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Svendite crisi: ora il Qatar va a fare la spesa anche in Grecia


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Di Debora Billi

Mi piacerebbe poter dire che su questo blog stiamo seguendo la campagna acquisti qatariota in tutti i Paesi in crisi, ma non è vero. In realtà, sono le notizie dal Qatar che saltano agli occhi una settimana sì e una no, non c'è insomma alcun bisogno di seguirle.

Il Qatar è in prima linea, coi suoi petrodollari, per godersi l'asta dei beni dei Paesi europei. Un'asta ghiotta e conveniente, visto che si svende al primo che passa a quasi qualsiasi cifra perché "si devono pagare i debiti". Gran Bretagna, Francia, persino Germania, l'emiro punta soprattutto a grandi strutture turistiche o commerciali (resort e grandi magazzini come Harrod's) e a imperi del lusso. In Italia si è già distinto per l'acquisto della maison Valentino, e dell'intera Costa Smeralda. Ma qui si va anche per asset strategici, come aeroporti (Olbia), compagnie aeree (Meridiana) e -si vocifera- persino la Snam, una ghiottoneria per un Paese produttore di gas.

Ma il Qatar, come abbiamo raccontato un mese fa, non si limita a lussi e bellezze. Ha intenzione di dire la sua anche nei futuri assetti geopolitici, come si conviene ad una emergente potenza energetica: ecco allora truppe qatariote acquartierarsi in Mali in modo da avere un posto in prima fila anche lì.

La Grecia non poteva non finire nel mirino degli investimenti in "bellezze locali". L'emirato sta infatti trattando col governo greco l'acquisto di un resort di lusso, l'Astir Palace, di proprietà pubblica. 3 alberghi, spiagge riservate, bungalows e un porto turistico sulla penisola di Vouliagmeni, come racconta Bloomberg. Un luogo che rappresenta molto anche per la storia della Grecia: aperto dagli anni '60, ha ospitato celebrità come Jackie Kennedy, Aristotele Onassis, Nelson Mandela, Jane Fonda e Frank Sinatra.

Il valore di mercato è circa 285 milioni di euro. A tanto ammonta il vendersi l'anima, per dirottarne il ricavato alle banche europee.

Fonte:http://petrolio.blogosfere.it/2013/02/svendite-crisi-ora-il-qatar-va-a-fare-la-spesa-anche-in-grecia.html

Grecia ‘spolpata’ ancora dalla casta: Fondazione Camera costa 2,5 milioni


Grecia ‘spolpata’ ancora dalla casta: Fondazione Camera costa 2,5 milioni

Di Francesco De Palo

La Grecia letteralmente in ginocchio, anche per il nubifragio record sull’Attica (il peggiore dal ’61 a oggi, che ha fatto una vittima di 23 anni), attende la nuova “visita” della troika che dica sì alla prima tranche dell’anno da 2,3 miliardi di euro. E intanto la “casta” ellenica continua ancora a sprecare il denaro pubblico. E’ il caso della Fondazione della Camera dei Deputati, istituita nel 2003 per offrire un vettore di comunicazione tra il parlamento ellenico e i cittadini attraverso la produzione e fornitura di progetti di alta qualità in campo culturale, storico e istituzionale, ma con costi fino a oggi proibitivi. Il bilancio dello scorso anno è stato di 2.508.900 euro, in zona Cesarini ridotto a 1.988.853 euro, utilizzati per progetti preventivati ​​con le scuole (480mila euro), stipendi del personale, pubblicazioni (347mila euro), 415mila euro per programmi educativi, 170mila euro per le spese amministrative. Per l’anno appena iniziato si pensava che l’istituzione fosse tra quelle soppresse e invece la casta ha pensato bene di limarne solo il budget, scendendo a 1.856.000 euro. E con un programma niente affatto sobrio, tra cui spiccano l’omaggio a Manos Hadjidakis, con progetti e proposte culturali del compositore e in primavera il cinquantesimo anniversario dell’assassinio di Gregoris Lambrakis, l’atleta e uomo politico fondatore del “Comitato greco per la pace internazionale” assassinato a Salonicco nel 1963.

Alla voce “uscite” vanno poi aggiunti i costi esorbitanti per gli immobili del parlamento. Venti giorni fa al presidente della Camera, Evangelos Meimarakis, è stato sottoposto un report da parte di emissari della troika in cui si evidenziavano in rosso le spese macroscopiche evitabili. Il riferimento è ai canoni di locazione per gli uffici del Parlamento nella centralissima piazza Syntagma ad Atene, che per il solo 2012 sono stati di 4 milioni e rotti. I numeri sono scoraggianti: nonostante la crisi, negli ultimi tre anni a carico dell’erario ellenico ci sono stati 406mila euro al mese per gli edifici in affitto, per un totale consolidato di 4.340.000 euro nel 2012. Emblematico è il caso dell’edificio governativo situato in Odòs Amalìa con un affitto di 96.500 euro che ospita l’Ufficio dei programmi europei e gli studi televisivi della Camera, un canale digitale dove sono impiegati venticinque tra giornalisti e operatori dotati delle tecnologie all’ultimo grido, ma che in tempi di magra come questi sembrano uno sproposito. Altra nota dolente è l’edificio situato in Vasilissis Sofias con vista sul Parco nazionale, dove è allocato il cuore del meccanismo amministrativo e finanziario del parlamento, che pesa per un canone mensile di 140mila euro.

Il tutto mentre accade una cosa alquanto singolare: nonostante lo Stato abbia in cassa 4 miliardi di euro e il vice ministro all’economia Staikouras abbia firmato mandati di pagamento per arretrati vari (contratti con la pubblica amministrazione, forniture, debiti dello Stato verso ordini professionali e imprenditori) per quasi un miliardo di euro, sono stati pagati solo 140 milioni.

Intanto anche la Commissione europea “si accorge” che l’anno che si è aperto è stato drammatico per l’occupazione in Grecia con prospettive ancora meno incoraggianti per il 2014: in particolare il tasso di disoccupazione in questi primi due mesi è schizzato al 27% (è del 61% fra i trentenni), ovvero di tre punti percentuali pieni (circa 150.000 persone) rispetto al mese di novembre. Solo pochi mesi fa la stessa Commissione aveva previsto che la disoccupazione sarebbe scesa almeno di un paio di punti. L’istituzione comunitaria si è detta preoccupata per il calo della domanda, che influenzerà investimenti e occupazione. In parallelo, stima che gli investimenti continueranno a diminuire in Grecia nel corso del 2013, e le imprese avranno da affrontare un problema ancora maggiore di liquidità. Infine, l’inflazione, negativa non solo quest’anno, ma anche nelle previsioni per il 2014.

Una possibile soluzione? Potrebbe essere lo sfruttamento degli idrocarburi di cui è ricco il mar Egeo, ma proprio in questi giorni riemergono vecchie ruggini con la Turchia per la zona di sfruttamento esclusivo. Tema sul quale ieri sera è intervenuto il compositore Mikis Teodorakis con una frase sibillina: “Siamo a mezzo metro dalla sorgente, ma non riusciamo a bere l’acqua”.

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/28/grecia-spolpata-ancora-dalla-casta-fondazione-camera-costa-25-milioni/512176/

Oklahoma: Pitbull eroe salva 2 sorelle e 5 cani dalle fiamme


Chi ama davvero gli animali non si stupirà di leggere questa storia in arrivo dagli Usa. Una famiglia in Oklahoma ringrazierà a vita Baby, una pitbull bianca e nera di 10 anni. Se non li avesse svegliati e non avesse fatto “un gran fracasso”, due persone avrebbero perso la vita tra le fiamme. E’ successo a Wellstone, dove il pitbull viene definito “un vero eroe”.
Era notte fonda quando un incendio è divampato nella casa prefabbricata delle sorelle Rhonda ed Evelyn Westenberger. Le due donne, una delle quali malata di cuore, dormivano sonni profondi. Ed è stata Baby, che prima si è messa ad abbaiare per tentare di svegliarle, a salvarle. Il suo richiamo rauco non è bastato. Allora, il cane ha iniziato a dare testate e zampate a Rhonda. Fino a che lei ha finalmente aperto gli occhi, si è alzata e ha notato le fiamme nel corridoio: “Ancora pochi secondi, e non avremmo avuto nessuna via di fuga”, ha raccontato alle tv, davanti ai resti della casa. Rhonda ha scosso Evelyn – scrive Il Messaggero.it – e le due sorelle sono andate via. Evelyn è stata ricoverata in ospedale perché il fumo le ha causato una crisi cardiaca, ma sarà dimessa presto.
Ma anche con le due proprietarie in salvo, il compito di Baby non era finito. Nella casa c’erano altri cinque cani, tutti meticci, e tutti paralizzati dalla paura. E’ stata di nuovo Baby a metterle in salvo. Come? E’ rientrata e li ha spintonati finché quattro non hanno trovato il coraggio di muoversi e superare la barriera di fuoco. Il quinto pare non riuscisse a farcela, ma Baby lo ha afferrato per la collottola e l’ha portato via, davanti agli occhi increduli e commossi delle due sorelle e di un vicino che si era accorto dell’incendio.
“Abbiamo sempre considerato Baby un membro della nostra famiglia – ha commentato Charles Land, un cugino delle signore Westenberger – ma ora lo è ancor di più”. Le due sorelle hanno perso tutto nell’incendio, eppure si sentono “piene di speranza”. E Rhonda ha continuato: “Guardo i miei cani, guardo Baby, penso a quel che ha fatto, e il mio spirito si solleva. Sono così orgogliosa di lei. E’ il mio eroe. Anzi l’eroe di tutti noi”.
Intanto, tre giorni dalla notizia, la popolarità di Baby è cresciuta e il suo eroismo sta dando una grossa mano d’aiuto alla famiglia. Sono arrivate delle offerte perché le due sorelle possano trovare una nuova casa, oltre che la proposta di inserire la foto del pitbull in un calendario di cani famosi.

Fonte: http://nelcuore.org/blog-associazioni/item/oklahoma-pitbull-eroe-salva-due-sorelle-e-cinque-cani-dall-incendio-in-casa.html

http://www.informarexresistere.fr/2013/02/28/video-pitbull-eroe-salva-2-sorelle-e-5-cani-dalle-fiamme/#axzz2M8EL2PXP

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La Germania fa shopping, in Italia


Di Stefano Porcari

Le aziende tedesche fanno shopping nell'Italia a saldo. Anche la Micron di Avezzano – azienda ad alta tecnologia - passa di mano. Una lunga serie di acquisizioni dei gioielli industriali del nostro paese.
L'azienda Micron Technology, che occupa 1.624 addetti ad Avezzano, è stata acquisita dalla società tedesca Lfoundry.
L' accordo raggiunto è vincolante e prevede l'acquisizione di sito e relativi asset sulla cui base Micron, tra le altre cose, assegnerà a LFoundry un contratto di fornitura della durata di quattro anni attualmente in essere con Aptina per la produzione di sensori per immagine a 200 millimetri nello stabilimento abruzzese. I dettagli finanziari della transazione non sono stati resi noti.
Il sito industriale di Avezzano, dovrebbe essere rilevato dai tedeschi con una partnership con una cordata composta dal management italiano di Micron. Manca il dettaglio delle quote di capitale che le rispettive parti andranno a rilevare perchè, secondo il Sole 24 Ore, sarebbero ancora oggetto della trattativa tra le parti. LFoundry, per i primi due anni, dovrebbe assicurare una produzione da 6.500 wafer settimanali destinata a scendere in una seconda fase a quota 5mila pezzi. Tra le possibilità, si valutano applicazioni biomedicali come la produzione di microtelecamere per diagnosi mediche non invasive. Questo progetto ha finora portato al congelamento dei 700 esuberi precedentemente individuati in Abruzzo da Micron che, a livello nazionale, nei suoi cinque siti occupa 3.261 persone.

Sono sempre più numerosi i casi di “gioielli industriali” italiani acquisiti da aziende tedesche. Ultime in ordine di tempo la Ducati ad esempio o la Lamborghini. Secondo Milano/Finanza i nomi di alcune importanti aziende italiane che farebbero gola ai tedeschi sono stati evocati sia a Francoforte dagli uomini della Goldman Sachs sia a Roma, in una seconda riunione di industriali e banchieri tedeschi, a latere della visita in luglio di Angela Merkel. Oltre a quelli di Unicredit e Monte dei Paschi e di Ansaldo Energia, per cui è in pole position da tempo la Siemens, ci sarebbe anche l'Enel. Si fa il nome della E.On, il gigante tedesco dell'energia, che vanta una liquidità di 10 miliardi di euro e che vorrebbe espandere proprio nell'Europa meridionale il suo business.

Fonte:http://www.contropiano.org/it/economia/item/14803-la-germania-fa-shopping

Le pagelle delle elezioni politiche 2013



Di Andrea De Luca
http://andreainforma.blogspot.it

Grillo 10: non ha vinto, ha stravinto. Cavalcando l'onda della protesta e del populismo è diventato il primo partito italiano. Realtà
Berlusconi 8: ha 7 vite come i gatti. E' pensare che era avviato sul viale del tramonto. Ma la sua influenza nei media è stata ancora una volta determinante. Invincibile
Bersani 5: è inutile attaccare gli elettori di Berlusconi se, negli ultimi tempi, c'è stata un'apertura verso Monti. Un po' di autocritica servirebbe. E se al suo posto ci fosse stato Renzi? Deludente
Monti 4: c'era da aspettarselo. Probabilmente ha influito il suo governo tecnico che ha grandi responsabilità, anche se non tutte sue. Triste
Ingroia 3: un partito che nasce meno di due mesi fa e va da solo non può pretendere miracoli. Rimpianto
Giannino 2: altro che curriculum falsi, fino a pochi mesi nessuno lo conosceva. Non pervenuto

Fonte:http://andreainforma.blogspot.it/2013/02/le-pagelle-delle-elezioni-politiche-2013.html

Parigi:è morto Stéphane Hessel ,il padre letterario degli “Indignati”

Stéphane Hessel

E’ morto all’età di 95 anni Stéphane Hessel, scrittore ed ex diplomatico francese, autore del bestseller internazionale che diede il nome al movimento giovanile degli Indignados. L’annuncio della scomparsa è stato dato alla stampa francese dalla moglie Christiane Hessel-Chabry. Ex deportato e partigiano antinazista, divenne famoso in tutto il mondo grazie a uno dei suoi ultimi lavori, un pamphlet di una ventina di pagine che fu il caso editoriale del 2010. Un pamphlet rivolto alle giovani generazioni, venduto in oltre quattro milioni di copie in circa 100 nazioni.

“Indignez-vous!” (“Indignatevi!” nella traduzione italiana di Add editore) uscì in Francia il 20 ottobre 2010, pubblicato da Indigene Editions, piccola casa editrice di Montpellier. Un’opera liberatoria e corrosiva, nella quale Hessel si chiede dove sono i valori tramandati dalla Resistenza, dov’è la voglia di giustizia e di uguaglianza, dov’è la società del progresso per tutti. Forte dello straordinario successo guadagnato in poco tempo, nel 2011 Hessel pubblicò un altro pamphlet, “Engagez-vous!” (“Impegnatevi!”, tradotto in italiano da Salani), stampato da una casa editrice di media grandezza, le Editions de l’Aube: un appello alle giovani generazioni “a rivoltarsi e a impegnarsi”.

La biografia di Hessel è stata segnata dalla seconda guerra mondiale, quando fu fatto prigioniero ma riuscì a evadere e a raggiungere il generale Charles De Gaulle a Londra e partecipare così alla Resistenza. Inviato in Francia nel 1944, fu arrestato e deportato nel campo di concentramento di Buchenwald, dove nascose la sua identità per sfuggire all’impiccagione. Evase di nuovo, venne catturato, ma saltò da un treno e riuscì ad unirsi alle truppe americane. Dopo la liberazione lavorò come diplomatico al Segretariato generale dell’Onu: collaborò con Renè Cassin e partecipò alla stesura della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948).

Nato a Berlino il 20 ottobre 1917 da una famiglia ebrea, ma in parte convertita al luteranesimo, Stephane Hessel arrivò in Francia nel 1925. La madre pittrice ispirò il personaggio di Catherine nel film “Jules e Jim”, la storia di una donna amata da due amici che il regista François Truffaut portò sullo schermo a partire dal romanzo autobiografico di Henri-Pierre Rochè. Il padre Franz, che nel romanzo di Rochè ispirò il personaggio di Jules, fu scrittore e traduttore, fra l’altro di Marcel Proust, e amico di Walter Benjamin.

Naturalizzato francese nel 1937, diplomato all’Ecole Normale Superieure di Parigi nel 1939, Hessel seguì i corsi del filosofo Maurice Merleau-Ponty e poi di Jean-Paul Sartre e quindi iniziò la carriera diplomatica, interrotta dalla guerra. Nominato “Ambasciatore di Francia” da François Mitterrand nel 1981, Hessel ha consacrato gli anni della pensione alla militanza in favore dei sans-papiers e della causa palestinese, aderendo alla campagna per il boicottaggio dei prodotti israeliani, suscitando vivaci discussioni. Nel 2006 è stato nominato Grand’Ufficiale della Legion d’onore della Repubblica francese. In tutta la sua vita non ha mai trascurato l’impegno politico diretto, sostenendo il Partito socialista francese e nel 2009 si presentò nella lista di Europa Ecologia alle elezioni per il Parlamento europeo.

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/27/e-morto-stephan-hessel-padre-letterario-degli-indignati/514667/

Ue: un terzo dei giovani a rischio povertà


Un terzo dei giovani a rischio povertà. L’allarme proviene dai dati Eurostat del 2011, che segnalano il 27 per cento degli under 18 “a rischio povertà e di esclusione sociale”. L’Italia, in particolare, supera la media europea col 32,3 per cento. I dati sui bambini e ragazzi superano quindi quelli che riguardano la popolazione adulta. Nell’Unione Europea, infatti, è a rischio povertà il 24 per cento di chi è tra 18 e 64 anni. Percentuale che sale al 28,2 per cento in Italia.
Sono a rischio di povertà, secondo il dossier, il 50 per cento dei ragazzi con genitori che hanno “uno basso livello di educazione“, bel oltre il 22 per cento di chi vive in famiglie con un livello “medio” di educazione e il 7 per cento nel caso di una formazione “elevata”. Il divario è evidente anche considerando le famiglie di immigrati. Tra chi ha almeno un genitore nato in un altro Paese rispetto alla residenza, infatti, nel 2011 il 32 per cento era a rischio di povertà, contro il 18 per cento tra chi vive in famiglie di non immigrati.
Il rapporto Eurostat precisa che è “a rischio di povertà o di esclusione sociale” chi rientra in almeno una di queste categorie: “a rischio di povertà, gravemente privato materialmente oppure chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa”. I Paesi in cui la situazione di bimbi e ragazzi minorenni è più dura sono Bulgaria (52% a rischio povertà), Romania (49%), Lettonia (44%), Ungheria (40%), Irlanda (38%) e Lituania (33,4%), seguita subito dopo dall’Italia. I Paesi in cui la situazione degli under 18 è la migliore sono Svezia, Danimarca e Finlandia (rischio povertà al 16%), poi Slovenia (17%), Olanda (18%) e Austria (19%).

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/26/crisi-27-dei-giovani-e-a-rischio-poverta-in-ue-italia-al-323/513360/?c

http://websulblog.blogspot.it/2013/02/ue-un-terzo-dei-giovani-rischio-poverta.html

Sardegna diventerà zona franca: addio all'Iva?



Di Emilio Biga

La Regione Autonoma Sardegna, in data 7 febbraio, ha deciso l'attivazione di un regime doganale di tipo "zona franca" la cui perimetrazione coincide con i confini naturali dell'isola, ovvero tutto il territorio. È stato lo stesso governatore Ugo Cappellacci ha firmare il documento recante la richiesta al Presidente del Parlamento e a quello della Commissione Europea per permettere l'inserimento nel nuovo codice doganale comunitario anche la Sardegna e le sue isole circostanti tra i territori extra-doganali d'Italia, tutto questo in base al trattato di Lisbona.

L'entrata in vigore del nuovo codice doganale è prevista entro il 30 giugno, dopodiché anche la Sardegna diventerò zona franca, raggiungendo così Campione d'Italia, Livigno e le Canarie; sempre il governatore Cappellacci dichiara nella delibera della regione che: ”Ci apprestiamo a condurre una battaglia difficile, certi di avere il sostegno dell’Ue. Significa estendere ai benefici doganali anche quelli fiscali e del consumo”. Inoltre nella sua delibera aggiunge: “L’istituzione della zona franca consente di compensare lo svantaggio relativo alla natura insulare e ultraperiferica della Sardegna, di limitare il fenomeno dello spopolamento dell’isola e di mantenere la pace sociale”.

Un ulteriore spiegazione la fornisce a Panorama.it Andrea Impera, presidente regionale Associazioni del commercio e artigianato:“L’istituzione della zona franca trasformerà la Sardegna nella nuova Svizzera e permetterà il rifiorire dei piccoli commercianti e soprattutto dell’edilizia. Abbattere l’Iva ci consentirà di avere il carburante a costi bassissimi, di pagare pochissimo l’energia elettrica e di mettere in moto nuovamente tutto l’indotto legato al settore edilizio, un indotto ormai morto da anni e che ha ridotto sul lastrico intere famiglie. La zona franca ci permetterà di costruire a bassissimo costo e quindi favorirà gli investimenti”.

Fonte:http://news.supermoney.eu/economia/2013/02/sardegna-diventera-zona-franca-addio-all-iva-009950.html

Elezioni: ha vinto la Rete


Di Massimo Mazzucco

Prima ancora di essere una grande vittoria per il Movimento 5 Stelle, quella delle recenti elezioni è stata una vittoria della Rete.

È infatti impossibile ignorare come la linea che fa da spartiacque oggi in Parlamento fra il "vecchio" e il "nuovo" sia la stessa linea di demarcazione che separa chi segue i media tradizionali da chi invece si informa tramite Internet.

Questa forte linea di demarcazione, che attraversa la popolazione italiana in linea orizzontale, aveva già iniziato ad evidenziarsi negli anni post 11 settembre. Chi seguiva la rete sapeva, chi continuava a guardare la televisione era rimasto fermo al palo della versione ufficiale.

Nel corso degli anni, la polarizzazione è aumentata in maniera esponenziale, e la frattura si è fatta ormai insanabile. "Si chiama digital divide - abbiamo scritto in passato - e significa barriera digitale. Con questo termine si intende la linea ideale di demarcazione che separa le persone che accedono regolarmente all'informazione in rete (informazione "digitale", appunto) da quelle che non lo fanno."

Oggi questo digital divide ha dato i primi risultati concreti. Chi conosce Grillo tramite la rete, ...

... ed ha potuto seguire i suoi comizi in streaming, era costantemente informato sui progressi fatti dal Movimento 5 Stelle, e dai primi risultati positivi ottenuti in Sicilia. Chi leggeva i giornali e guardava la TV si sentiva dire che Grillo è solo un arruffapopoli, un piccolo dittatore, e chi più ne ha più ne metta, ed ha continuato a votare in modo tradizionale. (*)

La cosa divertente è che ora i media mainstream cercheranno di collegare Grillo alla "ingovernabilità" in modo diretto ed esclusivo, come se "fosse colpa sua" che il paese non è più governabile.

In un certo senso, questo è verissimo: il paese non sarà più "governabile" come lo era una volta, ovvero tramite inciuci, inganni, furti, menzogne, collusioni, ipocrisie e false promesse.

Ma era proprio questo lo scopo che si poneva il Movimento 5 Stelle. Fermare prima di tutto la corruzione ed il degrado del sistema. E quindi, nuovamente, quello che dall'altra parte verrà considerato un "problema", da questa parte può essere considerato un notevole successo.

La strada è lunga, e sarà piena di ostacoli imprevisti. Non si può scardinare in 20 minuti un sistema che ci ha messo trent'anni a cristallizzarsi e ad arroccarsi in difesa di se stesso. Lo dimostra il fatto stesso che una grande quantità di persone abbia continuato a votare gli stessi partiti che hanno portato il paese alla rovina. Ci vorrà probabilmente un intero ricambio generazionale, prima di vedere un paese che sia realmente "governabile", in modo onesto e trasparente.

Ma ormai la porta è stata sfondata, la strada è aperta, e indietro non sarà più possibile tornare.


Fonte:http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3992

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