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PENSIONI/ Per i deputati 11 milioni in più in 2 anni; per gli impiegati invece si continua a tagliare



Di Viviana Pizzi
http://www.infiltrato.it

È vero che le elezioni del 24 e 25 febbraio hanno prodotto un rinnovamento di una bella fetta dei componenti della Camera dei Deputati. Nel 2012 però la cosa poteva essere prevista? Certo che no se pensiamo che anche i risultati dei migliori istituti di sondaggi non avevano previsto un ricambio così profondo.  Certo è però che hanno pensato bene a come proteggere il loro futuro. Come hanno fatto lo vedremo presto.


BILANCIO DELLA CAMERA: IN DUE ANNI LE PENSIONI DEI DEPUTATI AUMENTANO DI DIECI MILIONI DI EURO

Però redigendo il bilancio di Montecitorio, che lo ricordiamo è un istituto autonomo con entrate indipendenti, qualcuno deve averci pensato quando pensava a calcolare la spesa che doveva essere prevista nel documento contabile relativo al triennio 2012-2014. C’è soprattutto una voce che grida vendetta al cospetto di Dio e riguarda il capitolo 40 dedicato ai fondi da stanziare per le pensioni. Per il 2012, anno appena trascorso, era prevista la spesa di 216milioni 10 mila euro.

Nel 2013, anno in cui per i comuni mortali è entrata in vigore la tanto odiata Riforma Monti Fornero, alla Camera dei Deputati si assisteva a un’inversione di tendenza macroscopica. Il tetto di spesa per coprire il pagamento delle previdenze invece di diminuire anche a Montecitorio, come tutti si sarebbero aspettati, passa a 217 milioni 505mila euro con un incremento di un milione 405 mila euro.

E purtroppo il “bello” deve ancora arrivare perché l’albero della cuccagna tutto per Deputati non finisce qui. Andando a leggere la previsione di spesa per il 2014 troviamo un numero che grida vendetta al cospetto di Dio. Infatti il prossimo anno la Camera dovrebbe spendere per le pensioni dei suoi ex inquilini, aumentati nel frattempo di circa 300 unità considerando l’ingresso dei 108 del Movimento Cinque Stelle, i non ricandidati e i trombati, 226milioni 925mila euro.

Una cifra che è di 9 milioni 425 mila euro superiore a quella dell’anno in corso e se consideriamo il 2012 la spesa è aumentata di 10 milioni 875mila euro. Una somma enorme se si pensa che l’Italia intera è in crisi e giorno per giorno  non soltanto diminuiscono le pensioni dei comuni mortali ma chiudono aziende e i cittadini, anche pensionati, si suicidano perché non sanno come arrivare a fine mese. Naturalmente i fondi sono utili affinché pensioni che vanno dai 3100 euro al mese fino a 10mila non vengano praticamente toccate. Se poi ci si aggiungono anche i vitalizi i Deputati non hanno di cosa lamentarsi. Certo gli eletti dell’ultima ora non ne avranno diritto ma per quelli delle passate legislature resta un privilegio inalienabile.

Tuttavia anche per gli abitanti dell’Olimpo di Montecitorio c’è stata qualche sforbiciata rispetto al passato ed è targata 2012. Infatti per avere accesso alla tanto agognata pensione bisogna far parte, a partire dal 2012,del sistema contributivo come i comuni mortali. E tramite questo verranno calcolate le singole pensioni. Però per chi appartiene alla precedente Casta bisogna avere 60 anni e due mandati alle spalle per ottenerla oppure 65 anni e un solo mandato. I più giovani e trombati dovranno attendere e lavorare ancora prima di accedere al privilegio.


COSA SUCCEDE AI COMUNI MORTALI? PREVISTI TAGLI DI 1.740 EURO L’ANNO RISPETTO AL 1995

Nel frattempo i comuni mortali (noi cittadini ndr) continuano a soffrire. Dal 1 gennaio 2013, secondo la Riforma Monti Fornero, si andrà in pensione più tardi e in base alle aspettative di vita. L’età prevista è dai 65 ai 70 anni. Per chi sceglie però di farlo prima i coefficienti di calcolo dell’indennità calano e si perdono soldi a palate.  Infatti per chi pensa di andare in pensione a 65 anni il coefficiente di trasformazione cala dal 5,62%  al 5,44%. Che si traduce in una prestazione ridotta del 3,2%. Chi invece sceglierà di restare a lavoro per altri cinque anni e smettere la propria attività a 70 anni il coefficiente è pari al 4,41%.

Occorre però un esempio per capire bene cosa accade e trasformarlo in cifre. Un impiegato che in 40 anni di carriera accumuli un montante di 250mila euro. Per chi andrà in pensione a 65 anni l’assegno annuale cala di 450 euro passando da 14.050 euro a 13.600. Per chi sceglie di lavorare fino a 70 anni la pensione annua scende di 750 euro passando da 17mila euro a 16.250. Insomma ci perde di meno chi si ritira prima lasciando spazio ai giovani ma rispetto alla precedente riforma sempre di taglio si parla. E per chi deve pagare l’Imu un taglio anche di 450 euro l’anno significa non avere i soldi per farlo.

Se si calcola invece la differenza con i coefficienti calcolati nel 1995 con la Riforma Dini il taglio è di 1740 euro l’anno per impiegato pari all’11,34% per chi va in pensione a 65 anni. Se si calcola che gli impiegati statali sono più di tre milioni in Italia  il taglio è pari a 5,220 milioni di euro.

Sarebbe quindi bastato che la Camera non avesse aumentato le proprie pensioni per evitare quasi due manovre di tagli sugli impiegati pubblici. Se la casta è casta però non guarda a queste cose e pensa semplicemente a come poter aumentare i propri privilegi. E l’aumento dello stanziamento per le pensioni ne è la prova assoluta.



La differenza tra deputati e persone comuni non finisce tuttavia qui. Perché anche i requisiti per arrivare alla pensione non sono uguali. Mentre a un inquilino di Montecitorio bastano cinque anni di contributi e 65 anni di età per accedere alla pensione da Deputato non è lo stesso per uomini e donne comuni che per ottenere una pensione di vecchiaia ( non anzianità ndr) devono avere minimo 63 anni e venti anni di contributi versati.

E si sa che con il lavoro nero che avanza arrivare a venti anni di contributi per i lavoratori non statali è spesso una chimera. E c’è quindi chi rischia di rimanere senza alcuna forma di previdenza mentre chi va ad ingrassare sempre di più il proprio conto corrente. Diceva Totò nel film “Totò truffa 62”: alla faccia dei fessi.

Fonte:http://www.infiltrato.it/notizie/italia/pensioni-per-i-deputati-11-milioni-in-pi-in-2-anni-per-gli-impiegati-invece-si-continua-a-tagliare

In Italia la casta non tocca i propri stipendi, anzi li ritocca al rialzo




La rivolta di Federconsumatori: “Come è possibile che si blocchino le pensioni sopra i 1.400 euro al mese e non si blocchino gli stipendi da 300.000 euro l'anno?”

Il tetto ai superstipendi nella pubblica amministrazione sarà innalzato a 302.937 euro con un aumento del 3,1% rispetto al 2012. È quanto emerge da una circolare della Funzione pubblica sui limiti retributivi nella quale si ricorda che questo il trattamento annuale del primo presidente della Corte di Cassazione per il 2012. Nel 2011 il trattamento era a quota 293.658 euro (usato come riferimento per il 2012).

Nel 2012 l'inflazione secondo l'Istat è aumentata del 3%. Per il 2013 prosegue il blocco delle pensioni oltre le tre volte il minimo (chi ha un reddito da pensione superiore a 1.486,29 euro mensili non avrà nessun aumento) e quello dei contratti dei dipendenti pubblici.

Le retribuzioni dei dipendenti nel complesso sono salite in media annua dell'1,5%, Il ministero della Funzione pubblica sottolinea che a proposito della circolare n. 8 del 2012 sui Limiti retributivi nella pubblica amministrazione il Ministero della giustizia “ha comunicato che il trattamento annuale complessivo spettante per la carica di Primo Presidente della Corte di cassazione per l'anno 2012 ammonta a 302.937,12”.

Anche per l'anno 2013 - sottolinea il ministero - le amministrazioni dovranno tenere conto delle regole sul tetto agli stipendi “operando, ove necessario, le riduzioni dei trattamenti corrisposti ai propri dipendenti e collaboratori sino a concorrenza dell'importo precedentemente indicato”. È chiaro che si tratta solo dell'aumento del tetto e ciò non significa che le retribuzioni dei supermanager saranno aumentate del 3,1%.

Il decreto sul quale la circolare del 2012 dà le modalità operative prevede che il trattamento retributivo percepito annualmente, comprese le indennità e le voci accessorie nonché le eventuali remunerazioni per incarichi ulteriori o consulenze conferiti da amministrazioni pubbliche diverse da quella di appartenenza non può superare il trattamento economico annuale complessivo spettante per la carica al Primo Presidente della Corte di cassazione, pari per il 2011 a 293.658,95 euro. Qualora superiore, spiega il dpcm, si riduce al predetto limite.

Il Ministro della giustizia comunica annualmente al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e al Ministro dell'economia e delle finanze eventuali aggiornamenti relativi all'ammontare del predetto trattamento. La circolare del 2012 sottolinea che sono ricompresi nel “tetto” anche i compensi dei membri e presidenti delle autorità indipendenti (antitrust, Consob, energia, ecc).

L'aumento del 3,1% del tetto ai superstipendi nella pubblica amministrazione, innalzato a 302.937 euro, “è una vergogna totale, visto che nello stesso momento i dipendenti pubblici non hanno il rinnovo del contratto e i pensionati si vedono bloccare gli assegni”. Così Federconsumatori commenta la circolare della Funzione pubblica giudicata di una “gravità estrema”.

“Come è possibile - si chiede il presidente Rosario Trefiletti - che si blocchino le pensioni sopra i 1.400 euro al mese e non si blocchino gli stipendi da 300.000 euro l'anno? Non sta né in cielo né in terra. Metteremo in campo ogni iniziativa per contrastare una simile operazione”.

Il Dipartimento della Funzione Pubblica sottolinea che l'aumento del limite retributivo per la pubblica amministrazione “non è previsto da una circolare bensì dalla legge che si riferisce al trattamento annuale complessivo spettante per la carica di Primo Presidente della Corte di Cassazione. A seguito della comunicazione del Ministero della Giustizia, riferita all'anno 2012 - spiega una nota - il Dipartimento della Funzione Pubblica ha l'obbligo di comunicare a tutte le amministrazioni il nuovo limite. È bene ricordare che il limite non comporta in nessun modo un adeguamento automatico delle retribuzioni dei dirigenti pubblici che peraltro sono bloccate da altre disposizioni legislative in vigore”.(ANSA)

Fonte:http://www.wallstreetitalia.com/article/1490630/la-casta/la-casta-in-crescita-tetto-superstipendi-pubblici.aspx

http://www.ecplanet.com/node/3731

In Italia pensionati ridotti alla fame dal fisco


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Di Alessandro Mazzanti
http://www.ilrestodelcarlino.it/
 Pensionati “pignorati” da Equitalia. Gente che si è indebitata, spesso commercianti con attività fallite, che si ritrova l’intero conto corrente sequestrato dalla concessionaria della riscossione dello Stato. Non un quinto della pensione, ma l’intero conto corrente.
Il che significa non avere, letteralmente, nessun tipo di entrata neanche per mangiare e pagare le bollette. O hai un parente e un amico che ti aiuta, o salti i pasti. Adiconsum Pesaro racconta la storia di uno di questi pensionati che si è ribellato e ha ottenuto una mezza vittoria: conto corrente di nuovo disponibile, ma nessun risarcimento.
“Il signor Bruno (nome di fantasia) — si legge nella ricostruzione fatta da Claudio Blasi, responsabile provinciale Adiconsum — è un pensionato, ex rappresentante di commercio, che ha chiuso la sua attività accumulando debiti con Inps e lo Stato, debiti che ora Equitalia, vuole riscuotere. Ma Bruno non è in grado di pagare. Nello scorso novembre Equitalia, come un elefante in un negozio di cristallerie, chiede il pignoramento dell’unico conto corrente bancario di cui Bruno è titolare e in cui affluisce la pensione, complice anche la recente manovra “Salva Italia” che, per ragioni di tracciabilità, costringe i pensionati a far transitare sul conto corrente l’intera pensione”.

Insomma, Equitalia pignora l’intero conto, e non solo un quinto della pensione. La motivazione consiste nel fatto che nel caso in cui su quel conto siano affluiti anche redditi extra pensione, Equitalia risulta autorizzata a sequestrare l’intero conto. “La moglie di Bruno — prosegue Blasi — disperata ci contatta, non è più in grado di pagare l’affitto, non ha più soldi per la spesa e per mangiare sono aiutati dai parenti”.
La coppia pensa a un ricorso, entra in campo la consulente legale di Adiconsum, avvocato Rossana Pacenti, rilevando che Equitalia, "ha illegittimamente trattenuto l’intera pensione di Bruno, non limitandosi appunto al quinto". Il legale fa opposizione e ottiene, dal giudice, l’annullamento dell’atto con cui si pignoravano le uniche risorse della famiglia. La quale respira. Chiede un risarcimento per il 'torto' subìto: “Una cifra simbolica — dice il legale — visto che la coppia si è vista negare praticamente il diritto alla sussistenza, garantito dalla Costituzione”.
Nonostante ciò, il giudice non concede risarcimento, evidenziando che Equitalia “non poteva sapere la provenienza delle somme accreditate nel conto corrente”. Questo è il punto: se fossero state solo derivanti dalla pensione, Equitalia si sarebbe limitata al quinto della pensione, e non all’intero conto corrente. “A questo punto — dice Blasi — ci chiediamo: siamo proprio sicuri che, con tutte le possibilità di accertamento che ha Equitalia presso banche, Enti, Istituti ecc... l’Amministrazione Finanziaria, veramente poteva non sapere?”.

Fonte:http://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/2012/09/19/774200-adiconsum-equitalia-pignora-conto-pensionato.shtml

http://www.ecplanet.com/node/3547

http://ladriditalia.blogspot.it/2012/09/in-italia-pensionati-ridotti-alla-fame.html

Monti impone un conto corrente per i pensionati: Equitalia così può pignorare l'intera pensione!

Il governo Monti ha limitato a 1.000€ il tetto massimo per i pagamenti in contanti: e questo ha costretto numerosi pensionati a dotarsi di un conto corrente bancario, con relative spese e commissioni.

Ma non si tratta semplicemente di un favore ai suoi amici banchieri. L'obiettivo vero è  aggirare la legge che impone il pignoramento di un importo massimo corrispondente a un quinto della pensione.

Dall'Ottobre scorso infatti, il governo Berlusconi ha concesso nuovi poteri ad Equitalia, tra cui quello di prelevare direttamente dai conti correnti dei debitori. Se un cittadino ha un debito, Equitalia può svuotargli il conto corrente per recuperare l'insoluto: indipendentemente dalla provenienza di tali soldi, e se ci trova 1.000€ preleva quelli.

E' quanto sta succedendo ad alcuni pensionati che si vedono accreditare la pensione sul conto corrente, e subito dopo vedono svuotarsi il conto, grazie alle mani lunghe di Equitalia. Nel caso di insoluti, Equitalia ha infatti la facoltà di pignorare fino a 1/5 (un quinto) della pensione (funziona così anche per gli stipendi) ma in alcuni casi, quando senza il quinto dello stipendio diventa difficile andare avanti (familiari a carico, spese si affitto/mutuo etc) viene disposto il pignoramento di una quota minore dell'assegno, per esempio solo 1/10 (un decimo) della pensione. Regole a tutela dell'individuo che non sono previste nel caso dei prelievi forzosi dai conti correnti.
Se poi quel mese, dopo che la pensione si è volatilizzata il "fortunato" non ha i soldi necessari per mangiare e fronteggiare le spese, a loro non importa.
C'è davvero da sorprendersi che qualcuno, preso dalla disperazione, decida di farla finita?

L'Ansa informa sulle prime avvisaglie dei disastri sociali conseguenti ai prelievi forzati delle pensioni

http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/05/ecco-perche-monti-impone-un-conto.html

Fonte:Terra Real Time 

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