Norvegia, lo scandalo Epstein investe l’ambasciatrice Mona Juul: i contatti con Barak e quel testamento sospetto

feb 4, 2026 0 comments


Di Roberto Vivaldelli

Lo scandalo degli Epstein Files travolge anche la Norvegia. Al centro della tempesta c’è Mona Juul, ambasciatrice norvegese in Giordania e vice in Iraq dal 2024, icona della diplomazia per il ruolo decisivo nei negoziati che portarono agli Accordi di Oslo tra Israele e OLP nel 1993, insieme al marito Terje Rød-Larsen. Notizia di estrema rilevanza di cui sui media non si trova traccia e che ha segnalato per primo sui social il giornalista e storico inviato di guerra, Alberto Negri.

Dopo la pubblicazione, nei giorni scorsi, di una nuova massiccia tranche di documenti statunitensi sul caso Jeffrey Epstein – il finanziere condannato per traffico sessuale di minori, morto in carcere nel 2019 – il Ministero degli Affari Esteri norvegese (Utenriksdepartementet) ha annunciato pubblicamente di stare lavorando per ottenere una panoramica completa dei contatti dell’ambasciatrice Mona Juul con Epstein. Il ministro degli Esteri Espen Barth Eide (Partito Laburista) ha confermato: «Abbiamo deciso di sollevarla dai suoi doveri per la durata di questa indagine», una misura cautelativa concordata con Juul stessa, che non equivale a un licenziamento ma a un esonero temporaneo dagli obblighi lavorativi.

L’indagine è affidata all’unità di controllo centrale del Ministero, che valuta se sussistano condizioni che i datori di lavoro dovrebbero «seguire ulteriormente», come riportato da Dagens Næringsliv (DN) in base a un messaggio interno del ministro visionato dal giornale. L’unità si occupa proprio di casi sospetti di violazioni delle normative nel Servizio Esteri. Il quadro di riferimento è lo Statsansatteloven (Civil Service Act), la legge sul pubblico impiego che impone doveri ai dipendenti statali sia in servizio che fuori: un funzionario può essere licenziato se, con una «condotta impropria dentro o fuori dal servizio», si dimostra «indegno del suo ufficio o mina il rispetto o la fiducia necessari per l’ufficio».

Juul ha confermato in una dichiarazione a NTB di essere in «pieno dialogo» con il Ministero degli Esteri e di collaborare pienamente «per garantire la massima chiarezza». Ha ammesso che la precedente descrizione dei contatti con Epstein come «minimi» o «sporadici» non era accurata: «Con il senno di poi, riconosco che avrei dovuto essere molto più cauta. Questo vale anche per una breve visita privata nel 2011, durante un periodo di congedo dal Ministero».

I nuovi file hanno rivelato legami più profondi e problematici: Epstein modificò il testamento due giorni prima della morte, destinando 10 milioni di dollari (circa 100 milioni di corone norvegesi, 5 milioni ciascuno) ai due figli della coppia Juul-Rød-Larsen. Dai file emergono inoltre indizi su diversi incontri con il magnate, inclusa una presunta sull’isola privata di Epstein (Little Saint James) con famiglia al seguito, e contatti frequenti documentati da email e corrispondenza. A questo si aggiungono legami finanziari opachi, soprattutto tramite il marito Terje Rød-Larsen (ex alto funzionario ONU, dimessosi nel 2020 proprio per legami con Epstein), che in passato ammise prestiti e donazioni da Epstein al suo International Peace Institute. In una mail del 2018, l’ambasciatrice scrisse al magnate-pedofilo: «Sarò per sempre grata per tutto quello che stai facendo per lui (e per noi)».

E non finisce qui. Secondo il quotidiano norvegese VG, infatti, Mona Juul e Terje Rød-Larsen acquistarono nel 2018 un appartamento di lusso di oltre 300 mq a Frogner (Oslo ovest) per 14 milioni di corone, a «metà prezzo» rispetto al valore di mercato, dopo che Epstein «mosse i fili». Il venditore, Morits Skaugen, avrebbe dichiarato in email a Epstein di aver venduto «non volontariamente» e a prezzo scontato; Epstein avrebbe contribuito con circa 4 milioni di corone. Rød-Larsen non ha risposto alle domande di VG sulle circostanze dell’acquisto.

L’ambasciatrice agì come intermediario per Barak

Ma c’è un altro tassello che compone questa storia di intrecci tra il magnate e due illustri esponenti della diplomazia norvegese. Nel maggio 2018, l’ex primo ministro israeliano Ehud Barakin stretto contatto con Jeffrey Epstein da alcuni mesi riguardo alla società israeliana di intelligence e difesa Toka, chiese al finanziere statunitense di inoltrare una presentazione dell’azienda direttamente a Mona Juul, ritenendo che fosse più appropriato coinvolgere lei per trovare i contatti giusti in Norvegia.

Barak scrisse esplicitamente a Epstein che Terje (Rød-Larsen) gli aveva chiesto di trasmettere il materiale a Mona, forse perché si sentiva inadeguato, e menzionò un imminente incontro tra Rød-Larsen ed Epstein. Il giorno successivo all’e-mail di Barak, Juul inviò un messaggio con oggetto “Kjell G.” (forse riferito a Kjell Grandhagen, ex capo dei servizi segreti norvegesi), contenente presumibilmente informazioni di contatto, che fu poi inoltrato a Epstein proprio da Rød-Larsen il 10 maggio.

L’ambasciatrice sostiene, in una dichiarazione, di «assumersi la piena responsabilità per le mie scelte personali e riconosco di aver dimostrato un cattivo giudizio. Prendo le distanze in modo completo e inequivocabile da Epstein e dalle sue azioni, ed esprimo la mia più profonda solidarietà e sostegno alle vittime». Aggiunge inoltre di «non essere a conoscenza di questioni economiche o di un testamento in cui i suoi figli».

FONTE: https://it.insideover.com/media-e-potere/norvegia-lo-scandalo-epstein-investe-lambasciatrice-mona-juul-i-contatti-con-barak-e-quel-testamento-sospetto.html

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