Tra Turchia e Stati Uniti la tensione è alle stelle

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Di Lorenzo Vita

Tra Turchia e Stati Uniti i rapporti sono sempre più freddi e le divisioni cominciano a sentirsi in vari settori delle relazioni internazionali fra i due Paesi. Gli esempi cominciano a essere molteplici, già solo la questione inerente le accuse formali della giustizia americana alle guardie del corpo di Erdogan è un segnale di come tra i due governi non ci sia un tipico rapporto di “serenità diplomatica”. Intendiamoci, le accuse possono essere anche sacrosante dal punto di vista giuridico, ma chiunque è consapevole del fatto che queste eventualità godono storicamente di un ombrello d’immunità diplomatica tipica della politica internazionale, dove molto spesso i misfatti dei funzionari o dipendenti del corpo di sicurezza di un presidente vengono in qualche modo taciuti o tralasciati per pura utilità. Parliamo ovviamente del problema più piccolo di quelli che intercorrono fra Ankara e Washington, ma è un simbolo che nasconde problemi più complessi ed eventi che mettono a repentaglio la già fragile cooperazione fra i due Stati.
La questione dirimente fra i due Stati è la Siria, evidentemente, e la questione curda, che ne è corollario. Ma esistono poi tutta una serie di complessità dettata dalla situazione interna turca, dai rapporti con la Russia e con il Qatar, che rendono di fatto Ankara un partner tanto utile quanto assolutamente scomodo per la Casa Bianca. Una scomodità dettata soprattutto dalla totale divergenza d’interessi fra Turchia e Stati Uniti, cosa che mette sicuramente a repentaglio i buoni rapporti fra i due Paesi, poiché è chiaro che non possano esserci se gli scopi delle rispettive politiche estere sono non complementari ma avversari, nonostante siano parte dello stesso ingranaggio Nato.
La Siria assume chiaramente un ruolo-chiave in questo delicato equilibrio, e il problema dei curdi ne è fortemente legato. Ankara sposò in principio la linea dell’opposizione siriana armata contro Bashar Al Assad, supportando per lungo tempo ampi settori dei ribelli del nord del Paese e foraggiando anche sacche di terrorismo in molte aree del Paese, o comunque lasciando che esso controllasse determinati territori. Erdogan vedeva in questa complessa situazione siriana la maniera migliore per finirla con i curdi e spezzare il governo di Assad portando a Damasco un’opposizione filoturca. Le dinamiche del conflitto hanno poi fatto cambiare i progetti di Ankara. Il sostegno armato della coalizione internazionale ai curdi ha colpito profondamente le relazioni fra i Occidente e Turchia e così Erdogan, nel frattempo “silurato” dai suoi stessi alleati durante il fallito golpe del 2016, si è avvicinato alle posizione russe e iraniane nel contrasto alle forze armate curde. Così facendo, la Turchia ha sì continuato ad armare i ribelli del nord del Paese, ma usandoli più in chiave anti-curda che anti-Assad. Un supporto che continua tuttora e che rischia però di portare i rapporti fra Washington e Ankara ai minimi storici, soprattutto se si può trasformare in un motivo di scontro armato. E lo scontro armato pare ci sia già stato. Come riportato da alcune testate americane, i ribelli filoturchi avrebbero colpito le forze armate statunitensi a Minbij, nel nord della Siria, in uno scontro a fuoco confermato da esponenti militari del Pentagono. Da parte turca, sono arrivate smentite, così come dal fronte dei ribelli sostenuti dalla Turchia, ma è altrettanto chiaro che, in questi casi, difficilmente possono esserci conferme di un proprio attacco a un presunto alleato.

Fonte e articolo completo:http://www.occhidellaguerra.it/turchia-stati-uniti-la-tensione-alle-stelle/

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