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La differenza tra la "nuova sinistra" di Podemos e la "vecchia" sinistra italiana

Di Piero Sansonetti
Qual è la differenza tra Podemos e la piccola sinistra italiana? La stessa differenza che passa tra “libertà” e “autoimprigionamento”. Podemos è libera, respira aria fresca, guarda al futuro, non è obbligata a rendere conto delle sue azioni al tribunale dell’ideologia novecentesca. La sinistra italiana non ha la più pallida idea di come si possa fare per liberarsi del novecento senza, contemporaneamente, liberarsi dell’idea stessa di sinistra. Quei pezzi di sinistra italiana che, via via, dopo la caduta del Muro di Berlino, si sono misurati col problema di scrollarsi di dosso il peso della sinistra novecentesca, hanno risolto la cosa non cancellando il novecento ma cancellando la sinistra. D’Alema, Veltroni, e poi – alla grande – Renzi. Chi invece ha voluto restare fedele ai suoi valori di sinistra non è riuscito a non restare fedele anche al novecento.Vive ancora imprigionato in quel secolo e nei suoi schemi.
Probabilmente la ragione di questa difficoltà – di questa quasi paralisi – che impedisce l’innovazione (e infatti la sostituisce con la rottamazione, che è una cosa diversa, e spesso reazionaria) va cercata nel passato. C’è una parola che spiega molte cose: “comunismo”. O forse potremmo dirlo meglio: “Pci”. L’Italia è stato l’unico paese al mondo dove un partito comunista, il Pci, è riuscito in due opere impossibili: primo, essere sostanzialmente democratico; secondo, condizionare potentemente il governo del paese ed esercitare una larghissima influenza sulla sua intellettualità e sullo spirito pubblico. E il partito comunista italiano è stato uno dei due grandi protagonisti (insieme alla Dc) della costruzione di una Italia ricca e democratica.
Il Pci non c’è più. E’ sparito sotto le macerie del Muro di Berlino, ma comunque, quando il muro è venuto giù, era già in crisi. Aveva perso tutta la sua forza propulsiva, non aveva saputo misurarsi con le sfide del riformismo, stava subendo, stupito e furente, la modernità dell’avanzata, alla sua destra, del craxismo e del riformismo socialista e liberale. E’ sparito, il Pci, ma lasciando una specie di ombra, o forse di maledizione, dalla quale nessun brandello della sinistra del 2000 è riuscito a tenersi lontano.
La verità è questa: ogni volta che ci si mette a tavolino per pensare a una rifondazione della sinistra, pur senza dirlo, a quello si pensa: al Pci, a come poteva essere il Pci, a come ricostruire il Pci, a come scimmiottare il Pci. Persino i più giovani fanno politica con questa ossessione addosso. E se si continua a ragionare col retropensiero che “il Pci” sia il modello, è chiaro che non c’è nessuna possibilità di fare i conti con la modernità, e cioè di porsi il problema di immaginare una modernità di sinistra, diversa dalla modernità di destra e in grado di contrapporglisi. Mentre il problema, oggi, è proprio questo: come costruire una modernità di sinistra.
In Spagna la sinistra è rinata dimenticando il novecento. Anche perché in Spagna la sinistra non ha vissuto il novecento, o meglio l’ha vissuto in clandestinità, in esilio, sconfitta. E anche in Grecia è così. (Forse non è del tutto casuale che la sinistra del 2000 muova i primi passi proprio nei due paesi che hanno vissuto la dittatura fascista nel secondo dopoguerra). E di conseguenza la sinistra spagnola non è tenuta a rispettare le “regole dell’ideologia”.
Quali regole? Diciamo la verità: la sinistra italiana è ferma a Marx. E’ Marx che detta le regole. Nel migliore dei casi (quando ha provato a rinnovarsi ha addirittura sostituito Marx con i tribunali del popolo, le manette, il giustizialismo, figlio legittimo dello stalinismo). Ma Marx, forse, non serve più. Per una ragione semplice: che è completamente cambiato il funzionamento del lavoro e la sua funzione nella società e nella produzione della ricchezza. La sinistra italiana non riesce a staccarsi dall’idea che il lavoro sia al centro di tutto. Che sia la struttura. E siccome non è più così, perché i rapporti di potere, i conflitti sociali, la produzione economica, avvengono in larghissima parte fuori dall’aera del lavoro, e a prescindere dal lavoro, il risultato non può essere altro che l’azzeramento della politica della sinistra. Il suo annullamento.
Questo è successo in questi anni. Persino quei pezzettini di sinistra che hanno tentato comunque di mantenere vivida la fiammella del pensiero, e di costruire almeno una vocina critica, che desse fastidio al pensiero unico, sono stati schiacciati dalla loro inevitabile e crescente e assoluta marginalità. E così i flussi, inevitabili, delle spinte contro il potere, si sono tutti indirizzati verso destra, verso posizioni qualunquiste come il grillismo, o il leghismo, o il travaglismo. Gli spagnoli hanno Podemos, i greci Syriza, noi abbiamo Grillo e Travaglio, uomini di formazione conservatrice e con idee tipiche dell’estremismo di centro. Non ce ne va bene una…

Spagna:Podemos vince a Madrid e Barcellona. Pp e Psoe perdono milioni di voti


Il terremoto annunciato per la politica spagnola alla fine si è verificato alle amministrative e regionali di domenica 24 maggio, che hanno visto i post-indignados di Podemos prendere Barcellona, avvicinarsi anche alla conquista di Madrid, e imporre ai due grandi partiti tradizionali Pp e Psoe un drastico ridimensionamento. Nella notte, mentre migliaia di giovani sostenitori di Podemos ballavano e cantavano a Barcellona e Madrid, il leader dei post-indignados Pablo Iglesias ha avvertito che il "processo del cambiamento è ora irreversibile" e ha annunciato che sfiderà il premier Mariano Rajoy per la guida del governo alle politiche di novembre.
Il Partido Popular ha pagato duramente il prezzo della gestione lacrime e sangue della crisi negli ultimi anni, e anche della corruzione endemica che imperversa da anni nella politica spagnola. Rimane il primo partito del paese, con il 27%, davanti alPsoe al 25%, e arriva primo in 11 delle 13 regioni in cui si votava oggi. Ma i popolari rispetto al 2011, quando avevo oltre il 40% hanno perso 2,6 milioni di voti e tutte le maggioranze assolute che avevano nelle grandi città e nelle regioni. Nei prossimi giorni si aprirà una fase di dure trattative per cercare di garantire la governabilità delle collettività del paese.

Francia e Spagna alle elezioni amministrative: vincono Sarkozy e il PSOE

 © ANSA

Di Salvatore Santoru

Le elezioni amministrative in Francia e Spagna si sono concluse da poche ore, con qualche sorpresa.
Difatti, mentre le aspettative si basavano sulla vittoria di Podemos e Front National, la vittoria è stata in Spagna del Partito Socialista e in Francia dell'Unione per un movimento popolare di Sarkozy.

Francia e Spagna al voto per le amministrative:Le Pen e Podemos i grandi favoriti



Di Salvatore Santoru

In Spagna e Francia oggi 22 marzo sono iniziate le elezioni amministrative.
Nel paese iberico si vota per rinnovare il Parlamento dell'Andalusia e il grande favorito è il movimento "Podemos" guidato da Pablo Iglesias, mentre in Francia è il "Front National" di Marine Le Pen.

La leader del Front National, Marine Le Pen.


C'è da segnalare che un'eventuale vittoria di entrambi i partiti sarebbe il risultato dell'ondata di cambiamento che sta attraverso l'Europa, virando a "sinistra" con Podemos, e a "destra" con il Front National, anche se entrambi questi schieramenti non si riconoscono più nelle tradizionali dicotomie politiche.

In ogni caso, sembra che lo status quo sinora imperante nei paesi dell'Unione Europea stia per finire.

Spagna:proposta di Podemos di assegno bebè e giornata lavorativa di 35 ore settiminali



Di Salvatore Santoru

Secondo quanto pubblicato dai media spagnoli e riportato in un articolo di "Sponda Sud", sono state annunciate le proposte del programma sociale di Podemos, direttamente dal segretario generale del partito Pablo Iglesias e dalle promotrici dei provvedimenti Bibiana Medialdea e Maria Pazos.

Tra queste, spiccano quella relativa agli asili pubblici gratuiti, e sopratutto il riconoscimento di attività lavorativa all’assistenza ai familiari non autosufficienti, con un assegno per i figli minori a carico, indipendentemente dal reddito familiare.

Tra le altre proposte contenute nel programma di Podemos, spiccano l’eliminazione di tutti gli incentivi alla contrattazione a termine l’equiparazione dei permessi di maternità e di paternità, e la proposta di un tetto massimo di 35 ore settiminali per la giornata lavorativa.

Spagna: l'ascesa di Podemos e di Pablo Iglesias, probabile futura guida del paese

Madrid Protest der Partei Podemos

Di Salvatore Santoru

La recente manifestazione organizzata da Podemos a Madrid deve far riflettere sull'ascesa di questo partito, che quasi sicuramente sarà il vincitore delle prossime elezioni spagnole.

Tale partito, fondato il 17 gennaio 2014 da attivisti del Movimento 15-M, noto anche come movimento degli "Indignados", in un breve lasso di tempo è riuscito a conquistare un forte consenso tra la popolazione, sempre più stufa dalle politiche di austerity imposte dall'UE.



La particolarità politica di "Podemos" è di unire istanze tipicamente populiste a quelle "movimentiste", tipiche degli stessi "Indignados" o di "Occupy Wall Street".

Similmente al greco Syriza, il partito guidato da Pablo Iglesias Turrión si può considerare come interprete di una sinistra moderna, che ha ormai quasi del tutto abbandonato le nostalgie sovietiche e le mode liberal.



Una "nuova sinistra" che punta alla democrazia diretta, alla promozione dell'ambiente e alla sovranità nazionale, sino ad ora considerata tabù per buona parte della sinistra occidentale, che ha mal interpretato l'internazionalismo come sudditanza alle grandi potenze straniere, prima l'URSS e poi gli USA.




Tra le proposte più interessanti del programma, si possono elencare la nazionalizzazione delle banche, l'uscita dalla NATO, l'adozione del reddito di cittadinanza, oltre alla messa in discussione delle attuali politiche che guidano l'Unione Europea.



Si spera che Podemos, così come Syriza e altri partiti o movimenti che eventualmente sorgeranno in altri paesi, possano servire come punto di partenza per un reale cambiamento che miri a costruire una migliore Europa.

Anche il Portogallo ha il suo “Podemos”


Di Luigi Pandolfi

Podemos fa scuola e sbarca in Portogallo. Lo scorso 14 dicembre a Lisbona si è tenuta la prima assemblea generale (Assembleia Cidadã) di un movimento che intende seguire le orme del partito di Pablo Iglesias. A guidarlo è una giovane psicologa, Joana Amaral Freitas, classe 1975, ex esponente della formazione di sinistra Bloco de Esquerda, con la quale, peraltro, è stata eletta in parlamento nel 2003.

Dicono di non essere un franchising del più noto movimento spagnolo, ma dal nome che hanno scelto — Juntos Podemos — e dal simbolo che riecheggia quasi alla lettera il cerchio di Podemos, si evince chiaramente che è quello il modello cui vogliono fare riferimento. Sul piano politico, però, il neonato movimento portoghese ci tiene a sottolineare la sua “equidistanza dalla destra e dalla sinistra”, e in ciò, evidentemente, sta la principale differenza con i cugini spagnoli, che invece hanno deciso di collocarsi nella stessa famiglia della greca Syriza e degli altri partiti della Sinistra Europea. Un’esigenza elettorale? Necessità di distinguersi dalla sinistra tradizionale portoghese che non mostra al momento grande appeal? Può darsi, anche perché i temi che Juntos Podemos agita nel Paese sono assolutamente sovrapponibili a quelli che in Europa agitano quasi tutte le forze della sinistra di alternativa, più o meno radicale, a cominciare dalla critica severa ai programmi di austerità imposti dalla Troika. Sarà anche per questo che in una recente intervista il suo leader, di fronte ad un’allusione ironica del giornalista sul rapporto di Juntos Podemos con il più noto movimento spagnolo, abbia risposto che «è meglio essere chiamati alunni di Podemos che essere i migliori alunni dell’Europa».
A parte l’approccio antiliberista alle questioni economiche e sociali, alla condanna dell’austerità assurta in Europa a metodo permanente di governo, l’altro elemento che caratterizza il movimento di Amaral Freitas è l’accento che viene messo sul tema della lotta alla corruzione ed ai privilegi dell’ establishment politico. In questo le affinità con alcune forze populiste, anti-casta, europee sono più marcate, decisamente evidenti. Il segno che la crisi ha travolto non soltanto diritti e conquiste sociali, ma anche vecchi modelli di contrapposizione politica allo status quo.
L’assunto è questo: i cittadini hanno perso fiducia nella politica e nei governanti perché i loro privilegi stridono con le condizioni materiali di vita della gente comune, a maggior ragione dall’inizio della crisi. È necessario perciò, secondo la giovane psicologa, "conquistare il consenso politico sulle questioni dove maggiormente c’è consenso e sensibilità sociale, come è il caso, per esempio, della lotta contro la corruzione ". Quando si dice realismo politico!
Le elezioni politiche sono previste in Portogallo fra settembre e ottobre 2015, e per questo appuntamento Juntos Podemos sta lavorando alacremente. Il primo passo, in ogni caso, sarà quello di raccogliere le 7500 adesioni che la legge impone per poter ricevere l’accreditamento da parte del Tribunale Costituzionale. Un obiettivo che sembra a portata di mano, visto l’interesse che l’iniziativa sta suscitando soprattutto tra i giovani. Più difficile sarà centrare i temi di maggiore impatto sull’opinione pubblica, per competere efficacemente nel mercato del voto, ma su questo terreno potranno giocare a favore della nuova forza politica sia le condizioni generali del paese, su cui gravano rabbia e disincanto, che l’eco del probabile successo di Podemos in Spagna. Nel frattempo cresce la loro presenza sui social network e si amplia la partecipazione alle loro discussioni mediante la piattaforma digitale "Airesis" che hanno da poco creato.
Il Paese sta vivendo una stagione molto difficile, segnata dagli effetti del combinato disposto di crisi ed austerità. Si ricorderà che nel 2011 il governo di Lisbona aveva sottoscritto un “memorandum” con la Troika – aiuti finanziari in cambio di riforme “strutturali” di segno neoliberista – che ha comportato sacrifici enormi per il popolo, senza effetti di ristoro significativi per i conti pubblici e l’economia reale. Due dati su tutti: il debito pubblico lambisce il 130% del Pil dal 107% che era nel 2011, la disoccupazione ha sfondato il tetto del 13%.
Il programma di “salvataggio” si è chiuso alla vigilia delle elezioni europee del maggio scorso, le quali hanno restituito un quadro politico non corrispondente più agli attuali rapporti di forza in parlamento. Il partito del premier in carica di centrodestra Coelho (Psd – Partito Socialdemocratico) ha registrato una sonora sconfitta, di cui si sono avvantaggiati soprattutto i socialisti, che hanno saputo ben cavalcare la rabbia dei ceti popolari dopo tre anni di austerità. E’ stata bocciata la politica economica di questi anni e la sottomissione del governo ai diktat della tecnocrazia europea. Un assaggio di quello che potrebbero riservare le elezioni politiche del prossimo autunno.
Juntos Podemos è consapevole del vantaggio che tale situazione comporta per una forza che si proclama estranea al sistema e alternativa all’Europa della Troika. “Siamo figli delle grandi manifestazioni del settembre 2012”, hanno dichiarato in questi giorni, legando, anche simbolicamente, la loro iniziativa politica alle piazze anti-austerità degli anni scorsi. Come Podemos, d’altronde, che ha nel suo dna l’acampada di Puerta del Sol del maggio 2011.
Una cosa è certa comunque: nell’Europa che cambia il Portogallo è pronto a fare la sua parte.

Fonte:http://www.linkiesta.it/juntos-podemos-portogallo

Podemos: in migliaia hanno manifestato a Madrid contro le politiche dell'UE





Di Monica Rubino

"El pueblo unido jamás será vencido". E "Tic tac tic tac", come a dire che il tempo sta per scadere per la politica tradizionale. Sono gli slogan gridati dalle migliaia di persone provenienti da tutta la Spagna che sono scese in piazza a Madrid per partecipare alla "Marcia per il cambiamento" promossa da Podemos, il partito anti-austerità spagnolo, una settimana dopo la vittoria elettorale dell'alleato greco Syriza. La marcia è partita alle 12 da Plaza de Cibeles, di fronte al Municipio di Madrid e si è snodata per la strade della capitale fino alla Puerta del Sol, luogo simbolo della protesta degli "Indignados", che nel 2011 per settimane la occuparono chiedendo un cambiamento politico al culmine della crisi economica. Tante le bandiere greche e i cartelli con su scritto: "Il cambiamento è adesso". 
Podemos aveva già programmato la marcia di oggi prima delle vittoria di Syriza alle elezioni anticipate di domenica scorsa, ma i leader del partito hanno cavalcato l'onda del trionfo dell'alleato greco per promuovere la prima grande manifestazione all'aperto di Podemos, all'apertura di un anno elettorale in Spagna. "Volevamo una mobilitazione storica e abbiamo centrato l'obiettivo. Volevamo che la gente potesse dire a figli e nipoti: 'Ero alla marcia del 31 gennaio che ha aperto una nuova era di cambiamento politico in Spagna'. E ci siamo riusciti", ha detto il leader di Podemos Pablo Iglesias, ex professore universitario 36enne, che domenica scorsa era ad Atene a fianco di Alexis Tsipras.
"Oggi sogniamo un paese migliore - ha detto ancora Iglesias alla moltitudine di manifestanti che ha affollato Puerta del Sol- ma non abbiamo riempito questo luogo per continuare a sognare, ma per trasformare il sogno in realtà adesso, nel 2015". Lo slogan simbolo della manifestazione è infatti l'esortazione "Es ahora", "E' ora", riferita proprio all'urgenza del cambiamento. 

Podemos è nata solo un anno fa, ma è balzata nei sondaggi grazie alla promessa di battere la "casta" politica spagnola. Come Syriza anche Podemos ha ottenuto un considerevole sostegno popolare respingendo i programmi di austerità adottati nel tentativo di portare il paese fuori dalla crisi e prendendo di mira la corruzione.

Il movimento degli Indignados si è esaurito nel 2013, ma alcuni dei suoi leader hanno fondato Podemos a gennaio 2014. Quattro mesi dopo il partito ha ottenuto cinque seggi al parlamento europeo con il voto di 1,2 milioni di spagnoli e ha superato il partito socialista in molti sondaggi. Secondo alcuni attualmente è il primo partito in Spagna, davanti al conservatore Partito Popolare. Il premier Mariano Rajoy ha avvertito gli spagnoli di "non giocare alla roulette russa" sostenendo Podemos, che "promette sole e luna", ma non mantiene. I media di destra e sinistra hanno attaccato il partito, accusato di avere legami con il regime venezuelano, mentre alcuni dei suoi dirigenti avrebbero commesso illeciti fiscali. Ma i leader di Podemos hanno promesso di pubblicare le loro dichiarazioni dei redditi per disperdere i dubbi.

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