Follow by Email

Total Pageviews

ULTIMI ARTICOLI

Blog Archive

SITI E BLOG CONSIGLIATI(ITA-INTERNAZIONALI)

Followers su Blogger

Translate

La Scienza della Persuasione
Cosa ci rivela il cervello sul nostro potere di cambiare gli altri
€ 15

|Informazione Consapevole, L'Informazione Libera E Indipendente|
Visualizzazione post con etichetta spiritualità. Mostra tutti i post

Il pensiero di Nisargadatta Maharaj

Risultati immagini per nisargadatta maharaj


Nisargadatta è considerato uno dei più rappresentativi esponenti della scuola induista non dualistica del Vedānta rispettato e venerato anche in occidente. Si può condensare il suo pensiero con il Mahavakya ("Gran Verdetto"): Tat tvam asi ("Quello tu sei")[1]




Ma il suo commento in proposito era: "Il Gran Verdetto è verace, ma le tue idee sono false, perché tutte le idee lo sono".

Breve biografia

Sri Nisargadatta Maharaj, al secolo Maruti Kampli (Bombay18 marzo 1897 – 8 settembre 1981), è stato un maestro spirituale indiano.

ESTRATTO DA https://it.wikipedia.org/wiki/Nisargadatta_Maharaj

Ossitocina, l’ormone dell’amore aumenta la spiritualità

Risultati immagini per SPIRITUALITY
Di Filomena Fotia

Gli uomini di mezza età esposti a elevati livelli di ossitocina, infatti, si rivelano più spirituali e inclini a forti sentimenti di religiosità rispetto ai coetanei. E’ quanto emerge da una ricerca della Duke University nel Nord Carolina.




I ricercatori hanno diviso i volontari in due gruppi: uno esposto all’ormone e l’altro a un placebo. L’impennata di religiosità e spiritualità si è registrata solo nei primi, che hanno anche riferito emozioni più positive durante la meditazione. Secondo Patty Van Cappellen, che ha condotto la ricerca, “spiritualità e meditazione sono state collegate a salute e benessere in precedenti ricerche. Noi volevamo comprendere i fattori biologici che possono intensificare queste esperienze spirituali“.

Fote e articolo completo: http://www.meteoweb.eu/2016/09/ricerca-sullossitocina-lormone-dellamore-aumenta-la-spiritualita/753507/#89GjBQP7sQZflmMz.99

COSTRUIRE L'EDIFICIO DELL'ESSERE

Risultati immagini per HD DIVINE
Di Roberto Daniel Villalba 
Non è casuale né “romantico” che, ad esempio, 柔道家 judo-ka (l’esperto di Ju-do) significhi letteralmente “la casa del judo”, dacché ka 家 sta per “casa”, quindi “abitazione” (dell’uomo). In altre parole: dalla solidità delle conoscenze basiche teorico-pratiche (tei sei 定勢) dipenderà l’eventualità di costruire col concorso del tempo la capienza, il peso e l’altezza della struttura dove abiterà l’essere dell’artista marziale, pur garantendo la sua stabilità. 



Se la base empirica e teorica è sufficientemente salda il viandante potrà costruire su di essa un edificio analogico di tre piani: fisico, mentale e spirituale. Ovvio: volontà sua e tanto di fortuna permettendo, “fortuna” che non è altro che karma कर्म: “azione” ( 業 in cinese, gou in giapp.) intesa come il risultato o la reazione conseguenziale delle azioni compiute.
Quindi il lavoro esterno (fisico) inizia nella tappa di Shu, prosegue passando per Ha, per completarsi in Ri. Dacché c’è un lavoro esterno da farsi durante tutta la vita, l’esercitazione di un praticante non finisce quindi con Shu; nel wai kong c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare o qualcos’altro di già saputo da mantenere o da perfezionare. Nel punto in cui Shu si conclude inizia Ha e al wai kong, che fin lì era preminentemente un fare fisico-imitativo (formativo), si aggiunge parallelamente la traccia di un secondo lavoro maggiormente vincolante, perché mentale: il nei kong



Bu-Do Esoterico
La dimensione interiore delle Arti Marziali Orientali
€ 20


Proseguendo ad oltranza, wai e nei intrecceranno un rapporto di collaborazione psico-fisica risolutamente proporzionato. Verso la fine di Ha inizia un terzo percorso: Ri, indicante la dinamica più alta a cui può aspirare un essere umano: la realtà spirituale, fonte d’ogni creatività e quindi di massima libertà. Come risultato di un ben riuscito lavoro congiunto del wai (di valenza yin) e del nei kong (dinamica yang) si profilano le avvisaglie dello shen kong.
•    Nella tappa di Shu 守 sotto l’istruzione di un retto insegnante l’apprendista marziale apprende,  appunto; ma a dire il vero egli viene piuttosto plasmato dalle conoscenze degli esperti in materia. Tali conoscenze sono ciò che di oggettivo, d’impersonale, la generazione dei veterani tramanda alle nuove leve, costituendo di fatto la tradizione “orizzontale” o storica: il densho
•    Nella tappa di Ha 破il viandante interiorizza tali conoscenze, le fa sue: le comprende, divenendo così un maestro, un potenziale diffusore dell’insegnamento della scuola. Nondimeno la comprensione del lavoro esterno apre la possibilità al lavoro interiore, che se il praticante vuole, inizia proprio da qui.
•    Nella tappa di Ri 離 il soggetto esteriorizza le nuove conoscenze che emergono dal suo estro. Diventa quindi un “rivelatore” dell’inedito, o se vogliamo dirlo con più garbo: un genuino artista. Ciò è segno che si è reso degno di accogliere in sé gli input della Memoria vivente: la Tradizione perenne o “verticale” che dimora nel reame spirituale; per cui egli scorge la verità sfolgorante delle cosiddette “esperienze wu”: la serie di satori 悟りche lo condurranno gradualmente alla realizzazione della propria Sopra-natura, ovverossia al kensho 見性.

Fonte: estratto dall'8° capitolo di Bu-do esoterico. La dimensione interiore delle Arti Marziali Orientali (Nexus Edizioni, 2018).
L'AUTORE 
Roberto Daniel Villalba nasce a Buenos Aires nel 1950. Iniziato alla pratica dello yoga e delle arti marziali a 15 anni, nel 1969 ottiene la cintura nera 1° Dan di Judo. Nel 1971 raggiunge il 1° Dan di
Taekwon-Do. Ha iniziato ad insegnare Judo e TKD nel prestigioso Istituto Vecchio di Mar del Plata nel 1970. Nel 1974 viaggia negli USA per perfezionarsi nel Tang Su Do, stile di karate coreano, che nel 1977 introduce in Italia. Nel 1984 è promosso 1° Dan di Kendo. Nel 2009 gli viene conferito onorificamente l’8° Dan di TSD. Laureato in Filosofia Classica presso la Pontificia Università Lateranense, specializzato in Orientalismo e in Scienza delle Religioni, ha inoltre compiuto studi di Antropologia Archeologica presso l’Università Nazionale di Mar del Plata. Con la casa editrice Edizioni Mediterranee ha pubblicato due libri sul Tang Su Do (1991 e 1994).

La Fine del Mondo Secondo la Grandi Religioni

Risultati immagini per fine del mondo

Di Anticorpi.info

L'espressione Fine del Mondo è sempre stata usata per definire il giorno in cui la vita sulla Terra così come la conosciamo cesserà di esistere, assecondando una delle più evidenti ed elementari leggi della realtà materiale: quella della caducità.

Nel corso dei secoli il tema è stato sviscerato da filosofia e teosofia in relazione all'interpretazione del pensiero divino e/o dei destini ultimi dell'uomo e dell'universo (escatologia). Elementi al riguardo sono riscontrabili nei miti di tutte le culture. Nell'attualità il tema ricorre con estrema frequenza nella fiction fantastica ed ultimamente anche in campo scientifico. Ma soprattutto quello della Fine del Mondo è uno dei concetti cardine intorno a cui si imperniano moltissimi culti religiosi. In questo articolo cercheremo di farci un'idea di massima sul rapporto esistente tra le maggiori religioni della Storia ed il concetto di Fine del Mondo.

Zoroastrismo: la Frashokereti.
Lo Zoroastrismo (definito anche Mazdeismo) fu in un lontano passato la religione più diffusa dell'Asia. Fondato all'incirca nel VI secolo aC nell'antica Persia (attuale Iran) si diffuse in quasi tutta l'Asia centrale, dal Pakistan all'Arabia Saudita, per poi subire un forte ridimensionamento con l'affermazione della religione islamica (VII secolo).

In occidente la figura del profeta Zarathustra è nota soprattutto grazie al filosofo Friedrich Nietzsche che vi incentrò la sua opera Così Parlò Zarathustra.

Lo Zoroastrismo è una religione dualistica. Il Dio della Luce: Ahura Mazda, è in perenne conflitto con il Dio delle Tenebre: Ahriman. Tutta la creazione, compresi gli dei minori e gli esseri umani, durante la loro esistenza attraverso le rispettive azioni si schierano con l'una o l'altra fazione.

All'alba dei tempi questo conflitto non esisteva; la Creazione era pura e primordiale. Tuttavia un giorno la sua componente materiale si corruppe, e cadde sotto il dominio di Ahriman. Da quel momento il regno materiale iniziò a corrompersi inesorabilmente.

Secondo lo Zoroastrismo nell'epoca della Fine dei Tempi (Frashokereti) moltissimi esseri umani si saranno lasciati irretire da tentazioni sempre più irresistibili, diventando egoisti, malvagi ed ingannevoli; la società si sarà dissolta, le famiglie si saranno divise nell'odio e gli schiavi si saranno ribellati ai nobili. La natura stessa inizierà a morire, il sole diventerà minuscolo ed un cielo plumbeo inonderà la terra con piogge maleodoranti. Colture ed alberi appassiranno. Una cometa chiamata Gochihr colpirà il pianeta e creerà un gigantesco fiume di lava che ogni essere umano sarà chiamato ad attraversare. Le persone buone attraverseranno il fiume senza subire danni, mentre i malvagi saranno inghiottiti dalla lava, tra mille agonie.

In questa visione è interessante notare le corrispondenze con la mitologia Hopi (la cometa Gochihr ricorda la Blue Star Kachina, di cui parleremo più avanti) e la teologia islamica, dato che l'immagine del percorso sul fiume di lava si ritrova nel Corano, con i dogmi del Ponte escatologico e del Bacino escatologico.

La profezia zoroastriana si conclude con Ahura Mazda che sconfigge Ahriman. Un'orda feroce di demoni dai lunghi capelli - "potenti ed infallibili in battaglia" giunge da Est per invadere ogni territorio. L'orda tuttavia viene affrontata e distrutta dall'esercito di santi guerrieri di Ahura Mazda, in un'ultima epica battaglia tra forze di opposta polarità. Al termine della battaglia la componente materiale - ritornata pura - diventa un paradiso in cui le creature salvate vivranno in eterno, conservando la loro individualità.

La battaglia finale tra forze contrarie riporta alla memoria l'Armageddon ebraico e l'epica battaglia profetizzata dal libro dell'Apocalisse cristiano. Inoltre molti primi cristiani gnostici - tra cui il giovane sant'Agostino - dovettero essere molto influenzati dal dualismo zoroastriano - vedendo in Cristo l'incarnazione dello spirito puro ed il mondo materiale come il regno del diavolo.

Tutte le anzidette religioni sostengono che Dio abbia già scritto l'ultimo capitolo della storia, il quale consisterà per l'appunto in un violento confronto tra il Bene e il Male, con il Bene che trionferà ed il mondo che si trasformerà in un luogo benedetto. Tali credenze sono note come apocalittismo ed oltre allo Zoroastrismo caratterizzano praticamente tutte le fedi di discendenza abramitica, tra cui Ebraismo, Cristianesimo ed Islam.

In alternativa alla cronologia lineare delle religioni apocalittiche, altri culti contemplano invece una visione basata un un concetto di ciclicità del Tempo e del Cosmo, con escatologie caratterizzate da decadenza, redenzione e rinascita. Ad iniziare dal culto politeistico che caratterizzò l'antico Egitto.

Teologia Egizia: Dissoluzione e Rigenerazione.
Gli inizi della religione egizia si perdono nella preistoria. Curiose sepolture risalenti al periodo predinastico (5000-4000 a.C.) implicano che all'epoca fosse assai diffusa la credenza in una qualche forma di vita subacquea.

Con l'inizio del periodo dinastico (3.000 a.C.) e l'unificazione delle numerose tribù, si sviluppò una forma strutturata di politeismo. Gli egiziani credevano che i fenomeni della natura fossero forze divine, così le rappresentarono, spesso con sembianze di animali, e le collocarono in un pantheon di divinità da adorare.

L'antica concezione cosmica egizia si concentrava sul concetto di Ma'at, termine che comprendeva diversi concetti tra cui 'verità', 'giustizia' ed 'ordine'. La Ma'at era una sorta di 'super-divinità' che rappresentava l'ordine fisso ed eterno dell'universo, sia nel cosmo che nella società umana. Esisteva fin dalla Creazione e senza di essa non sarebbe potuta esistere coesione nel mondo. Nella convinzione degli egizi la Ma'at era costantemente minacciata dalle forze del caos, per cui tutta la società - sia umana che divina - era tenuta a difenderla dai loro attacchi. Le persone cercavano di adempiere tale compito attraverso offerte e riti che propiziavano l'ordine e la normale successione dei cicli all'interno della Creazione.

Secondo quanto si evince da diverse fonti, la Fine del Mondo in Egitto era considerata una funesta possibilità, più che una certezza inevitabile; una possibilità da scongiurare a tutti i costi attraverso le pratiche religiose appena citate.

Tuttavia un numero più limitato di fonti allude all'idea che il mondo - dopo molti cicli di rinnovamento sotto l'egida della Ma'at - sia comunque destinato a finire. Il ferale giorno viene descritto nei Testi di Coffin ed in forma più esplicita nel Libro dei Defunti, nelle cui pagine Atum (nella teologia eliopolitana creatore auto-generato ed incarnazione del sole che tramonta) profetizza che un giorno il mondo ordinato si dissolverà per ritornare allo stato primordiale, inerte, inabissato nelle acque del caos. Tutte le cose diverse dalla Ma'at cesseranno di esistere ad eccezione di Osiride, mitico sovrano inventore dell'agricoltura e della religione che la leggenda dipinge come civilizzatore e benefattore dell'umanità; una sorta di versione egizia del Nimrod babilonese. Osiride - divenuto dio del rinnovamento - sopravvivrà insieme alla Ma'at. I dettagli di questa prospettiva tuttavia non sono descritti con chiarezza, compreso il destino dei defunti, associati ad Osiride.

La profezia si conclude con una ventata di 'ottimismo', affermando che la dea creatrice ed il dio del rinnovamento riuniti insieme nelle acque primordiali costituiranno il potenziale per la manifestazione di una nuova creazione che sorgerà e si svilupperà come la precedente. Dunque ciclicità all'interno della Creazione, e ciclicità nel succedersi delle Creazioni.

Induismo: Creazione e Distruzione.
Il concetto di ciclicità è il fulcro della religione induista. La generalità degli studiosi ritiene che l'induismo affondi le proprie radici nel Vedismo, religione praticata dal misterioso popolo degli indoari che nell'antichità si stanziarono nella Valle dell'Indo.

La religione vedica si rifà ad una raccolta di testi, i Veda, tramandata per secoli oralmente dalle scuole brahmaniche e trascritta solo in epoca moderna. La datazione dei Veda è un argomento controverso e dibattuto; le edizioni 1998 e 2005 della Encyclopedia of Religion fanno riferimento ad un periodo compreso tra il 2000 a.C. e il 1100 a.C.

L'Induismo afferma che il tempo non sia affatto infinito, bensì ciclico. Un circuito chiuso all'interno del quale il cosmo è destinato a subire gli influssi di quattro grandi Ere che si susseguono sempre nel medesimo ordine: Satya Yuga, Treta Yuga, Dvapara Yuga, e Kali Yuga. Origine, evoluzione, declino e distruzione (purificazione). Gli Yuga possono essere paragonati alle stagioni che si susseguono in natura, con il processo infinito di rinascita, crescita, deperimento e morte che garantisce il funzionamento dell'ecosistema terrestre,

L'Induismo asserisce che lo schema cosmico sia governato da tre distinte divinità: Brahma, Vishnu e Shiva. Brahma è colui che provvede alla creazione di un nuovo cosmo, rinnovato e puro (Era dell'Oro), mentre Vishnu si occupa della conservazione della nuova creazione. Il lavoro di Shiva consiste invece nell'intervenire al momento opportuno per distruggere la creazione divenuta ormai obsoleta e corrotta (Kali Yuga), in modo che Brahma possa ricrearla da zero.

Come le religioni abramitiche, anche il mito induista prevede la figura di un avatar divino il quale giunge sulla Terra prima che abbia luogo la creazione del nuovo cosmo, per comminare la giusta punizione ai peccatori. Si tratta del signore Kalki, incarnazione di Vishnu.

Buddhismo: il Fuoco di Sette Soli.
I buddhisti ritengono che il cosmo attraversi un'infinita serie di grandi cicli denominati kalpa, i quali durerebbero da 10 a 15 miliardi di anni. Ogni kalpa inizia con un'Era dell'Oro nella quale vive l'incarnazione del Buddha e la maggior parte degli esseri umani è spiritualmente illuminata. Ma questo stato di illuminazione tende a scemare progressivamente, finché al termine del kalpa il mondo viene purificato dal fuoco in funzione di un nuovo inizio. Secondo un testo buddista del VII secolo dC, al termine del grande ciclo si manifestano sette soli i quali gradualmente riscaldano la Terra fino a farla diventare 'una massa di fiamme.'

Mitologia Sumera: L'Acqua Purificatrice.
Gli elementi contenuti nell'Epopea di Gilgamesh, forse il più antico poema epico della Storia nota, inducono a ritenere che anche il popolo dei sumeri coltivasse la credenza nella ciclicità della Creazione e Distruzione del mondo.

Durante il suo lungo viaggio Gilgamesh incontra un uomo immortale di nome Utnapishtim, sopravvissuto ad un diluvio che aveva causato la Fine del Mondo e successivamente trasformato in un dio a titolo di ricompensa per la misericordia dimostrata. Quel disastroso diluvio era stato scatenato da Enlil - re degli dei - contro un gruppo di divinità ribelli, con il risultato che anche l'umanità ne era stata travolta e distrutta. Avvertito in anticipo dal dio Ea, Utnapishtim aveva costruito una barca sulla quale aveva dato asilo agli animali ed ai propri familiari. Una volta salvo Utnapishtim era stato trasformato in dio, ed i suoi figli avevano ripopolato il mondo, avviando un nuovo ciclo.

Questa storia vi suona familiare? In effetti nell'Epopea di Gilgamesh riscontriamo il primo riferimento scritto ad un mito ricorrente in numerose antiche civiltà, alcune delle quali mai entrate in contatto tra loro; stiamo parlando della memoria ancestrale del Diluvio. La diffusione di questo 'mitologema' lascia supporre che in un remotissimo passato possa essersi realmente verificata un'inondazione di dimensioni apocalittiche, il cui ricordo si sia tramandato mediante miti e leggende, dapprima in forma orale e poi attraverso antichi poemi, testi sacri e trattati filosofici.

Teologia Talmudica: l'Ordine Nuovo.
Il testo sacro babilonese/ebraico Talmud esprime un pensiero escatologico accostabile a quello dello Zoroastrismo, con una visione lineare del tempo; un lento e progressivo sprofondamento nell'immoralità, un momento finale in cui ogni nodo giunge al pettine, e successivamente l'avvento di una definitiva Nuova Era di giustizia e verità.

Nel trattato talmudico di Avodah Zarah, a pagina 9A, si afferma che il mondo come lo conosciamo esisterà soltanto per seimila anni o fino al sesto millennio del calendario ebraico. Secondo una serie di calcoli effettuati da esperti biblisti, la fine del sesto millennio ebraico corrisponderebbe all'anno 2240 dell'attuale calendario cristiano.

Uno dei saggi del Talmud afferma che giungerà un tempo in cui eventi tumultuosi rovesceranno il vecchio ordine mondiale, creando un ordine nuovo nel quale Dio sarà universalmente riconosciuto come il governante di ogni cosa e persona. "Lasciate la fine dei giorni venire" - scrive il saggio - "anche se io non vivrò abbastanza per vederli giungere, quando il mondo sarà colmo di ogni possibile conflitto e sofferenza."

Nel trattato talmudico Sanhedrin si trova una lunga dissertazione sugli eventi che condurranno al ritorno del Messia, ad esempio:
"Quando vedrete una generazione sprofondare sempre più in basso, attendete [il Messia], dal momento che è scritto: "Tu salverai il popolo afflitto." Quando vedrete una generazione sopraffatta da molte tribolazioni, come se fosse un fiume debordante, attendetelo, perché è scritto "quando i nemici arriveranno debordanti, lo Spirito del Signore innalzerà uno stendardo contro di loro" (...) "ed il Redentore verrà a Sion." (...)
"Il figlio di Davide giungerà soltanto in una generazione che sia del tutto pia o del tutto malvagia."
Rabbì Johanan
Antico Testamento: la Battaglia di Armageddon.
La visione dell'Antico Testamento ricalca l'apocalittismo talmudico e di conseguenza quella dello Zoroastrismo. Anche la Bibbia ebraica profetizza infatti l'avvento del Messia (l'Unto dal Signore) nel Tempo della Fine, noto anche come Fine dei Giorni, espressione che ricorre spesso nella Tanakh (bibbia ebraica).

Sappiamo che la religione ebraica non riconosca a Gesù il ruolo di Messia, ma solo quello di profeta; gli ebrei in effetti sono ancora in attesa dell'avvento del Messia predetto dalle Sacre Scritture.

Secondo i profeti biblici il Messia giungerà non prima che abbia luogo la risoluzione di alcune condizioni sospensive, ovverosia: la liberazione definitiva del popolo ebraico dalla cattività iniziata durante l'esilio babilonese; lo stanziamento del popolo ebraico nella Terra di Israele; e la costruzione della nuova Casa di Davide e del Terzo Tempio di Gerusalemme. Ad oggi tali eventi non sono accaduti, benché ultimamente sembra che ogni condizione sia in via di risoluzione.

Solo dopo il verificarsi di questi eventi Dio creerà un reggente scelto dalla Casa di Davide (colui che per gli ebrei sarà il vero Messia), destinato a guidare il popolo ebraico ed il mondo intero verso la Fine del Mondo così come lo conosciamo, e la nascita di un'eterna Era di giustizia e pace (Era messianica).

Secondo i libri di Isaia, Geremia ed Ezechiele, una volta che il popolo ebraico si sarà stanziato nella Terra Promessa, il Messia ricomporrà le originarie suddivisioni tribali tra i giudei di Israele. Durante questo tempo un certo Gog - sovrano del regno di Magog - attaccherà Israele. Allo stato attuale nessuno ha identificato con certezza nell'attuale mappa geo-politica a quale paese sia assimilabile il regno di Magog descritto dai profeti; talune fonti lo associano alla Russia.

Magog affronterà i giudei in un'epica battaglia che mieterà innumerevoli vittime in entrambe gli schieramenti, ma alla fine Dio interverrà per salvare i giudei. Questa grande battaglia è definita la Battaglia di Armageddon. Il nome Armageddon deriverebbe dall'ebraico הר מגידו, cioè Har Məgiddô (monte di Megiddo); Nell'antichità Megiddo fu un'importante città-stato collocata in una posizione strategica all'ingresso del passo della catena del Monte Carmelo. Il sito fu abitato dal 7000 a.C. al 500 a.C. e fu teatro di importanti battaglie.

Dopo aver annientato questo nemico finale, Dio cancellerà ogni forma di malvagità dall'esistenza umana ed il mondo diventerà perfetto. Dal settimo millennio in avanti regnerà un'Era di santità, tranquillità, vita spirituale e pace universale. Una nuova Era denominata dagli ebrei 'Olam Ha-Ba (Mondo Futuro), in cui tutte le persone entreranno in rapporto diretto con Dio.

Cristianesimo: il Sacro Segreto di Dio.
La visione apocalittica della teologia cristiana riprende in gran parte gli elementi escatologici contenuti nell'Antico Testamento, adattandoli però alla convinzione che il Messia descritto dai profeti ebraici sia già giunto a salvare l'umanità, come testimoniato dai Vangeli.

Fu l'apostolo Giovanni a descrivere la Fine dei Tempi nel libro dell'Apocalisse, Il sostantivo greco apokàlypsis significa letteralmente 'scoprimento, svelamento' e nella Bibbia è spesso usato a proposito di rivelazioni di natura spirituale o inerenti la volontà ed propositi di Dio, che avranno luogo alla Fine dei Tempi.

Il libro descrive in ordine progressivo una serie di visioni, giungendo infine a quella culminante, cioè lo svelamento del sacro segreto di Dio. La struttura di questo libro evangelico sembra imperniato sul numero sette. L'apertura dei sette sigilli porta allo squillo delle sette trombe, e al fenomeno delle sette piaghe. Ci sono poi sette candelabri, sette stelle, sette tuoni e molte altre cose in gruppi di sette. Il numero sette nella Bibbia rappresenta completezza, e difatti il libro dell'Apocalisse tratta proprio del completamento dell'opera divina, culminante con lo svelamento del sacro segreto di Dio così come descritto in Apocalisse 10,7:
"ma che nei giorni della voce del settimo angelo, quand’egli sonerebbe, si compirebbe il segreto di Dio, secondo ch’Egli ha annunziato ai suoi servitori, i profeti."
Come si diceva, nella visione cristiana la prima venuta di Gesù è l'evento escatologico che segna la fine dell'Antico Eone - cioè del mondo del peccato trionfante, della separazione ostile da Dio, della condanna e della morte - e l'inaugurazione del Nuovo Eone in cui sono all'opera le potenze della grazia, del perdono e della vita. In particolare la morte e risurrezione di Cristo segnarono la vittoria decisiva sulle potenze di Satana, sebbene le conseguenze di tale vittoria non potranno essere manifeste prima dell'avvento del Regno finale. Il tempo che intercorre tra la vittoria potenziale di Cristo (la sua morte e risurrezione, avvenute 2000 anni fa) e la sua manifestazione gloriosa (il secondo avvento) è un tempo di attesa, di penitenza e di lotta.

La vittoria finale secondo i Vangeli sarà sancita dopo un'epica battaglia tra Dio e le forze di Satana. Prima che tutto ciò abbia luogo - tuttavia - è profetizzato che accadano vari eventi orribili, tra cui un terremoto e scrosci di grandine di fuoco che incendieranno un terzo degli alberi sulla Terra. Inoltre gran parte delle acque dei mari si trasformeranno in sangue.

Secondo Tessalonicesi 4:16-18 in un momento imprecisato durante questi tempi di patimento avrà luogo il Rapimento di tutti coloro che si saranno dimostrati puri e fedeli.
"Perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi che saremo rimasti verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria;  e così saremo sempre con il Signore. Incoraggiatevi dunque gli uni gli altri con queste parole."
Un'interpretazione proposta dal clero protestante del XIX secolo, asserisce che quando tornerà Cristo, tutti i veri credenti cristiani, vivi e morti, saranno sollevati per incontrarlo in cielo, e quindi risparmiati dai 'giorni malvagi' che condurranno alla Fine dei Tempi.

La battaglia finale contro le forze sataniche vedrà Gesù scendere dai cieli a cavallo, a capo di un esercito di cavalieri bardati di bianco, ed affrontare un esercito guidato dall'Anticristo, temibile e bestiale avatar di Satana. Alla fine le forze malvagie soccomberanno e la Bestia sarà gettata in un lago di fuoco, mentre Satana verrà scagliato in un pozzo senza fondo.

I vivi ed i morti buoni e giusti vivranno poi con Gesù in una nuova Gerusalemme Celeste per 1.000 anni, mentre quelli malvagi ed iniqui saranno giudicati e puniti.

E' da capire se quei mille anni vogliano esprimere indeterminatezza o se tale visione profetica preveda un preciso limite cronologico anche per l'Era edenica; in tal caso si tratterebbe di un possibile punto di contatto con la visione induista.

Islam: il Giorno del Giudizio.
A proposito di giudizi finali, l'escatologia islamica è molto incentrata sul concetto di risurrezione nel profetizzato Giorno del Giudizio, il quale avrà luogo alla Fine dei Tempi.

L'Islam non indica una data precisa in cui potrebbe aver luogo la Fine dei Tempi, né le modalità con cui l'evento accadrà. Solo Allah conosce il momento e le modalità esatte. Il Profeta Maometto invece indicò alcuni segni maggiori e minori che precorreranno quel momento: l'apparizione di segni dal cielo, l'incremento dell'omosessualità tra la gente, un grande terremoto e l'apertura di una faglia sulla Terra che allungherà la durata del giorno.

Il Giorno del Giudizio è invece descritto con dovizia di particolari.

Secondo il dogma del Supplizio della Tomba ogni essere umano, una volta morto ed inumato con il capo rivolto verso la Kaʿba alla Mecca, riceve la visita di due angeli che lo interrogano circa la sua fede e, in caso essa non sia quella islamica gli infliggono un tormento fisico e spirituale che dura fino alla Fine del Mondo. Nell'ultimo giorno - il Giorno del Giudizio - Allah gli comminerà la condanna definitiva.

Il giudizio di ogni individuo, sia esso vivo o morto, avrà luogo secondo quanto dettato dal dogma della Bilancia: le azioni buone e quelle malvagie di ognuno saranno scritte su fogli sottilissimi, e poi il peso delle due pile di carta sarà confrontato mediante una bilancia. La maggiore pesantezza di una pila rispetto all'altra determinerà la misura in cui il verdetto divino si avvicinerà ad un castigo infernale, piuttosto che ad una gratificazione paradisiaca.

Mitologia Norrena: la Battaglia di Ragnarok.
Nell'escatologia islamica è dunque tutto molto definitivo. Nei miti dei popoli nordici - invece - ecco ritornare la chiara allusione ad una visione ciclica del tempo e del cosmo. In effetti la mitologia norrena - cioè l'insieme dei miti appartenenti alla religione precristiana dei popoli scandinavi - è da ritenersi un ramo della mitologia germanica, la quale affonda le radici proprio nei miti indoeuropei.

La mitologia norrena ha come culmine escatologico il Ragnarok - il 'crepuscolo degli dei' - la battaglia finale delle potenze della luce e dell'ordine contro quelle delle tenebre e del caos, in seguito alla quale l'intero mondo verrà completamente distrutto e rigenerato.

A differenza di ogni altra voce di questa lista, secondo i miti scandinavi la Fine del Mondo non giungerà nel corso di tempi di diffusa corruzione ed immoralità. Il mito norreno attribuisce un ruolo del tutto marginale all'umanità, la quale subisce passivamente ed incolpevolmente le catastrofiche contingenze proprio come un nido di formiche subisce il passaggio di una mandria di bisonti.

L'aria della Terra diventerà velenosa, il sole e la luna spariranno ed i morti risorgeranno dalle loro tombe. Dopodiché avrà inizio la battaglia finale tra gli dei nordici contro i giganti del fuoco e del ghiaccio, capitanati da Loki, dio dell'astuzia e degli inganni. Odino sarà ucciso dal lupo gigante Fenrir ma sarà vendicato da suo figlio; Thor ucciderà il serpente Jormungandr per poi restare ucciso a propria volta; il demone Surtur inonderà di fuoco tutti e nove i reami, seminando ovunque morte e distruzione. Alla fine due esseri umani avranno il compito di inaugurare una nuova Era ripopolando la Terra sotto la supervisione delle poche divinità sopravvissute al massacro.

Hopi: la Blue Star Kachina.
Secondo la mitologia dei nativi americani hopi, la Blue Star Kachina o Saquasohuh, è uno spirito che apparendo sotto forma di una devastante stella blu annuncerà l'avvento del nuovo mondo.

Questo sistema di credenze si basa su una serie di presupposti incredibilmente assimilabili alle teorie sul multi-verso esposte dalla moderna fisica quantistica; contempla l'esistenza di un certo numero di mondi, ognuno dei quali finisce per essere distrutto quando l'umanità diventa troppo corrotta. I soli Hopi sopravvivono alla catastrofe, trasferendosi di volta in volta in un nuovo mondo 'vergine.'

Attualmente dovremmo trovarci nel mondo numero 4, ma a quanto pare saremmo già condannati. Il pianeta sarà presto coperto da fiumi di pietra, serpenti di ferro e da un'enorme ragnatela intessuta da un ragno gigante. Dopodiché l'acqua dei mari diventerà nera, ed a quel punto la Kackina sotto forma di gigantesca stella blu si schianterà sul pianeta distruggendolo completamente. Ci chiediamo se la Blue Star Kachina - dato il suo colore - sia in qualche modo assimilabile ad un'altra stella blu il cui simbolismo ricorre in diverse dottrine esoteriche, e la quale si scoprì essere misteriosamente nota all'antica tribù africana dei Dogon; ci riferiamo a Sirio, la stella fiammeggiante.

Concludendo.
Se ci si limita ad esaminare la loro concezione circa la Fine del Mondo, molte delle religioni esistite e tuttora esistenti sono suddivisibili in due grandi categorie: quelle convinte che il mondo finirà solo per poter rinnovarsi, svilupparsi e poi finire nuovamente in un processo destinato a ripetersi per sempre, e quelle che non prevedono un 'dopo', che cioè intendono alla lettera la parola 'Fine.' Secondo queste ultime la nostra Storia è come una sorta di rappresentazione lineare, già scritta, e destinata ad essere 'messa in scena' in un'unica ed irripetibile occasione. Di conseguenza quando il sipario calerà, tutti i segreti saranno svelati e qualcosa di realmente inedito accadrà.

A cura di Anticorpi.info

Link alle fonti:
http://io9.gizmodo.com/the-6-least-pleasant-religious-apocalypses-1668285342
http://channel.nationalgeographic.com/the-story-of-god-with-morgan-freeman/articles/how-the-worlds-religions-view-apocalypticism/
http://www.innsmouthfreepress.com/blog/apocalypse-week-10-ways-to-end-the-world-in-mythology/
https://it.wikipedia.org/wiki/Fine_del_mondo
https://en.wikipedia.org/wiki/Ancient_Egyptian_religion
https://it.wikipedia.org/wiki/Escatologia_ebraica
https://it.wikipedia.org/wiki/Escatologia_(Bibbia)#Nuovo_Testamento
https://it.wikipedia.org/wiki/Ragnar%C7%ABk

IL SIGNIFICATO ORIGINARIO DEL VELO FEMMINILE E LA SUA STRUMENTALIZZAZIONE DA PARTE DEL FONDAMENTALISMO RELIGIOSO

Risultati immagini per greek statues of women

Di Salvatore Santoru

Il tema del velo islamico per le donne è uno dei più discussi e controversi nella nostra società contemporanea.
Oggi come oggi l'utilizzo del velo, anche se ufficialmente è considerato simbolo di 'protezione femminile',è spesso e volentieri utilizzato dall'Islam e dall'islamismo più retrogrado come simbolo di sottomissione femminile, non solo ad Allah ma anche e sopratutto all'uomo/padrone.
Tale condizione di "sessismo istituzionalizzato" è ben visibile se si pensa che nelle società islamiche,o meglio islamiste, più retrograde l'uomo possiede una grande quantità di privilegi istituzionalizzati, come ad esempio per l'istituto della poligamia(permessa agli uomini, negata alle donne).
Quindi, oggi come oggi il velo assume spesso un'aspetto di sottomissione psicologica se non di vero e proprio "schiavismo" quando è imposto coercitivamente, anche se non bisogna dimenticare che spesso venga indossato per libera scelta e in piena libertà(specie in Occidente e nei paesi islamici più moderni)dalle stesse donne per identitarismo culturale e sentimento di appartenenza alla propria religione e senza nessuna sottomissione psicologica.
Per quanto riguarda il passato, c'è da dire che comunque l'uso del velo per le donne ha origini antichissime e non sempre ha avuto carattere patriarcale, anzi era diffuso anche e sopratutto il suo utilizzo anche nelle stesse società matriarcali.
C'è da dire che effettivamente il significato originario del velo era quello di 'protezione' e più in generale di valorizzazione e differenziazione dell'identità femminile, nonché del senso di 'mistero' e di 'riservatezza' che archetipicamente la femminilità presenta.
Come già detto, l'utilizzo del velo era una costante in molte società antiche matriarcali e patriarcali e il so utilizzo è attestato presso le più disparate civiltà dell'Asia,dell'Africa o dell'Europa.
C'è anche da dire che l'utilizzo del velo o di altri costumi tradizionali per le donne non è mai stato slegato da analoghi copricapi e costumi tradizionali per gli uomini e ciò proprio per sottolineare la complementarietà e la valorizzazione della differenza dei ruoli femminili e maschili che vi era nelle società antiche,matriarcali e non.
Discorso diverso lo merita l'utilizzo del velo che è stato fatto da parte dell'Islam più retrogrado,così come da altre religioni monoteiste e politeiste.
Difatti, in questi casi il significato e l'utilizzo tradizionale e originario del velo è stato sconvolto e il senso di 'protezione','riservatezza' e in certi casi 'purezza' che aveva è diventato quello di soggezione e legittimazione dell'utilizzo 'possessivo' da parte dell'uomo nei confronti della donna.

Tutti gli aldilà del mondo

Risultati immagini per L’altro mondo. Storia illustrata dell’aldilà
Di Matteo Trevisani
Dallo sviluppo del pensiero magico in poi, quando la coscienza dell’essere umano ancora galleggiava a fatica nel mare dell’istinto, i popoli hanno sempre cercato di immaginarsi e di codificare una vita dopo la morte: una narrazione che riuscisse a riempire quella vertigine insondabile e insensata. Immaginare una vita dopo la morte implicava però immaginare anche un luogo in cui le anime potessero abitare, un’organizzazione spaziale che riflettesse alla perfezione la credenza della cultura che l’aveva prodotta. fig-1Di riflesso, l’aldilà riempiva di senso e scopo la vita sulla terra, facendo di questa un banco di prova per quello che sarebbe venuto dopo. Il regno dei morti si popola così di oggetti ed esseri del mondo visibile, di stanze, cammini, sentieri, formule magiche ed esami che l’anima avrebbe dovuto superare per accedere al suo riposo eterno. L’oltretomba inizia ad occupare un preciso luogo (spesso a ovest, associato al tramonto del sole) e svolge una precisa funzione nell’economia cosmografica dell’intero universo. Il regno dei morti diventa dunque un riflesso del regno dei vivi: i suoi abitanti sviluppano un ruolo di mutua dipendenza con quelli che rimangono sulla Terra.
Guillaume Duprat riunisce in L’altro mondo. Storia illustrata dell’aldilà (Ippocampo edizioni) i disegni e le spiegazioni di questi aldilà immaginifici, la testimonianza senza tempo del tenero desiderio umano di conoscere l’inconoscibile. I primi a inventare una “tanato-topografia” sono stati gli egizi, ponendo prima le anime dei faraoni tra le stelle e poi le altre nelle profondità della terra, come affermano le molte versioni del Libro egiziano dei morti. La bibbia ebraica, col suo Sheol semisferico, rievoca le descrizioni dell’aldilà mesopotamico retto dal dio Marduk, che sarà l’archetipo per le successive visioni cristiane e islamiche. Prima di Dante e dei suoi tre regni infatti, i cristiani avevano avuto diverse concezioni spaziali di come fosse l’oltretomba: la resurrezione del Cristo è il modello escatologico da seguire ma, per esempio, l’aldilà descritto da Gregorio di Nissa riprende il modello sferico greco e il suo Ade sotterraneo, mentre quello del nestoriano Cosma si ispira a un’interpretazione letterale dei testi sacri, proponendo un universo a forma di tabernacolo.
fig-3Oltre che alle grandi religioni storiche Duprat si spinge a disegnare gli universi delle tradizioni autoctone, come la Foresta degli spiriti congolese, i Mondi paralleli della Guyana o i 99 cieli dei Buriati, in Mongolia, in cui si mescolano elementi dello sciamanesimo e del buddhismo tibetano. Le cosmologie delle tradizioni autoctone e sciamaniche sono permeabili: solo quando entrano in contatto con le grandi religioni inseriscono nella loro visione l’idea di un paradiso, o di un inferno. L’evolversi della raffigurazione di ciò che succede dopo la morte è la rappresentazione stessa di come l’uomo guarda sé stesso, i suoi limiti e il mondo che abita.
Nel testo, in ordine: I tre regni di Dante esposti nella Divina Commedia; il Moksha dei Purana induisti; la macchina per riciclare le anime, una credenza in uso in Ciad; il mondo dei morti della tribù canadese degli Ojibwa, la Terra dei fantasmi; i cieli Buriati che mescolano sciamanesimo e buddhismo mongolo tibetano; l’ascensione di Maometto.