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IL MURO TRA USA E MESSICO, INIZIATO DA GEORGE HW BUSH E CONTINUATO DA BILL CLINTON NONCHE' SVILUPPATO DA GEORGE W BUSH


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Di Salvatore Santoru

Quando si parla del fatto che Trump vuole "costruire un muro" con il Messico spesso ci si dimentica che un muro esiste già tra il confine statunitense e messicano e non l'ha fatto costruire Trump.
Le sue fasi iniziali sono da farsi risalire al 1990 sotto la presidenza George H. W. Bush(1),e non Clinton come sostengono molti trumpiani,quando la polizia di frontiera elaborò allora la strategia “Prevenzione attraverso la Deterrenza”.
Per quanto riguarda Clinton, egli ampliò la struttura nel 1994 mentre un'ulteriore e fondamentale ampliamento è stato dovuto a una decisione del governo di George W. Bush(2), con l'autorizzazione della risoluzione 6061 (H.R. 6061), il cosiddetto "Secure Fence Act",votato (in seguito comunque criticato) tra l'altro anche da Hillary Clinton e dall'allora senatore dell'Illinois Barack Obama(4).

NOTE:

(1)http://www.ilpost.it/2017/01/31/muro-messico-trump-clinton-obama/

(2)https://it.wikipedia.org/wiki/Barriera_di_separazione_tra_Stati_Uniti_d'America_e_Messico#L.27iter_burocratico_della_risoluzione

(3)https://it.wikipedia.org/wiki/Secure_Fence_Act_of_2006

(4)http://www.zerohedge.com/news/2017-01-30/flashback-2006-senators-clinton-obama-vote-secure-fence-act-bush-signs-bill,http://www.cnsnews.com/news/article/obama-clinton-back-border-fence-law

STRAGE VIAREGGIO, 7 ANNI A MORETTI.IL SUO LEGALE ACCUSA: 'SENTENZA POPULISTA'

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Di Salvatore Santoru

Per la strage di Viareggio sono stati condannati tutti i manager di Ferrovie.
Per l'ex ad di Ferrovie Mauro Moretti erano stati chiesi 16 anni dall'accusa,che si sono ridotti a 7 perché i giudici hanno fatto cadere alcune imputazioni dove il fatto non sussisteva.
Il legale dello stesso Moretti ha criticato la sentenza definendola "populista"(1).

NOTE:

(1)http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/31/strage-di-viareggio-lex-ad-di-ferrovie-mauro-moretti-condannato-7-anni/3354478/

IL CONSIGLIERE AL COMMERCIO DI TRUMP ATTACCA LA GERMANIA: 'USANO L'EURO CONTRO DI NOI'

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Di Salvatore Santoru

Il consigliere al commercio di Trump Peter Navarro ha accusato la Germania di dumping valutario.
L'euro, ha detto al Financial Times, è per la Germania un "implicito marco tedesco" che dà alla stessa nazione tedesca un vantaggio rispetto ai partner commerciali.

NOTE:

(1)http://www.huffingtonpost.it/2017/01/31/trump-germania_n_14514532.html

(2)http://www.ilgiornale.it/news/mondo/superconsulente-trump-accusa-merkel-usa-leuro-debole-contro-1357946.html

IL RISCHIO DEL RADICALISMO ISLAMISTA NELLE CARCERI ITALIANE

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Il pericolo radicalizzazione nelle carceri

Di Michel Dessì

Nelle carceri italiane il rischio di radicalizzazione è alto. È per questo che Andrea Orlando, ministro della Giustizia, ha pensato bene di istituire il primo corso di islamologia per gli agenti della polizia penitenziaria obbligati a vivere a stretto contatto con i musulmani rinchiusi nelle nostre prigioni.
Sono circa 11mila i detenuti stranieri presenti nelle 190 carceri italiane. Di questi, circa 7500 sono praticanti. 3500, viceversa, sono lontani dalla fede. Tra i praticanti sono rinchiusi anche 150 imam. Circa 20, invece, sono quelli che entrano nelle carceri per indottrinare i “fratelli” musulmani. Lo scopo è proclamare la jihad all’interno delle 70 moschee di fortuna allestite in prigione. Si tratta perlopiù di stanze adibite a luoghi di preghiera. Si sa, per i musulmani è fondamentale rivolgersi quotidianamente verso la Mecca. Meglio se guidati da un “maestro”. Il salàt, cioè la preghiera islamica, deve essere eseguita perfettamente. In modo canonico. Ed è a questo che serve l’imam.
A pregare cinque volte al giorno ci sono anche i 170 detenuti sottoposti a specifico monitoraggio. 80, sono attenzionati, 125, invece, segnalati. Per un totale di 375. Ma il numero, secondo ilGiornale, è da raddoppiare. Gian Micalessin, infatti, sottolinea come ai 375 detenuti islamici bisogna aggiungere i 400 rilasciati per decorrenza dei termini, ma identificati come i “figli” di quel processo di estremizzazione che vede normali detenuti di fede musulmana trasformarsi in convinti jihadisti.
I soggetti detenuti per reati di terrorismo internazionale nelle prigioni di Rossano, Rebibbia, Torino, Tolmezzo, Sassari, Nuoro, Lecce, Brindisi e Benevento, invece, sono 45. Rinchiusi in penitenziari classificati come AS 2, ovvero, nel circuito di alta sicurezza. Che, secondo il Sappe, non viene garantita. Le notizie che arrivano dalle carceri vengono raccolte dal NIC, il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria che, a sua volta, fa parte del CASA, il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, presieduto dal direttore centrale della polizia di prevenzione, di cui fanno parte tutte le forze di polizia ed i servizi segreti.
Il compito di istruire gli agenti, affinché possano imparare a riconoscere fra i detenuti atteggiamenti di proselitismo e radicalizzazione, è stato affidato all’ex vice presidente nazionale dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche in Italia, Youssef Sbai. Musulmano di origine marocchina. È così che lo Stato cerca di intercettare e stroncare ogni forma di proselitismo che avviene, molto spesso, nelle carceri. Ma basterà?

MUSLIMBAN, TRUMP AUTORIZZA L'ENTRATA DI 872 PROFUGHI

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Di Salvatore Santoru

La Casa Bianca ha comunicato di aver autorizzato l’ingresso negli Usa di 872 profughi nonostante l’ordine esecutivo,rinominato "Muslim Ban" che ha vietato per 120 giorni l’ingresso negli Usa a tutti i rifugiati e per 90 giorni ai cittadini di 7 Paesi in prevalenza musulmani. 
Come riportato dal Corriere della Sera(1) la notizia è stata resa nota dal responsabile dell’Ufficio Dogane e e Frontiera (Cbp) Kevin McAleenan.

NOTE:

(1)http://www.corriere.it/esteri/17_gennaio_31/muslim-ban-trump-fa-un-eccezione-apre-confini-872-profughi-f86c4b00-e7de-11e6-8168-2d40923ac04f.shtml

IL FUTURO DELLA SIRIA TRA RUSSIA E TURCHIA

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Intervista di Marianna Di Piazza a Gianluca Pastori
Di Marianna Di Piazza
«Dal punto di vista economico tra Russia e Turchia gli accordi sono molti, ma in campo politico sono emerse importanti rivalità». Gianluca Pastori, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università Cattolica del Sacro Cuore e fondatore di SeSaMo, Società per gli Studi sul Medio Oriente, analizza i rapporti tra i due Paesi sullo sfondo della guerra civile siriana.
Il 23 gennaio ha avuto luogo ad Astana, in Kazakistan, la prima conferenza che avrebbe potuto portare a una soluzione di pace in Siria. Su cosa si è fondato l’incontro organizzato da Russia, Turchia e Iran?
«La conferenza rientra nella strategia di immagine che la Russia sta perseguendo da diversi anni. Putin vuole dimostrare di essere capace di svolgere un ruolo attivo sul piano politico, a differenza di ONU e Stati Uniti. Ognuna delle parti in gioco ha i propri interessi geopolitici in Medio Oriente: nessuna è disposta a sacrificare veramente i suoi obiettivi. Il risultato è stato un prolungamento del cessate il fuoco. A dimostrazione che anche i Paesi promotori dell’incontro stentino a trovare un accordo sugli assetti futuri della Siria».
Russia e Turchia vivono da anni relazioni complesse: sono partner in economia, ma avversari in geopolitica. Che cosa lega i due Paesi?
«Dal punto di vista economico gli accordi sono molti, soprattutto in campo energetico. La Turchia rappresenta una delle principali vie di sbocco per le risorse russe: petrolio e gas sostengono l’economia di Mosca, in particolare dopo le sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione Europea in seguito alla crisi ucraina».
Con lo scoppio della guerra civile in Siria i rapporti tra i due Paesi sono cambiati?
«L’abbattimento del bombardiere russo ha segnato una rottura profonda tra i due Paesi»«Sì, ma non è venuta meno la mutua dipendenza economica. In campo politico sono emerse importanti rivalità: la Russia ha sempre considerato, fin dai tempi dell’Unione Sovietica, la Siria come il suo principale accesso al Mediterraneo; per la Turchia invece la Siria rappresenta un grosso problema dato che ha appoggiato i movimenti indipendentisti curdi per infastidire e destabilizzare un vicino potenzialmente ingombrante. Nel novembre 2015,  con l’abbattimento del cacciabombardiere russo, si è registrato il momento più basso nelle relazioni tra Mosca e Ankara, un segnale del fatto che tra i due Paesi si è consolidata una rottura profonda sulla tematica siriana».
A un certo punto però la Turchia si è avvicinata alla Russia sulla questione siriana. Da cosa deriva questo cambiamento di posizione?
«Credo che il governo turco abbia riconosciuto di non poter portare avanti la sua agenda massimalista. La Turchia puntava esplicitamente all’abbattimento di Assad e alla sostituzione del suo regime, ma Ankara ha fatto mente locale sul fatto che questo risultato è ormai impossibile da raggiungere. Avvicinarsi alla Russia rappresenta quindi la possibilità se non altro di cercare di condizionare gli sviluppi futuri, nel senso di una soluzione di compromesso».
Nelle relazioni tra Russia e Turchia, la Siria rimane quindi nel mezzo. C’è davvero intenzione di risolvere la crisi siriana?
«La Siria è come un vaso di coccio tra due vasi di ferro. Russia e Turchia hanno visioni fondamentalmente contrastanti di quello che deve essere il futuro del Paese. Né Mosca né Ankara sono pronte ad andare veramente a fondo della questione. Molto probabilmente le due parti dovranno ancora avvicinarsi l’una all’altra e in tutto questo la volontà siriana, sia quella di Assad che quella dell’opposizione, conta abbastanza poco. Qualunque convergenza tra Russia e Turchia sarà di tipo tattico e questo si capisce bene dall’approccio di Erdogan e Putin verso le relazioni internazionali: una visione ancora ottocentesca, da politica di potenza».

Il miracolo di Trump? Una protesta globale per una globalizzazione migliore

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Di Francesco Grillo
Trump è stato di parola. Aveva promesso un miracolo ed un miracolo sta compiendo in tempi talmente brevi da superare anche le sue stesse aspettative.
In una sola settimana, con i suoi “ordini presidenziali” ed, in particolar modo, con l’ultimo sul congelamento immediato degli ingressi negli Stati Uniti dei cittadini di sette Paesi a maggioranza islamica, sta riuscendo nell’impresa di far nascere un movimento globale che va Mosul a New York, dalle organizzazioni non governative al governo inglese. Al punto che, persino, l’Europa sembra esserne vagamente risvegliata.
Un movimento globale che non si batte per la difesa di una globalizzazione dell’economia che non convince più, ma per una globalizzazione di diritti e valori che può essere il famoso antidoto al “populismo” che, da tempo, cercavamo. È un’ipotesi politica. Ma potenzialmente di forza uguale al nazionalismo che dilaga e di direzione contraria: un’idea che, se Trump insiste, potrebbe diventare la più grossa novità del 2017. E che non può non entrare di prepotenza nell’agenda politica italiana, a cominciare da quella di Matteo Renzi che appare intenzionato a misurarsi con la scommessa di dover vincere elezioni politiche difficilissime.
In effetti, dalla storia di queste settimane, emergono con grandissima chiarezza due messaggi assai forti. Quasi due pilastri sui quali è possibile costruire, forse, una proposta politica finalmente all’altezza dei nostri tempi.
Il primo messaggio è che l’ascesa “inconcepibile” di Trump, la stessa vittoria “inaudita” della Brexit, nonché il successo dei “populismi” (di destra, sinistra o ibridi come il M5S), sono tutti il frutto diretto dell’altrettanto fragoroso fallimento di qualsiasi tentativo da parte delle organizzazioni internazionali di governare la globalizzazione negli ultimi vent’anni. Globalizzazione che ha avuto meriti straordinari ma che, adesso, si sta fermando proprio per assenza di una leadership politica.
La sconfitta delle organizzazioni internazionali che in Europa viene vissuta, quasi esclusivamente, come crisi dell’Unione. In realtà molto più numerosi sono le istituzioni in crisi: Nazioni Unite, Fondo Monetario Internazionale, Nato. Non c’è più una guerra che riescano ad evitare o un conflitto che riescano a comporre; non una crisi finanziaria che riescono a prevedere o un Paese sull’orlo del precipizio da debito che riportano fuori dalla convalescenza. Ma è, soprattutto, sui fenomeni che segneranno il secolo ventunesimo che meglio si misura l’assenza di politica globale rispetto a processi fortemente globalizzati: non c’è nessuno che abbia anche solo cominciato a pensare di che tipo di regolazione possono aver bisogno le piattaforme digitali che della prossima rivoluzione industriale saranno le infrastrutture, come le strade e le ferrovie lo furono di quella dell’ottocento.

IL DISCORSO DI BILL CLINTON CONTRO L'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA DEL 1995: VIDEO



Di Salvatore Santoru

Lo 'storico' discorso contro l'immigrazione clandestina da parte di Bill Clinton nel lontano 1995.
Questo video è tornato a diffondersi negli ultimi giorni in rete e molti commentatori vi hanno viste delle assonanze con i discorsi di Trump.


USA: CON IL SOSTEGNO DI TRUMP I BOY SCOUT AMERICANI AMMETTERANNO PER LA PRIMA VOLTA I BAMBINI TRANSGENDER

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I BOY SCOUT AMERICANI AMMETTERANNO PER LA PRIMA VOLTA I BAMBINI TRANSGENDER


Ai bambini transgender che si identificano col sesso maschile sarà concesso unirsi ai boy scout statunitensi per la prima volta. In passato solo i bambini registrati come maschi nel certificato di nascita potevano far parte dell'organizzazione.
La decisione è stata presa dopo che nel 2016 un bambino di 8 anni del New Jersey, nato con caratteristiche femminili, aveva dovuto lasciare gli scout. Il provvedimento è immediatamente valido.
“Per oltre un secolo i boy scouts americani, insieme con le scuole, gli sport giovanili e le altre organizzazioni per ragazzi, hanno fatto riferimento alle informazioni contenute nel certificato di nascita per determinare l'idoneità ai programmi per soli bambini o sole bambine”, ha dichiarato The Boys Scouts of America, la più grande organizzazione giovanile negli Stati Uniti. “Questo approccio tuttavia non è più sufficiente dal momento che le comunità e le leggi statali hanno iniziato a interpretare in modo diverso l'identità di genere, e queste leggi cambiano notevolmente tra i vari stati americani”
Zach Wahls, cofondatore del gruppo Scouts for Equality si è detto orgoglioso della scelta dell'organizzazione. 
Kirstie Maldonado, la madre del bambino cui è stato chiesto di lasciare il gruppo, ha parlato di una grande opportunità per tutti, ma ha detto all'agenzia Associated press di essere ancora arrabbiata per il trattamento ricevuto dal figlio.

USA, TRUMP SOSTITUISCE RESPONSABILE GIUSTIZIA CONTRARIA AL DECRETO SULL'IMMIGRAZIONE

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Di Salvatore Santoru

Il presidente statunitense Donald Trump ha sostituito Sally Yates, il ministro della Giustizia reggente che ha ordinato al Dipartimento di non difendere in tribunale il decreto sull'immigrazione ordinato dal presidente.
Il nuovo ministro sarà il procuratore del distretto orientale della Virginia Dana Boente, che sarà in carica sino a quando il ministro della Gustizia nominato da Trump Jeff Sessions non sara' confermato dal Senato.

NOTE:

(1)http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/oltreradio/2017/01/29/usa-caos-e-proteste-contro-stretta-trump-su-immigrazione_2ca001a3-bf72-406c-acae-d44879985e4e.html

Traffico di armi con Libia e Iran, 4 fermi a Napoli 2 radicalizzati e l’ad di Società italiana elicotteri

ahmadinejad990

Napoli, “vendevano armi a Libia e Iran”: fermate 4 persone. Anche l’ad di Società Italiana Elicotteri

L’amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri e un cittadino libico. E poi una coppia napoletana convertitasi all’Islam che in salotto aveva persino una foto ricordo con l’ex premier iraniano Ahmadinejad.  E ancora: la Camorra, la mala del Brenta, i mercenari che combattono in Somalia. In mezzo un traffico di armi, di elicotteri, di materiale dual use che dal nostro Paese finivano in Libia, in Iran, forse persino ad un gruppo di miliziani dell’Isis .
Sono i personaggi, i protagonisti e gli interpreti dell’ultima inchiesta della procura distrettuale antimafia di Napoli. Un’indagine delicata e non solo perché coinvolge Paesi come l’Iran e la Libia, ma soprattutto perché porta allo scoperto i rapporti tra i casalesi e la mala del Brenta, i soldati del Califfato e i mercenari che muovono armi e denari in mezzo Mondo. Al centro c’è un manager abbastanza noto nel nostro Paese: si chiama Andrea Pardi, è l’amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri e fino a poco tempo fa era noto soprattutto perché nell’ottobre del 2015 aveva aggredito il giornalista di Report Giorgio Mottola, reo di avergli posto alcune domande a proposito di un’altra indagine. Pardi infatti era coinvolto in un’altra inchiesta sul traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia.
È da lì che prende spunto l’indagine dei pm partenopei Catello Maresca e Luigi Giordano che oggi ha portato al fermo di quattro persone: sono accusate di traffico internazionale di armi e di materiale “dual use“, di produzione straniera. Un’operazione delicata quella in corso  nelle province di Roma, Napoli, Salerno e L’Aquila che ha portato anche alla perquisizione di dieci persone da parte del nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Venezia.
In manette sono dunque finite Pardi, ma anche altri due cittadini italiani: una coppia di coniugi di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, convertiti all’Islam e “radicalizzati”. Si chiamano Mario Di Leva, convertito all’Islam con il nome di Jaafar, e Annamaria Fontana: anche un loro figlio risulta indagato. L’ultima misura cautelare, invece, riguarda un libico, attualmente irreperibile. Sono i coniugi Di Leva che in salotto avevano le foto con l’ex premier iraniano Ahmadinejad. E sono sempre loro che – stando alle intercettazioni agli atti dell’inchiesta- sarebbero stati in contatto con i rapitori dei quattro italiani sequestrati in Libia nel 2015. Il sequestro si concluse, a marzo del 2016 con la morte di due italiani, Fausto Piano e Salvatore Failla mentre gli altri due rapiti, Gino Pollicandro e Filippo Calcagno, riuscirono a fuggire: a leggere alcuni sms di poco successivi al rapimento in cui la coppia faceva  riferimento alle persone già incontrate qualche tempo prima, alludendo a loro come autori del sequestro.
Le quattro persone fermate, infatti, sono accusate di aver introdotto elicotteri, fucili di assalto e missili terra aria in paesi soggetti ad embargo, e cioè l’Iran e la Libia, in mancanza delle necessarie autorizzazioni ministeriali. Reati che sarebbero stati commessi tra il 2011 e il 2015. Ma non solo. Perché l’indagine riguarda infatti anche un traffico di armi destinate sia ad un gruppo dell’Isis attivo in Libia sia all’Iran.
L’inchiesta nasce nel 2011 quando il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata decide di approfondire un’indagine parallela della procura di Napoli. Gli investigatori avevano scoperto che una persona organica ad un clan camorristico dell’area casalese era stata contattata da un appartenente alla cosiddetta “mala del Brenta” con precedenti specifici per traffico di armi. Quest’ultimo cercava, infatti, persone esperte di armi ed armamenti da inviare alle Seychelles per l’addestramento di un battaglione di somali, che avrebbero dovuto svolgere attività espressamente qualificate come “mercenariato“. L’inchiesta, poi sfociata in diversi procedimenti penali, aveva documentato che la richiesta di addestramento arrivava da una persona di nazionalità somala, con cittadinanza italiana, parente del deposto dittatore del Puntland.
Gli approfondimenti investigativi riescono poi a ricostruire una mappa del commercio internazionale di armamenti di produzione estera. Tutti i coinvolti svolgono, formalmente, secondo l’ipotesi formulata, attività connesse con il commercio internazionale, avvalendosi anche di società con sede in Paesi esteri, principalmente in Ucraina ed in Tunisia, nonché mantenendo consolidati rapporti con personalità del mondo politico, militare e religioso in Stati dell’area asiatica e mediorientale quali Iran e Libia.
In gergo la chiamano “triangolazione”: vengono ceduti elicotteri senza farle passare dal suolo nazionale: un affare milionario, ricostruito dalla procura di Napoli grazie a rogatorie internazionali e alla collaborazione delle Agenzie di Informazione e Sicurezza. L’impressione, però, è che l’indagine sia ancora all’inizio.

Ecco le materie per l’esame di maturità: latino al Classico, matematica allo Scientifico

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Latino al Liceo classico, Matematica allo Scientifico, Economia aziendale per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing degli Istituti tecnici, Tecniche professionali dei servizi commerciali per l’indirizzo Servizi commerciali degli Istituti professionali.



 Sono alcune delle materie scelte per la seconda prova scritta della Maturità 2017, annunciate oggi dalla Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, con un video lanciato sulla pagina Facebook e sui social del ministero. 

Quest’anno la maturità avrà inizio mercoledì 21 giugno, con la prova di Italiano. Il 22 giugno sarà la volta della seconda prova scritta, nella materia caratterizzante ciascun indirizzo. Stavolta la prima prova scritta è affidata a commissari esterni, mentre la seconda prova scritta è affidata a commissari interni. Per la scelta delle materie è stato utilizzato in alcuni casi il criterio dell’alternanza, in altri - si spiega - si è preferito «il consolidamento della materia più rappresentativa del percorso di studi e maggiormente qualificante rispetto al profilo in uscita degli studenti». 

In occasione della comunicazione delle materie della seconda prova scritta è stato anche lanciato il canale Instagram del ministero: «continuiamo ad ampliare la nostra presenza sui social per raggiungere un’utenza sempre più trasversale in modo diretto e immediato, con una nuova attenzione rivolta in particolare a studentesse e studenti». Il percorso di avvicinamento alla maturità sarà accompagnato da una serie di attività di comunicazione dedicate alle ragazze e ai ragazzi che faranno l’esame a giugno, con video di esperti, curiosità e informazioni sulla preparazione delle prove. 

I LICEI  
Le materie per la seconda prova sono: Latino al Liceo classico; Matematica al Liceo scientifico; Matematica al Liceo scientifico - opzione Scienze Applicate; Lingua straniera L1 al Liceo linguistico; Scienze umane al Liceo delle scienze umane; Diritto ed economia politica al Liceo delle scienze umane - opzione Economico sociale; Discipline artistiche e progettuali, caratterizzanti l’indirizzo di studi nel Liceo artistico; Teoria, analisi e composizione al Liceo musicale; Tecniche della danza al Liceo coreutico. 

GLI ISTITUTI TECNICI  
Tra le materie scelte per i Tecnici: Economia aziendale per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing; Discipline turistiche e aziendali per il Turismo; Impianti energetici, disegno e progettazione per l’indirizzo Meccanica, Meccatronica ed Energia - articolazione Energia; Struttura, costruzione, sistemi impianti del mezzo per l’indirizzo Trasporti e Logistica; Topografia per l’indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio. 

GLI ISTITUTI PROFESSIONALI  
Tra le materie scelte per i Professionali: Scienza e cultura dell’alimentazione per l’indirizzo Servizi enogastronomia e ospitalità alberghiera - articolazione Enogastronomia; Tecniche professionali dei servizi commerciali per l’indirizzo Servizi commerciali; Tecniche di produzione e di organizzazione nell’indirizzo Produzioni industriali e artigianali - articolazione Industria; Linguaggi e tecniche della progettazione e comunicazione audiovisiva per l’indirizzo Produzioni industriali e artigianali - articolazione Industria, opzione Produzioni audiovisive. 
Sulla pagina del sito del Miur dedicata all’Esame di Stato è disponibile l’elenco di tutte le materie. È disponibile anche l’elenco delle discipline affidate a commissari esterni. 

IL TESTO COMPLETO DEL PIANO ANTI-ISIS DI TRUMP

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INTRODUZIONE

Di Salvatore Santoru

Donald J Trump ha recentemente elaborato un piano strategico contro l'ISIS.

Il memorandum è stato firmato e pubblicato sul sito della Casa Bianca(1) il 28 gennaio 2017, diseguito il testo completo in inglese.

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Presidential Memorandum Plan to Defeat the Islamic State of Iraq and Syria

NATIONAL SECURITY PRESIDENTIAL MEMORANDUM – 3
MEMORANDUM FOR THE VICE PRESIDENT
               THE SECRETARY OF STATE
               THE SECRETARY OF THE TREASURY
               THE SECRETARY OF DEFENSE
               THE ATTORNEY GENERAL
               THE SECRETARY OF ENERGY
               THE SECRETARY OF HOMELAND SECURITY
               THE ASSISTANT TO THE PRESIDENT AND CHIEF OF STAFF
               THE DIRECTOR OF NATIONAL INTELLIGENCE
               THE ASSISTANT TO THE PRESIDENT FOR
                  NATIONAL SECURITY AFFAIRS
               THE COUNSEL TO THE PRESIDENT
               THE DIRECTOR OF THE CENTRAL INTELLIGENCE AGENCY
               THE CHAIRMAN OF THE JOINT CHIEFS OF STAFF
SUBJECT: Plan to Defeat the Islamic State of Iraq and Syria
The Islamic State of Iraq and Syria, or ISIS, is not the only threat from radical Islamic terrorism that the United States faces, but it is among the most vicious and aggressive.  It is also attempting to create its own state, which ISIS claims as a "caliphate."  But there can be no accommodation or negotiation with it.  For those reasons I am directing my Administration to develop a comprehensive plan to defeat ISIS. 
ISIS is responsible for the violent murder of American citizens in the Middle East, including the beheadings of James Foley, Steven Sotloff, and Peter Abdul-Rahman Kassig, as well as the death of Kayla Mueller.  In addition, ISIS has inspired attacks in the United States, including the December 2015 attack in San Bernardino, California, and the June 2016 attack in Orlando, Florida.  ISIS is complicit in a number of terrorist attacks on our allies in which Americans have been wounded or killed, such as the November 2015 attack in Paris, France, the March 2016 attack in Brussels, Belgium, the July 2016 attack in Nice, France, and the December 2016 attack in Berlin, Germany.
ISIS has engaged in a systematic campaign of persecution and extermination in those territories it enters or controls.  If ISIS is left in power, the threat that it poses will only grow.  We know it has attempted to develop chemical weapons capability.  It continues to radicalize our own citizens, and its attacks against our allies and partners continue to mount.  The United States must take decisive action to defeat ISIS. 
Sec. 1.  Policy.  It is the policy of the United States that ISIS be defeated.
Sec. 2.  Policy Coordination.  Policy coordination, guidance, dispute resolution, and periodic in-progress reviews for the functions and programs described and assigned in this memorandum shall be provided through the interagency process established in National Security Presidential Memorandum – 2 of January 28, 2017 (Organization of the National Security Council and the Homeland Security Council), or any successor.
(i)    Development of a new plan to defeat ISIS (the Plan) shall commence immediately.
(ii)   Within 30 days, a preliminary draft of the Plan to defeat ISIS shall be submitted to the President by the Secretary of Defense.
(iii)  The Plan shall include:
(A)  a comprehensive strategy and plans for the defeat of ISIS;
(B)  recommended changes to any United States rules of engagement and other United States policy restrictions that exceed the requirements of international law regarding the use of force against ISIS;
(C)  public diplomacy, information operations, and cyber strategies to isolate and delegitimize ISIS and its radical Islamist ideology;
(D)  identification of new coalition partners in the fight against ISIS and policies to empower coalition partners to fight ISIS and its affiliates;
(E)  mechanisms to cut off or seize ISIS's financial support, including financial transfers, money laundering, oil revenue, human trafficking, sales of looted art and historical artifacts, and other revenue sources; and
(F)  a detailed strategy to robustly fund the Plan.
     (b)  Participants.  The Secretary of Defense shall develop the Plan in collaboration with the Secretary of State, the Secretary of the Treasury, the Secretary of Homeland Security, the Director of National Intelligence, the Chairman of the Joint Chiefs of Staff, the Assistant to the President for National Security Affairs, and the Assistant to the President for Homeland Security and Counterterrorism.
     (c)  Development of the Plan.  Consistent with applicable law, the Participants identified in subsection (b) of this section shall compile all information in the possession of the Federal Government relevant to the defeat of ISIS and its affiliates.  All executive departments and agencies shall, to the extent permitted by law, promptly comply with any request of the Participants to provide information in their possession or control pertaining to ISIS.  The Participants may seek further information relevant to the Plan from any appropriate source.
     (d)  The Secretary of Defense is hereby authorized and directed to publish this memorandum in the Federal Register
                              DONALD J. TRUMP
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NOTE:

MUSLIMBAN, JIHADHISTI SOSTENGONO CHE E' LA 'PROVA DELLA GUERRA DELL'AMERICA ALL'ISLAM'


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Di Salvatore Santoru

Alcuni islamisti radicali si sono espressi sul 'muslimban', il provvedimento dell'amministrazione Trump sul divieto di accesso per i cittadini di 7 paesi a maggioranza islamica.
Sul web alcuni jihadisti vicini ad Al Qaeda hanno sostenuto che il provvedimento svela il ruolo di guerra che l'America starebbe sostenendo contro il mondo islamico(1).
I jihadhisti hanno anche sostenuto che l'attacco alla moschea di Quebec City è la dimostrazione che gli islamici non sono sicuri nell'Occidente e si dovrebbero unire alla loro causa.

NOTE:

(1)http://www.marketwatch.com/story/online-jihadists-say-trumps-travel-ban-shows-hatred-towards-muslims-2017-01-30

QUANDO BILL CLINTON TUONAVA CONTRO L'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA


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Di Salvatore Santoru

Nel mondo dell'informazione e della controinformazione politica statunitense e mondiale in questi giorni si sta parlando molto del discorso che Bill Clinton fece contro l'immigrazione clandestina al Congresso Usa del 1995, un discorso che non ha nulla da invidiare a quelli a cui Trump ci ha abituato.
Come riportato dal "Giornale"(1) Clinton disse che "Tutti gli americani sono giustamente disturbati dal gran numero di immigrati clandestini che entrano nel nostro Paese. I posti di lavoro in loro possesso potrebbero essere occupati da cittadini o immigrati regolari".
Inoltre, Bill sostenne che i servizi pubblici usati dai migranti clandestini "impongono oneri sui nostri contribuenti", e che per questo la sua amministrazione si era mossa "in maniera aggressiva per difendere i nostri confini con l'assunzione di un numero record di nuove guardie di frontiera, deportando il doppio di stranieri criminali, come mai prima, con un giro di vite sul caporalato e con il blocco delle prestazioni sociali ai clandestini". 

NOTE:

(1)http://www.ilgiornale.it/news/mondo/quando-clinton-disse-deportiamo-i-clandestini-e-difenderemo-1357663.html

L'ONU ATTACCA TRUMP: 'IL BANDO SUI MIGRANTI E' ILLEGALE E MESCHINO'

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Di Salvatore Santoru

L'ONU ha fortemente condannato il cosiddetto "muslimban" approvato dall'amministrazione Trump(1).
Il capo della commissione Onu per la tutela dei diritti dell’uomo, Zeid bin Ra’ad Zeid al-Hussein ha sostenuto che il provvedimento è «illegale e meschino e che è "una cosa meschina nonché uno spreco di risorse che potrebbero essere destinate alla lotta contro il terrorismo". 

LIVORNO, GRAVE EPISODIO DI RAZZISMO CONTRO UN CALCIATORE NERO

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Livorno, sputi, botte e insulti a calciatore del Gambia: "Nero di m.."


Di Claudio Cartaldo

Lo hanno aggredito e insultato in ogni modo, sputandogli pure addosso. G.B., 18enne calciatore originario del Gambia, è finito all'ospedale alla fine di una partita tra juniores dopo aver ricevuto una testata da un avversario.
Tutto inizia durante i 90 minuti regolamentari del match tra gli juniores dell'Ardenza e quelli del Castiglioncello. G.B. viene ripetutamente preso di mira dagli avversari, che lo insultano chiamandolo "Nero di m...", gli sputano addosso e lo invitano - poco garbatamente - a tornare "al tuo Paese". La partita finisce 2 a 1, ma non è questa la notiza. Il ragazzo gambiano, infatti, finisce all'ospedale di Cecina per una testata rifilatagli da un avversario. Il motivo di tanta violenza non è ancora chiaro.
Per l'allenatore del ragazzo, mister Alessandro Mantovani, alla base di tutto ci sarebbe l'odio razziale. "Il ragazzo - ha detto al Tirreno - è stato insultato dal portiere e dal difensore avversario che lo marcava da quando è entrato ad inizio ripresa. Lui è con noi da gennaio ma da un anno e mezzo si trova in Italia. Non ha genitori, è partito da solo, la sua storia è quella di tanti che vengono qui a bordo dei 'barconi' nella speranza di una vita migliore. E' un bravo ragazzo, per pagarsi il 'viaggio' ha lavorato nelle miniere, ha camminato per giorni e giorni in situazioni disperate. Ora vive in una specie di comunità dove vengono ospitate queste persone, va a scuola ed è integrato con i nostri ragazzi. Certi episodi sembrano assurdi". Diversa invece la versione del responsabile del settore giovanile del Castiglioncello, secondo cui il suo calciatore avrebbe solo reagito alle offese che il gambiano avrebbe rivolto nei suoi confronti.

FONTE:http://www.ilgiornale.it/news/cronache/livorno-sputibotte-e-insulti-calciatore-gambia-nero-m-1357637.html

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