La “Compagnia delle Indie” di Bezos vende azioni: cosa succede ad Amazon

feb 22, 2024 0 comments


Di Andrea Muratore

Jeff Bezos “apre” il suo impero? Il fondatore di Amazon sta accelerando sul piano per vendere 50 milioni di azioni del colosso di Seattle. Nei soli giorni scorsi se ne è disfato di ben 24 milioni, incassando 4 miliardi di dollari.

“Le vendite, rivelate nei documenti normativi, si sono svolte in soli quattro giorni di negoziazione. La seconda persona più ricca del mondo non vendeva azioni dal 2021”, scrive il Business Times. In questo contesto “Bezos non ha spiegato perché sta vendendo adesso, ma il momento in cui ha istituito il piano di trading può fornire un indizio. Ha annunciato il 2 novembre che si sarebbe trasferito a Miami dalla regione di Seattle”, nello Stato di Washington.

Per Bezos, nota il Business Times, questo potrebbe garantire vantaggi fiscali: “Lo stato di Washington ha istituito un’imposta sulle plusvalenze del 7% nel 2022 – qualcosa che la Florida non ha – il che significa che il trasferimento di Bezos probabilmente gli farà risparmiare finora 288 milioni di dollari“. Questo è Bezos, tra i pochi magnati capaci di condizionare le sorti economiche di intere regioni o gli indotti di interi Stati con i loro spostamenti, le loro mosse, i loro investimenti. Chi entrerà nell’azionariato di Amazon si troverà di fronte al possesso di quote di un vero e proprio conglomerato digitale.

Amazon è oggigiorno provider di servizi logistici e di trasporto merci; supplisce attività di grande distribuzione organizzata con Amazon Go, il supermarket 4.0 senza cassieri né casse inaugurato nel 2018, è stato a lungo dominante nel mercato degli assistenti vocali, snodo strategico per la domotica, uno dei campi in cui abiliterà la rivoluzione dell’IoT, investe in intelligenza artificiale, produzione di servizi di intrattenimento (Prime Video), possiede piattaforme di streaming (Twitch) e spazi editoriali (con le infrastrutture di free-publishing e Kindle); soprattutto, ha una forte presenza nel mondo della gestione dati e del cloud, vero business chiave dell’azienda.

Amazon Web Services (Aws), la sua piattaforma cloud, nel 2023 ha garantito all’azienda 90 miliardi di dollari di fatturato, un valore raddoppiato dall’inizio della pandemia di Covid-19 a oggi. Conquistando clienti industriali, tecnologici, pubblici: tra gli utenti del servizio Aws si segnalano la Ferrari e anche la scuderia di Formula 1 del Cavallino, l’azienda produttrice di telefonini Oppo e il governo di San Marino. Ma chiaramente è oltre Atlantico che l’azienda ha i suoi incassi più importanti. Nel governo federale, che spende nel cloud 6,6 miliardi di dollari l’anno, ma non solo. Aws contribuisce a circa il 70% degli utili dell’intera conglomerata Amazon, che può dunque permettersi di lavorare su margini ridottissimi, o addirittura in perdita, nel suo business originario di consegna merci.

La pervasivitià acquisita oltre Atlantico negli Usa da Amazon rende l’azienda di Seattle simile a una versione moderna della Compagnia delle Indie britannica che ebbe di fatto in amministrazione il subcontinente indiano fino all’incoronazione della Regina Vittoria come imperatrice. Braccio privato dell’interesse nazionale di una potenza imperiale, entrambe le grandi aziende acquisirono un peso specifico tale da diventare, al tempo stesso, ingombranti e indispensabili per Londra e Washington. Tra sconti fiscali, incentivi agli investimenti, stimoli di vario tipo Amazon è stata coccolata dai governi federali con grandi e profumati benefici paragonabili al potere di monopolio sul commercio che la corona di Londra dava ai mercanti e agli amministratori della Compagnia delle Indie. Bezos è al contempo magnate e funzionario di un impero. Garantisce parte dei suoi proventi a una platea più ampia di azionisti, ma resta al comando della sua azienda. Tanto globale nel business quanto è americana nell’animo.

FONTE: https://it.insideover.com/economia/la-compagnia-delle-indie-di-bezos-vende-azioni-cosa-succede-ad-amazon.html

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