Quella di sabato è stata la più grande manifestazione organizzata dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna, deciso dal ministero dell’Interno dopo una serie di disordini e atti vandalici di fine novembre, legati in parte all’assalto alla redazione del quotidiano La Stampa. Con lo sgombero si era così interrotto un processo di regolarizzazione avviato nel 2024 dall’amministrazione comunale in accordo con il centro sociale.
La violazione improvvisa degli impegni da parte dell’amministrazione ha spinto il centro sociale a organizzare una grande manifestazione mobilitando gente da tutta l’Italia. Sabato diverse migliaia di persone – circa 50mila secondo gli organizzatori, più verosimilmente 20mila – hanno preso parte al corteo in modo pacifico in difesa del centro sociale. All’avvio della manifestazione, davanti alle stazioni di Porta Susa e Porta Nuova, c’erano migliaia di cittadini, studenti, comitati locali, sostenitori del Movimento No TAV e sindacati come Cobas e USB.
Prima dei tafferugli il corteo unito aveva sfilato in maniera molto tranquilla lungo il fiume Po assieme alle persone che si erano concentrate davanti a Palazzo Nuovo, sede delle discipline umanistiche dell’Università di Torino.
Verso la fine della manifestazione, intorno alle 18, quando il corteo si è avvicinato alla sede del centro sociale in corso Regina Margherita, un gruppo di persone con il volto coperto ha iniziato a lanciare petardi, fumogeni e bombe carta contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni e acqua sparata dagli idranti. I manifestanti più violenti e la polizia si sono fronteggiati per circa un’ora e mezza. Sono stati incendiati diversi cassonetti della spazzatura e un’autoblindo della polizia.
Secondo le forze dell’ordine, il gruppo più violento sarebbe composto da circa 1.500 persone: oltre a italiani provenienti da altre regioni, ci sarebbero stati anche francesi e persone arrivate dal Nord Europa. Di queste, alcuni sarebbero riconducibili a gruppi anarchici e cosiddetti “antagonisti”.
Gli scontri sono stati ripresi in molti video diffusi dai giornali e dai manifestanti stessi. Il video di cui si parla di più ha documentato la violenta aggressione a un poliziotto che dopo aver cercato di inseguire e manganellare due manifestanti è rimasto solo, lontano dai colleghi. Il poliziotto è stato colpito a calci e pugni da circa una decina di manifestanti, oltre che da alcuni colpi di martello, prima di essere soccorso e trascinato via da un collega. L’agente, che ha 29 anni, è ferito e ha subìto contusioni, ma non è in condizioni gravi. È stato poi portato all’ospedale Le Molinette, da cui è stato dimesso domenica.
Uno degli arrestati – quello di 22 anni – è accusato di aver partecipato all’aggressione del poliziotto anche se non direttamente, nel senso che non l’avrebbe colpito mentre era a terra e soprattutto non era il manifestante che impugnava il martello. La polizia l’ha individuato perché era l’unico con il volto scoperto e non vestito di nero: indossava un giubbotto rosso e un cappello.
Altre persone che hanno partecipato al corteo hanno denunciato violenze da parte della polizia, che avrebbe lanciato lacrimogeni tra la folla e manganellato persone non violente. In un altro video si vede il fotografo Federico Guarino aggredito, fermato e picchiato da alcuni agenti. Nel post, Guarino dice che aveva appena scattato una foto a un agente, e che poi era stato accerchiato da altri quattro o cinque, che lo avevano preso a pugni e calci nonostante avesse detto di essere un fotografo.
Domenica mattina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, è andata a fare visita all’agente del video e a un collega che si trova nello stesso ospedale. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha visitato il comando provinciale dei Carabinieri di Torino e sul suo profilo X ha scritto che gli scontri sono stati portati avanti da «oltre 1000 persone organizzate militarmente», divise «in due grandi blocchi».
FONTE: https://www.ilpost.it/2026/02/02/scontri-torino-polizia-manifestazione-askatasuna/
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FOTO: https://x.com

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