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Ex membro di Big Pharma svela la verità sul Prozac

John Virapen è un ex dirigente della filiale svedese della Eli Lilly, importante multinazionale del farmaco. A 64 anni, l'uomo ha deciso di pubblicare le sue memorie, in un libro dal titolo I rammarichi di Big Pharma.
In questo volume, Virapen ha trovato il modo perfetto per denunciare apertamente gli effetti nocivi e collaterali del Prozac, farmaco antidepressivo usato per curare la depressione, disturbi ossessivo-compulsivi e via dicendo.
“So di aver contribuito indirettamente, in tutti questi anni, alla morte di persone, le cui ombre, oggi, mi ossessionano”, ha confessato il manager al settimanale francese Le Nouvel Observateur.
Il settimanale ha contattato direttamente John Virapen, chiedendogli in cosa consistesse direttamente la minaccia del Prozac e l'uomo ha risposto: "Nei primi anni di lancio, il farmaco ha portato a una spirale preoccupante di suicidi: su 10 persone alle quali erano stati somministrati i principi attivi del Prozac, 5 hanno riportato allucinazioni e disturbi della personalità. Tra questi soggetti, 4 si sono tolti la vita”. Nonostante i dati preoccupanti raccolti, i dirigenti della Eli, non hanno mai pensato, nemmeno per un attimo di  non introdurre l'antidepressivo in tutto il mondo. 
Introdurre e commercializzare il farmaco sul mercato non è stato per nulla difficile, grazie alla corruzione, denunciata da Virapen, dei supervisori preposti al controllo e alla sperimentazione del Prozac (sono bastati 20.000 dollari per ricevere senza problemi l’autorizzazione necessaria alla vendita), e soprattutto grazie alla collaborazione ben retribuita, con doni e un salario fisso mensile, di professori compiacenti che recensivano positivamente e promuovevano l’utilizzo dell'antidepressivo nelle maggiori riviste internazionali di medicina.

Impiantare falsi ricordi nella nostra mente? Purtroppo è possibile: lo dimostra studio del Mit


La notizia è questa: gli scienziati statunitensi del RIKEN-MIT Center for Neural Circuit Genetics e del MIT Picower (il Massachusetts Institute of Technology) sono riusciti a impiantare falsi ricordi nel cervello dei topi.
Nello studio, pubblicato sulla rivista Science, il team di scienziati - coordinati dal professore di Biologia e Neuroscienze e Direttore del Centro di RIKEN-MIT, dottor Susumu Tonegawa - è riuscito a creare con successo un falso ricordo in topi geneticamente modificati manipolando proprio l’engram cellulare e l’ippocampo.
Perché preoccuparsi, allora, se si tratta solo di topi? A questa legittima domanda risponde proprio il professor Tonegawa, il quale ritiene che gli esseri umani siano animali altamente fantasiosi, proprio come i topi, per cui possono creare un falso ricordo semplicemente associando a un’esperienza che viene evocata in quel momento sensazioni positive o negative, formando appunto un falso ricordo.
In sostante si può essere sicuri di aver vissuto un qualcosa che in realtà non è accaduto davvero, provare sentimenti di paura o altri senza nemmeno sapere il perché.
Le implicazioni sono moltissime e - al di là del campo medico in cui potrebbero essere applicate - anche inquietanti. Pensate solo a quello che potrebbe accadere in ambito giudiziario o politico.
Matrix è alle porte. O forse è già dentro di noi. Potremmo trovarci dentro un Fight Club senza che ciò accada. E quindi: ciò che viviamo, proviamo, è reale o frutto della fantasia o di qualche bizzarro meccanismo chimico che avviene nel cervello?
A volte è meglio non conoscere la risposta giusta.

Il silenzio e il bello


Di Giacomo Belisario
Non appena ci si accinge a riflettere sul silenzio e si tenta di darne una definizione, risulta chiara la complessità e l’importanza di questo concetto. Dall’antichità ad oggi esso è stato oggetto di speculazioni filosofiche e teologiche, nonché di richiami poetico-letterari. Questo grande interesse testimonia l’essenziale legame esistente tra il silenzio e il bello.
Il concetto di silenzio, dunque, presenta numerose affinità con l’idea di bello che traspare nel pensiero di Platone, il quale pone alcune tra le più importanti problematiche che verranno riprese nella successiva storia dell’estetica (la concezione realistico-cosmologica della bellezza, la sua lettura in connessione con il problema del bene, il suo significato ermeneutico…).Il silenzio sembra appartenere, come il bello platonico, ad una dimensione sovrasensibile, sfuggente com’è ai vincoli della materialità. La contemplazione del bello in sé è il risultato di un lungo e faticoso processo che compie il filosofo (inteso etimologicamente come chiunque ami, aspiri al sapere) a partire dall’osservazione e dall’amore graduali per ciò che di bello si presenta alla sua sensibilità, una vera e propria scalata verso il mondo delle idee.
Si può ritenere che per vivere pienamente il silenzio sia necessario all’uomo uno sforzo analogo a quello descritto da Platone a proposito della bellezza: solo chi si abitua ad un attento ascolto dei suoni, dei rumori riuscirà a riconoscere e ad amare ciò che di bello c’è in questi, arrivando infine a godere pienamente del silenzio. Il Silenzio è dotato di una immensa potenza creatrice. All’uomo non resta che affrontare una sfida ermeneutica, d’interpretazione di ciò che gli si presenta attraverso i sensi . Solamente partendo dai sensi riuscirà a prendere lo slancio verso ciò cui essi rimandano, verso la realtà extra-sensibile. Solo chi sa contemplare il bello, ascoltare il silenzio realizza al meglio le facoltà umane di percezione della realtà.
Il quadro delineato poco sopra come modello positivo, quello cioè di uomini proiettati nella ricerca del bello e del silenzio, non corrisponde affatto alla realtà dei nostri giorni. E’ evidente come gli uomini d’oggi abbiano perso la capacità e la spinta a riconoscere intorno a sé quanto c’è di bello e a crearsi autentici momenti di silenzio.
Sin dall’antichità la bellezza ha coinciso con lo stupore, la meraviglia proprio di coloro che ne entravano in contatto. E a scatenare questo stupore erano le cose più diverse: un evento causato dalla natura, un paesaggio, l’espressione di un volto, una parola…
Anche le cose apparentemente più banali, se guardate “con occhi nuovi”, erano occasione di meraviglia, non lasciavano spazio che a un sorridente silenzio. Da qui è nata la volontà dell’uomo di scoprire ciò che lo circondava. Oggi la bellezza è ridotta a banali modelli cui omologarsi per non sentirsi diversi. Forse basterebbe ritornare a ritmi più umani, alzare lo sguardo mentre si cammina per strada, ascoltare voci e suoni per capire che non è così difficile ritrovare il piacere di scoprire.

No all'Italia petrolizzata !


"Se nient'altro ci riesce, un insuccesso spettacolare può sempre garantire l'immortalità."
John Kenneth Galbraith


Di Nico Forconi
http://www.lateoriadelcomplotto.com/

Con il termine inglese "fracking", si intende
una particolare tecnica estrattiva di petrolio e gas naturale utilizzata per la prima volta in America nel 1947 dalla compagnia "Halliburton" e perfezionata in Texas nei decenni successivi.
Questo metodo sfrutta la pressione dei liquidi per provocare delle fratture negli strati rocciosi più profondi del terreno (per questo motivo è conosciuto anche con il nome di"fratturazione idraulica" o "hydrofracking") ed è impiegato per agevolare la fuoriuscita del petrolio o dei gas presenti nelle formazioni rocciose per consentirne un recupero più rapido e completo.
Le fratture create nel terreno possono essere sia naturali che artificiali: in quest'ultimo caso è l'uomo a creare delle "fessure" in determinati strati di roccia presenti nei giacimenti petroliferi. Fessure che poi vengono allargate, immettendo grandi quantitativi di acqua sotto pressione, e mantenute aperte con sabbia, ghiaia e granuli di ceramica [1].

L'11 Aprile 2014, la rivista scientifica "Science", ha evidenziato come
"attività umane possono avere attivato fatali terremoti in Italia" [2].
Ricordando a tutti le affermazioni di Franco Ortolani, Ordinario di Geologia all'Università di Napoli"Federico II", Direttore del "Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio", il quale sostiene che
"tali considerazioni vanno fatte con apporti scientifici indipendenti e qualificati, considerando l'importanza industriale dei giacimenti di idrocarburi e l'importanza socio-economica delle risorse naturali di rilevanza strategica come le acque sotterranee e superficiali, nonché la salute dei cittadini"
ma, soprattutto, ricordando che "finora non è mai stato affrontato in maniera trasparente e credibile questo problema" [3], per tutti coloro che fossero interessati al "fracking", consiglio, vivamente, di visitare l'interessantissimo ed aggiornatissimo "NO ALL'ITALIA PETROLIZZATA"!!

Note e fonti:
[1] "www.tuttogreen.it"
[2] "www.sciencemag.org"
[3[ "Effetti locali causati dal sisma del 20 maggio 2012 nella Pianura Padana"

L'anti-progressismo del progressista Pasolini


Di Alfredo Incollingo

“Sono però terrorizzato dalla legalizzazione dell'aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio. [...] Che la vita è sacra è ovvio: è un principio più forte ancora che ogni principio di democrazia, ed è inutile ripeterlo”.
Queste parole, dette da un progressista come Pasolini, sono eretiche. I radicali, le femministe e gli esponenti della sinistra dell'epoca le reputarono disdicevoli e contrarie ai loro dettami a favore dell'aborto. Non è l'unico caso di divergenza d'opinione. Il regista e scrittore friulano biasimò più volte il progressismo italiano di essere troppo superficiale e di essersi alleato con il nuovo nemico della libertà: il consumismo e l'industria culturale che spesso apostrofava con l'espressione “nuovo fascismo”.
Il 29 giugno 1974 il Corriere della Sera pubblica l'articolo “Il Potere senza volto”. Pasolini parla senza esitazioni del “nuovo fascismo”, il “Male attuale”, in grado di distruggere la società con il suo conformismo penetrante. Nessuno sfugge alle sue trappole, neanche la sinistra che si ritrova ad essere suo complice, avvallandolo con un antifascismo retorico e anacronistico.
L'anno dopo, il 19 gennaio, il giornale milanese ospita un nuovo appello di Pasolini: “Sono contro l'aborto”. E' una dichiarazione di intenti, diretta e dissacrante: smentire il progressismo imperante e mostrare la sua intrinseca intolleranza. 
Dietro alle campagne per il diritto d'aborto, ci avverte Pasolini, si nasconde un cinismo spietato che nega le evidenze e i principi vitali o “reali”, come li chiama il poeta, quelli inderogabili. La Realpolitik porta a prevaricare i valori per raggiungere i propri scopi.
“Ora, come essi sanno bene, non c'è un solo caso in cui i principi reali coincidano con quelli che la maggioranza considera propri diritti. Nel contesto democratico, si lotta, certo, per la maggioranza, ossia per l'intero consorzio civile, ma si trova che la maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per propria natura, brutalmente repressivo”.  
Il conformismo attuale rigetta principi e opinioni in nome della maggioranza, del “diritto” e del benessere. La ricchezza materiale è la spinta ideale dei radicali e dei liberal, di coloro che scendono in piazza a sostegno delle libere interruzioni di gravidanza. Il fascismo dei consumi impone che il coito sia libero, grazie all'aborto, e fruibile come una merce, anzi esso stesso diviene merce.
“Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, [...] un'ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità della vita del consumatore. [...] il primo risultato di una libertà sessuale regalata dal potere è una vera e propria generale nevrosi”. 
Il sesso libero (sempre mediato dal fascismo dei consumi) è un dovere. O lo pratichi o sei un emarginato, un “fascista” o un “represso”. Più lo pratichi, più agevoli l'ansia di prestazione e il Potere che ti preme per non sgarrare. Tale condizione esistenziale, afferma Pasolini, ha alterato i normali rapporti con gli individui e con la società.
Chi non si adegua viene perseguitato e rigettato. E questo non si rivolge solo a coloro che rifiutano la mercificazione del sesso, ma anche agli omosessuali, visti come esseri anomali e contronatura. 
Il Potere ha consensi dovunque: tra gli esponenti della destra e della sinistra e perfino all'interno della Chiesa, negli ambienti più aperti alla modernità.
Il coito è stato quindi “desacralizzato”, non per renderlo veramente libero e responsabile, ma per farlo schiavo della logica di mercato. Una volta esisteva il proletario, simbolo della fertilità e della procreazione, che incarnava l'idea del sesso a fini riproduttivi; adesso il piccolo borghese ha preso il sopravvento, con la sua prepotenza, e rappresenta i valori della nuova morale. Il piccolo borghese pratica il coito liberamente e irresponsabilmente, trovando nell'aborto un'adeguata soluzione.
“C'è da lottare, prima di tutto, contro la falsa tolleranza del nuovo potere totalitario dei consumi, distinguendosene con tutta l'indignazione del caso; e poi c0è da imporre alla retroguardia, ancora clerico – fascista, di tale potere, tutta una serie di liberalizzazioni reali riguardanti appunto il coito (e dunque i suoi effetti): anticoncezionali, una moderna moralità dell'onere sessuale, pillole [...] il problema dell'aborto verrebbe in sostanza vanificato, pur restando come deve essere, una colpa, e quindi un problema della coscienza”.    
L'antiprogressismo di Pasolini viene ribaltato con un progressismo sano ed equilibrato. Non si può parlare di libertà con un potere più forte e incisivo del precedente. Ogni valore e ogni riforma proposta verrebbe monopolizzata dal capitalismo e reso sterile e conformista. Senza un cambio di rotta, ogni sforzo per il cambiamento risulta vano. La vecchia visione del coito, molto costrittiva, andrebbe piuttosto sostituita con una nuova morale sessuale, aperta e responsabile, che insegni come l'aborto sia un gesto estremo, sempre condannabile. Questo è per Pasolini un piccolo passo verso una società democratica e lontana dai “fetori” del capitalismo moderno. 

Case farmaceutiche e corruzione: lo scandalo planetario della Glaxo Smith Kline

Case farmaceutiche e corruzione: lo scandalo planetario della Glaxo Smith Kline

Di Chiara Daina
La Glaxo Smith Kline è con le spalle al muro. La casa farmaceutica inglese sta collezionando accuse di corruzione in giro per il mondo, senza tregua. Le ultime arrivano da Libano e Giordania. Il 16 aprile il Wall street journal scrive che è entrato in possesso di mail secondo cui lo staff dell’azienda avrebbecorrotto i medici locali con viaggi e campioni di farmaci in omaggio che avrebbero potuto vendere direttamente ai pazienti.
Appena due giorni prima un’inchiesta del programma Panorama della Bbc rivela che in Polonia il manager regionale della Glaxo Smith Kline e 11 dottori sono sotto indagine per un presunto giro dimazzette versato ai camici bianchi in cambio della prescrizione del farmaco antiasmatico Seretide. L’episodio risale a quattro anni fa e a denunciarlo è un ex rappresentante della ditta, Jarek Wisniewiski. Proprio in quel periodo (dal 2010 al 2012) il colosso del farmaco inglese dichiara di essere impegnato in un programma di formazione sull’asma. Ma Wisniewiski smentisce: i soldi investiti in realtà servono a pagare i dottori compiacenti che assicurano di aumentare gli ordini del farmaco. Ai microfoni della Bbc l’ex dipendente va giù schietto: “Al meeting ho detto che ho pagato il corso e che ho bisogno di più prescrizioni di Seretide. Così hanno capito esattamente per quale motivo stavo pagando”.
Un altro ex rappresentante della Gsk, che però preferisce rimanere anonimo, racconta che da una parte l’azienda remunera con denaro i medici per tenere lezioni inesistenti e dall’altra, i medici fanno schizzare le vendite del farmaco. Un do ut des papale papale. Wisniewiski conferma: “Cento sterline dovevano fruttare oltre cento prescrizioni del prodotto”. E aggiunge che non si comporta così di sua spontanea volontà: l’ordine di fare i giochi sporchi è impartito dal manager regionale. Anzi, a lui non sta bene, lo fa presente all’azienda ma i capi minacciano di licenziarlo o di emarginarlo. La Gsk in effetti ammette di avere ripreso e punito un suo impiegato nel 2011. In un report pubblicato sul sito web della multinazionale si legge che solo nel 2013 sono state commesse dallo staff 161 violazioni delle politiche di marketing e vendita e 113 segnalazioni. Con il risultato che 48 persone sono state licenziate o hanno lasciato volontariamente il posto di lavoro.  
Ancora in aprile, il 6: una persona informata degli affari di Gsk in Medioriente rivela al Wall street journal che in Iraq l’azienda di nascosto arruola come sui rappresentati di vendita 16 medici e farmacisti che lavorano nel Governo. A questi paga anche le trasferte per le conferenze internazionali. In più, dà delle tangenti sostanziose ad altri medici in cambio delle prescrizionidei suoi prodotti. Come da copione, la Gsk vince un contratto con il ministero della Salute iracheno per la fornitura del vaccino Rotarix contro la gastroenterite e i funzionari del ministro con le loro famiglie se ne vanno in vacanza in Libano spesati dall’azienda.
A luglio 2013 scoppia lo scandalo in Cina. Qui la multinazionale inglese spende 320 milioni di sterline per corrompere la classe medica con denaro e favori sessuali. La strategia ogni volta è fare finta di cadere dalle nuvole. Per questo qualche giorno fa la Gsk invia dei nuovi dirigenti per controllare che le vendite siano fatte in modo pulito tentando di salvarsi la reputazione. Come se la pratica del comparaggio dipendesse soltanto dai singoli rappresentanti e non dai vertici.
Il record è negli Stati Uniti: nel 2012 l’azienda paga tre miliardi di dollari di multe per aver corrotto i dottori in cambio della prescrizione di antidepressivi per indicazioni non autorizzate.
Lo scorso dicembre Andrew Witty, l’amministratore delegato della Gsk, intervistato dal New York Times promette che la sua azienda d’ora in poi farà la brava e non darà più soldi sottobanco ai dottori. Ma i danni ormai sono fatti e nessuno ci assicura che non siano ripetuti.     

Il genocidio dimenticato degli armeni


Di Marco Tosatti

Ci sono genocidi “facili”, e ci sono genocidi fastidiosi. Quelli “facili” sono i genocidi che suscitano riprovazioni e condanne da ogni parte, anche da quelle - come l’Unione Sovietica degli anni ’50 - in cui l’antisemitismo conosceva, dopo la Shoah, nuovi episodi. Ma gli armeni non hanno questa fortuna: il loro è un genocidio che imbarazza, sia i nipoti di chi l’ha compiuto, sia quelli che in base ai loro principi dovrebbero essere lì a chiamare le cose con il loro nome. Il premier turco Erdogan ha offerto le sue condoglianze ai nipoti degli armeni trucidati dal 1915 in poi ieri, il 24 aprile, nel 99mo anniversario dell’inizio dei massacri, in una maniera che ha suscitato reazioni da parte dei diretti interessati.  
Ecco, per esempio, la reazione della Comunità armena di Roma: “Lacrime (turche) di coccodrillo. La Turchia di Erdogan non si smentisce…negazionista è, e negazionista rimane. Alla vigilia del 99° anniversario del Genocidio armeno il premier turco Erdogan ha rilasciato un comunicato, diramato in ben sette lingue, armeno compreso, nel quale si lascia andare a talune considerazioni sugli “accadimenti della prima guerra mondiale”. La stampa internazionale ha dato ovviamente molta enfasi alle suddette dichiarazioni che taluni, molto affrettatamente, hanno giudicato una apertura turca sulla questione armena. In realtà una attenta lettura del testo evidenzia, accanto a qualche timida frase di circostanza, la consueta impostazione negazionista della Turchia.  
Che anzi esce rafforzata proprio dalle frasi del leader turco condite dai soliti distinguo e prese di circostanza”. 
E il problema centrale infatti del genocidio armeno è che il governo di Ankara non lo riconosce come tale, e agisce attivamente contro ogni tentativo in questo senso. Così anche se il presidente Obama ha scritto un lungo messaggio all’Armenian Weekly, parlando di “una delle peggiori atrocità del XX secolo”, si guarda bene nella sua lettera accuratamente calibrata dall’usare la parola “genocidio”, come i siti armeni sottolineano nel titolo dedicato all’avvenimento. 
E sempre a causa di problemi diplomatico- strategici il patriarca armeno Nourhan Manougian ha scritto, in un messaggio letto domenica a una conferenza a Gerusalemme, all’Università Ebraica, dove si commemorava il Genocidio armeno che non capisce perché Israele si rifiuta di riconoscere come genocidio il massacro di un milione e mezzo di armeni da parte dei turchi. Manougian ha citato una frase di Napoleone: “Il mondo soffre non per la violenza dei cattivi, ma per il silenzio dei buoni”. Nel corso degli anni il tema del riconoscimento del genocidio armeno ha acquistato una rilevanza sempre maggiore in Israele, anche a livello di esponenti governativi. Benyamin Netanhyau, quando era sottosegretario agli Esteri, disse che né la politica né la diplomazia “dovrebbero impedirci di identificarci con le vittime”.  
E per un'ironia, probabilmente non casuale, della storia, il 99mo anniversario del Genocidio avviene proprio mentre migliaia di armeni del Kessab, una regione siriana al confine con la Turchia, sono obbligati a fuggire per un'invasione di miliziani fondamentalisti islamici aiutata e appoggiata dal governo di Ankara, e le loro case e chiese sono saccheggiate e profanate. La lunga onda anticristiana scatenata dal genocidio del 1915 in Turchia  e Medio Oriente non sembra voler terminare. 

Titolo originale :  "Armeni , un genocidio imbarazzante "

L’importanza dell'informazione libera e consapevole


Riporto l'intervista che mi è stata fatta da Tommaso Genetti http://systemfailureb.altervista.org/ ) a proposito del blog e delle tematiche affrontate .
Spesso si parla di lobbies e poteri forti…Tu che pensi a riguardo??
 Penso che il nostro sistema politico e economico attuale è fortemente condizionato dal potere di diverse lobbies e poteri forti, a cominciare dalle banche e dalle più grandi multinazionali insieme ad organizzazioni come il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale per citarne qualcuna. Questa situazione è particolarmente visibile negli USA e nell’Europa, quest’ultima sempre più asservita alle leggi della cosiddetta “troika”.
 E sul potere dei media? Sulla manipolazione mediatica?
 I mass media esercitano un grosso potere sulla società e plasmano la maggior parte delle persone con la creazione di opinioni e tendenze prestabilite. La maggiore manipolazione usata da essi consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi drogandoci di notizie di gossip , mode e battibecchi politici. Diciamo che è sempre la stessa storia del panem et circenses romano.
 Quanto è importante oggi l’informazione libera e consapevole?
 Un’informazione libera e consapevole è senza dubbio sempre di più indispensabile e importante, visto che la maggior parte dei media ufficiali ci offre una visione spesso distorta e alterata dei fatti. Con l’avvento di Internet e la diffusione di siti e blog le cose stanno notevolmente cambiando e il monopolio che sino ad oggi avevano i principali media(televisione, maggiori quotidiani ecc.) si sta spaccando e questa democratizzazione dell’informazione è senza dubbio un’elemento positivo, anche se ovviamente ci sono anche degli effetti collaterali che con il tempo si potranno risolvere .
 Si dice che la politica sia suddito dell’economia, delle banche, dei mercati…
 Al giorno d’oggi la politica è sempre più dipendente dal potere economico e sopratutto finanziario. Gli interessi maggiormente tutelati sembra che siano quelli delle banche, piuttosto che quelli della collettività. Difatti mentre si dice che “soldi pubblici per la spesa sociale non c’è n’è più, ” stranamente per salvare le banche ci sono sempre…
 Oggi è in voga l’espressione “postdemocrazia”…
Ormai siamo in uno stato di “postdemocrazia” in Italia e nell’UE e sempre di più nel mondo intero. Sembra che ora non è più concesso nemmeno votare: difatti abbiamo avuto 3 presidenti del consiglio di fila non eletti da nessuno ma direttamente voluti dall’UE e la stessa UE è governata da pochi burocrati (la Commissione) che non hanno nessun mandato popolare.
 Neoliberismo, società dell’immagine, fiducia smisurata nella tecnologia e nell’innovazione…. Cosa lega queste cose fra loro?
 Entrambi questi fenomeni sono legati dalla pretesa di stampo neopositivista di plasmare a proprio piacimento sia l’essere umano che i suoi rapporti con il mondo esterno uniformandolo in ogni aspetto della vita quotidiana. Penso che sopratutto sul versante scientifico l’etica debba tornare ad avere un posto fondamentale. Come diceva uno dei più grandi scienziati moderni (se non di sempre) , Nikola Tesla, “la scienza non è nient’altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità”.

La perversa estetica del corpo


Di Antonino De Stefano
Come è cambiata l’estetica del corpo? Il gusto del piacere dell’osservazione del prodotto naturale ‘essere umano’, della pura osservazione estetica, del piacere di sentirsi sani è un concetto che negli ultimi anni è stato preso, capovolto, rigirato e straziato. Ciò che prima era un simbolo della prosperità a cui l’uomo era in grado di raggiungere, e della sua capacità di incrociare ambiti di studio, passioni e sensazioni, approcci scientifici e non solo in un unico prodotto artificiale. Anatomia e arte fin dall’antichità hanno formato un binomio vincente che a quanto pare oggi come oggi appartiene al passato, un passato che sembra sempre più lontano.
Dalle proporzioni studiate del Classico si è arrivati ai cartelloni pubblicitari di oggi. Non è da considerare solamente l’intento artistico nella questione dell’estetica del corpo, perché in realtà è qualcosa di più. Ci riguarda tutti i giorni e sul fatto che un’ opera di Fidia o di Mirone e una campagna pubblicitaria con una modella anoressica di oggi non siano paragonabili non ci sono dubbi. Il confronto viene meno considerando che oggi non vige alcun criterio estetico, ma puramente pubblicitario e consumistico. Ma il collegamento è proprio ciò che i due tipi diversi di icone vogliono rappresentare: simboli di un ideale da raggiungere, da ammirare, in cui perdersi, con la differenza che nel primo caso ci si perde di fronte alla razionalità artistica e l’artificio che risulta così naturale nell’idea di bello, di proporzionato, di sano, mentre nel secondo caso ci si perde nel labirinto della modernità e dei suoi aspetti più tetri legati al consumo di cui si fa troppo spesso un valore.
Dal quinto secolo a.C. con i già citati Fidia e Mirone si creano dei canoni non solo artistici ma quasi matematici, che avranno un posto d’onore fino al Neoclassicimo con Thorvaldsen e Canova fino a metà Ottocento, passando per Michelangelo e Leonardo nel XV e XVI secolo.
Così come nei bronzi di Riace (anch’essi databili intorno al v secolo a.C., culmine della scultura classica) o nel Discobolo di Mirone l’anatomia umana è studiata nel dettaglio affinchè sia rintracciabile un rapporto intimo l’arte come prodotto umano e la componente naturale. Il bello classico è un bello razionale, ed è attraverso la ragione e la geometria applicate all’arte che si ha allo stesso tempo un icona di come l’uomo dovrebbe essere, e non solo ‘fisicamente’ parlando, in quanto il corpo nella sua dimensione materiale rappresenta comunque attraverso lo studio delle proporzioni le facoltà intellettuali dell’uomo. La componente razionale è sempre più difficile da trovare in quanto si confonde il criterio estetico e artistico con l’utile, con il raggiungimento di obiettivi legati al mondo del consumo e al di fuori di ogni logica se non quella del mercato.
Oggi il valore genuino del corpo viene raramente preso in considerazione, soprattutto dai giovani, sia dal punto di vista estetico sia da quello salutare. Dal punto di vista estetico si può dire che si presta attenzione alla mera apparenza, fine a sé stessa, quella che da sola ormai funziona da metro di giudizio. Dal punto di vista salutare il ‘vivere in maniera sana’ è sostituito ad un principio di autodistruzione del proprio corpo, attraverso droghe, protesi di silicone, alcool e tabacchi.
Il capovolgimento del valore estetico del corpo è da attribuire al mondo consumistico, che si sostituisce troppo frequentemente all’arte nella vita di tutti i giorni. Al modello consumistico sono infatti legate icone di corpi quanto mai innaturali, artificiosi che vengono posti come canoni di bellezza. Ci vengono presentati uomini artificiali, finti, bambolotti di plastica e modelle con corpi da Terzo Mondo. Si scambia il valore estetico con il non-valore della ricchezza, proprio perché chi più è ricco più può consumare. L’aspetto malato e di questo sistema e il suo trovarsi al di fuori di ogni schema razionale è evidente nel paradosso per cui il modello di donna ideale è scheletrica, anoressica, non sana e lo stesso modello che razionalmente porta ad un’idea di miseria e povertà viene utilizzato come simbolo della ‘ricca e prospera’ quanto perversa civiltà occidentale, consumisticamente parlando.

Dietro alle guerre ci sono i banchieri

http://freedom-articles.toolsforfreedom.com/wp-content/uploads/2013/06/bankers-wars.jpg
Immagine di Terry Robinson

Tutte le guerre sono guerre di banche


L'ex amministratore delegato di Goldman Sachs - e capo del gruppo di analisti internazionali presso la Bear Stearns a Londra (Nomi Prins) - sostiene che"Per tutto il secolo che ho esaminato, che ha avuto inizio con il Panico del 1907 ... quello che ho rilevato, accedendo agli archivi di ogni presidenza, è che nel corso di numerosi eventi e periodi particolari i banchieri sono sempre stati in costante comunicazione con la Casa Bianca – e non solo riguardo a temi finanziari e di politica economica, e quindi di politica commerciale, ma anche riguardo ad argomenti strettamente legati alla I Guerra Mondiale, alla II Guerra Mondiale e poi alla Guerra Fredda, in termini di piani di espansione politica dell’America come superpotenza del mondo, alimentata dalla sua espansione finanziaria attraverso lo sviluppo della sua comunità bancaria.”
***
All'inizio della I Guerra Mondiale, Woodrow Wilson aveva adottato una politica di neutralità. 



Ma quelli della Banca Morgan, la più potente banca del tempo, che durante la I Guerra Mondiale aveva raccolto oltre il 75% dei finanziamenti per le forze alleate, indussero Wilson fuori dalla sua posizione di neutralità prima di quanto avesse voluto fare,  dato il loro forte desiderio di essere in qualche modo coinvolti nella guerra. Ora, dall’altro lato di quella guerra, c’era, ad esempio, la National City Bank, che, anche se lavorava a fianco della Morgan nel finanziamento ai francesi e agli inglesi, non si faceva problemi a lavorare anche per finanziare alcune cose sul fronte tedesco, come anche fece la Chase…
Quando Eisenhower divenne presidente, gli Stati Uniti stavano vivendo quest’espansione, fornendo, sotto la sua guida, aiuti e sostegni militari a quei paesi sotto la cosiddetta “minaccia” di essere sopraffatti dal comunismo ... Quello che fecero i banchieri fu l’insediamento di presidi in zone come Cuba e Beirut in Libano per stabilire delle roccaforti statunitensi nella Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica.  E fu così che finanza e politica estera iniziarono a essere molto ben allineate.
Poi, negli anni ’70, divennero un po’ meno allineate, poiché mentre l'America continuava la sua politica estera di espansione, i banchieri trovarono il petrolio e fecero uno sforzo immane per attivare delle nuove relazioni in Medio Oriente, relazioni che poi il Governo Americano finì con il seguire. Ad esempio, in Arabia Saudita ed altri luoghi simili, ottennero l’accesso ai petrodollari per poi riciclarli in debiti dell’America Latina e altre forme di prestiti nel resto del mondo.   Questo faceva in quegli anni il Governo Americano.
La JP Morgan, inoltre, aveva acquisito il controllo dei 25 principali quotidiani americani, allo scopo di propagandare l'opinione pubblica statunitense pilotandola in favore dell’entrata degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale.
E possiamo dirlo:  molte grandi banche hanno realmente finanziato I Nazisti.
Nel 1998 la BBC riportò che “La Barclays Bank ha accettato di pagare $ 3.6 milioni a favore degli ebrei i cui beni erano stati sequestrati dai rami francesi della banca britannica durante la seconda guerra mondiale”.
***
La Chase Manhattan Bank ha ammesso di aver sequestrato, durante la Seconda Guerra Mondiale, circa 100 conti intestati ad ebrei nella sua filiale di Parigi.... "Recenti rapporti non classificati dal Tesoro degli Stati Uniti sulle attività di Chase a Parigi nel 1940 indicano che la branch locale ha lavorato in stretta collaborazione con le autorità tedesche per bloccare i beni degli ebrei”.   
Il New York Daily News riportò, lo stesso anno: “I rapporti tra la Chase ed i nazisti, a quanto pare, erano piuttosto amichevoli, talmente che Carlos Niedermann, capo della filiale Chase di Parigi,  scrisse al suo supervisore di Manhattan che la ‘banca godeva di molta stima presso i funzionari tedeschi’ e vantava ‘una rapida crescita dei depositi’ (Newsweek).”
La lettera di Niedermann fu scritta nel maggio del 1942, ovvero cinque mesi dopo che i giapponesi avevano bombardato Pearl Harbor e che gli Stati Uniti erano entrati in guerra contro la Germania.
Nel 1999 la BBC riportò che: “Una commissione governativa francese, indagando sul sequestro dei conti bancari ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale,  riferì che erano coinvolte cinque banche americane: Chase Manhattan, JP Morgan, Guaranty Trust Co. di New York, la Banca della città di New York e American Express.  Emerse inoltre che le loro branch di Parigi consegnarono agli occupanti nazisti circa un centinaio di questi conti”.
Uno dei principali quotidiani britannici - il Guardian – riportò nel 2004 che: “Il nonno di George Bush, (padre di George H.W., padre di Bush), il compianto senatore degli Stati Uniti Prescott Bush,  era amministratore e socio in società che trassero largo profitto dal loro coinvolgimento nel finanziare la Germania nazista”.
The Guardian ha ottenuto la conferma, da documenti dell’Archivio Nazionale degli Stati Uniti recentemente scoperti, che la società di cui Prescott Bush era amministratore fu direttamente coinvolta con gli architetti finanziari del Nazismo.
I suoi rapporti di affari…continuarono fino a che il patrimonio della società fu sequestrato nel 1942 nell’ambito del Trading with Enemy Act (legge che sequestrava i beni di chi aveva fatto affari con il nemico in tempo di guerra n.d.t.).
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Alcuni documenti rivelarono che la ditta per cui Prescott Bush, la Brown Brothers Harriman (BBH), agì come base statunitense per  l’industriale tedesco Fritz Thyssen, che contribuì a finanziare Hitler nel 1930 prima di cadere con lui alla fine del decennio. The Guardian ha materialmente visto la prova che dimostra che Bush è stato il direttore della UnionBanking Corporation  di New York (UBC), che rappresentava gli interessi di Thyssen negli Stati Uniti, e continuò a lavorare per la banca anche dopo che l’America entrasse in guerra.
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Bush fu uno dei membri fondatori della banca (UBC).  ... La banca era stata fondata da Harriman e dal suocero di Bush per mettere una banca statunitense al servizio dei Thyssen, la più potente famiglia di industriali della Germania.
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Alla fine del 1930, la Brown Brothers Harriman, che si considerava la più grande banca privata d'investimento del mondo, e la UBC, avevano acquisito e trasferito milioni di dollari in oro, petrolio, acciaio, carbone e buoni del tesoro USA alla Germania,  alimentando e finanziando l’ascesa di Hitler fino alla guerra.
Tra il 1931 e il 1933 la UBC acquisì più di 8 milioni di dollari in oro, di cui 3 milioni inviati all’estero. Secondo i documenti visti dal Guardian, dopo la sua istituzione, la UBC trasferì $ 2 milioni di dollari a conti BBH e tra il 1924 e il 1940 il suo giro di affari sfiorò in media i 3 milioni di dollari, scendendo solo saltuariamente a 1 milione.
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La UBC fu colta in flagrante a gestire una società di comodo americana per la famiglia Thyssen otto mesi dopo che l'America era entrata in guerra, e si scoprì che era questa la banca che aveva finanziato in parte l’ascesa di Hitler al potere.
In verità, la banche spesso finanziano entrambi i lati di una guerra:
(Il San Francisco Chronicle documentò che anche Rockefeller, Carnegie e Harriman finanziarono i programmi eugenetici nazisti,  ma di questo parliamo un’altra volta…).
Anche la Federal Reserve ed altre banche centrali hanno contribuito ad iniziare delle guerre finanziandole.
Il militare Americano più decorato nella storia ha dichiarato che la guerra è un racket, e ha aggiunto: “Non dimentichiamoci dei banchieri che hanno finanziato la grande guerra. Se c’e’ qualcuno che ne ha tratto profitto, quelli sono stati i banchieri.”
Le grandi banche hanno anche riciclato denaro sporco per i terroristi.  Quell’ impiegato di una grande banca che ha faytto la soffiata sulle  operazioni di riciclaggio di denaro per i terroristi ed i cartelli della droga, ci dice: che la grande banca sta ancora aiutando i terroristi: “La gente deve sapere che il denaro è tuttora convogliato attraverso la HSBC direttamente verso chi compra le armi ed i proiettili che uccidono i nostri soldati…Le banche che finanziano i terroristi è un fatto che riguarda tutti gli Americani, nessuno escluso.”
Ha anche detto“E’ una cosa tremendamente disgustosa che le nostre banche, il 9 settembre del 2013, STIANO ANCORA finanziando i terroristi”.
Leggete qui: Secondo la BBC ed altre fonti, Prescott Bush, JP Morgan e altri investitori importanti, hanno anche finanziato un colpo di stato contro il presidente Franklin Roosevelt, nel tentativo – fondamentalmente - di attuare un regime fascista negli Stati Uniti. Leggere quiquiqui e qui.
Kevin Zeese scrive“Gli americani stanno imparando a riconoscere il legame tra il comparto militare/industriale e gli oligarchi di Wall Street, una connessione che risale agli inizi dell’impero americano moderno. Le banche hanno sempre tratto profitto dalla guerra perché il debito creato dalle banche si traduce in un grasso bottino di guerra per la grande finanza; e perché sono state utilizzate per aprire i paesi esteri agli interessi corporativi e bancari degli Stati Uniti”.
Il Segretario di Stato William Jennings Bryan, ha scritto: "C’erano grandi interessi bancari legati alla guerra mondiale poiché grandi erano le opportunità di profitto”.
Ora molti storici riconoscono che un motivo nascosto alle origini dell’entrata in guerra degli Stati Uniti era quello di tutelare gli interessi degli investitori statunitensi. Grandi interessi commerciali statunitensi avevano fortemente investito negli alleati europei prima della guerra: “Nel 1915, la neutralità degli Americani fu oggetto di critica, mentre banchieri e commercianti iniziarono a prestare denaro e a offrire prestiti alle parti interessate dal conflitto, anche se le Grandi Potenze ne ricevettero di meno. Tra il 1915 e il 1917, gli Alleati ricevettero 85 volte l'importo prestato alla Germania”.  Il totale dei dollari prestati a tutti i mutuatari alleati in questo periodo fu di 2.581,3 milioni di dollari.
I banchieri ritennero che, se la Germania avesse vinto la guerra, i loro prestiti agli alleati europei non sarebbero stati rimborsati. Il più grande banchiere statunitense dell’epoca,  J.P. Morgan ed i suoi associati, fecero di tutto pur di trascinare gli Stati Uniti in guerra a fianco dell'Inghilterra e della Francia.  Morgan disse: “Abbiamo convenuto che dobbiamo fare tutto ciò che è legittimamente in nostro potere per aiutare gli alleati a vincere la guerra il più presto possibile”.  Il Presidente Wilson, che in campagna elettorale disse che avrebbe tenuto gli Stati Uniti fuori dalla guerra, alla fine vi entrò allo scopo di proteggere gli investimenti delle banche americane in Europa.
Il Marine più decorato nella storia, Smedley Butler, ci ha parlato delle sue guerra combattute per le “banche americane”. Ci ha detto: “Ho alle spalle 33 anni e 4 mesi di servizio militare attivo e ho trascorso la gran parte di questo tempo a fare il supersoldato per quelli del Big Business, per Wall Street e per tutti i grandi banchieri.  In poche parole, sono stato un camorrista, un gangster del capitalismo. Nel 1914 ho aiutato a mettere in sicurezza il Messico e soprattutto Tampico per gli interessi petroliferi degli Stati Uniti. Ho contribuito a rendere Haiti e Cuba dei luoghi decenti per i “ragazzi” della National City Bank;  per aiutarli ad arricchirsi ho contribuito allo stupro di una mezza dozzina di repubbliche dell'America Centrale, a beneficio di Wall Street.   Dal 1902 al 1912 ho aiutato a “purificare” il Nicaragua per la International Banking House degli Brown Brothers. Nel 1916 ho portato alla luce la Repubblica Dominicana per gli interessi americani dello zucchero. Ho aiutato a rendere l’ Honduras un posto adeguato per le compagnie frutticole americane nel 1903. In Cina, nel 1927, ho fatto in modo che la Standard Oil passasse indisturbata.  Guardando indietro, avrei potuto dare dei buoni suggerimenti ad Al Capone. Il massimo che è riuscito a fare è stato imporre il suo racket in tre distretti: io l’ho fatto su tre continenti.”
In “Confessioni di un Sicario Economico”, John Perkins descrive in che modo i prestiti della Banca Mondiale e del FMI sono utilizzati per generare profitti per le imprese statunitensi e debiti enormi per i paesi in difficoltà, consentendo così agli Stati Uniti di poterli facilmente controllare. Non è una sorpresa che ex-ufficiali militari come Robert McNamara e Paul Wolfowitz  abbiano continuato a dirigere la Banca Mondiale.  Il debito di questi paesi verso le banche internazionali assicura agli Stati Uniti il loro controllo, forzandoli in un certo senso ad entrare nella “coalizione dei volenterosi”, quella che ha contribuito attivamente all’invasione dell’Iraq, o ad acconsentire all’insediamento nel loro territorio di basi militari statunitensi.  Se i paesi si rifiutassero di “onorare” i loro debiti, la CIA o il Dipartimento di Difesa farebbero in modo da fargli rispettare la volontà politica degli Stati Uniti, provocando colpi di stato o compiendo azioni militari.
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Sono sempre più numerose le persone coscienti della stretta connessione tra il mondo bancario ed il mondo bellico…


Traduzione di Skoncertata 63 per http://www.comedonchisciotte.org/

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13270&mode=&order=0&thold=0

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