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Dirigenti scolastici, c'è il bando di concorso

Dirigenti scolastici, c'è il bando di concorso

http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/dirigenti-scolastici-c-a-bando-concorso-00001/

Adnkronos

Pubblicato il nuovo bando di concorso da 2.425 posti per dirigenti scolastici, di cui 9 destinati al concorso Friuli Venezia Giulia. Il bando è oggi in Gazzetta Ufficiale. Le domande per accedere al concorso si potranno effettuare dalle 9.00 del 29 novembre alle 14.00 del 29 dicembre prossimi, tramite la piattaforma del MIUR Polis. Nei prossimi giorni il Ministero attiverà un’apposita pagina web con tutta la documentazione relativa al concorso. Attualmente sono 6.792 i dirigenti scolastici in servizio, 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali. Il 68,2% dei dirigenti in servizio è una donna, il 31,6% ha più di 60 anni (un dato comunque in calo rispetto al passato), l’età media è di 55,6 anni. I posti banditi corrispondono ai posti vacanti nell’anno scolastico in corso, più quelli che si renderanno liberi a seguito dei pensionamenti nel 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021, detratti quelli che si possono coprire con le graduatorie esistenti nonché quelli delle scuole sottodimensionate (che non possono avere un dirigente titolare). Il concorso consentirà quindi di abbattere il fenomeno delle reggenze sino al 2020/2021, anche perché si tratta di un bando nazionale e non regionale come l’ultimo del 2011. Si eviteranno così casi di graduatorie sguarnite e di altre troppo piene. “I numeri del bando garantiscono una risposta importante e adeguata a scuole, ragazze e ragazzi e famiglie, garantendo l’abbattimento delle reggenze” spiega la Ministra Valeria Fedeli. “Il ruolo della dirigenza - ricorda - è fondamentale nelle scuole: per il coordinamento del lavoro, per tenere insieme la comunità scolastica. Il dirigente è un punto di riferimento. Abbattere il fenomeno delle reggenze significa, dunque, lavorare per la qualità del sistema”. Il concorso sarà innovativo sotto il profilo della selezione. “Sarà un corso-concorso, con una fase di tirocinio e accompagnamento successiva alle prove scritte, che è fondamentale per verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro delle candidate e dei candidati, chiamati anche a dimostrare la capacità di inserimento nella comunità scolastica ed educante, oltre che le loro conoscenze sulla normativa del settore. Si tratta, in sintesi, di un concorso che tiene conto dei cambiamenti che la professionalità del dirigente ha subito in questi anni per selezionare i migliori profili, valorizzando anche titoli ed esperienze fatte dalle e dagli aspiranti, compresi titoli di dottorato o attività di ricerca”, chiude Fedeli. Al corso-concorso possono partecipare le docenti e i docenti e il personale educativo di ruolo con almeno cinque anni di servizio. È utile anche il servizio precedente al ruolo. Tre le fasi previste per la selezione: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole. La fase concorsuale prevede una prova preselettiva unica a livello nazionale nel caso in cui le candidature siano almeno tre volte superiori ai posti messi a bando. Le candidate e i candidati dovranno rispondere a 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali. La prova sarà svolta al computer. Sarà ammesso allo scritto, in base al punteggio ottenuto (il massimo è 100), un numero di candidate e candidati pari a tre volte il numero dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale. La prova scritta prevede: cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei; due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei. Le candidate e i candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale delle e degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale. Le candidate e i candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati. Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine le candidate e i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale. Saranno dichiarati vincitori del corso-concorso le candidate e i candidati che saranno collocati in posizione utile in graduatoria generale di merito.

Polemiche a Padova per una classe di soli stranieri.

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Di Federica Olivo
L'unica prima classe della scuola primaria Antonio Rosmini di Padova è composta da soli bambini stranieri. Per la città veneta è la prima volta: era successo alla scuola dell'infanzia, ma mai nelle scuole di grado superiore.
La creazione di una classe multietnica - in cui le uniche italiane sono le insegnanti - non è piaciuta, però, a molti. Critici innanzitutto i genitori dei bambini stranieri residenti in città: il Mattino di Padova riporta la testimonianza di un padre egiziano: "Così non va bene. Che tipo d'integrazione, sia linguistica che culturale, ci può essere quando non c'è nessun bambino figlio d'italiani?". Altri genitori sostengono, invece, che questa situazione si è creata perché c'è stato chi, nel corso del tempo, ha smesso di iscrivere i propri figli alla scuola Rosmini perché troppo "popolata" da bambini stranieri.
Data l'elevata presenza bimbi stranieri, la giunta ha iniziato a rapportarsi con i dirigenti scolastici, proprio per evitare le "classi ghetto". Nel capoluogo di provincia veneto - come riporta Il sole 24 Ore citando i dati del Miur - su un totale di 7.065 iscritti alla scuola primaria, gli allievi stranieri sono il 28,2%. Un dato importante, se confrontato con quello nazionale: dalla consultazione dei dati del ministero dell'Istruzione emerge, infatti, che la percentuale di bambini stranieri nelle scuole primarie italiane è del 10,82%. Su un totale 2.728029 studenti, sono infatti 295.191 gli allievi con cittadinanza non italiana. Se si guarda al dato globale - considerando quindi le scuole di ogni ordine e grado, la percentuale di studenti stranieri scende al 9,2%.

MATURITA' 2017,DA DOMANI SI PARTE CON LA PROVA DI ITALIANO

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Di Salvatore Santoru

Domani 21 giugno 2017 iniziano gli esami di maturità per le scuole superiori italiane.
Si parte con la prima prova,ovverosia l'esame di italiano.



Come riportato dall'ANSA(1) quest'anno gli ammessi all'esame, secondo le prime rilevazioni fatte trapelare dal Miur sono il 96,3%,con la Sardegna che registra il tasso più basso mentre la Basilicata il più alto.

NOTA:

(1)http://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/tempo_di_esami/2017/06/19/maturita-2017-_284349bf-17e4-4392-9c17-c8d05877cef2.html

"Scuole aperte anche in estate". Il piano del ministro Fedeli

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Scuole aperte tutto l'anno, anche d'estate, per venire incontro ai genitori. Sarebbe questo il piano del ministro dell'istruzione Fedeli, secondo quanto riporta La Stampa.
Centinaia di genitori hanno scritto al ministro per chiederle aiuto. La ministra ha letto e ha deciso di sostenere le richieste. Una prima bozza del piano potrebbe essere pronta dopo l'estate in modo da essere annunciata ufficialmente all'inizio del prossimo anno scolastico.
Molte le levate di scudi contro questo tipo di provvedimento. Primi fra tutti i sindacati dei professori. Scrive sempre alla Stampa, Pino Turi, segretario generale della Uil scuola:
"Dal mio punto di vista la scuola non è un servizio assistenziale e sociale ma una funzione dello Stato molto precisa che attiene alla formazione degli studenti. La scuola forma i bambini, non li assiste".
I contenuti sono anche la preoccupazione dei genitori.
"Non vogliamo che le scuole diventino un parcheggio", spiega Rosaria Danna, presidente dell'Age, associazione italiana genitori. Il timore è anche un altro, secondo Angela Nava Mabretti, presidente del Coordinamento Genitori Democratici: "Se le scuole restano aperte e a farsene carico sono le associazioni in convenzione come già avviene in molti casi, il rischio è che tutto questo ci porti in una giungla. È necessario che si stabiliscano delle regole su chi e come può occuparsi degli studenti. Ci devono essere linee guida chiare per evitare che si creino spiacevoli incidenti".

Panico tra i banchi: gli studenti italiani sono tra i più ansiosi d’Europa

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Socievoli ma ansiosi, amichevoli ma spesso in preda al panico. Sono così gli studenti italiani, secondo uno studio dell’Ocse sul benessere scolastico che evidenzia come in Italia le scuole i cui studenti si ritengono maggiormente soddisfatti della vita siano caratterizzate da un buon clima di disciplina e da una forte percezione, da parte degli studenti, che gli insegnanti delle materie scientifiche si interessano all’apprendimento di ciascuno studente e aiutano gli studenti nell’apprendimento. Gli studenti italiani, però, hanno riportato livelli di ansia scolastica più elevati che nella media Ocse: il 56% diventa nervoso/a quando si prepara per un test (media OCSE: 37%); il 70%, anche se è preparato/a, quando deve fare un test è molto in ansia (media OCSE: 56%). L’ansia scolastica è uno dei maggiori fattori associati a una scarsa soddisfazione con la vita. In Italia, l’ansia scolastica è più frequente nelle scuole i cui studenti studiano per oltre 50 ore a  settimana (a scuola e fuori scuola).
Per quanto riguarda il sentimento di appartenenza a scuola gli studenti in Italia riportano un valore vicino alla media dei paesi Ocse. Tuttavia, gli studenti con un background di immigrazione riportano in Italia un livello più basso della media degli studenti immigrati negli altri paesi Ocse: il 68 % degli studenti non immigrati (media OCSE: 83%), ma solo il 63% degli studenti immigrati di prima generazione (nati al di fuori dell’Italia; media Ocse: 79%) riportano di essere d’accordo o molto d’accordo con l’affermazione ”Mi sembra di piacere agli altri studenti”. Anche tra gli studenti
immigrati di seconda generazione (nati in Italia, da genitori non nati in Italia): il 71% di tali studenti ritiene di piacere agli altri studenti (media OCSE: 83%)

Studenti ben predisposti alle relazioni sociali

 Sul fronte della socialità i ragazzi italiani se la cavano piuttosto bene, l’83% degli studenti in Italia, contro una media Ocse del 78% sono d’accordo con l’affermazione “A scuola faccio amicizia facilmente”. Bene anche per quanto riguarda la percezione del sostegno da parte dei genitori. Il 96% degli studenti italiani riportano che i genitori sono interessati alle loro attività scolastiche (media OCSE: 93%) e l’87 % riportano che i genitori li sostengono quando affrontano delle difficoltà a scuola (media OCSE: 91%).  Per quanto riguarda infine l’uso di Internet il 23% degli studenti italiani riportano di usare Internet per oltre 6 ore al giorno, fuori dalla scuola, in un normale giorno della settimana, e sono pertanto ritenuti consumatori estremi di Internet. In media, gli studenti in Italia usano Internet per 165 minuti al giorno, durante la settimana e per 169 minuti durante il fine settimana contro una media Ocse di 146 minuti e 184 minuti. Il 47% degli studenti italiano riportano ”sentirsi proprio male se non c’è una connessione a Internet” (media Ocse 54%). I consumatori estremi di Internet, in Italia come in altri paesi, hanno tendenzialmente peggiori risultati a scuola, maggiori probabilità di saltare scuola o arrivare in ritardo, e minori probabilità di pensare di conseguire una laurea o un diploma universitario.

Gli errori dei futuri prof, da "xké" ad aquistare" a "muccha"

Di Ivan Francese
Un vero e proprio museo degli orrori. O forse sarebbe meglio dire degli errori.
Se già è abbastanza doloroso leggere "xché" al posto di "perché", leggerlo in un tema scritto da un'aspirante maestra fa davvero male al cuore.
Eppure la rassegna di strafalcioni raccolti dagli esaminatori nelle prove scritte sostenute da migliaia di aspiranti insegnanti fa impressione. Perché un refuso può capitare a tutti, ma scambiare il day hospital con l'open day è qualcosa di diverso. L'indice di una strana concezione di parole ed espressioni utilizzate nella vita di tutti i giorni.
Come "mucca", che diventa "muccha". Oppure "acquistare" che perde la "c", mentre "un evento" acquista - ci si perdoni il gioco di parole - un apostrofo.

Incommentabili, poi, gli errori in inglese. "Nave" (ship) diventa "pecora" (sheep), per via dell'assonanza nella pronuncia. Peer tutoring diventa peer touringflipped classroom si trasforma nel latineggiante classorum filipporum; il Cloud viene tradotto come "uccello viaggiatore".
Indulgenza verso una padronanza ancora incompleta della lingua straniera? Sarà, ma anche con l'italiano non c'è molta familiarità. D'altronde alla domanda "che obiettivo ha l'insegnamento della lingua italiana?" c'è persino che ha risposto che lo studio della lingua di Dante serve per "compilare il bollettino postale o l'assegno bancario".

SCUOLA, L'OCSE: 'L'83% DELLE INSEGNANTI E' DONNA,IN ITALIA IL RECORD'

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Di Salvatore Santoru

Secondo il rapporto "Gender imbalances in the teaching profession (“Squilibri di genere nella professione docente”)" dell'OCSE nella scuola vi sarebbe un'eccessivo gender gap.
Secondo l'OCSE in tutti i paesi europei c'è un predominio femminile nella scuola, con l'Italia in testa.
Il record è raggiunto dalle scuole d'infanzia, con soli 612 maschi su 87.101 insegnanti mentre sale agli istituti superiori, dove le donne costituiscono il 66% del corpo docente.
Inoltre, come riportato dall'Agi è sempre femminile il 90% di chi consegue la laurea nel campo dell'insegnamento.

PER APPROFONDIRE:http://www.agi.it/cronaca/2017/03/22/news/ocse_rapporto_insegnamento_uomini_donne_disparit-1611141/

Ecco le materie per l’esame di maturità: latino al Classico, matematica allo Scientifico

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Latino al Liceo classico, Matematica allo Scientifico, Economia aziendale per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing degli Istituti tecnici, Tecniche professionali dei servizi commerciali per l’indirizzo Servizi commerciali degli Istituti professionali.



 Sono alcune delle materie scelte per la seconda prova scritta della Maturità 2017, annunciate oggi dalla Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, con un video lanciato sulla pagina Facebook e sui social del ministero. 

Quest’anno la maturità avrà inizio mercoledì 21 giugno, con la prova di Italiano. Il 22 giugno sarà la volta della seconda prova scritta, nella materia caratterizzante ciascun indirizzo. Stavolta la prima prova scritta è affidata a commissari esterni, mentre la seconda prova scritta è affidata a commissari interni. Per la scelta delle materie è stato utilizzato in alcuni casi il criterio dell’alternanza, in altri - si spiega - si è preferito «il consolidamento della materia più rappresentativa del percorso di studi e maggiormente qualificante rispetto al profilo in uscita degli studenti». 

In occasione della comunicazione delle materie della seconda prova scritta è stato anche lanciato il canale Instagram del ministero: «continuiamo ad ampliare la nostra presenza sui social per raggiungere un’utenza sempre più trasversale in modo diretto e immediato, con una nuova attenzione rivolta in particolare a studentesse e studenti». Il percorso di avvicinamento alla maturità sarà accompagnato da una serie di attività di comunicazione dedicate alle ragazze e ai ragazzi che faranno l’esame a giugno, con video di esperti, curiosità e informazioni sulla preparazione delle prove. 

I LICEI  
Le materie per la seconda prova sono: Latino al Liceo classico; Matematica al Liceo scientifico; Matematica al Liceo scientifico - opzione Scienze Applicate; Lingua straniera L1 al Liceo linguistico; Scienze umane al Liceo delle scienze umane; Diritto ed economia politica al Liceo delle scienze umane - opzione Economico sociale; Discipline artistiche e progettuali, caratterizzanti l’indirizzo di studi nel Liceo artistico; Teoria, analisi e composizione al Liceo musicale; Tecniche della danza al Liceo coreutico. 

GLI ISTITUTI TECNICI  
Tra le materie scelte per i Tecnici: Economia aziendale per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing; Discipline turistiche e aziendali per il Turismo; Impianti energetici, disegno e progettazione per l’indirizzo Meccanica, Meccatronica ed Energia - articolazione Energia; Struttura, costruzione, sistemi impianti del mezzo per l’indirizzo Trasporti e Logistica; Topografia per l’indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio. 

GLI ISTITUTI PROFESSIONALI  
Tra le materie scelte per i Professionali: Scienza e cultura dell’alimentazione per l’indirizzo Servizi enogastronomia e ospitalità alberghiera - articolazione Enogastronomia; Tecniche professionali dei servizi commerciali per l’indirizzo Servizi commerciali; Tecniche di produzione e di organizzazione nell’indirizzo Produzioni industriali e artigianali - articolazione Industria; Linguaggi e tecniche della progettazione e comunicazione audiovisiva per l’indirizzo Produzioni industriali e artigianali - articolazione Industria, opzione Produzioni audiovisive. 
Sulla pagina del sito del Miur dedicata all’Esame di Stato è disponibile l’elenco di tutte le materie. È disponibile anche l’elenco delle discipline affidate a commissari esterni. 

La fine degli asili parcheggio, s’inizierà a imparare fin dal nido

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Di Flavia Amabile

Nuovi asili nido, una maturità senza il quizzone e l’esame di terza media senza prova Invalsi e senza seconda lingua straniera agli scritti sono alcune delle novità degli otto decreti legislativi attuativi della riforma della legge 107 sulla scuola, approvati ieri dal Consiglio dei ministri.  

Ancora non operativa  
È una rivoluzione ancora non operativa. L’iter prevede che le commissioni parlamentari esprimano i loro pareri e che il governo esamini di nuovo il testo emerso. È una rivoluzione, che la ministra avrebbe preferito affidare al Parlamento tra due mesi, per studiare meglio la materia, ma le deleghe scadono oggi, aspettare era impossibile. «Oggi è un punto di partenza - promette la ministra -. Aver dato il primo via libera in consiglio dei ministri non significa pensare che i testi siano chiusi: lavoreremo nelle commissioni parlamentari, assicurando una forte partecipazione e presenza del ministero e del governo, per ascoltare in audizione tutti i soggetti coinvolti».  

Fin da subito  
Sarà ridisegnata la scuola dell’infanzia da zero a sei anni, ponendo fine alla divisione tra nidi e materne e creando per la prima volta un sistema unico come avviene nel resto dell’Ue. Finisce così l’era dei nidi che somigliavano spesso a parcheggi per bambini: si andrà a scuola iniziando fin da subito a imparare.  

Fino a 6 anni  
È quello che viene definito un «sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni». L’obiettivo, insomma, è «garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali», come è scritto nel testo della delega. Per la sua diffusione su tutto il territorio nazionale sarà creato un Fondo di 229 milioni all’anno per l’attribuzione di risorse agli enti locali.  

I futuri prof  
Le altre deleghe prevedono novità per i futuri prof. Dopo la laurea si parteciperà a un concorso: chi lo supererà si inserirà in un percorso di formazione di tre anni, che terminerà con l’assunzione a tempo indeterminato. Per l’istruzione professionale, i percorsi durano 5 anni (biennio più triennio) e gli indirizzi passano da 6 a 11.  

Musica e danza, teatro e cinema, pittura, scultura, grafica delle arti decorative e design, scrittura creativa saranno alcune delle arti che verranno potenziate negli istituti scolastici. Per le scuole italiane all’estero viene istituito l’organico del potenziamento con 50 nuovi insegnanti e nuove risorse professionali.  
Dalla discussione in consiglio dei ministri è rimasta fuori la nona legge delega, quella che prevedeva la revisione del Testo unico sulla scuola. Se ne occuperà «un disegno di legge delega specifico e successivo», promette il Miur

Roma, al Tasso e al Righi terzo giorno senz'acqua, 2mila studenti a casa

Al Tasso e al Righi terzo giorno senz'acqua, 2mila studenti a casa

http://www.askanews.it/top-10/al-tasso-e-al-righi-terzo-giorno-senz-acqua-2mila-studenti-a-casa_711979083.htm

Terza giornata di pesanti disagi per gli oltre 2 mila studenti dei licei Augusto Righi e Torquato Tasso di Roma, che anche oggi non hanno potuto frequentare le lezioni a causa di un guasto, il secondo nel giro di un mese, che da martedì ha bloccato l'erogazione dell'acqua nell'edificio comune che ospita le due sedi, nel centro della Capitale. I tecnici dell'Acea - l'azienda municipalizzata controllata dal Comune di Roma - e della Città Metropolitana, finalmente intervenuti, non sono ancora riusciti a risolvere il problema che impedisce l'erogazione idrica dei due istituti. Mercoledì alcuni rappresentanti dei genitori, avevano ricordato che le due scuole da diversi mesi hanno problemi di fornitura di acqua che sono stati puntualmente segnalati alla Città Metropolitana, e all'Acea senza che si sia riusciti a intervenire efficacemente per garantire il diritto all'istruzione agli studenti. In questa situazione - avevano aggiunto - gli studenti sia del Righi sia del Tasso sono pronti a mobilitarsi. Bol-Int5

Reepeto: il Trip Advisor delle ripetizioni private

Di Salvatore Santoru
Dall'idea innovativa di tre studenti universitari (Filippo Loggi, Edoardo Bartoli e Francesco Bastia) a Roma nell'ottobre del 2014 è nata un'interessante start-up,Reepeto(www.reepeto.it), una sorta di "Trip Advisor" per le ripetizioni.
Difatti, la piattaforma dà la possibilità di trovare i tutor o le scuole più vicine a chi cerca lezioni private.
Come riportato nel sito(http://www.reepeto.it/index.php?vector=web&action=chi-siamo), Reepeto "è un portale affidabile per aiutare tutti coloro che offrono e cercano lezioni private a mettersi in contatto in maniera rapida, semplice e completamente gratuita. Se hai bisogno di aiuto in matematica o vuoi imparare a suonare il pianoforte, se devi prepararti per un esame certificato di lingua o cerchi una persona che possa seguire tuo figlio nei compiti, Reepeto è quello che fa per te. Confronta i profili di centinaia di tutor e scuole, vedi prezzo, feedback e distanza da casa per scegliere la soluzione più adatta alle tue esigenze."

Rozzano, manifestazione di alcuni genitori per il preside della scuola: “Siamo con lui, ora basta strumentalizzazioni”



http://www.lastampa.it/2015/11/29/italia/cronache/i-genitori-manifestano-per-il-preside-di-rozzano-basta-strumentalizzazioni-fk9TMa2nKBQdE2w7PF6sDP/pagina.html

La scuola era chiusa stamattina, come tutti i giorni festivi, ma docenti e genitori non hanno voluto aspettare ancora, prima di far sentire la loro voce. Si sono così ritrovati in diverse decine davanti l’istituto e hanno esposto un lungo striscione bianco con la scritta in giallo «io sto con Parma». Marco Parma è il dirigente dell’Ics Garofani di Rozzano, diventato suo malgrado la personificazione di quanto accade in molte scuole italiane, dove sembra diventare ogni anno più difficile coniugare le tradizioni natalizie cristiane con la multietnicità dei bimbi che le frequentano. 
«Siamo molto amareggiati, non ci sono stati né divieti, né cancellazioni - hanno detto genitori e prof - qualunque altro tipo di strumentalizzazione non deve coinvolgere la scuola». Come in tutti le altre sedi scolastiche, anche nell’Istituto comprensivo Garofani è stato allestito l’albero di Natale, ci sono le decorazioni e i pupazzi di neve, ma nessun simbolo religioso. «Le feste così come programmate a settembre avranno luogo - dicono i sostenitori del preside - compresa una festa nelle classi dove saranno accolti i genitori per condividere un momento di gioia:quella che è la famosa festa di Natale». 
A scatenare le polemiche è stato però lo slittamento del consueto Concerto di Natale dei bambini delle elementari da dicembre al 21 gennaio trasformandolo in un Concerto di Inverno. Decisione, pare di capire, già presa dal consiglio di istituto a settembre e senza tanto clamore. Ma alcuni giorni fa, come ha scritto lo stesso Parma in una sua lettera pubblicata sul sito del’Ics Garofani, due mamme si sono presentate chiedendo di poter insegnare ai bimbi «cristiani» canti religiosi nell’ora di pausa mensa. «È l’unico diniego che ho opposto - ha ribadito Parma - e continuo a considerare la cosa inopportuna». 

Nella sua lettera inoltre il preside non parla chiaramente di dimissioni, ma si rivolge all’ufficio scolastico regionale, «affinché valuti l’opportunità di attribuire ad altro collega la reggenza dell’istituto». E non risparmia un po’ di sarcasmo agli «incauti che hanno sollecitato l’attenzione dei media sulla mia modesta persona». Ma sull’Ics Garofani i riflettori non si spegneranno facilmente. Domani Parma è atteso dalla responsabile dell’ufficio scolastico regionale su richiesta dell’assessore regionale all’istruzione Valentina Aprea («io non parteciperò - ha annunciato stasera- attendiamo solo i provvedimenti amministrativi che verranno presi»).  

Aprea, che stamattina si è recata davanti alla scuola per alcune interviste televisive e si è trovata a scambiare valutazioni un po’ vivaci con i genitori e i prof, insiste che la festa natalizia si deve fare e che dovrebbero parteciparvi anche Matteo Renzi, oltre al presidente della Regione Roberto Maroni. Il presidente del consiglio proprio stamattina in un’intervista al Corriere della Sera ha ribadito che «confronto e dialogo non vuol dire affogare le identità in un politicamente corretto indistinto e scipito: l’Italia intera, laici e cristiani non rinuncerà mai al Natale». E domani Forza Italia, con la coordinatrice Mariastella Gelmini, partecipa alle 11,30 ad un presidio davanti alla scuola. Dove alle 12 arriverà anche, come aveva annunciato giorni fa, il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini. «Porterò in dono agli alunni un presepe - ha detto - con garbo, discrezione e senza voler imporre nulla a nessuno.  

Un'altro punto di vista sulle celebrazioni scolastiche del Natale e del caso della scuola di Rozzano



PREMESSA

Di Salvatore Santoru

In questi giorni sta facendo molto discutere la decisione di annullare il concerto per Natale in una scuola di Rozzano, per volere di parte del preside Marco Palma.
Del fatto ho parlato in questo articolo (http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/11/riflessioni-sulle-celebrazioni-del.html), e di seguito viene proposto un'estratto di un'interessante articolo ripreso da "Agoravox", più specificamente una risposta della blogger Francesca Lacaita a un articolo di Michele Serra sulla questione. Tale pezzo offre un punto di vista diverso rispetto a quelli sinora sentiti, più specificamente a favore della decisione del preside.

...


FONTE:http://www.agoravox.it/Sulla-scuola-di-Rozzano-che.html

Di Francesca Lacaita

Gentile Serra,
Le scrivo a proposito della Sua Amaca pubblicata il 29 novembre. A prescindere dall’accuratezza o meno del modo in cui sono stati riportati sulla stampa i fatti della scuola di Rozzano (già in altre occasioni si è montato il caso e gridato allo scandalo su episodi che sono stati in seguito drasticamente ridimensionati), vorrei rilevare che il punto sostanziale non è se i ragazzini di altre religioni si sentano offesi dal concerto di Natale.
Chi avesse tali suscettibilità difficilmente verrebbe a vivere in Europa, certamente non in Italia – e sono sicura che ciò non sia affatto sfuggito alla dirigenza della scuola di Rozzano. Il punto sostanziale invece è se una scuola possa deliberare le proprie iniziative e sperimentare modalità di pluralismo culturale, in piena autonomia, senza subire angherie, intimidazioni, irrisioni.
E’ davvero tanto sconcertante che una scuola decida liberamente, se lo ritiene opportuno, di lasciare fuori dalle proprie manifestazioni riferimenti alla religione (considerando che nelle scuole pubbliche il presepe e i canti di Natale non sono prescritti da nessuna legge), riservandoli alla normale attività didattica in classe (dove è praticamente impossibile non farvi riferimento) o all’insegnamento della religione cattolica (quello sì garantito dalle leggi dello Stato)?
Nella scuola pubblica clericale della mia infanzia, con le messe di inizio d’anno scolastico, i canti religiosi, e il professore di francese che faceva recitare l’Ave Maria prima di ogni lezione (chi non voleva partecipare veniva invitato con un benevolo sorriso a rimanere seduto composto al banco), non si sono mai organizzati concerti di Natale; probabilmente i miei insegnanti clericali li consideravano frivoli e al di fuori dei compiti della scuola.
Naturalmente nessuno ha mai protestato per questo; semmai le proteste, di parte laica, riguardavano l’Ave Maria in classe, ancorché in francese.

FOTO:http://www.vitadamamma.com

Papa Francesco: "Tra gli operai più malpagati ci sono gli insegnanti"

Foto 1

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/papa-francesco-tra-gli-operai-piu-malpagati-ci-sono-gli-insegnanti-_2145129-201502a.shtml

"Fra gli operai più malpagati ci sono gli educatori e gli insegnanti. Che cosa vuol dire questo? Semplicemente che lo Stato non ha interesse, se lo avesse le cose non andrebbero così". Lo ha detto papa Francesco al congresso mondiale organizzato dalla Congregazione per la scuola cattolica. "L'educazione è diventata troppo selettiva. Non tutti i bambini e i giovani hanno diritto all'educazione, e questa è una vergogna", ha aggiunto.
"Grave rottura del patto educativo" - Il Pontefice ha sottolineato poi che "la rottura del patto educativo" tra famiglia e scuole e famiglia e Stato, "è grave perché porta a selezionare i 'superuomini', ma soltanto col criterio della testa e dell'interesse". "Dietro questo c'è sempre il fantasma dei soldi che rovina la vera umanità", ha aggiunto.

"Sbagliato educare dentro i muri" - "La tentazione più grande nelle guerre, in questi momenti, sono i muri, e il fallimento più grande per un educatore è educare dentro i muri". Bisogna "andare in periferia, che non è solo fare beneficenza. Dalle periferie si capiscono meglio le realtà che dal centro. Al centro sei sempre coperto, sei sempre difeso", ha affermato Bergoglio.

"L'insegnante deve essere maestro di rischio" - "Un educatore che non sa rischiare non serve per educare", ha ribadito il Papa nel corso dell'udienza agli insegnati delle scuole cattoliche, sottolineando che "un vero educatore deve essere un 'maestro' di rischio, rischiare ragionevolmente ma rischiare".

"Anche l'arte e lo sport sono importanti" -Anche l'arte e lo sport possono avere un ruolo in una educazione che coinvolga "la testa, il cuore e le mani", ha dichiarato papa Francesco. Occorre "cercare strade nuove" nell'istruzione, "oggi ci vuole una educazione di emergenza, rischiare su educazioni informali. L'educazione formale si è impoverita perché è l'eredità del positivismo che concepisce soltanto il linguaggio della testa. Bisogna rompere questo schema", ha concluso.

Se un adolescente è affascinato dall’estremismo, la scuola deve accorgersene

Noislamweb


Di Sara De Carli

Milena Santerini da una vita si occupa di educazione interculturale, formazione degli insegnanti, inclusione sociale, dialogo fra persone di religioni e culture diverse, a cominciare dalle aule scolastiche. Insegna Pedagogia alla Cattolica di Milano e ne dirige il Centro per la ricerca e le relazioni interculturale. Oggi, nelle vesti di deputato del gruppo Per l'Italia e di presidente dell’Alleanza parlamentare contro razzismo e intolleranza del Consiglio d’Europa è a Strasburgo al World Forum for Democracy, dedicato al tema “Freedom vs control: For a democratic response”. Coordina un panelsu come rispondere alla sfida di “Liberare la società dalla paura e nutrire il desiderio di libertà”.

Professoressa, che risposta darebbe lei a questa domanda?

Nel breve termine conviveremo con la paura, mi sembra ovvio, però dobbiamo continuare a coltivare il desiderio di esserne liberi. Il titolo in questo senso è bellissimo. L’estremismo è una patologia che nasce dal fatto di avere gestito alcune situazioni internazionali in maniera molto poco orientata alla giustizia e alla solidarietà. Le risposte politiche e diplomatiche al terrore c’erano ieri e ci sono ancora. Io credo che un punto importante sia il fatto che in Europa non abbiamo considerato abbastanza che l’hate è un sistema unico, abbiamo difeso gli ebrei ma non i musulmani oppure i musulmani ma non gli ebrei, abbiamo creato divisioni fra vari gruppi. Mi sembra significativo che Junker proprio ieri abbia ricordato che gli attentatori di Parigi sono le stesse persone da cui fuggono i rifugiati.


Lab8 Initiative1

Il logo del panel a Strasburgo



Pensando alla scuola e agli insegnanti, che consigli si sente di dare per evitare che le aule siano la prima culla della divisione in gruppi e al contrario il primo luogo in cui fare esperienza di essere una unica umanità?

Intanto in questo momento è importantissimo evitare – magari anche con buone intenzioni – di sottolineare che i bambini musulmani sono “speciali”, di creare un noi e voi anche implicito. Questa è la prima cosa che direi. I bambini e i ragazzi musulmano nelle nostre classi non sono speciali, non sono un mondo contrapposto, sono la norma. Invece si rischia di fare anche involontariamente, sottolineando un’appartenenza, l’equazione terroristi uguale islam mentre vediamo tutti che l’Islam è anch’esso sotto attacco, soffre, è colpito, fra le vittime ci sono sempre anche musulmani.

La seconda?

Che l’intercultura del cous cous non basta più. Fino ad oggi abbiamo avuto una conoscenza non incarnata dell’islam, mentre in realtà se guardiamo ai bambini che abbiamo in classe capiamo subito che l’islam della Tunisia è estremamente diverso da quello dell’India o da quello dell’Albania. Quindi dobbiamo conoscere e conoscerci a partire dalle persone, tenendo conto delle specificità, in maniera empatica.

E quando tra queste specificità delle persone si incontra una famiglia particolarmente rigida?

Ci sono anche queste situazioni, è vero. Ricordo che a Milano affrontammo il tema di alcune famiglie che facevano fare il ramadan a bambini delle prime classi delle elementari, le maestre lo ritenevano dannoso. La contrapposizione però è inutile, la chiave è il dialogo: chiamammo un imam autorevole, che spiegò alle famiglie che in effetti il digiuno per bambini così piccoli non era una buona cosa, le famiglie accettarono. Esiste un islam identitario e la scuola deve accorgersi per prima di segnali d’allarme, non può fermarsi alla porta della classe. Se un adolescente è affascinato dall’estremismo, la scuole deve accorgersene.

E cosa fare?

Smontare quei valori dandogliene altri, facendogli vedere che la società democratica non è debolezza. È la stesa cosa che facciamo nei progetti contro la ‘ndrangheta e la mafia. In più qui dobbiamo smontare il risentimento che loro nutrono nei confronti dell’Occidente di cui si sentono vittime.

FONTE:http://www.vita.it/it/article/2015/11/19/se-un-adolescente-e-affascinato-dallestremismo-la-scuola-deve-accorger/137455/

Massimo Bisotti-Io a scuola insegnerei educazione alla gentilezza, un’ora a settimana

Di Massimo Bisotti

Io a scuola insegnerei educazione alla gentilezza, un’ora a settimana. Perché magari la maturità scolastica ci insegna a fare benissimo le equazioni, a scrivere un tema a meraviglia, a tradurre a menadito greco e latino, a parlare le lingue. 


Poi manca la maturità emotiva per affrontare al meglio lo stress. Lo stress di chi non si è insegnato il rispetto, l’attesa, l’educazione, la giusta misura nel dire le cose, la differenza fra il lasciar correre e l’aggredire, fra l’avere carattere e la prevaricazione, fra il diritto di critica e il non diritto di offesa. Una persona gentile sa essere sgradevole, se vuole. Sceglie di non esserlo, semplicemente. Poi ci sono le materie che impariamo sul campo, geometria delle anime, geografia degli sguardi e se siamo fortunati diventiamo il libro di storia di qualcuno. Vi auguro di andare controcorrente, non sempre, solo quando serve a restare voi stessi e assolutamente mai controcuore. In bocca al lupo per la vita, ragazzi!

Mal di scuola: ne soffre 1 milione di alunni all’anno. Come curarlo senza farmaci

La camomilla all’una di notte. L’emozione per la scuola che comincia domani. Che meraviglia i bambini“. Scrive su Instagram la giornalista e conduttrice Selvaggia Lucarelli, ironizzando sul disturbo notturno che ha colpito suo figlio (nella foto sotto) prima di tornare a studiare. Ma il piccolo Leon non è certo l’unico bimbo italiano ad avere il cosiddetto “mal di scuola”. Anzi, secondo le più recenti stime, sono circa 1 milione i bambini e i ragazzi tra i 3 e i 18 anni che in questo periodo accusano diversi sintomi come: insonnia, mal di testa, inappetenza o mal di pancia. Selvaggia e gli altri genitori, però, possono stare tranquilli: tutti i malanni solitamente scompaiono in una settimana.




I disturbi – afferma il pediatra Italo Farnetani all’AdnKronos Salute – resistono oltre la settimana solo per 250 mila bimbi, che in realtà presentano non tanto il mal di scuola quanto un disagio più profondo“. In questi casi l’esperto consiglia di consultare il proprio medico di fiducia. Ma cosa si può fare per facilitare il rientro dei piccoli malati? Per prima cosa secondo Farnetani è bene non ricorrere ai farmaci: “Meglio parlare – prosegue – raccontando anche le proprie esperienze, rassicurando il bambino e spiegando che si tratta di una reazione normale“.
Insomma, cambiare abitudini (come lasciare la propria casa dopo le lunghe vacanze estive) per i piccoli, ma anche per gli adolescenti è uno stress. “Inoltre, è importante che i genitori non vivano con senso di colpa la scelta di mandare il bambino all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia – ha continuato Farnetani – Affrontare l’inizio della scuola senza complessi di colpa da parte dei genitori è il primo modo per ridurre l’entità di questi disturbi“. Il dottore, inoltre, dà alcuni consigli per rendere questo passaggio meno complicato: ad esempio, un aiuto possono essere le merende preparate da casa insieme ai propri figli e, soprattutto, per i più grandicelli è bene non creare eccessive aspettative rispetto ai risultati scolastici. Questo è sbagliato perché l’alunno potrebbe sentirsi eccessivamente responsabilizzato, con paura e ansia.

(FOTO:http://www.tuttomamma.com)

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