Ospedale Bufalini, Cesena. Reparto TIN, ore 15.30. Una madre si avvicina all’incubatrice con un libro illustrato sotto il braccio: il suo piccolo pesa 1.200 grammi, è nato di 28 settimane, respira con assistenza. Lei apre il libro a pagina uno e inizia a leggere ad alta voce. “C’era una volta…” La voce è bassa, quasi sussurrata, ma costante. Il personale sanitario annota l’orario della lettura, perchè non è solo un gesto d’amore: è parte di un protocollo clinico.
Lo studio SIN-Bufalini-Bologna sta misurando se quella voce, ripetuta ogni giorno per dieci minuti, modifichi lo sviluppo neurologico del bambino. Vi anticipo: la voce funziona. I bambini che sentono leggere ad alta voce mantengono punteggi di neurosviluppo stabili. Gli altri no.
Cosa misura l’analisi
Lo studio promosso dalla Società Italiana di Neonatologia, condotto dall’Ospedale Bufalini di Cesena (Ausl Romagna) in collaborazione con l’Università di Bologna, dimostra che leggere ad alta voce ai neonati pretermine stabilizza i punteggi di neurosviluppo nel follow-up a lungo termine. Rispetto ai gruppi di controllo, i prematuri esposti alla voce dei genitori mostrano riduzione del declino cognitivo temporale.
Perchè? A quanto pare il motivo è che non si tratta di stimolazione generica: è un mix di cose, il timbro vocale del genitore, la prosodia familiare1, il ritmo narrativo. Dieci minuti al giorno in Terapia Intensiva Neonatale producono effetti che i monitor non rilevano, ma i test a 12-24 mesi confermano.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: Ospedale Bufalini di Cesena (Ausl Romagna) + Università di Bologna
- Promotore: Società Italiana di Neonatologia (SIN)
- Popolazione: Neonati pretermine in Terapia Intensiva Neonatale
- Intervento: Lettura ad alta voce da genitori (10 minuti/giorno)
- Outcome primario: Stabilizzazione punteggi neurosviluppo vs controlli (follow-up 12-24 mesi)
- Risultato chiave: Riduzione declino cognitivo temporale nel gruppo esposto
- TRL: 7 – Sistema validato in ambiente operativo reale (TIN)
Perché leggere ad alta voce funziona (e cosa c’entra il cervello)
Il cervello del prematuro è incompleto. Arriva al mondo con settimane di anticipo, in piena fase di sviluppo neurale. Le connessioni sinaptiche si formano secondo un programma prestabilito in risposta agli stimoli ambientali. E qui c’è tutta l’importanza di leggere ad alta voce.
La ricerca mostra che la prosodia vocale familiare agisce come ancoraggio neurale. Il cervello riconosce il timbro del genitore, la cadenza, le pause. Non serve che il neonato capisca le parole: contano il pattern sonoro, la ripetizione, la costanza, ed è un po’ come allenare un muscolo prima che sia completamente formato. La lettura ad alta voce fornisce lo stimolo giusto al momento giusto.

Dieci minuti, non dieci ore
L’elemento interessante dello studio è la durata. Dieci minuti al giorno. Questo cambia la prospettiva: la lettura ad alta voce diventa intervento replicabile, scalabile, accessibile. Non richiede tecnologie costose, o personale specializzato. Non serve leggere l’intera biblioteca nazionale: serve costanza, non quantità. I genitori coinvolti nel protocollo Bufalini-Bologna potevano scegliere qualsiasi testo: fiabe, poesie, romanzi, perfino manuali tecnici. Anche il contenuto non conta.
Il paradosso della TIN
Dentro una TIN, Terapia Intensiva Neonatale, il silenzio non esiste. Ci sono i “bip” dei saturimetri, c’è il fruscio dei ventilatori, ci sono i passi ovattati del personale. Ma manca una cosa: la voce umana continua, narrativa, quella che legge storie. È un controsenso, giusto? Ll’ambiente è pieno di suoni, ma povero di linguaggio.
Lo studio di Cesena ha inserito la voce come variabile sperimentale. E ha fatto centro, stabilizzando il neurosviluppo nei bambini esposti. C’è poi un’altra implicazione: se leggere ad alta voce stabilizza lo sviluppo neurale nei prematuri, cosa fa ai neonati nati nei tempi? E ai bambini più grandi? La ricerca sullo sviluppo cognitivo infantile suggerisce effetti cumulativi: più esposizione precoce, migliori competenze linguistiche future. Ma serve verificare.

Leggere ad alta voce ai bimbi prematuri: cosa succede dopo
Lo studio SIN-Bufalini-Bologna apre domande più che dare risposte definitive. La stabilizzazione del neurosviluppo dura oltre i 24 mesi? L’effetto si mantiene in età scolare? E soprattutto: funziona anche con voci sintetiche, o serve quella biologica del genitore? Domanda non banale, considerando che l’intelligenza artificiale può clonare voci umane con precisione quasi perfetta. Se domani un genitore impossibilitato a essere presente in TIN potesse inviare la propria voce registrata, funzionerebbe lo stesso? O conta la presenza fisica, il calore corporeo, il contatto?
Per ora, i dati dicono questo: leggere ad alta voce funziona. I prematuri esposti mantengono traiettorie di sviluppo più stabili. Dieci minuti al giorno, un libro qualsiasi, la voce del genitore. Il cervello risponde. I numeri lo provano, il resto è ancora tutto da scrivere.
E poi da leggere, ovviamente.
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- È un “marchio” inconfondibile dei familiari che il feto impara ad ascoltare già dal grembo, intorno alla 28ª-32ª settimana. ↩︎
