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Il sorpasso: i trentenni cinesi guadagnano più dei trentenni italiani

Jack Ma, fondatore dell’eBay cinese
Jack Ma, fondatore dell’eBay cinese


Di Antonio Vanuzzo
http://www.linkiesta.it


I trentenni in Cina guadagnano più dei cinquantenni, e più dei coetanei italiani. A rivelarlo è Credit Suisse nell’Emerging consumer survey 2013, indagine che la banca elvetica ha affidato a Nielsen, e che ha coinvolto 14mila persone distribuite in 8 Paesi: Brasile, Russia, India, Cina, Turchia, Arabia Saudita, Indonesiae Sud Africa. Un panel che rappresenta 3,3 miliardi di consumatori nella parte del mondo dove la crescita economica non si è arrestata.

Dal grafico qui sotto salta subito agli occhi il divario tra il salario medio mensile dei giovani tra i 18 e i 29 anni – il tasso di disoccupazione è al 4,1% – pari a circa 9.100 yuan al mese, circa 1.100 euro, e quello dei loro genitori, 8.500 yuan, circa 1.025 euro. In altre parole, un giovane cinese guadagna il 15% in più rispetto ai suoi genitori (56-65enni). In Indonesia, Russia e Turchia, dice Credit Suisse, c’è la medesima tendenza.Per fare un confronto (impietoso), Datagiovani su base Istat ha calcolato che la retribuzione media di un under 30 al primo lavoro in Italia è di 823 euro al mese. L’Isfol calcola invece che i trentenni collaboratori a progetto in Italia e hanno un reddito medio di 9.855 euro l'anno, 821 euro al mese. Ovviamente i pochi giovani che lavorano, visto che il tasso di disoccupazione registrato dall’Istat lo scorso novembre è del 37,1 per cento.

 



Non stupisce che il miliardario Jack Ma, fondatore di Alibaba, l’eBay del celeste impero, si sia dimesso da amministratore delegato della società a soli 48 anni, andando a ricoprire il ruolo di presidente. «Le mie dimissioni da fondatore e amministratore delegato», ha scritto in una email ai suoi dipendenti, «non sono state una decisione facile. [...] È perché vedo che i giovani dipendenti di Alibaba hanno sogni più belli e brillanti dei miei, e sono più capaci di costruire un futuro che gli appartiene». Presa fuor di retorica e con un sano scetticismo sulla ben poca trasparenza delle imprese cinesi, è comunque un esempio non da poco.



Per la banca d’affari sono tre i fattori che influenzano la distribuzione del reddito: il livello d’istruzione, più elevato tra i giovani, la migrazione dalla campagna alla città, appannaggio dei giovani, e la tecnologia. Molti lavori ben pagati implicano un alto grado di expertise tecnologico, che mediamente favorisce i giovani. Avere una platea di consumatori in prevalenza giovani favorirà  i prodotti tecnologici e i brand, rispetto – per motivi facilmente intuibili – alla spesa sanitaria. Questa, se non altro, è una buona notizia per il made in Italy.

Fonte:http://www.linkiesta.it/ricchi-cinesi-precari-italiani

Sigaretta elettronica: il business che fa male al monopolio dei tabacchi....


Di Cristina Pipitone

Sono ormai tantissime le informazioni che circolano sulla sigaretta elettronica. Sappiamo perché lo Stato dice no, sappiamo perché la gente dice sì, comprendiamo in modo obiettivo i pro e i contro e tutti dubitiamo un po' della buona fede del Governo (sperando di avere torto marcio).
Perché se sono tante le informazioni che circolano sulla sigaretta elettronica, sono tante anche le persone che la stanno provando. E di queste la maggior parte da un parere positivo (seppur per dovere di cronaca bisogna ricordare che non tutti sono soddisfatti del suo uso).

La sigaretta elettronica nel mondo

Sono molte le persone famose che sponsorizzano la sigaretta elettronica, anche solo facendosi fotografare mentre la usano. Andiamo da Leonardo Di Caprio e Uma Thurman, da Kate Moss a Robert Pattinson.

In Inghilterra si stima che la crescita del settore sia vicino al 50 per cento, e un probabile rallentamento non è previsto prima del 2014. Il mercato lì vale circa 70 milioni di sterline.
In America alcune multinazionali del tabacco hanno deciso di entrare nel business acquistando società che trattano la sigaretta elettronica. Il vantaggio consiste nel mettere le mani in un settore competitivo in crescita, nel poter pubblicizzare il prodotto (al contrario della sigaretta tradizionale per cui è imposto il divieto) e nel compensare il calo dei consumi del mercato tradizionale.

E in Italia?

In Italia il settore della sigaretta elettronica attualmente vale circa 100 milioni di euro. Senza contare che in un momento di crisi come questo sta dando lavoro a circa 1500 persone. La media calcola che si aprono venti negozi nuovi ogni settimana.
Secondo una stima, il 20 per cento dei fumatori italiani è potenzialmente cliente delle e-cigarettes.

Perché questo successo?

L'Huffington Post afferma che le ragioni sono tre:
il bando del fumo nei luoghi pubblici
le preoccupazione della gente per la salute
il risparmio che si può ottenere in un momento di crisi

E in effetti questa descrizione corrisponde ai commenti che la gente fa, dove afferma di risparmiare, di godere di migliore salute e di poterla utilizzare anche in pubblico senza nuocere a nessuno.
Certo non è difficile immaginare come questo successo possa nuocere alle casse statali italiane che sui tabacchi detiene il monopolio...
Ad ogni modo si spera che il mercato venga presto regolamentato e controllato a dovere, senza mettere in mezzo conflitti di interesse, ma nell'interesse esclusivo della salute del cittadino.

Fonte:http://cervelliamo.blogspot.it/2013/01/sigaretta-elettronica-il-business-che.html

Marketing 2.0, il potere di twitter e le frontiere del profitto

Di Federico Sbandi

Il mondo sta cambiando. E il marketing, che consiste nell’arte del saper vendere un dato prodotto, deve adattarsi. Attraverso il passaparola virtuale garantito dai social network, sempre più brand sfruttano i tweet come metodo innovativo di pagamento.

IL VALORE DELLA VIRALITA’ - Twitter è considerato ilsocial network dell’informazione. Di qualunque tipo sia. Rapido, semplice, duttile. Queste sono le caratteristiche del microblogging più famoso al mondo che permettono ad ogni tweet, dai famosi 140 caratteri, di arrivare a toccare potenzialmente tutto il mondo in tempi record.
Il passaparola virtuale è meno affidabile di quello fisico: non c’è compresenza spazio/temporale tra le due persone che comunicano e non c’è quel rapporto di fiducia, tipicamente umano, che permette di attribuire un certo valore alla notizia recepita in base al grado di fedeltà che abbiamo nei confronti della fonte. Bisogna, insomma, fidarsi e andare spesso alla cieca.
Ma Twitter ha un potere enorme e insostituibile in termini di viralità e immediatezza. Arriva lì dove ben pochi altri arrivano. E questo interessa soprattutto il mercato della pubblicità. Lo stesso Combook, il nuovissimo libro di Benvenuti e Guglielmino che spiega “come comunicare coi social network”, recita:«sempre più aziende, lo preferiscono ad altri social network per alimentare il cosiddetto business dell’essenziale. Twitter è un buon alleato per una diffusione efficace e sintetica, e per una contaminazione senza infastidire». Ed è questo che ci interessa. L’uso commerciale che si può fare di Twitter.

TWITTER SI VENDE – Ai processi non convenzionali e creativi di marketing si affiancano, come sempre, quelli tradizionali. Efficaci ma fastidiosi e invadenti. Poco più di una settimana fa il Ceo di Twitter, Dick Costolo, ha annunciato che ben presto Twitter inizierà a sfruttare a pieno il suo potenziale pubblicitario. Le 3 armi a disposizione del mercato saranno i promoted account, i promoted tweet e i promoted Trend.
I primi avranno più visibilità all’interno della piattaforma. I secondi potranno apparireabusivamente nella TimeLine di un altro profilo anche qualora costui non seguisse direttamente l’account che ha creato quel tweet. I terzi potranno creare delle finte tendenze. Basate su cosa? Non sulla discussione vera e propria del social (che attraverso uno specifico algoritmo calcola quali siano gli hashtag più discussi dal popolo di Twitter), ma sulla mera volontà di sponsorizzare una certa parola dopo il famoso cancelletto (#).

PAGARE CON UN TWEET – “Pay with a tweet”. E’ il primo sistema di pagamento esclusivamente “social”. In cosa consiste? Nell’acquistare un certo prodotto pagando non con soldi reali, ma attraverso un cinguettio pre-impostato dall’impresa che vende quel prodotto, pensato per pubblicizzare il brand sul social network.
L’idea di base è questa: la sponsorizzazione di quella marca nella propria rete di contatti, col proprio account personale, ha un valore economico superiore al costo del prodotto interessato. In pratica, se mi trovo davanti ad un distributore automatico e voglio acquistare una lattina di thé alla pesca, il tweet che pubblicizzerà l’impresa produttrice di quel thé varrà, sul lungo termine, più dei 0.50 cent che avrei speso nell’acquistare quella stessa lattina.
Ovviamente, questo ragionamento non è applicabile a tutti i prodotti esistenti nel mercato. E’ stato sin ad ora utilizzato per vendere beni modesti, canzoni, articoli, librie per pubblicizzare indirettamente brand, album, giornalisti, scrittori. Il blog statunitenseTechCrunch, che si occupa di tecnologia e informatica, l’ha classificata come sesta migliore idea nell’ambito delle più grandi trovate di business 2.0 di tutto il 2010.

BUZZ MARKETING – Il fondamento strategico di questo tipo di trovate risiede nel cosiddetto “buzz marketing“. E’ un approccio al mercato del tutto anticonvenzionale, che idolatra il passaparola virtuale e ritiene di dover far parlare le persone di un dato prodotto o brand – a prescindere dal metodo utilizzato – perché, come si è detto, alla lunga converrà. In un mondo in cui cresce esponenzialmente il problema del sovraccarico informativo e della saturazione della reclame, il modo realmente conveniente e innovativo per sponsorizzarsi, è proprio farsi pubblicizzare dai propri clienti. Perché è il metodo più indiretto e meno invasivo che un brand può avere a sua disposizione.
La pubblicità diretta, si sa, è volta a persuadere il consumatore a fini di lucro, mentre il suggerimento indiretto di un amico o parente appare come disinteressato e quindi più realistico. Questo è il marketing 2.0. Se pensate che pubblicitari, inserzionisti e brand manager prima o poi molleranno la presa, vi sbagliate di grosso. Il mondo evolverà? Evolveranno anche loro. L’unico modo per difendervi consisterà nel prendere atto dei loro metodi alternativi di persuasione di massa. La vendita è il loro obiettivo. La pubblicità è il loro mezzo. La conoscenza è il vostro grande potere.

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