Mentre i media mainstream insistono ossessivamente su presunte connessioni tra Jeffrey Epstein e il Cremlino – spesso amplificando speculazioni su legami con l’intelligence russa – emergono con chiarezza sempre maggiore i rapporti consolidati del finanziere defunto non solo con figure di spicco israeliane, ma con l’apparato di sicurezza israeliano (incluso il Mossad) e con elementi dell’intelligence statunitense, di cui, su InsideOver, abbiamo trattato in svariate occasioni negli ultimi mesi.
Documenti finanziari e email resi pubblici negli ultimi anni, insieme a recenti rilasci dal Dipartimento di Giustizia USA, dipingono un quadro di legami profondi con Israele, che vanno ben oltre le frequentazioni personali. Tra le prove più concrete spiccano i documenti fiscali della THE C.O.U.Q. FOUNDATION INC., una fondazione associata a Epstein (EIN 13-3996471), che nel Form 990-PF per l’anno fiscale terminante il 28 febbraio 2006 riportano contributi significativi a entità legate a Israele.
Il 3 marzo 2005, la fondazione donò 25.000 dollari a Friends of the Israel Defense Forces (FIDF), l’organizzazione di supporto alle Forze di Difesa Israeliane (IDF), con lo scopo esplicitamente indicato come sostegno all’esercito israeliano. Nello stesso periodo, Epstein finanziò anche The Jewish National Fund (JNF), l’ente storicamente coinvolto nella costruzione di insediamenti in Cisgiordania, con donazioni non vincolate che supportavano le sue attività.
Questi finanziamenti diretti alle istituzioni militari e di insediamento israeliane contrastano nettamente con le narrazioni dominanti che puntano altrove. Non si tratta solo di Barak: Epstein manteneva rapporti anche con l’attuale primo ministro Benjamin Netanyahu, nonostante quest’ultimo abbia colto la palla al balzo per attaccare l’avversario di sempre, Barak, proprio per via dei rapporti con Esptein. «L’insolito rapporto di Jeffrey Epstein con Ehud Barak non suggerisce che Epstein lavorasse per Israele. Dimostra il contrario. Fermo restando la sconfitta elettorale di oltre due decenni fa, Barak ha tentato per anni ossessivamente di indebolire la democrazia israeliana collaborando con la sinistra radicale antisionista in tentativi falliti di rovesciare il governo israeliano eletto» accusa Netanyahu, che però omette i suoi contatti con il magnate-pedofilo morto nel 2019.
Nel 2011, email emerse da cause giudiziarie (tra cui quella delle Isole Vergini USA contro JPMorgan) e citate da Drop Site News, mostrano come Epstein abbia facilitato un incontro tra il premier israeliano e alti executive di JPMorgan, tra cui Jes Staley.

Il 23 marzo 2011, Roy Navon, responsabile JPMorgan in Israele, scrisse: «Contro ogni previsione, siamo riusciti a ottenere un incontro con il Primo Ministro Netanyahu». Staley inoltrò il messaggio a Epstein con un semplice «Grazie», ricevendo in risposta un «sorpresa sorpresa». L’incontro coincise con una votazione cruciale alla Knesset sul regime fiscale per il giacimento di gas Leviathan, in un momento in cui Netanyahu invocava «sicurezza nazionale» per superare ostacoli antitrust e garantire controllo monopolistico e finanziamenti esteri. Epstein fungeva da connettore sia per Barak (che cercava partner privati per Leviathan) sia per Netanyahu, rivelando come operasse negli stessi circoli élite che avanzavano l’agenda energetica israeliana.
“Agente del Mossad addestrato da Barak”
A rafforzare ulteriormente queste connessioni, un documento governativo USA rilasciato di recente (tra milioni di pagine del Dipartimento di Giustizia nel 2025-2026) cita un informatore confidenziale undercover dell’FBI che si convinse che Epstein fosse un agente israeliano. Secondo il rapporto, Epstein fu addestrato come spia sotto l’amico Barak. L’informatore riferì che l’avvocato di Epstein, Alan Dershowitz, disse all’allora procuratore USA Alex Acosta (che approvò il controverso patteggiamento del 2008) che Epstein apparteneva sia ai servizi di intelligence statunitensi che a quelli alleati. Questo coincide con la versione fornite dallo stesso Acosta.
L’informatore concluse che Epstein fosse un agente Mossad cooptato anche se è più probabile, come ha suggerito il giornalista investigativo Max Blumenthal, che Jeffrey Epstein operasse come una sorta di “freelance” profondamente connesso, tuttavia, come abbiamo dimostrato, proprio con l’intelligence israeliana.
Tutti questi elementi – donazioni dirette all’IDF e al JNF, facilitazione di incontri ad alto livello con Netanyahu, e testimonianze di fonti FBI su addestramento sotto Barak e legami Mossad – puntano con insistenza verso Tel Aviv e Washington, dove Epstein operava come ponte tra finanza, politica e intelligence.

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