Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta poteri forti. Mostra tutti i post

Il governo Bilderberg

Di AngloTedesco

Ho resistito poco ieri davanti alla tv perchè di fronte a cosi tanta ipocrisia ci vuole una bella pazienza. Se Benito Mussolini e tanti altri dittatori non si vergognavano davanti a migliaia di persone ad urlare di spezzare le reni a questi o a quelli, gente come Mario Monti, Romano Prodi ,Elsa Fornero e compagnia bella usano sempre toni educati ma poi lavorano per colpire le fasce piu deboli.
Uno dei temi piu gettonati è la bassa crescita e che bisogna alzarla, cosi dicono , ma in realtà puntano ad altro.Mario Monti ha preso parte alle riunioni del Bilderberg dove se non hai una certa mentalità non puoi prenderne parte ,Daniel Estullin nel suo libro IL CLUB BILDERBERG (Arianna Editrice) nel capitolo GLI OBIETTIVI DEL BILDERBERG scrive:

Nella "lista dei desideri"  c'è la SOCIETA A CRESCITA ZERO: In un'epoca post-industriale,la "crescita zero" sarà necessaria per distruggere ogni traccia di ricchezza generale.Quando c'è ricchezza,c'è progresso.Ricchezza e progresso rendono impossibile imporre la repressione,e c'è bisogno della repressione,se si spera di dividere la società in padroni e schiavi.
Questo scrive Estullin nel suo libro  ma i piu attenti e documentati se ne rendono conto da soli.I parametri di Maastricht limitano la crescita e ne approfittano per succhiare il sangue alla povera gente.
Anche Josef Ackermann CEO della Deutsche Bank conosce bene il club Bilderberg :

"Hanno enormi quantità di denaro disponibile e lo utilizzano per distruggere interi paesi.Distruggono la nostra industria e la ricostruiscono in Cina.Dall'altra parte hanno aperto le porte a tutti i prodotti cinesi in Europa.La popolazione attiva europea guadagna sempre meno.Il vero obiettivo è quello di distinguere l'Europa"
Non mi stancherò mai di ripeterle queste cose perchè centinaia e centinaia di volte ho sentito in tv dire da certi "giornalisti" che riunirsi al Bilderberg non c'è niente di male,perchè non sono al governo.Tutte minchiate,sono personaggi potentissimi che comandano il denaro e una volta che hanno incarichi di governo (andatevi a vedere chi vi ha preso parte) cercano di raggiungere i loro obiettivi ed è quello che sta gia facendo Mario Monti.
Intanto i soliti quotidiani neoliberisti, che potrebbero tranquillamente disputare un campionato del mondo per l'ipocrisia, approvano la manovra del governo Monti:
FINANCIAL TIMES
Il governo Monti approva i piani di austerity.La proposta del nuovo Premier da il calcio di inizio alla settimana cruciale per l'euro.
HANDELSBLATT
L'Italia ha adottato drastiche misure di austerity:"due settimane dopo aver assunto l'incarico il premier italiano ha illustrato il suo pacchetto di riforme,un mix di tagli e iniziative per la crescita.
BILD
Monti prescrive un duro programma di risparmi.
WALL STREET JOURNAL
Da Monti nuove tasse per l'Italia
NEW YORK TIMES
Il governo italiano approva le misure di austerity all'inizio di una settimana cruciale alla vigilia di un summit del leader europei per impedire il crollo dell'euro.
LE MONDE
Il governo italiano adotta un nuovo piano d'austerità.
EL MUNDO
Il governo italiano approva il piano di tagli e Monti rinuncia alla sua retribuzione.

Da Anglo Tedesco blog

Unione Europea: i Corrotti al Comando

In alcuni paesi la corruzione è perpetrata sotto banco. In altri, come il nostro, è sopra il banco. In altri include il banco. Questo vecchio adagio non vale solo per gli stati, bensì anche per le istituzioni sovranazionali che nel distorto immaginario collettivo dovrebbero essere esempi di rettitudine e fissare le regole industriali ed economiche che ogni individuo è forzato a seguire. Al contrario, come scrisse Lord Acton "Il potere tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe completamente". Aspettarsi che nei posti di comando si siedano persone che ripudiano l'esercizio di un potere assoluto e del controllo totale sulle vite degli individui è probabile quanto che una persona mossa da istinti umanitari prenda il posto di un aguzzino all'interno di una piantagione di cotone con alle proprie dipendenze degli schiavi. É il caso della Banca Centrale Europea, coinvolta in uno scandalo di corruzione di grandi dimensioni [*1], ma che viene tenuto precauzionalmente in ombra in un periodo così delicato:Uno scandalo di corruzione che è arrivato nel peggior momento possibile per la BCE, già impegnata a fronteggiare quotidianamente con una crescente crisi del debito nell'Eurozona e che sta cercando di mantenere la propria indipendenza nei confronti delle incessanti richieste di stampare un'illimitata quantità di moneta con il fine di acquistare i titoli di stato tossici dei paesi più deboli all'interno dell'UE. Ma ora, Ewald Nowotny, membro del consiglio direttivo, si trova con l'acqua alla gola. Un portavoce del procuratore di stato a Vienna, Austria, ha annunciato lunedì che è in atto un'inchiesta riguardo uno scandalo di corruzione internazionale che coinvolge più di 20 sospettati, compresi sei direttori della Banca Nazionale Austriaca (OeNB), compreso il suo Governatore, Ewald Nowotny (Handelsblatt). Lo scandalo riguarda una divisione della banca, la Oesterreichische Banknoten-und Sicherheitsdruck GmbH (OeBS), che si occupa del lucroso business di stampare denaro, letteralmente e che si è attivamente procurata banconote da governi stranieri dal 2000. Sul suo sito web, la banca afferma che "eccelle nel combinare caratteristiche innovative di sicurezza con un design moderno." Apparentemente eccelle anche nella corruzione, nelle tangenti e nel riciclaggio di denaro. Secondo il procuratore, l'OeBS ha pagato 17 milioni di euro a degli ufficiali siriani per ottenere delle disposizioni dal governo siriano (Wiener Zeitung). I pagamenti sono stati indirizzati verso conti offshore, come la società panamense Venkoy, con i suoi rappresentanti in Svizzera. Il procuratore sta investigando anche su delle tangenti dell'importo di 1,7 milioni di euro che hanno fatto ritorno in Austria (Die Presse). Simili stratagemmi architettati con l'Azerbaijan sono sotto investigazione. Due settimane fa quattro persone, l'amministratore delegato e il capo del marketing dell'OeBS e due avvocati, sono stati arrestati. I primi elementi e particolari di questa vicenda  hanno visto la luce del giorno nello scorso giugno, quando le Autorità fiscali austriache hanno avanzato domande riguardo alla deducibilità di questi pagamenti. La Banca ha confermato lunedì che un'indagine è in corso nei confronti dei suoi sei direttori, compreso il suo Governatore Ewald Nowotny, il vice Wolfgang Duchatczek e il Direttore Peter Zollner, che sono accusati di essere a conoscenza della corruzione di pubblici ufficiali, connesse all'acquisto di ordini di acquisto di banconote. Certamente la Banca difende i propri dipendenti, affermando che non si tratta altro che di una vendetta da parte di alcuni ex impiegati che sono stati licenziati. Secondo le informazioni a disposizione dei direttori ai tempi in cui è avvenuto il reato, essi potevano solamente dedurre che questi pagamenti fossero per servizi del tutto legittimi e che l'acquisizione di questi ordini era in osservanza delle leggi e delle regole. Ma il 9 novembre, il giornale viennese Kurier, ha creato trambusto affermando che aveva ottenuto una copia delle relazioni degli incontri del consiglio direttivo dell'OeNB. Secondo questi verbali, i dirigenti erano a conoscenza da anni del fatto che milioni di euro di tangenti fossero pagate per acquistare banconote da governi stranieri. Ad esempio, il 24 marzo 2010, il consiglio direttivo dell'OeBS ha informato l'OeNB riguardo un possibile ordine dall'Azerbaijan di 150 milioni di banconote che portavano una "commissione" del 10%. E come ha reagito il consiglio? "Duchatczek ha chiesto all'amministratore delegato di intraprendere l'acquisizione così che nel 2011 e nel 2012 sarebbe stata a regime." I verbali mostrano che nel corso degli anni, Nowotny, Duchatzek e i loro colleghi fecero ripetute domande riguardo diversi pagamenti ma non fecero nulla. Ad esempio, il 15 dicembre 2008, Nowotny si informò riguardo una commissione e il destinatario in Azerbaijan. Il direttore amministrativo lo "informò che si trattava di un rappresentante in Svizzera" e che la commissione era il 20% dell'ordine. E questo fu tutto. La OeNB ha già cercato di togliere le castagne dal fuoco e proteggere i suoi dirigenti licenziando il direttore amministrativo e il direttore del marketing della OeBS.Motivo dichiarato? Un'indagine interna ha rivelato "azioni illegali e omissioni di informazioni al Consiglio di Sicurezza." A quel tempo, la corruzione degli ufficiali siriani era già venuta a galla, con 600 mila euro in "spese atipiche". Il massimo della pena per corruzione è di 10 anni, secondo l'Handelsblatt. Ma considerata l'impunità con cui i banchieri centrali agiscono, dubito che Nowotny o gli altri banchieri correranno mai il rischio di finire in galera. Potrebbe anche non perdere il suo lavoro all'OeNB e alla BCE. Il suo futuro, considerato che è un banchiere, sembra luminoso. La Proton Bank in Grecia aveva dirottato un miliardo di dollari in un progetto di frode, appropriazione indebita, riciclaggio di denaro e creazione di compagnie off-shore... ed è stata tirata fuori dai guai. Ma in seguito è esplosa una bomba.... Fondo di salvataggio europeo finanzia il riciclaggio di denaro e frode.

Da Net News

FINE PROGRAMMATA DELLA DEMOCRAZIA

1
Il potere ha già cambiato di mano

I veri padroni del mondo non sono più i governi, ma i dirigenti di gruppi multinazionali finanziari o industriali, e di istituzioni internazionali opache (FMI, Banca mondiale, OCDE, OMC, banche centrali). Purtroppo, questi dirigenti non sono stati eletti, malgrado l'impatto delle loro decisioni sulle popolazioni.
Il potere di queste organizzazioni viene esercitato su una dimensione planetaria, mentre il potere di uno Stato è ridotto ad una dimensione nazionale.
Tra l'altro, il peso delle ditte multinazionali nei flussi finanziari ha da tempo superato quello degli Stati.
Di dimensione internazionale, più ricche degli gli Stati, ma anche principale fonte finanziaria dei partiti politici di ogni tendenza nella maggior parte dei paesi, queste organizzazioni si trovano quindi al di sopra delle leggi e del potere politico, al di sopra della democrazia.



Ecco un elenco del fatturato di alcune multinazionali, paragonati al Prodotto Interno Lordo degli Stati. Un esempio flagrante della potenza planetaria che queste organizzazioni stanno ottenendo.
Una potenza sempre più smisurata dal fatto dell'accelerazione della fusione di queste multinazionali tra di loro.
Fatturato o PIL, in miliardi di dollari

General Motors
178,2

Singapore
96,3
Danimarca
161,1

Toyota
95,2
Tailandia
157,3

Israele
92
Ford
153,5

General Electric
90,8
Norvegia
153,4

Filippine
83,1
Mitsui & Co
142,8

IBM
78,5
Polonia
135,7

NTT
77
Africa del Sud
129,1

Axa - UAP
76,9
Mitsubishi
129

Egitto
75,2
Royal Dutch Shell
128,1

Cile
74,3
Itoshu
126,7

Irlanda
72
Arabia Saudita
125,3

Daimler-Benz
71,5
Exxon (Esso)
122,4

British Petroleum
71,2
Wall Mart
119,3

Venezuela
67,3
Ford
100,1

Groupe Volkswagen
65,3
Grecis
119,1

Nuova Zelanda
65
Finlandia
116,2

Unilever
43,7
Marubeni
11,2

Pakistan
41,9
Sumimoto
109,3

Nestle
38,4
Malesia
97,5

Sony
34,4
Portugallo
97,4

Nigeria
29,6


Ensemble des 5 plus grandes firmes
526,1
Proche-Orient et Afrique du Nord
454,5
Asie du Sud
297,4
Afrique Sub-Saharienne
269,9

Cifra del 1999, tranne le cjfre in italico che sono del 1992.
Fonti : Banca Mondiale (Worl Developpement Report 1998-99), Forbes, The Nation, Istituo di ricerche delle Nazioni Unite per lo sviluppo sociale (States of Disarray, Ginevra 1995),Courrier International, Le Monde Diplomatique




2
L'illusione democratica

La democrazia ha già cessato di essere una realtà.
I responsabili delle organizzazioni che esercitano il potere non sono eletti, e il pubblico non viene informato sulle loro decisioni.
Il margine d'azione degli Stati viene sempre più ridotto da accordi economici internazionali per i quali i cittadini non sono stati ne consultati, ne informati.
Tutti questi trattati elaborati negli ultimi 10 anni (GATT, OMC, AMI, NTM, NAFTA) hanno un unico scopo: trasferire il potere degli Stati verso organizzazioni non elette, tramite un processo chiamato "mondializzazione".



Una sospensione proclamata della democrazia avrebbe senz'altro provocato una rivoluzione. Ecco perché sembra essere stato deciso di mantenere una democrazia di facciata, e di piazzare il potere reale verso nuovi centri.
I cittadini continuano a votare, ma il loro voto è privo di senso. Votano per dei responsabili che non hanno più un potere reale.
Ed è senz'altro perché non c'è più nulla da decidere, che i programmi politici di "destra" e di "sinistra" si assomigliano sempre di più in tutti i paesi occidentali.
Per riassumere, non possiamo scegliere il piatto, ma possiamo scegliere il contorno. Il piatto si chiama "nuova schiavitù", e il contorno può essere o piccante di destra, o agro-dolce di sinistr.




3
Sparizione dell'informazione




Dai primi anni '90, l'informazione è stata progressivamente tolta dai media destinati al grande pubblico.
Come le elezioni, i telegiornali continuano ad esistere, ma sono privi di senso.
Un telegiornale ontiene al massimo 2 o 3 minuti di vera informazione. Tutto il resto è costituito da soggetti da rivista, servizi aneddotici, fatti diversi e reality show sulla vita quotidiana.
Le analisi di giornalisti specializzati, e le trasmissioni di informazione sono state quasi totalmente eliminate.
L'informazione si restringe ormai alla stampa, letta da un numero ridotto di persone.
 
La sparizione dell'informazione è un segno tangibile che il nostro regime politico ha già cambiato natura.





4
Strategie e obbiettivi per controllare il mondo

LI responsabili del potere economico provengono quasi tutti dallo stesso mondo, lo stesso giro sociale. Si conoscono, si incontrano, condividono gli stessi punti di vista e gli stessi interessi.
Condividono quindi naturalmente la stessa visione di ciò che dovrebbe essere il futuro mondo ideale.

E' quindi naturale che si mettano d'accordo e sincronizzino le loro azioni verso degli obbiettivi comuni, inducendo a delle situazioni economiche favorevoli alla realizzazione dei loro obbiettivi, come ad esempio:
Indebolimento degli Stati e del potere politico. Deregolamentazione. Privatizzazione dei servizi pubblic.
Disimpegno totale degli Stati dall'economia, compresi i settori dell'educazione, della ricerca e, tra breve, dell'esercito e della polizia, destinati a diventare dei settori sfruttabili da ditte private.
Indebitamento degli Stati tramite la corruzione, lavori pubblici inutili, sovvenzioni allegate a delle ditte senza contropartita, spese militari. Quando una montagna di debiti viene accumulata, i governi sono costretti alla privatizzazione e allo smantellamento dei servizi pubblici. Più un governo è sotto il controllo dei "Padroni del Mondo", più fa aumentare i debiti del suo paese.
Precarietà del lavoro e mantenimento di un alto livello di disoccupazione, intrattenuti tramite il decentramento e la mondializzazione del mercato del lavoro. Tutto ciò aumenta la pressione economica sui lavoratori, che sono quindi costretti ad accettare qualsiasi stipendio o condizione di lavoro.
Riduzione dell'aiuto sociale per aumentare le motivazioni del disoccupato ad accettare qualsiasi tipo di lavoro o qualsiasi stipendio. Un aiuto sociale troppo elevato impedisce alla disoccupazione di fare una pressione efficace sul mercato del lavoro.
Impedire l'espansione di rivendicazioni stipendiali nel Terzo Mondo, mantenendoci dei regimi politici totalitari o corrotti. Se i lavoratori del Terzo Mondo venissero pagati meglio, il principio stesso del decentramento e della pressione che esercita sul mercato del lavoro nella società occidentale verrebbe frantumato. Ciò costituisce un lucchetto strategico essenziale che deve essere preservato ad ogni costo. La famosa "crisi asiatica" di 1998 è stata innescata nello scopo di mantenere questo lucchetto.





5
Gli attributi del potere

Le organizzazioni multinazionali private si stanno progressivamente dotando di tutti gli attributi della potenza degli Stati: reti di comunicazione, satelliti (2), servizi di spionaggio, dati sugli individui (3), istituzioni giudiziarie (stabilite dall'OMC e l'AMI accordo tramite il quale una multinazionale potrà fare causa ad uno Stato davanti ad una corte internazionale speciale).
La prossima &endash;ed ultima- tappa per queste organizzazioni sarà di ottenere il potere militare e poliziesco che corrisponda alla loro nuova potenza, creando i loro propri eserciti, dato che gli eserciti e le polizie nazionali attuali non sono adattate alla difesa dei loro interessi nel mondo.
Tra breve, gli eserciti diventeranno delle società private, presteranno servizi sotto contratto con gli Stati, o con qualsiasi altro cliente capace di pagarli. Ma all'ultima tappa del piano, questi eserciti serviranno quasi esclusivamente gli interessi delle multinazionali, e attaccheranno gli Stati che non si piegheranno al nuovo ordine economico.
Nel frattempo, questo ruolo viene assunto dall'esercito dei Stati Uniti, il paese meglio controllato dalle multinazionali.

N.B:
1 - Eserciti privati
Gli eserciti privati già esistono in U.S.A. Si tratta ad esempio delle società
DynCorp, CACI, e MPRI, prototipi dei futuri eserciti privati. La DynCorp è intervenuta in varie regioni dove gli Stati Uniti volevano intervenire militarmente senza assumerne la responsabilità diretta (America del sud, Soudan, Indonesia, Koweït, Kossovo, Irak,…). Alla fine del 2002 la DynCorp è stata acquistata da Computer Sciences Corporation, una delle più importanti ditte americane di servizi informatici. A maggio del 2004 la DynCorp e la MPRI sono state implicate nelle torture di prigionieri irakeni. Gli eserciti privati (chiamati "subappaltatori" dal Pentagono) rappresentano il 10% degli effettivi americani presenti in Irak.
2 - Satelliti
Microsoft ha finalmente rinunciato al progetto
Teledesic, una rete di 288 satelliti di comunicazione che doveva costruire una maglia intorno al pianeta. Ma altre compagnie multinazionali si stanno preparando ad impiantare una rete di satelliti di comunicazione simile. Alcuni satelliti privati di osservazione sono già operazionali. Due ditte commercializzano immagini ad alta risoluzione di ogni luogo del pianeta che possa interessare eventuali clienti.
3 - Dati privati
Numerose ditte create negli ultimi anni (principalmente in U.S.A.) sono specializzate nella raccolta di informazioni private, ufficialmente a dei fini commerciali. Ma questi dati privati cominciano a compilare milioni di profili individuali di consumatori sparsi nell'insieme dei paesi occidentali. Le informazioni di questi dati vengono vendute a chiunque desidera acquistarle.




6
La vera realtà del denaro

Oggi il denaro è essenzialmente virtuale. La sua realtà è una serie di 0 e di 1 nei computer delle banche. La maggior parte del commercio mondiale si opera senza denaro liquido, e solo 10% delle transazioni finanziarie quotidiane corrispondono a degli scambi economici nel "mondo reale".
Gli stessi mercati finanziari eux-mêmes costituiscono un sistema di creazione di denaro virtuale, di profitto non basato su una creazione di ricchezze reali. Tramite il gioco dei mercati finanziari (che permette di trasformare in benefici l'oscillazione dei corsi), gli investitori avvisati possono diventare più ricchi, per via di una semplice circolazione di elettroni nei computer. Questa creazione di denaro senza creazione di ricchezza economica che gli corrisponde è la definizione della creazione artificiale del denaro. Cio' che la legge vieta ai falsificatori di denaro, e cio' che l'ortodossia economica liberale vieta agli Stati, è quindi legale e possibile per un numero ristretto di beneficiari.

Se si vuol capire cio' che realmente è il denaro e a che cosa serve, basta invertire la famosa frase "Il tempo è denaro".
Il denaro è tempo.
Il denaro permette di comprare il tempo degli altri, il tempo necessario a produrre i prodotti o i servizi che consumiamo.



Il denaro, il tempo, e gli schiavi

Tecnicamente, il denaro è un' unità intermedia che permette di scambiare del tempo contro del tempo, senza che il tempo dell'uno o dell'altro possa essere direttamente comparato. Ogni conversione tra il denaro e il tempo si fa in base ad una stima soggettiva variabile a secondo del rapporto di forza economico e informativo tra il compratore e il venditore.
Nella pratica, questo rapporto di forza è sempre a svantaggio del consumatore-stipendiato.
Quando un individuo compra un prodotto, paga il tempo che è stato necessario alla fabbricazione del prodotto ad un prezzo molto più alto che lo stipendio che gli viene dato per una frazione equivalente del suo tempo.
Ad esempio: dai fabbricanti di automobile, una macchina viene costruita in un giorno (ossia 8 ore di lavoro) da 20 stipendiati (compreso i commerciali e il lavoro incluso per fabbricare il materiale di produzione utilizzato). Lo stipendio quotidiano di ogni stipendiato dovrebbe quindi corrispondere a 1/20° del prezzo della macchina, ossia 1000 euro se la macchina vale 20000 euro. Cio' dovrebbe corrispondere ad uno stipendio mensile di 22000 euro (contando 22 gironi di lavoro al mese). Per la maggior parte dei lavoratori, si è lontani dal conto.
Quando un lavoratore occidentale dà 10 ore del suo tempo, viene pagato solo l'equivalente di 1 ora. Per uno stipendiato del Terzo Mondo, questo rapporto è di 1000 ore contro 1.
Questo sistema è la versione moderna della schiavitù.
I beneficiari del tempo rubato agli stipendiati sono le ditte e i loro dirigenti ( i cui stipendi sono 100 volte più alti di un impiegato normale), ma anche gli Stati, dal momento che gli imposti e le tasse prelevate sui lavoratori non vengono utilizzati per l'interesse generale.





7
Il punto di un non-ritorno ecologico
sta per essere superato
 


E' evidente che siamo oggi urtando i limiti ecologici dell'attività economica.
Un sistema economico liberale, il quale scopo è il profitto a breve raggio per degli interessi particolari, non puo' tener conto dei costi a lungo termine come la degradazione dell'ambiente.
I modelli economici attuali sono incapaci di stimare al suo giusto valore la "produzione" della natura, indispensabile alla nostra sopravvivenza: produzione d'ossigeno, fissazione dei gas carbonici dalle foreste e gli oceani, regolazione della temperatura, protezione dai raggi del sole, riciclaggio chimico, spartizione delle alluvioni, produzione d'acqua potabile, di alimenti,…
Se i nostri modelli economici integrerebbero il costo reale della distruzione della natura, dell'inquinamento, dei cambi climatici, cio' cambierebbe radicalmente il nostro punto di vista riguardo a quello che è proficuo e quello che non lo è.

La produzione della natura è stata valutata a 55000 miliardi di dollari annuali da un gruppo di scienziati dell'Institute for Ecological Economics dell'Università del Maryland nel 1997.





8
La distruzione della natura è voluta
La scomparsa della natura è inevitabile, poiché voluta dal nuovo potere economico. Perché ?
Per 3 ragioni :
1 &endash; La scomparsa della natura e l'aumento dell'inquinamento renderanno gli individui ancora più dipendenti del sistema economico per la loro sopravvivenza, e permetteranno di generare nuovi profitti (tra i quali un consumo crescente di medicine e prestazioni medicali,…)
2 &endash; Tra l'altro, la natura è una referenza di un altro ordine, quello dell'Universo. La contemplazione della bellezza e della perfezione di quest'ordine è potenzialmente sovversiva: porta l'individuo a respingere la bruttezza degli ambienti urbani, e a mettere in dubbio l'ordine sociale che dovrebbe essere l'unica referenza. L'urbanizzazione dell'ambiente permette di collocare le popolazioni in uno spazio totalmente controllato, sorvegliato e dove l'individuo si trova immerso in una proiezione dell'ordine sociale.
3 &endash; Infine, la contemplazione della natura incita al sogno e intensifica la vita interiore degli individui, sviluppando la loro sensibilità e quindi il loro libero giudizio.
Smettono insomma di essere affascinati dalle merci, sviano dai programmi televisivi che dovrebbero guardare e che dovrebbero rimbecillirli e controllare il loro spirito. Sprigionati dalle loro catene, potrebbero incominciare a pensare che un'altra società è possibile, fondata su altri valori che non siano il profitto e il denaro.
Tutto quello che può portare un individuo a pensare e a vivere con la propria testa è potenzialmente sovversivo. Il più grande pericolo per l'ordine sociale è la spiritualità che porta l'individuo a rimettere in gioco il proprio sistema di valori e quindi il proprio atteggiamento, andando contro valori ed atteggiamenti inculcati dal condizionamento sociale.
Per l'equilibrio del "nuovo ordine sociale", tutto quello che permette un risveglio della spiritualità deve essere eliminato.




9
Le alternative dell'ultima speranza

Per non essere definitivamente esclusi dal gioco, le contro-organizzazioni del potere economico (sindacati, associazioni di consumatori, movimenti ecologici) devono rispondere piazzandosi allo stesso livello di organizzazione, quello mondiale e non più nazionale, unificandosi e sincronizzando le loro azioni, alla scala di gruppi di Stati avendo un peso sufficiente nei flussi economici mondiali.
Rimane poco tempo per agire, dato che tutti i mezzi di controllo necessari ad una dittatura mondiale sono già innescati.






10
2000 anni di storia
Durante i due ultimi millenni, l'umanità ha attraversato quattro ere successive marcate da quattro forme diverse di potere politico:
1 - L'era delle tribù
Potere esercitato a secondo della forza (e più raramente a secondo della saggezza o della conoscenza). Come per vari gruppi animali, il potere spetta al "maschio dominante".
 
2 - L'era degli imperi e dei reami
Potere ereditario. Appare la nozione dello stato.
 
3 - L'era degli stati-nazione
Ea lanciata dalla monarchia parlamentare in Gran Bretagna nel 1689, dalla rivoluzione francese nel 1789, e dalla fondazione degli Stati Uniti.
In uno stato-nazione, il potere non è più ereditario, ma esercitato da dirigenti che dovrebbero essere i rappresentanti del popolo, e scelti tramite delle elezioni (stato-nazione democratico), o tramite un sistema di voto nel seno di un partito unico (stato-nazione totalitario).
 
4 - L'era dei conglomerati economici
Era iniziata nel 1954 , messa in funzione negli anni '70 e '80, e completamente operazionale dagli anni 90.
Il potere non vi è più di tipo rappresentativo o elettivo, e non è più localizzato geograficamente (contrariamente alle tribù, i reami, e i stati-nazione).
E' esercitato direttamente da quelli che controllano il mercato finanziario e la produzione di merci. Gli strumenti di questo potere sono il controllo della tecnologia, dell'energia, del denaro, e dell'informazione.
Come ogni nuova forma di potere, si erige sostituendosi al potere precedente destinato a scomparire.
Infine questo nuovo potere è globale, planetario. Non ha quindi ne alternativa, ne scappatoia. Costituisce un nuovo livello di organizzazione della civilizzazione, una specie di super-organismo.

La risoluzione dei grandi problemi economici, sociali ed ecologici necessitano dell'avvenimento di una forma di potere globale. D'altronde l'unificazione del mondo per via dell'economia, e il declino degli stati-nazione sono stati in parte decisi per una nobile causa: rendere impossibile una nuova guerra mondiale che, all'era atomica, significherebbe la fine della civilizzazione.
Ma la questione è di sapere al servizio di quali obiettivi e di quali interessi è volto questo potere globale, da chi deve essere esercitato, e da quale contro-potere deve essere equilibrato e controllato.
La globalizzazione non è una cosa negativa in sé. Potenzialmente potrebbe permettere una forma di pace mondiale, durevole e una miglior gestione delle risorse. Ma se continua ad essere organizzata al beneficio di una minorità di persone e se conserva la sua attuale direzione neo-liberale, non tarderà ad instaurare una nuova specie di totalitarismo, il commercio integrale degli esseri viventi, la distruzione della natura, e una forma inedita di schiavitù.

Da Syti.net

Il programma “neodemocristiano” di Monti

 Di Lucio Garofalo
Una volta i colpi di Stato li organizzavano ufficialmente i colonnelli, non a caso si chiamavano (giustamente) “golpe militari”. Oggi li ispirano e li eseguono direttamente i banchieri e i tecnocrati della finanza, affiancati anche da generali, emissari della Confindustria e referenti del Vaticano, ma ipocritamente sono definiti “governi tecnici”.
Non si tratta di analisi dietrologiche o complottiste, ma è la semplice presa d’atto di quanto accade sotto i nostri occhi. Nella migliore delle ipotesi, persino in Parlamento, si osa discutere di “sospensione della democrazia”.
Ad insinuare simili accuse, che si preferisce liquidare molto comodamente come “farneticazioni ossessive”, non sono pericolosi sovversivi o bolscevichi, ma giornalisti prezzolati e burocrati al servizio dell’apparato berlusconiano, nonché alti funzionari di partito organicamente inseriti nei Palazzi del potere che agiscono da anni all’interno delle istituzioni rappresentative.
Viceversa, sorprende (ma non troppo) che esponenti storici del cosiddetto “centro-sinistra”, i quali fingevano di schierarsi all’opposizione e azzardavano ogni ingegnosa costruzione dialettica, parlando apertamente (non a torto) di “regime” e di “emergenza democratica” per criticare l’atteggiamento arrogante e semi-dispotico assunto da Berlusconi, oggi non hanno battuto ciglio e non hanno proferito verbo per denunciare l’intervento destabilizzante (poiché trattasi di eversione in piena regola) attuato per rovesciare il “sultanato” di Berlusconi (che non va assolutamente rimpianto) e insediare un esecutivo “tecnico” che si preannuncia più sinistro e funesto del governo precedente.
Il caricaturista Vauro ha recentemente disegnato una vignetta, pubblicata sul Manifesto, in cui un personaggio domanda: “E la democrazia?”, mentre un altro risponde: “L’hanno pignorata le banche!”. Una sintesi geniale e perfetta di quanto è accaduto nella realtà.
Anzitutto, la squadra del neonato governo concentra una serie di figure legate a doppio filo con i poteri forti che da sempre condizionano il destino del nostro Paese: le principali banche (UniCredit, Banca Intesa, Mediobanca e altri grossi istituti di credito), la Confindustria, il Vaticano, i vertici militari e la Nato.
Tali poteri sono compresi e rappresentati nel governo presieduto da Monti, in cui figurano numerosi portavoce della Confindustria e del sistema economico dominante, ammiragli, esperti bocconiani e docenti di altre università private, fiduciari delle gerarchie ecclesiastiche e così via.
Il loro compito sarà essenzialmente tecnico-esecutivo, ossia tradurre in provvedimenti immediati le direttive politiche dettate dai vertici della BCE, la cui linea è sposata dalle più forti lobbies e istituzioni economiche mondiali, dal Fondo Monetario Internazionale ai centri più o meno occulti dell’establishment bancario e finanziario sovranazionale.
Si potrebbe azzardare che Mario Monti è l’esecutore di un piano di commissariamento del governo italiano, il cui mandante è esattamente Mario Draghi alla guida della BCE.
Da un governo composto da fascisti, piduisti, mafiosi e puttanieri, con a capo il satrapo e satiro di Arcore, autodefinitosi “premier a tempo perso”, si è passati direttamente ad un esecutivo formato da banchieri, autorità militari, tecnici confindustriali e referenti della curia pontificia. E’ quanto meno arduo e imbarazzante scegliere il “meno peggio”.
La concretizzazione dei punti politici prescritti dall’alto al governo del nostro Paese, da parte di quei soggetti che sono l’espressione e l’emanazione diretta delle oligarchie finanziarie di cui la BCE costituisce il supremo vertice istituzionale, detto in parole semplici ma veritiere, comporterà una vera e propria macelleria sociale, il massacro dei diritti democratici e sindacali, di quelle tutele sociali che hanno garantito finora il mondo del lavoro in Italia, o almeno una parte consistente di esso.
Parlare, dunque, di “lacrime e sangue” potrebbe sembrare addirittura un eufemismo. Il professor Monti ha esplicitamente annunciato un piano di “sacrifici” accompagnati (a chiacchiere) da principi di “equità”. E’ facile presumere che incasseremo solo i sacrifici, senza equità.
Dalle enunciazioni programmatiche ancora piuttosto ambigue, vaghe e generiche, a tal punto che Monti è stato definito “democristiano”, si evince una palese mancanza di rottura rispetto alla linea seguita dal precedente governo.
Al contrario, si ravvisa un intimo legame di continuità con la politica adottata da Berlusconi e dai suoi ministri anzitutto sul fronte economico-sociale, in particolare sul tema dell’istruzione scolastica.
Non è un caso che, nel discorso di insediamento ufficiale, il professor Mario Monti abbia esplicitamente accennato all’istituto dell’INVALSI, individuato e indicato come il criterio alla base di un presunto meccanismo “meritocratico” da introdurre nel mondo della scuola italiana per determinare la carriera economica e professionale degli insegnanti.

Da Agoravox

Governo Monti:l'ombra del Bilderberg

Di Pasquale Di Bello

Mario Monti, il prossimo presidente del Consiglio voluto da Giorgio Napolitano, è esponente di primo piano del Club Bilderberg, una associazione al limite del segreto che raggruppa le personalità più influenti del pianeta: politici, economisti, imprenditori, militari che annualmente si riuniscono per decidere le sorti del pianeta. La crisi italiana, eterodiretta da una potentissima centrale di potere, rischia di trasformarsi nella tomba della democrazia. La strada del voto, e quindi della legittimazione popolare del Governo, sembra eclissarsi definitivamente.

Monti e il Bilderberg, un colpo alla nuca della democrazia
Giorgio Napolitano, il comunista migliorista che approvò (pentendosene solo molti anni dopo) l’ingresso dei carri armatimonti_mario_adn sovietici nell’Ungheria del ’56, ha nominato Mario Monti senatore a vita e, ad ore, si accinge a farlo anche Capo del governo. Ad applaudire la scelta, principalmente, è l’asse BCE-FMI, ovvero la banda Bassotti di tecnocrati, banchieri e speculatori internazionali che fanno capo alla Banca centrale europea e al Fondo monetario internazionale. Gli applausi più fragorosi, tuttavia, giungono dal club Bilderberg, cioè dalla cabina di regia dell’intera operazione. Il club Bilderberg (il nome è dell’albergo dove avvenne la prima riunione) , ovvero il club dei padroni del pianeta di cui Monti, da anni, è parte integrante. Mai, come in questo caso, per capire la scelta compiuta dalla banda Bassotti bisogna risalire “a monte”. Il club, o gruppo Bilderberg, è ignoto alla stragrande maggioranza del globo terracqueo, fattore che ne determina l’influenza occulta e la manipolazione segreta di tutte le principali decisioni che governano il pianeta. Stiamo parlando di circa un centinaio di persone potenti e influentissime, politici, economisti, imprenditori e militari collocati in posti chiave e strategici, che annualmente, dal 1954, si riuniscono in piccole cittadine, lontano dagli occhi della pubblica opinione, per assumere decisioni che riguardano il destino di milioni di inconsapevoli persone. Nel corso di questi meeting (nel 2004 lorsignori si sono riuniti in Italia, a Stresa) la stampa è tenuta rigorosamente alla larga e vige per i protagonisti il divieto assoluto di rilasciare qualsiasi tipo di dichiarazione. Per capirci, del Bilderberg ha fatto parte il banchiere David Rockfeller (uno dei fondatori) e ne fa tuttora parte Henry Kissinger, il potentissimo segretario di stato di Richard Nixon al centro delle più inquietanti trame internazionali degli anni ’70. Kissinger, per capirci, è l’uomo del golpe cileno e dello scandalo Watergate. Ma senza andare a ritroso nel tempo, e per restare a casa nostra, nel Bilderberg troviamo le tracce dell’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, del neopresidente della BCE, Mario Draghi, del pupillo di casa Agnelli, John Elkan, del numero uno di Telecom Italia, Franco Bernabè e, per finire, il presidente del consiglio in pectore – quello voluto da Napolitano –Mario Monti.
L’ex comunista migliorista ha deciso quindi di puntare su un uomo che è, nella migliore ipotesi, espressione del Gotha finanziario mondiale, mentre nella peggiore è parte integrante di un club di framassoni che decidono i destini del mondo. Invitiamo, tra coloro che ne volessero sapere di più, alla lettura dell’illuminante volume “Il club Bilderberg – La storia segreta dei padroni del mondo” del giornalista spagnolo Daniel Estulin. Un’inchiesta rigorosa e inquietante dove i lettori italiani potranno conoscere un aspetto segreto del prossimo premier.
E’ chiara, almeno ai nostri occhi, la deriva verso la quale ci stiamo avviando, quella di un esproprio progressivo della democrazia. La parabola berlusconiana ha fatto credere agli italiani che, contrariamente all’adagio popolare, al peggio vi fosse un limite. Invece non è così: il peggio deve ancora venire. Stiamo finendo nelle mani della più grande macchina di macelleria sociale che il mondo conosca, quella di una camarilla di plutocrati manovrati dalla più grande centrale di potere al mondo: il Bilderberg, appunto. Sorprende, in tutto questo, il ruolo di Giorgio Napolitano, levatrice di quello che si annuncia il più grande infarto della democrazia italiana. Il Capo dello Stato, dinanzi al crollo del berlusconismo, finito nel nulla come dal nulla era nato, aveva un solo dovere, che non è quello imposto dalla prassi, cioè di esplorare la possibilità di governi alternativi, ma quello imposto dalla realtà dei fatti: restituire la parola agli elettori e consentire l’insediamento di un governo legittimato dal consenso popolare. Il governo Monti, eterodiretto dai marescialloni del Bilderberg, è il colpo di nuca alla democrazia italiana.

Da Infiltrato.it

Gli industriali pretendono di essere i salvatori dell’Italia

Di Filippo Ghira
La Confindustria vuole salvare l’Italia. L’intenzione non è sicuramente nuova ma Emma Marcegaglia, presidente dell’associazione e industriale siderurgica mantovana, intende riempirla di contenuti adattati ai tempi che stiamo vivendo per superare quella che viene indicata come l’incapacità del governo di pensare in grande e di accontentarsi invece di “piccole cose di manutenzione”. A giorni verrà quindi presentato un documento con le riforme che le imprese vogliono per salvare il Paese. E di riflesso se stesse. Un Piano per l'Italia quindi.
Sembra quindi di essere tornati ai lontani tempi degli anni settanta quando Confindustria (Agnelli) e sindacato (Lama) pensavano al famoso o famigerato “Patto tra i produttori” per saltare a piè pari quella che veniva indicata, guarda i ricorsi storici, l’incapacità della politica di reagire alla crisi economica innescata dall’inflazione a due cifre provocata dai contraccolpi della Guerra del Kippur e dalla successiva interruzione delle forniture di petrolio da parte dei Paesi arabi produttori. Un accordo, poi fortunatamente saltato, che beneficiò (si fa per dire) della benedizione degli ambienti finanziari italioti ed internazionali, con la Mediobanca di Enrico Cuccia in testa, e con la spinta del loro avente causa, Ugo La Malfa, leader del PRI.
Oggi come allora la tentazione tecnocratica è palpabile dopo che gli industriali hanno preso atto delle difficoltà evidenti del governo a reagire alla speculazione degli ambienti finanziari anglo-americani. In tale percorso, Marcegaglia e i suoi hanno trovato vari punti di convergenza con il sindacato. Non solo con Cisl e Uil che da tempo hanno accettato ad occhi chiusi l’imposizione di contratti capestro in tutti gli stabilimenti Fiat ma anche con la Cgil di Susanna Camusso, che dopo aver spinto nell’angolo le sacrosante intemperanze dei metalmeccanici della Fiom, contrari alla militarizzazione delle fabbriche, può mettere tutte le sue energie al servizio di una svolta tecnocratica che in Italia, come in Grecia, comporterà la rinuncia a tutte le principali conquiste previste dallo Statuto dei Lavoratori e recepite da quei contratti nazionali che il padronato vuole adesso sostituire con tanti singoli contratti aziendali. In tal modo le buste paga saranno per lo più composte da straordinari e da premi di produzione. Oltre a colpire gli operai, con il lavoro ridotto a merce, tale svolta servirà per spingere ai margini il sindacato nazionale che non avrà più voce in capitolo sulle vertenze interne alle aziende. Questa è la linea degli industriali la maggioranza dei quali si è dimostrata incapace di investire sull’innovazione tecnologica e di prodotto e che dal punto di vista strettamente economico non è in grado di reggere la concorrenza di Paesi, come la Cina, che hanno un costo del lavoro più basso otto volte almeno del nostro. Non potendo contrastare tale concorrenza sul prodotto diventa gioco forza puntare a ridurre il costo del lavoro e le buste paga dei lavoratori. Il tragico è che questa deriva viene guidata e indirizzata da un governo dove il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha scordato di essere stato socialista; dove l’opposizione, il PD, è troppo un partito legato al mondo delle banche per preoccuparsi delle condizioni di chi lavora; dove sindacati come Cisl e Uil si sono appiattiti da tempo sulle posizioni di Viale dell’Astronomia; e dove l’ultima speranza di una inversione di tendenza, potenzialmente rappresentata dalla Cgil, si è progressivamente dissolta per i timori del segretario generale Susanna Camusso di essere spinta ai margini nel mondo del lavoro e di perdere in rappresentatività e in ruolo politico.
Tutto questo poi si cementa nell’ostilità di fondo verso l’attuale governo che, gravato dalle difficoltà di bilancio e dalla necessità di evitare gli attacchi della speculazione, non ha sufficientemente aperto i cordoni della borsa per le aziende, in termini di sgravi fiscali e contributivi e di prebende varie. Questa situazione di stallo non è più tollerabile, ha tuonato la Marcegaglia all’assemblea degli industriali toscani. Vogliamo grandi riforme, ha insistito, vogliamo un cambiamento vero, altrimenti con il governo non parliamo e non trattiamo. Poi, tanto per confermare la linea tecnocratico-efficientista, Marcegaglia ha lamentato che a livello europeo ci sia carenza di leadership e che manchi un governo centrale capace di imporre  scelte a tutti, con un’unica moneta, con un bilancio europeo e con un’unica politica economica, “superando i nazionalismi”. Insomma la vecchia visione dell’Europa federale, partorita dalla mente malata del non compianto Jean Monnet, che per gli industriali, in crisi per colpa propria, rappresenta l’unica strada per restare in piedi ed evitare conseguenze devastanti. Quanto al Piano per l’Italia, il contenuto è scontato. Riduzione della spesa pubblica, riforma della previdenza (tutti più tardi in pensione), liberalizzazione di tutte le professioni, vendita dei beni pubblici e privatizzazioni delle aziende statali. Più che un piano per l’Italia si tratta di una piano per fare gli interessi della speculazione e dei nemici dell’Italia che vogliono mettere le mani su Eni, Enel e Finmeccanica e cancellare quel poco che resta della nostra sovranità nazionale. Ma cosa volete che contino i confini nazionali per industriali e finanzieri che vedono nel mondo soltanto un unico grande mercato?



Da Rinascita

Poteri forti: nomi e cognomi dei signori della globalizzazione

Di Pier Luca Santoro - Il Giornalaio


"The Network of Global Corporate Control", uno studio che permette di "vedere" l'influenza delle grandi corporation


In occasione della tempesta finanziaria che sta attraversando le borse delle principali nazioni del Mondo, si è sentito parlare spesso di poteri forti. I riferimenti restano sempre indefiniti, vaghi, fornendo, tra l'altro, argomento per facili ironie pour cause al riguardo.
Arriva ora uno studio che aiuta a qualificare ed a comprenderne meglio la natura e, soprattutto, identifica gli attori principaliche vengono raccolti in tale definizione.
Un gruppo di economisti svizzeri ha pubblicato "The Network of Global Corporate Control" identificando la struttura ed il "network" di influenza di grandi imprese ed istituzioni finanziarie. La desk research ha individuato quali organizzazioni sono collegate ad altre organizzazioni e le relazioni tra la proprietà delle stesse.
Emerge un nocciolo duro costituito da 787 grandi corporation che controllano l'80 per cento delle più importanti imprese del mondo e al suo interno un gruppo ancora più ristretto composto da 147 gruppi che controlla il 40 per cento delle più importanti multinazionali del pianeta.
Si evidenzia dunque una forte concentrazione nella struttura di controllo caratterizzata da unaelevatissima presenza di banche ed istituzioni finanziarie, come illustrano il grafico e la tabella sottostante con le indicazioni sul ranking e il peso percentuale sul totale delle prime 50 organizzazioni.
Sotto il profilo strettamente economico - finanziario, gli autori dello studio spiegano chetale concentrazione durante le fasi si crescita dell'economia risulta vantaggiosa per la stabilità del sistema mentrein tempi di crisi si contagia rapidissimamente amplificando velocità ed effetti per la concomitanza tra fattori scatenanti ed interessi. Si tratta di quello che viene volgarmente definito "effetto domino" di cui siamo testimoni [e vittime] dagli inizi di agosto.
Per quanto riguarda direttamente la realtà del nostro Paese, oltre alla citazione di Unicredito Italiano Spa tra i primi 50 gruppi di controllo, viene effettuata un'analisi specificatamente dedicata alla struttura del gruppo Benetton che esemplifica ottimamente le diramazioni del controllo della capogruppo alle subsidiaries, alle consociate a livello internazionale.
Risulta evidente che un tale trama, letteralmente internazionale, eserciti direttamente ed indirettamente, attraverso azioni più o meno lecite di lobbying, pressioni a proprio favore, come testimoniato in maniera lampante dalla corsa di aiuto al salvataggio delle banche a livello internazionale al quale abbiamo assistito nell'ultimo triennio.
Più che un intreccio un intrigo internazionale i cui contorni sono ora meglio definiti grazie all'ottimo lavoro del gruppo di ricercatori finalmente reso possibile, facilitato, come dichiarano loro stessi, dai mezzi e dalla disponibilità di informazioni maggiormente accessibili grazie al Web.
Non resta che augurarsi che la Rete, e le persone che la popolano, continui ad essere di ausilio come strumento di verifica dell'informazione, di verità e di contrasto a ben altre reti che, per restare nella metafora, spesso pescano in acque torbide.


Da Peace Reporter

Chiesa e Massoneria - La tonaca e il compasso

Di Angelo d’Orsi 
Ieri il direttore di Avvenire, addebitando una campagna mediatica contro la Chiesa alla massoneria, parla di “un film già visto”. Ma di che film stiamo parlando? Antonio Gramsciparlò una sola volta nell’aula della Camera dei deputati, il 16 maggio 1925: si discuteva il disegno di legge Rocco-Mussolini che vietava le “associazioni segrete”. Si disse che era contro la Massoneria: Gramsci colse che si trattava di uno strumento per mettere fuori legge tutte le organizzazioni del movimento operaio, come non mancò di far notare in quel
discorso che suscitò violente interruzioni da parte dello stesso Duce, e di qualche suo accolito. “La massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la merce reazionaria antiproletaria”, esclamò quell’oratore dalla voce fioca ma dalla tempra fortissima; e aggiunse: “Coi massoni il fascismo arriverà facilmente a un compromesso”.


Fu così, anche se formalmente le logge furono sciolte dal regime,ma la massoneria italiana non morì; e del resto i finanziamenti di suoi esponenti al movimento mussoliniano erano stati ingenti, e ne avevano favorito l’ascesa al potere.

Certo, emersero due tendenze, una democratica, antifascista, l’altra, filofascista; anche in passato vi erano state nette demarcazioni, arrivando nel 1908 – sulla scottante questione della laicità della scuola – a una scissione mai più ricomposta.

Peraltro anche nella Chiesa di Roma, dichiaratamente ostile alla Massoneria (e formalmente osteggiata da questa nelle pubblicazioni, più che nelle pratiche), vi furono, e vi sono, com’è noto, tendenze rivali. Accanto alla Chiesa del “popolo di Dio”, la Chiesa degli umili, dei diseredati, vi è stata sempre l’istituzione gerarchicavicina alle soglie del potere, a sua volta esercitante un potere vero e proprio in tutti gli ambiti della vita sociale. Questa seconda Chiesa, che fu accontentata dal fascismo dopo a sua volta averlo sostenuto, di fatto, non fu mai nemica della Massoneria, quella connessa ai gangli del potere. Se andiamo a sfogliare la pubblicistica cattolica troveremo pesanti atti d’accusa contro i “fratelli” del Grembiule e del Compasso; lo stesso ci accadrà se frugheremo nella stampa o sui siti Web massonici. Ma si è trattato, perlopiù, di un gioco di ruoli, nel quale, di fatto, due poteri apparentemente non formalizzati nella società, si contendevano l’egemonia, spesso arrivando a intese, queste sìsotterranee, se non a veri e propri accordi formali. Ma mentre la Massoneria finiva per ammorbidire la sua condanna della Chiesa, questa, che pure ha lasciato cadere in tempi recenti la scomunica ai cattolici massoni, faceva pesare la sua forza, specie in determinati momenti, tentata da sempre dalla volontà di piegare e se possibile schiacciare quello che più che nei panni dell’avversario si presentava ormai come il contendente.

Ancora nel 1983, una dichiarazione (firmata nientemeno da Joseph Ratzinger, allora potente Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede) ribadiva l’incompatibilità dei princìpi massonici con la dottrina della Chiesa e che i fedeli membri di associazioni massoniche non potevano accedere alla santa comunione.L’opposizione fu sempre motivata non solo dal carattere segreto dell’organizzazione, ma dal laicismo, razionalismo e “relativismo” delle dottrine massoniche, e dal reiterato coinvolgimento, dei “fratelli”, in azioni volte contro la Chiesa stessa e contro i “legittimi” poteri civili.

Oggi, la Chiesa ufficiale, quella del Vaticano e della Cei, è un potente sostegno al potere politicoqui da noi. E davanti a una mobilitazione della pubblica opinione, arcistufa dei privilegi fiscali che quel potere ha concesso al sistema ecclesiastico (una “leggenda nera”, secondo il quotidiano dei vescovi), il tirare in ballo il potere occulto della Massoneria suona a dir poco grottesco. Davvero, come ha scritto Avvenire, si tratta di “Qualcosa che impressiona”.

Angelo d’Orsi - 28 agosto 2011 

Fonte: Il Fatto Quotidiano


Da Diksa 53 blog

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *