinău ad Eritrea e Yemen. Grazie a questo acquisto, il Pentagono cercava di ottenere due risultati: assicurarsi che non finissero nelle mani di Teheran, e, in ultima analisi, avere l’opportunità di ispezionare uno dei più sofisticati aerei sovietici mai costruiti.

Il MiG-29 era un aereo estremamente manovrabile e letale rispetto a quelli utilizzati negli anni Novanta del secolo scorso. I suoi missili Archer AA-11 erano i più sofisticati a causa della loro capacità di bloccare i bersagli, e questo lo rendeva molto più pericoloso di qualsiasi altro aereo da guerra statunitense. Vantaggio che l’aviazione russa ha perso pochi anni più tardi, quando il Pentagono introdusse il missile AIM-9X nel 2003 e i nuovi sistemi montati sul casco dei piloti. Un miglioramento che molti hanno visto come una conseguenza delle analisi degli apparecchi russi acquisiti in quegli anni dalla Moldova, tanto che da parte di Washington la strategia di acquistare altri modelli aerei nelle ex repubbliche sovietiche o ex alleate di Mosca non si è fermato. A cavallo degli anni Novanta e Duemila, il Pentagono acquistò ulteriori aerei di origine russa dai governi di Bielorussia e Ucraina, versando nelle loro casse decine di milioni di dollari e sfruttando la debolezza diplomatica della Federazione Russa degli anni successivi al crollo dell’Urss.
Nel 2009, il Pentagono ha voluto ripetere la procedura, questa volta acquistando due jet russi Su-27 dall’Ucraina: modelli che rappresentavano già a quel tempo rivali veramente difficili per gli F-15. I modelli Sukhoi russi, infatti, avevano dimostrato di essere più efficaci dei loro concorrenti statunitensi in numerosi test messi in atto dal ministero della Difesa Usa, e così il Pentagono decise di comprarli da Kiev. Le notizie sull’accordo tra gli Stati Uniti e la Forza aerea dell’Ucraina sono apparse sul sito Internet di strategia Strategypage.com. Il sito ha detto che i Su-27 della Russia erano tecnicamente simili ai jet F-15, ma più economici e soprattutto in grado di mettere in serie difficoltà, ancora una volta, le forze aeree degli Stati Uniti, costringendo quindi gli ingeneri del Pentagono e delle aziende produttrici a modificare i propri mezzi per riuscire a diminuire il gap tecnologico e di costi rispetto a quello degli aerei da guerra di Mosca. E tali mezzi si sono rivelati così importanti nelle analisi e nei test dell’aviazione statunitense, che anche nel 2012 e nel 2014 sono stati documentati SU-27 nella base di Groom.

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