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Chiara Ferragni, un fan spende 5700 euro per un caffé e una chiacchierata con lei


Può un caffè costare quasi 6mila euro? Sì, se lo si prende in compagnia di Chiara Ferragni. Un fan dell’influencer moglie di Fedez ha sborsato infatti 5700 euro per poter bere un caffè in compagnia della Ferragni. L’ennesima trovata commerciale dopo la bottiglia d’acqua a 6 euro e il corso di make up da 650? Niente affatto. Si tratta infatti di un’iniziativa organizzata dal sito Charity Stars, che ha messo all’asta il caffè per devolvere il ricavato in beneficenza White Mathilda, un’associazione di promozione sociale che gestisce diversi sportelli antiviolenza e che collabora con le istituzioni e gli enti locali nel tentativo di vincere la battaglia contro le violenze di genere e aiutare le donne vittime di maltrattamenti, discriminazioni e bullismo.
Al sito sono arrivate oltre 100 offerte ma ad aggiudicarsi l’opportunità è stato “Poulsenjr“: chi si celi dietro questo nickname non si sa ancora ma aspettiamoci novità dai social. Lui e Chiara Ferragni si incontreranno infatti a Milano durante la fashion week milanese e avranno modo di chiacchierare delle ultime tendenze di stile e scambiarsi “piccoli segreti e accorgimenti da seguire per essere sempre super trendy”.

La pubblicità della Gillette fa discutere. "È questo il meglio di un uomo"


Di Carlo Lanna

Il nuovo spot della Gillette ha diviso il pubblico del web. Il noto marchio di rasoi da barba ha sempre sponsorizzato un figura di un uomo forte, che non deve chiedere mai.
Eppure nell’epoca del #Metoo e dei grandi cambiamenti socio-culturali, il brand si è posto una domanda più che lecita: “È questo il meglio di uomo?”
Lo spot Gillette chiede di smettere di tollerare il bullismo, il sessismo e l’aggressività nei riguardi del sesso più debole. “Non si può far finta di niente” si sente dalla voce fuori campo, “non possiamo riderci sopra e attaccarci alla scusa che sono solo ragazzi. L’uomo deve prendersi la responsabilità delle proprie azioni.” Un messaggio che, alla luce dei recenti fatti di cronaca, è impossibile da ignorare.
In poche ore lo spot del brand ha totalizzato ben 231mila visualizzazioni e, oltre ai sostenitori, ci sono molti detrattori che non hanno apprezzato fino in fondo la campagna messa in atto da Gillette.

“Boys will be boys”? Isn’t it time we stopped excusing bad behavior? Re-think and take action by joining us at http://TheBestMenCanBe.org .
232.000 utenti ne stanno parlando

Mensa scolastica, piatti biodegradabili si sciolgono col cibo caldo: ritirati 4mila pezzi



Piatti biodegradabili che si fondono con il cibo caldo: è l’ipotesi su cui si indaga a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, dopo la denuncia della madre di una alunna di scuola media che ha parlato di piatti che si scioglievano a contatto con la polenta bollente. 
Sono oltre 4mila le stoviglie biodegradabili sequestrate dai carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione e sanità) di Alessandria in seguito della segnalazione della mamma, preoccupata per i possibili rischi alla salute della figlia.
Il sequestro è cautelativo, gli accertamenti sui piatti, non etichettati come previsto dalla normativa, sono ancora in corso. La ditta fornitrice rischia una multa da seimila euro in su, oltre ad una denuncia penale. “Le analisi dovranno chiarire se la tenuta della plastica alle fonti di calore sia adeguata o meno”, spiega Biagio Carillo, comandante dei carabinieri del Nas di Alessandria. “L’intervento del Nas – aggiunge – si è reso necessario per scongiurare pericoli per la salute”.
I carabinieri hanno mandato il materiale sequestrato all’Arpa, l’Agenzia regionale per l’ambiente, affinché verifichi fino a quali temperatura resistono le stoviglie e le posatedistribuite alla mensa.

Traffico di migranti, il tesoro degli scafisti: sequestrati beni per 3 milioni, 14 arresti



Maxi-blitz contro il traffico di migranti. Quattordici persone, tra italiani e stranieri, sono state arrestate con l’accusa di far parte di un sodalizio criminale che avrebbe gestito il traffico di migranti tra la Tunisia e le coste siciliane con gommoni veloci: viaggi della speranza da 3mila euro a tratta. 
I componenti del presunto clan, capeggiato da un tunisino, sono accusati a vario titolo di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, contrabbando di tabacchi lavorati e fittizia intestazione di beni e attività economiche. Contestualmente è in corso il sequestro di tre aziende del trapanese riconducibili al capo dell’organizzazione (un ristorante, un cantiere nautico e una azienda agricola), nonché di diversi immobili, automezzi, due pescherecci, denaro contante e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro
Alcuni indagati sono stati bloccati nel porto di Palermo mentre erano in partenza per la Tunisia con denaro contante per oltre 30mila euro. L’organizzazione criminale che gestiva i viaggi di migranti tra la Tunisia e la Sicilia era composta da cittadini tunisini e italiani che operavano tra il Paese nordafricano e le province di Trapani, Agrigento e Palermo. La banda, secondo l’ipotesi dell’accusa, reclutava i profughi e raccoglieva grosse somme di denaro per la traversata: fino a 3mila euro.
L’organizzazione rubava natanti e motori, già usati per i viaggi verso l’Italia e sequestrati dalla Finanza, e acquistava tabacchi di contrabbando che poi portava in Sicilia e rivendeva grazie alla rete di distribuzione che aveva nei mercati rionali palermitani. La banda usava gommoni carenati, dotati di potenti motori fuoribordo, con i quali era in grado di coprire il tratto di mare che separa le due sponde del Mediterraneo in poche ore, trasportando, per ciascuna traversata, dai 10 ai 15 persone.
Il business aveva portato enormi guadagni reinvestiti, tra l’altro, in una azienda agricola di Marsala, in un cantiere nautico di Mazara del Vallo e in un ristorante. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione era in grado di cambiare rotte e modalità dei viaggi sfruttando la vicinanza dell’isola di Lampedusa alle coste tunisine, la disponibilità di due pescherecci italiani – particolarmente attivi sul tratto di mare che separa l’isola italiana dalla costa africana – e grazie alla complicità di italiani in grado di eludere i controlli delle forze dell’ordine e far allontanare dalla costa i profughi una volta sbarcati.
A capo dell’organizzazione criminale, secondo l’accusa, ci sarebbe stato Fadhel Moncer,tunisino. La sua caratura criminale emerge da alcune conversazioni telefoniche intercettate in cui il tunisino ammetteva di aver sollecitato la falsificazione di verbali di arresto e di aver pagato una tangente ai funzionari locali della polizia tunisina della città di Kelibia in occasione del fermo di uno dei suoi complici.
Ai migranti fatti entrare in Italia l’organizzazione garantiva la possibilità di un contratto di lavoro fittizio, anche di tipo “stagionale”. Almeno in sette occasioni, oltre ai profughi, sono stati introdotti in Italia tabacchi di contrabbando per centinaia di migliaia di euro.
Ma Moncer è anche ritenuto responsabile di aver progettato un attentato dinamitardo a una caserma dei carabinieri nel 2012. 
Durante le indagini è stato arrestato per traffico di sostanze stupefacenti uno dei complici di Moncer, preso con 30 chili di hashish al casello autostradale di Buonfornello e due “contrabbandieri” di sigarette e sono stati sequestrati 360 kg. di tabacchi lavorati. Solo la settimana scorsa la Procura di Palermo aveva scoperto un’altra organizzazione criminale che gestiva i viaggi tra il nord-Africa e l’Italia con le stesse modalità.

Milano, dieci immigrati in affitto in un appartamento senza acqua e tra gli scarafaggi



Dieci immigrati in condizioni igieniche precarie che a Milano dormivano in cinquanta metri quadrati, tra due posti letto e otto giacigli costituiti da materassi adagiati al suolo, senza riscaldamento né acqua calda, tra gli scarafaggi, affittuari in nero di un proprietario di casa.
A scoprirli è stata la Polizia locale durante un controllo dopo una segnalazione da parte dei condominidi uno stabile in via Arquà, una traversa della ‘multietnica’ via Padova, già al centro delle cronache per problemi legati all’immigrazione.
Otto delle dieci persone, provenienti dal Senegal e dal Gambia, non erano in regola con i documenti di soggiorno e sono state portate al comando della Polizia Locale.
Cinque sono state denunciate per immigrazione clandestina, mentre le altre tre, destinatarie di un ordine di allontanamento, sono state denunciate.
Il proprietario dell’immobile è un cittadino italiano. Non era presente durante il blitz dei vigili urbani. Ora è stato denunciato per “sfruttamento dell’immigrazione” e non potrà utilizzare l’appartamento messo sotto sequestro, dato che nella casa sono stati trovati 25 grammi di marijuana e un portafogli con 1285 euro.
Il proprietario sarà poi multato con una sanzione di 3.200 euro per non aver comunicato all’autorità di pubblica sicurezza, l’ospitalità a cittadino straniero.