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Sicilia, lo sceicco del Qatar compra albergo a Taormina

Di Chiara Sarra
Lo sceicco del Qatar, Hamad bin Jassim Al-Thani, ha acquistato per 52,5 milioni lo storico albergo San Domenico di Taormina, ex monastero dei frati domenicani, considerato uno degli alberghi più famosi e belli della Sicilia.
Il prezzo, scrive il quotidiano di Catania La Sicilia, comprende la gestione dell'hotel, anche se ancora l’ avvocato Giorgio Lener, che si occupa della cessione dei sei alberghi siciliani di Acqua Marcia non ha dato la comunicazione ufficiale per una questione burocratica. 





Al termine della seconda gara, chiusasi il 18 dicembre scorso, il San Domenico è stato il solo dei sei alberghi (gli altri cinque sono: il Des Etrangers di Siracusa; l’Excelsior di Catania; le Palme, l’ Excelsior e Villa Igiea di Palermo) per il quale i 15 investitori che erano stati ammessi al data room avevano presentato offerte. Nonostante quella di 52,5 milioni sia risultata di gran lunga la più alta, la proclamazione non è ancora avvenuta poichè il bando prevedeva che la procedura concordataria sarebbe stata vincolata ad un’ offerta non inferiore a 53,377 milioni di euro. Quindi ora spetta all’avvocato Lener proclamare la cessione definitiva. In ogni caso la questione dovrà essere definita entro il 31 marzo prossimo, ma in sostanza, scrive il quotidiano, manca soltanto l’ annuncio, anche perchè 52,5 milioni di euro è un "prezzo subordinato", vincolante per i soli offerenti, vicino al prezzo richiesto.

Maltempo, situazione drammatica in Sicilia. Fiumi esondati a Messina, diverse trombe d’aria

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FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.si24.it/2015/10/10/maltempo-sicilia-sardegna-tromba-daria-licata-caltanissetta-messina-previsioni-meteo/133941/

Nella costa tirrenica orientale si registrano fiumi esondati, auto travolte dal fango, alberi abbattuti e frane. A Barcellona Pozzo di Gotto è tracimato il fiume Mela che ha provocato allagamenti e trascinato via auto. Situazione simile a Milazzo. A Furci Siculo è esondato il Pagliara portando via diverse auto e caravan. Il centro di Antilio è bloccato da una frana, in arrivo rinforzi da Palermo.






Sempre a Barcellona Pozzo di Gotto una frana di vaste proporzioni nella frazione di Migliardo ha provocato danni ingenti. Problemi sempre per l’esondazione del torrente Mela e la frana anche nelle zone di Calderà e Cicerata dove decine di famiglie sono bloccate nelle loro abitazioni per il fango che ha invaso case, garage e strade.
Le frazioni sono isolate e il ponte che collega Milazzo con Barcellona lato mare è stato danneggiato ed è stato chiuso. Diversi tecnici dell’amministrazione e della protezione civile stanno cercando risolvere l’emergenza. Oggi l’amministrazione non ha dato l’allerta per il maltempo e molti cittadini hanno avuto problemi perché colti di sorpresa.

 Foto da Youreporter.it

Alluvione in Sicilia, situazione drammatica: auto trascinate in spiaggia, le FOTO SHOCK in diretta



Di Peppe Cardi
Continuano ad arrivare immagini drammatiche dalla Sicilia, e in modo particolare da Taormina e Giardini Naxos dove il territorio è letteralmente devastato dal forte maltempo provocato dal ciclone proveniente dal nord Africa. Auto trascinate in spiaggia, strade e ferrovie interrotte, nel messinese la situazione è critica e sono segnalati pesanti disagi su tutto il territorio.




 A Giardini Naxos un fiume di fango ha invaso le strade, travolto e trascinato le auto come fuscelli. Diversi automobilisti sono rimasti intrappolati. Allagati negozi, seminterrati, abitazioni. Allertata la protezione civile che ha inviato delle idrovore mentre sono gia’ sul posto personale dei vigili del fuoco e volontari. Eloquenti le immagini a corredo dell’articolo, riferite proprio a questa porzione di territorio in attesa di altre forti piogge previste nelle prossime ore. Il maltempo continuerà fino a domani sera. Per monitorare la situazione in tempo reale, ecco le pagine del nowcasting:

Sicilia 1943: gli eccidi dimenticati delle truppe angloamericane


Durante la conquista dell'isola, le truppe anglo-americane si resero responsabili di alcuni crimini contro la popolazione civile e contro prigionieri italiani inermi. Su queste stragi, del tutto ingiustificate sul piano militare, per anni è scesa una cortina di silenzio. In alcuni casi i colpevoli non furono neppure cercati, mentre l'unica condanna all'ergastolo che fu comminata si risolse in una detenzione di pochi mesi.

Di Ezio Costanzo*


C'è una parte di storia ancora tutta da scrivere, rimasta sommersa da ragioni in qualche modo intuìbili ma ancora da indagare, interpretare e comprendere. È la pagina oscura delle stragi di civili e di prigionieri compiute non solo dai soldati tedeschi in Italia dopo l'8 settembre, ma anche dai soldati americani del generale Patton durante l'occupazione della Sicilia nell'estate del 1943. In questo estremo lembo dell'Italia fascista, il 10 luglio 1943 misero piede 160 mila uomini angloamericani. Si portarono dietro 600 carri armati, 1.800 cannoni e 14 mila automezzi. La supremazia alleata era evidente, ma non sufficiente a sgominare in pochi giorni, così come previsto nei piani del maresciallo Montgomery, comandante delI'VIII armata britannica, la difesa italo-tedesca dì presidio nell'isola. Occorsero 38 giorni di dure battaglie per occupare totalmente questo piccolo lembo di terra e per raggiungere Messina, tappa finale della campagna siciliana. Senza dubbio una vittoria amara, che fece registrare agli Alleati più di 4 mila morti e 13 mila feriti.








I cinegiornali dell'epoca mostrano i boy americani che marciano sorridenti in mezzo alla gente che sventola fazzoletti, pezzi di stoffa bianca e grida «liberatori». Una folla che accoglie festosa quei ragazzi alti un metro e ottanta e che masticano chewing gum. Nell'iconografia che illustra quelle giornate di avanzata tra città e paesi dell'isola, ricorre l'immagine di parecchi siciliani che s'incamminano trionfalmente accanto ai baldanzosi militari statunitensi, mostrando sorrisi soddisfatti conditi solo raramente di sorniona acquiescenza. Quei soldati sbarcano in Sicilia portando la libertà soppiantata per anni dal regime fascista. Arrivano con in tasca la democrazia e i diritti inalienabili dell'uomo, primo fra tutti quello della vita umana. Eppure, quei giorni sono giorni di eccidi.
Solo da poco tempo e grazie ad alcune testimonianze di sopravvissuti e a documenti degli archivi americani, tornano a galla verità rimaste celate per oltre mezzo secolo. Fatti che andrebbero approfonditi non solo dal punto di vista storico, ma anche in sede giudiziaria, per fare chiarezza, definire responsabilità e rendere giustizia alle vittime.
Solo nel luglio scorso, per iniziativa della procura militare di Padova e a distanza di 61 anni, è stata aperta un'inchiesta sull'orrenda vicenda dell'eccidio di civili nelle campagne di Piano Stella, vicino l'aeroporto di Biscari (oggi Acate, a sud di Caltagirone) e di 73 prigionieri italiani, sempre nei pressi di Biscari, compiuto dai soldati a stelle e strisce.1

Sopra: il luogo dove furono uccisi due soldati tedeschi a Biancavilla
L'eccidio di piano Stella
Il piccolo aeroporto di Santo Pietro (o di Biscari) non era altro che una corta pista per il decollo e l'atter-raggio degli Stukas tedeschi, situato tra Caltagirone e Vittoria. Costruito nel 1941, a ridosso del borgo di Piano Stella, era uno dei tanti poderi assegnati da Mussolini ai coloni locali a partire dal 1938, poderi di circa 10 ettari ciascuno, con una casa colonica in mezzo composta da due stanze, una cucina e una stalla, dove trovavano malamente posto le due mucche a famiglia assegnate anch'esse dallo Stato per arare la terra e per il latte. Nei 38 poderi di contrada Piano Stella si coltivavano fave, orzo, avena e, in certi casi, anche uva per ricavare vino in piccole quantità. I contadini chiamavano questi poderi «orti-celli di guerra», dato che servivano soltanto per il fabbisogno della famiglia concessionaria e non per una produzione destinata al mercato. A una ventina di chilometri in linea d'aria, verso est, vi era l'aeroporto di Comiso, meglio attrezzato per il transito dei bombardieri che puntavano su Malta.
A ovest si trovava l'altro aeroporto, quello di Ponte Olivo (Gela), che per la sua collocazione geografica era ritenuto dalle forze alleate il principale obiettivo da raggiungere subito dopo lo sbarco.
La corta pista di Santo Pietro, per la sua posizione centrale rispetto agli altri due, era un punto strategico per l'aviazione tedesca, logisticamente adatto in caso di perdita degli altri due maggiori aeroporti. Rappresentava senza dubbio un'ulteriore linea di difesa della divisione Hermann Goering di stanza a Caltagirone. La vicinanza del campo di aviazione aveva trasformato quei poderi in bersagli dei bombardieri americani che ogni giorno sganciavano quintali di ordigni. Prima dello sbarco per i contadini del borgo di Piano Stella erano notti di paura e di ansia.
Giuseppe Ciriacono, allora tredicenne, viveva insieme ai genitori nella casa del podere 26. Il giorno in cui i soldati della 45° divisione americana di fanteria arrivarono nei pressi della piccola abitazione di campagna, il piccolo Giuseppe era con il padre, Peppino, e altri quattro uomini: due della famiglia Curciullo (padre e figlio di 16 anni), Salvatore Sentina e Giuseppe Alba. I soldati li scovarono tremanti dentro un rifugio di fortuna scavato poco distante dalla casa. Era il pomeriggio del 13 luglio 1943.


A raccontare cosa accadde quel giorno è lo stesso Giuseppe Ciriacono, oggi 73enne, unico sopravvissuto. «Verso il pomeriggio tardi sentimmo qualcuno che chiamava dall'esterno del rifugio: "uscite fuori, uscite fuori", la voce gridava. Così uscimmo fuori e trovammo un soldato che parlava bene l'italiano e ci chiese di entrare a casa per vedere se vi erano soldati tedeschi. Mio padre si apprestò a fare perlustrare la casa, ma quando arrivammo davanti alla porta ci accorgemmo che già i soldati avevano sfondato la porta ed erano entrati. Dopo qualche ora arrivarono altri soldati... ormai era all'imbrunire. Ci fecero segno di uscire, ma nessuno parlava italiano. Eravamo in sei persone e ci fecero segno di seguirli verso Acate. Il nostro podere confinava con il territorio della provincia di Ragusa e, dopo avere camminato un po', giungemmo presso una casa che apparteneva a un certo Puzzo...Gli americani ci portarono in questa casetta, il terreno circostante era piantato a vigneto e lì ci fecero segno di sederci... Poi i soldati imbracciarono delle armi, dei fucili mitragliatori, e si misero ad angolo, uno da un lato e l'altro dall'altro. Ricordo che quando assunsero questa posizione il signor Curciullo, che era accanto a me, disse: "cumpari Pippinu haiu 'mprissioni che ci vogliono uccidere". A questo punto, mentre parlavano, mi sentii prendere da qualcuno per il bavero della camicia e tirarmi su...allora ero ragazzine, andavo ancora alle elementari e sentivo i racconti dei fratelli Bandiera e cose del genere e pensai che il primo essere ucciso sarei stato proprio io. Quando mi sentii tirare per il bavero, girandomi vidi questo americano che aveva il fucile abbrancato, con la mano sinistra teneva un'anguria con la destra mi tirava. Appena mi girai a guardarlo disse delle frasi che a mio parere volevano dire di allontanarmi. Non appena mi allontanai 20, 30 passi circa sentii una raffica di mitra e le urla di mio padre, del mio amico e degli altri. Li avevano uccisi. Subito dopo fui preso in consegna da questo soldato che mi portò da un suo superiore, lo nel frattempo cercai di ribellarmi gridando: "Là hanno sparato a mio padre" e volevo raccontare quello che era successo. Invece il superiore mise la mano in tasca e cercò di darmi dei cioccolatini, che io rifiutai e glieli scagliai in faccia. Dopo un po' arrivarono altri due soldati e fui dato in consegna a questi. Come a dire: portatevelo con voi. Ormai era sera tarda e sentivo le cannonate provenienti dalla zona di Caltagirone. C'erano tanti soldati americani e due di loro mi portarono nella campagna degli Scrofani di Vittoria, all'epoca tutto uliveto. Sotto una pianta di ulivo distante circa cinquanta metri dalla strada provinciale Vittoria-Caltagirone, scavarono una trincea. Verso l'una di notte, uno di questi soldati mi abbracciò come un padre, l'altro, invece, si comportò come se io non esistessi. Poi mi lasciarono tutto solo. La stanchezza mi prese e mi addormentai dentro la trincea. Qualche ora più tardi mi sentii spingere con il piede da un soldato. Mi fece segno di andarmene indicandomi la strada per Acate. lo volevo andare dall'altra parte, verso Santo Pietro dove c'era la mia casa e mia madre...ma il soldato mi fece capire che se avessi preso quella direzione mi avrebbe sparato». 2
Il piccolo Giuseppe girovagò ancora un giorno e una notte prima di ritrovare sua madre, che non sapeva ancora nulla di quanto era accaduto. Insieme tornarono sul luogo dell'uccisione dove ritrovarono i corpi dei cinque contadini in stato di decomposizione. Giunsero appena in tempo per assistere una frettolosa sepoltura da parte degli stessi soldati americani in una fossa comune ricavata facendo esplodere una bomba. Giuseppe venne anche a conoscenza che qualche ora prima dì uccidergli il padre, i soldati americani erano stati in un altro podere, quello della famiglia Smirlo, dove avevano ammazzato un ragazzo, Francesco Mercinò, e un altro contadino, Nicolo Noto. Giuseppe Ciriacono non ha mai voluto raccontare questa storia a nessuno, se non al nipote, Gianfranco, che qualche anno fa ne ha fatto oggetto di una tesi di laurea. Di recente l'ha voluta rendere pubblica con un libretto stampato a proprie spese e nel giugno scorso si è spinto oltre, scrivendo al presidente della Repubblica per chiedere l'apertura delle indagini e un regolare processo che facesse luce su quanto accaduto 61 anni fa. Non solo sull'eccidio di cui è stato testimone suo nonno Giuseppe, ma anche sul massacro di 73 prigionieri italiani, compiuto l'indomani, il 14 luglio, dagli stessi soldati americani proprio a pochi chilometri dal podere 26.
Il massacro di Biascari (Agate)
La mattina del 14 luglio, il giorno dopo i fatti accaduti a Piano Stella, i soldati della 45° divisione americana raggiunsero le campagne circostanti l'aeroporto di Bi-scari, nei pressi di Acate. Al 180° reggimento di fanteria della divisione toccò il compito di conquistare il campo di aviazione, difeso dalla divisione tedesca Hermann Goering e da un gruppo di cecchini italiani ben appostati lungo la strada n. 115. Lo scontro, in quella strada soprannominata dagli stessi americani «il viale di Adolph», fu durissi-mo e la forte resistenza italo-tedesca impegnò parecchio gli inesperti soldati americani (per la 45° divisione la campagna di Sicilia rappresentò il battesimo del fuoco). Intorno a mezzogiorno un gruppo di 36 soldati italiani, alcuni dei quali in abiti civili, si arrese (sul fatto che fossero tutti soldati vi sono a tutt'oggi dubbi, anche se questa ipotesi appare la più verosimile, visto che si parla di combattimenti). Il comandante della compagnia C, il capitano John T. Compton, senza pensarci due volte, ordinò di uccidere subito i prigionieri. Gli italiani vennero schierati lungo la strada e fucilati all'istante. Nella stessa giornata, poco distante dal luogo dove era avvenuta l'esecuzione, un'altra compagnia, la A, catturò 45 soldati italiani e tre tedeschi. Uno dei sottufficiali, il sergente Horace T. West, aveva ricevuto l'ordine di scortare 37 di loro (gli altri pare fossero feriti), tutti italiani, nelle retrovie per farli interrogare dal servizio informazioni del reggimento. West, insieme a un caporale e un gruppetto di suoi soldati, prese in consegna i prigionieri e si avviò lungo la strada provinciale in direzione di Acate. Dopo avere percorso un paio di chilometri bloccò la marcia dei 37 prigionieri, facendoli disporre lungo un fosso, ai margini della carreggiata. Gridando che avrebbe ucciso quei «figli di una cagna», aprì il fuoco. Ne uccise 36.

Sopra: il generale Patton (a sinistra) con Eisenhower e Montgomery
Uno dei progionieri tentò la fuga, ma venne colpito alla schiena dal caporale americano al quale il sergente West aveva ordinato a sua volta di sparare. Il massacro venne portato a conoscenza del comandante del II corpo d'armata. Ornar Bradley, il quale a sua volta informò il generale Patton. Quest'ultimo cercò in qualche modo di minimizzare l'accaduto, suggerendo a Bradley di dire che «gli uomini uccisi erano cecchini o che avevano tentato la fuga», aggiungendo che, «d'altra parte, ormai sono morti e non c'è più niente da fare». Bradley fece esattamente il contrario, deferendo i due uomini alla corte marziale con l'accusa di omicidio premeditato di 73 prigionieri di guerra. La corte marziale americana si riunì il 30 agosto per dibattere il caso. West aveva 34 anni ed era nato nell'Oklaoma. L'imputazione era chiara: violazione dell'art. 92 del codice di guerra per avere «fucilato con premeditata cattiveria, volontariamente, illegalmente e con crudeltà 37 prigionieri di guerra». Gli atti che riportano l'interrogatorio del sergente West e di altri testimoni della vicenda fanno emergere l'inaudita violenza dell'eccidio. West, dopo avere sparato una prima raffica di mitra contro i prigionieri, caricò nuovamente l'arma e fece ancora fuoco su coloro che ancora non erano morti. Il cappellano militare William E. King, nella sua testimonianza, racconta di essersi imbattuto in quei corpi senza vita il giorno dopo, mentre viaggiava lungo la strada che conduce all'aeroporto di Biscari. Si accorse subito che tutti quei cadaveri, disposti in linea, l'uno di fianco all'altro, con la faccia in su, non potevano essere stati trasportati lì per la sepoltura e che qualcuno li aveva uccisi in quel luogo. King testimoniò di avere notato subito che alcuni corpi avevano sulla schiena un foro di proiettile calibro 90, mentre altri presentavano un foro di pistola nella testa.
A sua difesa, sergente West sostenne di avere eseguito gli ordini del generale Patton. Questi avrebbe detto ai suoi soldati che durante i combattimenti non bisognava prendere prigionieri. Alla fine, la corte stabilì che West aveva compreso male le parole del suo generale e che Patton avrebbe semplicemente affermato che non bisognava fare prigionieri durante i combattimenti e non dopo che il nemico si fosse arreso. Per la commissione medica che doveva pronunciarsi sullo stato di salute mentale dell'imputato. West era sano di mente quando compì la feroce esecuzione. La corte marziale condannò West all'ergastolo, senza però l'aggravante della degradazione. Venne mandato nella prigione di Lewi-sburg in Pensilvania, dove però scontò solo pochi mesi di pena. Riguardo all'eccidio compiuto dal capitano Compton, la Corte marziale dichiarò quest'ultimo prosciolto dall'accusa. Delle 73 vittime non si conosce nulla. Non si conoscono i nomi né se fossero tutti militari. Si sa soltanto che furono seppelliti in una fossa comune sul luogo dell'eccidio. Probabilmente la notizia della loro morte, a guerra finita, è giunta ai parenti con l'amara motivazione di «caduto in combattimento». •

Prigionieri italiani vengono presi in consegna e perquisiti dai militari Usa
Note

  1. Dell'eccidio americano di Biscari ne ha parlato per primo lo storico americano Carlo D'Este, nel suo libro io sbarco in Sicilia, Mondadori, 1990. L'argomento è stato ripreso per primo da Ezio Costanze in Sicilia 1943, Le Nove Muse, marzo 2003 e, successivamente, da Gianfranco Ciriacono nel suo contributo al volumeArrivano..., edizione a cura del Comune di Vittoria, luglio 2003 e nel volume Le stragi dimenticate, edito dalla Provincia regionale di Catania, settembre 2003. Recentemente, Alfio Caruso ha riproposto i fatti, citando come fonte Ezio Costanze, nel suo Arrivano i nostri, Longanesi, aprile 2004. 
  2. Testimonianza tratta da: Gianfranco Ciriacono Le stragi dimenticate, edizione Provincia regionale di Catania, settembre 2003..


Migranti, nuova strage: soccorso barcone con 40 morti nella stiva



http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/sicilia/migranti-nuova-strage-soccorso-barcone-con-40-morti-nella-stiva_2128206-201502a.shtml

Nuova strage nel Mediterraneo. La Marina Militare ha infatti soccorso  un barcone nel Canale di Sicilia, a 21 miglia dalle coste libiche, trovandovi nella stiva almeno 40 morti. Il barcone trasportava circa 400 persone, tra cui donne e bambini. Secondo una prima ricostruzione le persone che erano nella stiva sarebbero morte per soffocamento.






Alfano: "Per fermare stragi bisogna risolvere problema Libia" - "La tragedia di oggi non sarà l'ultima se non si risolve il problema della Libia". Così il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, commenta il ritrovamento dei 40 cadaveri nella stiva del barcone soccorso dalla Marina. Alfano ha fatto quindi appello "alla comunità internazionale".

Alfano: "Galantino? Facciamo un mestiere diverso" - Tornando sulla polemica tra Viminale e Cei, dopo le parole, poi smentite, del segretario generale della Cei, Nunzio Galantino, che avrebbe detto che sul problema dell'immigrazione il governo è assente, Alfano ha chiosato: "Noi facciamo un mestiere diverso dalla chiesa e comunque dò per buona la rettifica delle parole di monsignor Galantino e non quello a lui in un primo momento attribuito". Cosi' il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, commenta le polemiche sull'immigrazione.

Difesa:via dall’Isola, esercitazione Nato spostata da Decimo a Trapani

militari_Decimomannu
È stata spostata in Sicilia, a Trapani, la “Trident Juncture 2015″, la più grande esercitazione Nato in programma quest’anno originariamente prevista nella base aerea di Decimomannu, alle porte di Cagliari. Lo ha reso noto l’Aeronautica Militare, Reparto sperimentale e di standardizzazione al tiro aereo di Decimo, perché nell’Isola non vi sarebbero “le condizioni per operare con la serenità necessaria”. Nei mesi scorsi vi sono state anche varie proteste contro la presenza di servitù e di basi militari nell’Isola di cui si è chiesto il ridimensionamento.
“Nelle passate settimane sono state diffuse in Sardegna – ha precisato il comando militare – notizie prive di fondamento relative ad una prossima effettuazione dell’esercitazione Starex nell’Isola, la cui ultima edizione ha avuto luogo nel 2011. Ma il Reparto non è attualmente interessato, né lo sarà nella parte rimanente dell’anno, da alcuna esercitazione”. La prevista esercitazione internazionale Trident Juncture 2015 “inizialmente pianificata per il prossimo autunno e che avrebbe portato oltre 80 velivoli e circa 5.000 militari di varie nazionalità a operare sull’Aeroporto di Decimomannu, e a permanere nei territori circostanti per quattro settimane, è stata da tempo riprogrammata sull’aeroporto di Trapani. Come già comunicato in altre sedi – ha concluso il comando – la decisione di tale spostamento è stata presa dall’Aeronautica Militare perché si è ritenuto che in Sardegna non sussistessero le condizioni per operare con la serenità necessaria per attività di tale portata e complessità, che coinvolgerà tutte le aeronautiche dei Paesi Nato”.

Miti e storia della Sicilia antica


Di Bent Parodi di Belsito

Lampezia, Fetusa e Lampedusa, tre ninfe, le Eliadi, figlie di Helios, il Sole, custodiscono in Sicilia gli armenti del padre nella piana di Milazzo.

Fra gli antichi abitanti dell'isola troviamo i Lestrigoni (dediti al cannibalismo) ed i Ciclopi (muniti di un solo occhio che allude al terzo occhio della tradizione indù). Polifemo non è il campione dei Ciclopi, una stirpe mite votata alla coltivazione ed al pascolo solare. Fu la sua arroganza, il rifiuto dell'ospitalità sacra a Zeus, a cagionargli la perdita dell'unico occhio, ad opera di Ulisse. Qualche studioso ha avanzato l'ipotesi che i Ciclopi fossero indoeuropei (il nome Ciclo- alluderebbe al carro, la ruota ariana).

In epoca storica (1200-1000 a.C.) troviamola Sicilia divisa in due aree, quella dei Sicani (forse di origine iberica, o ligure) e quella dei Siculi indoeuropei, ad oriente. Questo equilibrio fu spezzato, a partire dall'VIII secolo a.C., dalle colonizzazioni puniche e greche: ancora una volta l'isola si ritrovò divisa in due grandi aree d'influenza cartaginese ad occidente, greca nelle fasce costiere, soprattutto quella orientale. Dopo la prima guerra punica, Roma si stabilì saldamente in Sicilia facendone il "granaio dell'impero" (la coltura dei cereali è estremamente arcaica: già i Sicani celebravano i misteri della cerealicoltura.).

Kòkalos, re dei Sicani, avrebbe ospitato l'esule Dedalo (il grande architetto del Labirinto), fuggito da Creta, nella sua reggia di Kàmikos o Inico (fra Sciacca, Caltabellotta, o Sant'Angelo Muxaro). In Sicilia Dedalo, per gratitudine, avrebbe realizzato splendide fortificazioni. Sopraggiunse alla testa d'una grande flotta il re di Creta Minosse, deciso a farsi consegnare Dedalo, si presentò a Kòkalos che lo accolse ospitale fingendo di volerlo accontentare. Con l'aiuto delle figlie, lo fece soffocare nelle acque bollenti dei bagni termali e le spoglie del sovrano cretese sarebbero poi state tumulate in quella che poi si chiamà Eraclea Minoa. Ci fu un duro scontro fra i sicani ed il potente esercito di Minosse. Non ebbe esito; una frangia del manipolo fondò un tempio alle Due Dee, le cosiddette Meteres, a Engyon (località identificata con Gangi o Nicosia).

Ai Sicani si sovrapposero, attorno all'XI e X secolo a.C. i Siculi, etnia di sicura estrazione indoeuropea che occupò la parte orientale e quella cnetrale dell'isola. Ai nuovi venuti va fatto risalire sicuramente il caratteristico culto dei gemelli Palici nel cui laghetto sulfureo (nei pressi di Lentini) avvenivano solenni giuramenti e strane pratiche di culto, sin ai tempi di Ducezio ultimo sovrano ribelle dei Sicani.

La Sicilia aveva visto l'epifania originaria della Grande Madre, la dea Demetra e nell'isola la figlia Kore era stata rapita da Ade e trascinata per sei mesi negli inferi, fino alla risurrezione primaverile. Plutone, compiuto il ratto, trasportò Kore nel suo carro vicino Siracusa: squarciò la terra, sprofondò con la rapita nell'Ade e fece sgorgare una fonte chiamata Ciane. Nel lago di Pergusa sarebbe sprofondato il carro di Ade. Demetra pichè non riusciva a trovare la figlia, accese le fiaccole dai crateri dell'etna ed incontra il vecchio Celeo ad Eleusi dove istituisce i Misteri. Demetra e Kore non hanno, nell'isola, una controparte, od un complemento virile.

La Sicilia viene donata da Zeus a Persefone in occasione delle sue nozze con Plutone.

In Sicilia troviamo una trinità formata da Demetra-Kore-Trittolemo.

Secondo la variante del mito raccontata da Diodoro Siculo, i Misteri Eleusini fondati dalla Grande Dea discendono da un più antico culto che aveva la sua sede istituzionale nei pressi dell'odierna Enna.

Le due principali roccaforti del culto riservato alla Dea furono Enna, santuario iniziatico sin dal neolitico, ed Erice.

La Sibilla cumana è la mitica fondatrice della città di Palermo. Prima di Santa Rosalia il Pellegrino di Palermo (l'Ercta dell'antichità) fu l'habitat di varie manifestazioni successive in senso storico della Dea (Astarte, Tanit, etc.): la patrona di palermo è essa stessa erede d'una Grande Madre. La storia del Pellegrino precede e successivamente si fonde con quella di Palermo, la Sis dei fenici. Sono state ritrovate notevoli tracce della presenza fenicia sul monte, numerose monete e un'edicola votiva consacrata a Tanit proprio nell'area della grotta dedicata a Santa Rosalia ma che fu santuario anche in epoca precristiana come hanno accennato le ricerche di Giustolisi.

Capo d'Orlando (il nome risale ai Normanni, precedentemente: Agatirno, Agatirso, Agatirio) fu fondato da Agatirso, uno dei figli di Eolo, re dei venti e delle isole Eolie, in tempi non lontani dalla presa di Troia (1183 a.C. secondo lo storico Strabone). Agatirso ha un etimo significativo "colui che porta lo splendido tirso", il tirso è la pampina, la foglia della vite che indica gli iniziati al culto di Dioniso. Il nome dei monti Nebrodi deriva dal greco nebros, "cerbiatto". Dioniso nacque in Sicilia, in una grotta in cui Demetra aveva tenuto nascosta la vergine figlia di Persefone, sapendo che parecchi numi se la contendevano per la sua straordinaria bellezza, ma soprattuto per sottrarla al triste presagio (poi avveratosi) di essere rapita da Ade. Il nascondiglio non poteva non essere scoperto da Giove che, essendosi invaghito della fanciulla, non trovò difficoltà ad insinuarsi nella grotta, dopo avere assunto le sembianze di un serpente (anche per ingannare i draghi che Demetra aveva lasciato a guardia dell'ingresso rupestre). Dall'accoppiamento di Giove con Persefone fu generato un infante di sesso maschile, la cui fronte era ornata da piccole corna prefiguranti la futura vittima sacrificale, il cerbiatto.

La testa di Medusa si riferisce al culto di Minerva, considerata la protettrice della Sicilia per le scienze e le arti (il capo della Gorgone fu troncato da Perseo giusto con l'aiuto di Minerva).



estratti da Bent Parodi Miti e storie della Sicilia antica - Moretti & Vita

Magia e mistero a Cefalù: l’abbazia di Thelema

Di Cristina Puleo
“Fai cio’ che vuoi sarà tutta la Legge”. E’ una delle frasi incise all’ingresso della villa, situata in contrada Santa Barbara a Cefalù.  Fu abitata intorno al 1920 da Aleister Crowley  ovvero la “Grande Bestia”, conosciuto nel mondo esoterico perché idea una dottrina chiamata proprio Thelema.
Il nome deriva dal greco e vuol dire “desiderio” o “volontà” e ha origine da un’opera di Rabelais “Gargantua e Pantagruel”, in cui il personaggio di Gargantua fa costruire un’abbazia chiamata appunto Thelema.
 Crowley vi dimora per tre anni insieme ad alcune donne e bambini che pare siano i suoi figli. Si convince che questo posto è  idoneo per fondare la sua nuova religione e diviene un tempio in cui praticare la sua magia.
L’Abbazia rischia di essere abbattuta a causa di una speculazione edilizia che invade tutta la zona cefaludese. Nel dicembre 1990 Turi Lombardo, Assessore ai Beni Culturali, firma il decreto di svincolo per l’edificio perché ritenuto di importante valore artistico, oggi diventato museo crowleyano.

Storia

Edward Alexander Crowley nasce nel 1875 nella contea del Warwickshire in Inghilterra e più avanti si fa chiamare con il nome celtico Aleister. I suoi genitori sono adepti di una setta protestante chiamata Plymouth Brethren o  “fratelli stretti”, che costringe i suoi fedeli a vivere nel terrore del Giudizio Universale.
Riceve un’educazione molto rigida basata su rigorosi principi etici e morali, motivo per cui inizia a entrare in contrasto con i dogmi della religione cristiana.
E’ poeta, pittore, scrittore di racconti pornografici, atleta e alpinista. Nel 1986 si avvicina al mondo dell’occultismo, dopo due anni entra a far parte dell’Hermetic Order of the Golden Dawn (setta massonica fondata nel 1898), con il nominativo di Frater perdurabo. E’ qui che incontra Alan Bennet che lo instrada verso la magia e le dottrine orientali.
Un anno dopo Crowley acquista una casa, la Beleskine house, un cottage posto sulla riva meridionale del lago di Loch Ness, in Scozia. Nel 1904, durante un viaggio al Cairo presso il Museo Boulaq, ha la visione del “suo Angelo Custode”il cui nome è Aiwass. La moglie Rose Edith Kelly ha doti medianiche e conduce il marito di fronte alla Stele della Rivelazione per il sacrificio di un defunto per il Dio del Sole egiziano Horus.
L’Angelo Aiwass comunica a Crowley che  diverrà presto il nuovo Messia di una nuova religione alla cui base sta il Liber legis(Libro della legge), in cui viene  annunciato l’era di Horus che subentra a Cristo e che sarebbe durata duemila anni, basandosi appunto sulla Legge di Thelema.
Ma la nuova religione dell’abate  non ha inizialmente molto successo, così decide di istituire una branca autonoma della Golden Dawn chiamata Argentum astrum.
Nel 1911 viene iniziato all’Ordo Templis Orientis  con il nome di Braphomet ed è proprio qui che egli conosce il tantra e la magia rossa o sessuale.
Nel corso di questi anni, si sposa numerose volte.
Ad aprile del 1920 giunge a Cefalù assieme alla moglie Ninette Fraux e ai due figli Hans e Howard. Alloggia in un albergo, ma non vuole trascorrere li una notte di piu’ perché è sporco e lurido. Così chiede informazioni a riguardo  e un certo Don Giosuè gli dice che c’è questa famosa villa da affittare, proprietà del barone Carlo La Calce .
A Crowley la villa piace. Si trasferisce con la famiglia e  con l’aiuto della moglie, dei figli, dell’inserviente Giovanni  e del figlio di quest’ultimo, Silvestro, aveva arredato la villa e aveva fatto scrivere sopra la porta d’ingresso “Fai ciò che vuoi sarà tutta legge”. Nasce Thelema.
L’abbazia è un’abitazione composta da cinque stanze. Lo scopo è quello di creare la prima comunità che vive secondo i principi della religione da lui fondata.
Girano numerose voci su strani riti che si compiono in quella casa, così come su perverse pratiche di magia sessuale, compresa quella che prevede l’accoppiamento di una delle sue” Donne Scarlatte”con un caprone o l’omosessualità rituale, in cui lui aveva una personalità femminile chiamata Alys.
Dopo pochi giorni giunge alla villa  Leah Irsig, la “Donna Scarlatta numero uno”, alta, bionda e bella, mentre la moglie Ninette è chiamata Soror Cypris  ed è la Donna Scarlatta numero due che tiene in braccio la figlia di quasi due mesi di nome Anne Leah o Poupeè.
La bambina è malata, ha bisogno di nutrirsi e il latte della madre non riesce a digerirlo, cosi’ l’inserviente trova una ragazza di nome Rosa, che a sua volta ha una figlia di nome Antonietta.La ragazza  accetta di andare all’Abbazia tutte le mattine per allattare la piccola Poupeè, proprio per questo è chiamata Mamma Latte. La piccola ha dei miglioramenti evidenti.
Crowley invece scrive a macchina o dipinge e durante il suo lavoro non vuole essere disturbato. Dopo pranzo va a letto con la seconda Donna Scarlatta  (Ninette), mentre la prima (Leah) fa compagnia a Rosa, mostrando chiaramente la sua gelosia.
Ninette si occupa delle faccende domestiche all’Abbazia. La nutrice Rosa invece rimane lì per poco perché intimorita da Crowley per i suoi comportamenti anomali. Si vocifera infatti che durante la notte il vicinato senta urla provenire dall’Abbazia ,così Rosa va via, ma l’inserviente della villa non riesce a trovare una nutrice per Poupeè, che si ammala e viene ricoverata in un ospedale a Palermo in cui muore.
Ninette o Soror Cypris rimane incinta e viene accusata dalla prima Donna Scarlatta di avere fatto morire la bambina. Così Crowley caccia via dalla villa la donna, che partorisce in una casa di una vicina, la figlia si chiamerà  Astart Lulu Panthea e verrà dichiarata di padre ignoto.
Intanto la vita all’Abbazia continua. Gli adepti cominciano ad essere tantissimi e le punizioni che il padrone infligge loro sono proporzionate alle colpe commesse. La punizione più leggera consiste nello stare nudi dentro una tenda sotto il sole della spiaggia della Kahlura. Una più grave costringe le vittime a rimanere legati nudi su una punta sporgente della Rocca, che si vede facilmente dalla villa, mentre i meno capaci indossano delle armature e poi vengono issati da qualcuno. Sia donne sia uomini subiscono le stesse punizioni.
I thelemiti portano la testa rapata con un solo ciuffo di capelli a forma di cono fallico che deve stare sempre dritto. Questo ciuffo viene drizzato con il sapone da barba e poi lasciato asciugare in modo tale che si indurisca. Le thelemite invece portano i capelli rossi.
Le cerimonie magico-sessuali sono sempre più frequenti perché infatti aumenta il numero dei discepoli. L’inserviente Giovanni e il figlio Silvestro restano all’Abbazia per controllare che nessuno si avvicini a vedere i partecipanti nudi, che escono fuori perché sotto effetto di droga.
Si racconta che l’abate durante questi riti facesse l’amore  con quattro donne contemporaneamente o a volte è la donna che si esibisce facendo l’amore con quattro uomini diversi.
Crowley aveva dipinto porte, finestre e pareti , mostrando corpi che si uniscono freneticamente , simboli di divinità pagane, immagini diaboliche, persone che si accoppiano con animali. Queste immagini orrorifiche sono seguite da una miriade di paesaggi dai colori vivaci e delicati.
Lo scopo delle sue pitture è quello di spingere i suoi discepoli all’indifferenza verso il sesso. Crowley risente molto l’influsso del pittore Gauguin tanto da sentirsi quasi tormentato da lui.
Le voci su particolari riti iniziano a girare sempre di più e ciò induce le autorità del regime fascista a espellere Crowley nel settembre del 1924.I commercianti e le persone che frequentano l’Abbazia raccolgono firme contro l’ordine di espulsione, ma la stampa si oppone.

Riti, Miti, Sesso, Arte e Magia

L’abbazia è istituita su un solo piano e ha solo una sala denominata Sancta sanctorum. Il pavimento è  inciso da un cerchio con un pentagramma, sul cui centro è stato posto un altare esagonale sul quale è depositato il Liber legis.
Ad est si trova il trono in cui è solito sedersi Crowley e il braciere ardente, ad ovest sorge il trono della Donna Scarlatta. Le pareti sono colme di dipinti che mostrano ritratti della Grande Bestia e rappresentazioni orgiastiche.
L’essenza della Legge di Crowley è quella di dare un significato alla vita: ogni persona dovrebbe scoprire da sola lo scopo per cui è venuta al mondo.
Decora una delle stanze della casa, chiamata Stanza degli incubi, per facilitare gli Esercizi Spirituali e raffigurando gli elementi principali solamente su tre pareti, che rappresentano la Terra, il Cielo e l’Inferno  accompagnati da un tripudio di colori e immagini sensuali.
Lo scopo di questi affreschi è quello di purificare le menti delle persone attraverso la contemplazione.
Sono dipinte le immagini che tormentarono sant’Antonio, in cui oscenità e follia lottano l’una contro l’altra per dominare la mente di chi le osserva. Le figure sulle pareti sembrano prendere vita per ossessionare lo spirito che ha osato sfidare la malvagità. Gli adepti che svolgono questa iniziazione vengono preparati prima, attraverso una procedura segreta, per affrontare la notte in questa stanza. Chi supera la prova, si dice diventi immune da ogni tipo di interferenza provocata dal male sullo spirito.

Affreschi nella  Stanza degli incubi o Chambre  Des Cauchemars
Appena entriamo osserveremo un’iscrizione che recita così:
Ci sono molti modi per diventare matto,
Ci sono molti modi per diventarlo;
Ci sono molti modi per diventare matto,
E sono modi che dovresti conoscere.
Addio Trocadero;addio Maxim’s Bar;
Ci sono molti modi per diventare matto nella Chambr’Cauch’mars
 Nella parete di Nord-Est è raffigurato l’Inferno-La Nature Malade, che presenta una moltitudine di oggetti naturali con forme e colori che sono opposti alle loro caratteristiche e un’iscrizione ”fissa il tuo sorriso demoniaco nella mia mente e immergimi nel cognac e nella cocaina”e poco più sotto “Quattro Degeneranti  in  mezzo ad una Cristiana  e ad un Ebreo”, sopra la porta “Giovane diavolo giapponese che insulta i visitatori” cioè  l’anima ha il suo mezzo particolare  per ottenere la Grazia.
Doppio riquadro della porta “Fedele sul patibolo”,ovvero la Morte può liberare l’Amore e unire coloro che ha separato.
Sulle pareti dell’arcata troviamo a destra un Demone cinese e a sinistra La Donna Scarlatta che rappresentano il passaggio della vita attraversi i misteri del Potere e dell’Amore che ci disturbano finchè ci rifiutiamo di accettare la realtà.
Nella parete di nord-ovest sopra la finestra è incisa la frase “La costa marittima del tibet; aztechi egiziani che arrivano dalla Norvegia”, non si può mai sapere in che mondo viviamo e che cose strane possono capitarci.
Un Rospo che Osserva Sam Weller che impone il silenzio ad un Oxoniense  domina la parete. Di fronte si erge un drago serpente in procinto di divorare le sette mogli impiccate nell’armadio di Barbablù. Onestà, coraggio e intelligenza dominano i suoi inutili poteri.
A sinistra della finestra è dipinto il Monastero del Caucaso inteso come città rifugio sui Monti, simbolo di solitudine e silenzio, in cui ogni Torre è creativa e ogni Porta trasmissiva.
Sulla nicchia della finestra si vedono incise le Lesbiche dalle gambe lunghe, in cui i desideri perversi possono essere sfuggiti solo fissando la Luce.
Sulle persiane sono raffigurate le Ragazze che danzano, quando fa buio può succedere di vedere forme mostruose che provano a sedurre.
All’esterno dei riquadri in basso a destra è rappresentata la Ragazza tahitiana e il suo amante eurasiatico, in cui la spudoratezza attrae coloro la cui natura è impura.
In alto a destra il Tempio al tramonto: quando la luce si attenua essa rimane ferma sulla Roccia.
In alto a sinistra Una ragazza in giardino: la Natura non è nuda; non c’è pericolo se non si interferisce con idee poco opportune.
In basso a sinistra  Quattro  scimmie portano una capra nera sulla neve versonessun luogo: Il Potere santo, percorre le vie della purezza e si sbarazza della malvagità dell’uomo.
Nella parete di sud ovest a destra in basso troviamo la stessa immagine principale della parete di nord est,a destra invece un Drago-cane cinese che fa la guardia e DRAGO –CANE CINESE CHE FA LA GUARche simboleggia la Forza che protegge l’Uomo.
In alto a destra Satana trema quando vede in ginocchio la santa più debole, dunque significherebbe offrire l’Amore sinceramente, umilmente e liberamente.
Sopra Signora  bionda  con il suo amante negro, l’agio e il piacere si ottengono mischiando gli opposti.
Nelle pareti  a destra dell’arcata Artista  svizzera incinta che trattiene un giovane coccodrillo: L’amore che cresce dentro di noi ci fa affrontare mille pericoli. A sinistra Ermafrodito morboso del Batusoland: se non si ha intelligenza si è infelici.
All’interno dei pannelli La vecchia cattedrale in riva al mare in tempesta: l’anima è immune dagli attacchi, in alto a sinistra la Cattedrale bizantina in Olanda: l’anima può dominare l’ambiente, al centro destra Il grande ghiacciaio del Gooby in cui  il ghiaccio rappresenta la purezza  e la roccia la resistenza, creando un fiume che feconda la Vita. Al centro a sinistra il Chiardiluna sul Watzee-Matterhorn : l’illuminazione arriva solo per chi vive in una casa di montagna ed è pronto a morire.
In basso a destra Quercia già colpita da un fulmine che viene colpita ancora in cui la Natura distrugge coloro che hanno perso il principio della Vita, provocando la sua rabbia; il fulmine danneggia solo tutto quello che non è capace di apportare energia. In basso a sinistra Venere sul canale di Loing,sarebbe la Via adatta alla nostra Volontà che ci da la possibilità di vivere in pace ,assieme all’amore e alla bellezza.
All’esterno dei pannelli in alto a sinistra Ritratto  della moglie di un ufficiale inglese e in alto a destra Il diavolo nostro signore; le Corna del Potere, le Uova della Purezza, della  Salvezza e della Vita, si trasformano in cose terrificanti. Al centro a sinistra Il laureando che va a fare il bagno: Il primo compito della vita di un giovane è ripulire la sua via; al centro a destra, La Bestia con la veste da Adepto Maggiore, nel Baltisan, simbolo di saggezza e potere, in basso a sinistraAcrobata bionda sulla sbarra nel colosseo di Ed Djem, simbolo di Purezza  e Bellezza, in basso a destra La Donna Scarlatta a Bukhara, simbolo dell’Amore pronto a viaggiare per qualsiasi parte del mondo.
I pannelli sotto le persiane raffigurano fiori a destra e frutta  sinistra.
Il tutto è racchiuso da una scena madre che rappresenta il Paradiso-l’equinozio degli Dei: In alto sopra la Terra che ruota tra i pianeti e le stelle, due guardiani (Saggezza immutabile e Vita mutevole)controllano tutto. Aiwaz sta in mezzo a loro con la testa immersa nel Sole e raffigura l’Intelligenza, è blu notte con le corna rosso scarlatto.
I Ministri (la Bestia e la Donna Scarlatta) si trovano davanti a loro e sono vestiti rispettivamente uno nero e oro e l’altra bianco e rosso e sono muniti delle quattro armi magiche, bastone, coppa, spada e disco.
Nella parete di sud est sopra la porta è dipinto un corvo sul busto di Atena, con uno sfondo di immagini orrori fiche: la Saggezza vergine diviene sostegno della Saggezza malvagia.
Nel Riquadro superiore della porta Paesaggio cinese con pagode: la Natura e l’Uomo sono essenziali per la Bellezza e la Verità.
Nel Riquadro inferiore della porta c’è un’incisione “Chi sei tu?”, in questa immagine bisogna trovare se stessi. Sull’alcova a destra La casa del piacere: una Bestia predatrice sulla soglia del piacere e una Gigantessa che chiama con un cenno un passante; a sinistra L’idolo eterno in cui la forza bruta, la lussuria , l’allegria , la ricchezza materiale rappresentano l’Universo solo per quelli che lo accettano in questo modo.
La scena principale raffigura la Terra che simboleggia la vita, l’Unione con Dio, in quanto tutto ciò che esiste è Dio: il dipinto mostra un nano in compagnia di un drago-mosca, il primo simboleggia la Raffinatezza, l’ultimo la Frivolezza, ma il primo rappresenta anche l’Anima che si poggia sul Corpo per entrare dentro l’Io incoscio.
Il dipinto è ricco di figure allegoriche, da una parte vediamo i desideri volgari, dall’altra, la Bellezza che può essere degradata dal suo stesso desiderio di soddisfazione e  di creazione e dalla sua aspirazione a ricevere la Grazia di Dio. Ma al suo posto troviamo il Capro dell’Oscenità che la contamina continuamente.
A destra vi è il desiderio di Dio che trova appagamento attraverso l’aiuto dei mortali e la Saggezza dell’Oriente  che è costretta ad infondere Verità ad un pappagallo vanitoso, ovvero la Vera Filosofia cerca la Verità nell’Immagine alata dei suoi Sogni.
In un angolo in basso a destra il Serpente  non è capace di comunicare quella Conoscenza che renderebbe gli uomini simili a Dei, pertanto è isolato da tutta la creazione, a sinistra dell’angolo il cane simboleggia la lealtà, al centro a sinistra il pesce visto come passatempo per i più curiosi.
I Pesci rappresentano il simbolo di Cristo, attraversano l’Universo puro .Sono un esempio per l’Uomo non appena questo smette di trovare soddisfazione nel mondo animale.
Altre figure allegoriche alludono all’aspirazione umana e ritraggono la Forza Fluente della Purezza, oltre la quale si trovano vette più alte, in cui la Roccia indica la Fermezza nell’Aspirazione, la Neve la Castità che copre la Materialità, il Vulcano l’Energia Interiore che esplode nella Luce e nel Fuoco, che volano in alto per raggiungere il Cielo.
La vera legge che domina tutto è l’Amore.

La villa oggi

L’Abbazia rimane abbandonata, le  pareti sono tutte imbiancate dalla polizia, la  gente la chiama la “casa degli spiriti”. Nel 1955 il regista Kenneth Anger dimora nella villa perché ha girato un film su Crowley dal titolo La cupola dei desideri, vuole raschiare tutti i muri per riportare alla luce le pitture che sono fotografate.
Dopo pochi anni la casa è ereditata dalle due figlie , che dividono l’edificio in due parti: costruiscono un muro nella sala delle cerimonie, chiudono due finestre e aprono un’altra porta d’ingresso. La casa adesso è in pessime condizioni a causa di atti di vandalismo ed è crollata una parte di tetto. Ci auguriamo che venga al più presto restaurata prima che sia troppo tardi e che quindi il suo recupero con il passare del tempo non diventi impossibile.

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