Ecco come la Lega di Matteo Salvini si spacca sui vaccini

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Di Lorenzo Bernardi
In Veneto sui vaccini si rischia lo scontro istituzionale. La Regione governata dal leghista Luca Zaia non intende applicare la legge che obbliga i genitori a vaccinare i figli per poterli iscrivere a scuola. Il governo, per tutta risposta, minaccia una dura reazione, che potrebbe comprendere addirittura il commissariamento dell’ente locale. E mentre mancano solo cinque giorni alle prime scadenze per le famiglie (per iscrivere i bambini al nido e all’asilo, i certificati vanno consegnati entro il 10 settembre), la Lega si spacca: Roberto Maroni, assicurando di non voler aprire uno scontro con il governo, non segue Zaia e si allinea al nuovo provvedimento.
LA MOSSA DI ZAIA
Il Veneto, rispetto ai vaccini, si è sempre mosso in autonomia. Già ad agosto, quando il decreto Lorenzin è stato convertito in legge dal Parlamento, Zaia ha presentato ricorso alla Corte costituzionale, motivandolo così: “Rifiutiamo l’intervento statale che impone una coercizione, attuata per di più con decreto d’urgenza, senza precedenti storici a livello internazionale, nemmeno in periodi bellici, per rendere l’Italia il paese con il maggior numero di vaccinazioni obbligatorie in Europa”. L’esito del ricorso non è ancora arrivato, ma nei giorni scorsi da Palazzo Balbi, la sede della giunta regionale sul Canal Grande, è arrivata la seconda mossa: un decreto a firma di Domenico Mantoan, direttore generale della sanità veneta, che di fatto bypassa la nuova legge, e consente alle famiglie di iscrivere i bambini a scuola senza presentare i documenti richiesti.
LA REAZIONE DEL MINISTERO
Al Ministero non l’hanno presa bene. Dura la replica del ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Reagiremo in tutti i modi, perché è in gioco la salute dei cittadini veneti, gli amministratori devono sapere che si stanno esponendo a gravi responsabilità”. Responsabilità anche civili, si legge tra le righe, per cui, se qualche bambino veneto non vaccinato dovesse ammalarsi, a risarcire i danni potrebbero essere direttamente i dissidenti di Zaia. Seppure l’ipotesi di commissariare la Regione sia al vaglio, è più probabile che il Governo si limiti a impugnare il decreto di Mantoan. Di certo, chi già ora sta facendo le spese di questo scontro istituzionale sono i veneti, quantomeno per la confusione che si sta generando.
LA POSIZIONE DI MARONI
Sul fronte politico Zaia si trova piuttosto isolato, il collega Maroni ha già preso le distanze. Nei giorni scorsi, dopo un confronto con il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli, Maroni ha stoppato una propria delibera che concedeva una proroga di 40 giorni per la presentazione dei certificati. “Non voglio uno scontro con il Governo” ha detto.
Invece a luglio il governatore lombardo aveva tenuto una posizione più vicina a quella di Zaia. Si era detto “d’accordo con Zaia sul piano personale”, pur non sottoscrivendo il ricorso alla Corte Costituzionale perché un provvedimento del Consiglio lombardo gli imponeva di introdurre obblighi analoghi alla legge Lorenzin. “Sosterrò la posizione del Veneto in conferenza Stato-Regioni”, aveva però precisato. In realtà però anche qui Zaia era rimasto isolato.
LA LEGA, PARTITO FREE-VAX
La Lega, in generale, è un partito free-vax: non contrario ai vaccini in sé, piuttosto contrario all’imposizione per legge. In prima linea c’è proprio Zaia, che ripetutamente ha cercato di imporre il “modello Veneto”. Qui, in virtù di una discreta campagna di sensibilizzazione e promozione, la percentuale di copertura è in media intorno al 92%, più alta di altre zone d’Italia, seppure la soglia ottimale, indicata dall’Istituto superiore di sanità, sia fissata al 95%. In ogni caso il Veneto non può considerarsi un’isola felice: l’epidemia di morbillo che ha colpito l’Italia ha fatto quasi decuplicare i contagi: quest’anno siamo a 280 casi a fronte dei 33 del 2016.
Nella Lega, la posizione più influente è ovviamente quella del segretario, Matteo Salvini che sta tenendo sui vaccini una posizione ambivalente. Sul piano personale è favorevole – ha dichiarato di aver fatto vaccinare i figli – ma ripetutamente strizza l’occhio ai no-vax. “Non si possono fare affari sulla pelle dei bambini, perché i vaccini hanno anche pericolosi effetti collaterali”, ha dichiarato qualche giorno fa, annunciando che se andrà al governo farà di tutto per abolire una legge “che arricchisce le multinazionali del farmaco”.
Un altro dei volti “free-vax” della Lega è quello del senatore Paolo Arrigoni, che lo scorso luglio ha partecipato al corteo di protesta a Milano, dopo aver seguito l’iter della legge in Parlamento. “I tanti cambiamenti apportati al decreto ne certificano l’irragionevolezza – ha dichiarato – È stata messa una pezza ma rimane la coercizione (il decreto originale era molto più severo, ndr)”. Con Arrigoni si è schierato, in sede di discussione parlamentare, anche il capogruppo Gianmarco Centinaio “Dietro le scelte della Lorenzin non c’erano inossidabili valenze scientifiche ma solo favoritismi di piani industriali delle case farmaceutiche”.
Ma le tensioni antivaccino non si registrano solo al nord. Ad agosto la sezione pugliese di “Noi con Salvini” ha annunciato il ricorso contro la circolare attuativa del decreto emessa dal Ministero della salute. Rossano Sasso, il coordinatore pugliese del movimento, ha precisato “Non discutiamo sull’importanza o meno di alcuni vaccini, ma del metodo con cui il Governo sta attuando il tutto. Porteremo il ministro Lorenzin in tribunale, dando mandato ai nostri legali di difendere e tutelare i genitori che non vogliono vaccinare i propri figli, bambini a cui il Governo vuole negare la possibilità di andare a scuola”.
LA LEGA “VACCINISTA”
Ma c’è anche una Lega pro-vax. In Liguria, per esempio, proprio su iniziativa del Carroccio la Regione ha introdotto a maggio l’obbligo di vaccino nelle scuole, anticipando la Lorenzin.
Il commento del capogruppo in Consiglio regionale Alessandro Piana non lasciava adito a dubbi: “Vaccinare i nostri bambini non è un obbligo, ma è senz’altro un diritto e soprattutto un dovere a tutela degli altri”. Una posizione sostanzialmente condivisa dall’assessore ligure alla sanità, Sonia Viale. La stessa Viale, in questi giorni, ha preso le distanze da Zaia. “La via ligure non cambia, quella del Veneto è un’iniziativa autonoma, noi tiriamo avanti con le nostre procedure”.

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