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Lo Stato islamico vira verso un califfato virtuale

Di Laura Cianciarelli Con la caduta di Baghouz   e la conseguente sconfitta dello Stato islamico come entità territoriale, l’Isis  ...


Di Laura Cianciarelli

Con la caduta di Baghouz e la conseguente sconfitta dello Stato islamico come entità territoriale, l’Isis punta a rafforzare il califfato virtuale.
L’allarme era stato lanciato dal commissario europeo per l’unione della sicurezza, Julian King, già nel novembre scorso. King rilevava come  l’Isis, a dispetto delle perdite registrate su tutti i fronti, continuasse a promuovere la sua ideologia, diffondendo materiale propagandistico attraverso canali virtuali.
La realizzazione di un califfato virtuale starebbe richiedendo all’Isis un impegno importante in materia di cyber security, per consentire ai seguaci dell’organizzazione di operare sul web in maniera nascosta. In particolare, la priorità dei jihadisti sarebbe il criptaggio delle comunicazioni, in modo da evitarne la localizzazione durante il coordinamento delle attività e il reclutamento di nuovi combattenti.
Proprio in questa direzione starebbe lavorando l’Electronic Horizon Foundation (Ehf) – un help desk tecnologico lanciato nel gennaio 2016 – impegnato a diffondere gli ultimi aggiornamenti in materia di cyber security tra i sostenitori dell’organizzazione terroristica.

Electronic Horizon Foundation

Lanciato il 30 gennaio del 2016 da esperti di cyber security fedeli allo Stato islamico, l’help desk punta a “unificare gli sforzi tecnici e di sicurezza, serrando le fila dei sostenitori dei mujaheddin”, oltre a istruire i seguaci sui metodi per non essere scoperti dalle autorità occidentali.
Stando alle dichiarazioni rilasciate dall’Ehf, lo Stato islamico avrebbe sentito l’esigenza di creare questo help desk “a causa della guerra elettronica e della stretta sorveglianza imposta dai sistemi di intelligence occidentali agli utenti di internet, oltre alla localizzazione e al monitoraggio dei mujaheddin e dei loro sostenitori grazie a informazioni e a dati che condividono su internet”.
L’help desk riunirebbe numerose entità per  il supporto tecnico, tra le quali un Information Security channel su Telegram e un “tecnico dello Stato islamico”, uno specialista dell’organizzazione che si celerebbe dietro un forum tecnico, opportunamente protetto da password.
La sua funzione – sempre a detta dell’Ehf – sarebbe quella di fornire gli strumenti per aggirare la sorveglianza dell’intelligence occidentale. “È giunto il momento di affrontare la sorveglianza elettronica, istruire i mujaheddin sui pericoli di internet e supportarli attraverso strumenti, indicazioni e spiegazioni in modo da evitare errori che possano metterli in pericolo”.

Il Tech News Bulletin     

Fin dalla sua nascita, l’help desk ha diffuso una serie di manuali e tutorial che coprono una vasta gamma di argomenti, tra i quali la sicurezza mobile e il funzionamento del dark web.
Ma c’è di più. Lo scorso anno, l’Isis ha iniziato a distribuire un bollettino settimanale – il Tech News Bulletin – nel quale vengono diffusi gli aggiornamenti più importanti in materia di cyber security. L’ultimo notiziario, il numero 33, mostrerebbe i nuovi interessi dello Stato islamico in questa fase di cambiamento: l’hackeraggio dei browser Mozilla Firefox e Microsoft Edge, l’eliminazione di chat private di Telegram da tutti i dispositivi connessi e la diffusione di virus informatici con cui infettare migliaia di computer.

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