Breaking News

3/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Salone del Libro di Torino. Mostra tutti i post

Salone del libro, Padellaro presenta “Il gesto di Almirante e Berlinguer”: “In politica è importante anche il silenzio”


Di Simone Bauducco

“La parola è uno strumento fondamentale della politica, ma ha bisogno del gesto perché se no diventa un inganno”. Nel suo ultimo libro pubblicato da Paper First, “Il gesto di Almirante e Berlinguer”, il fondatore de Il Fatto Quotidiano Antonio Padellaro racconta gli incontri segreti tra Giorgio Almirante ed Enrico Berlinguer negli anni del terorrismo. “Due uomini distanti politicamente, ma il loro obiettivo era il bene comune ovvero salvare l’Italia da un pericolo maggiore della contrapposizione politica, dal terrorismo”. Intervistato da Ettore Boffano nella sala bianca del Salone del Libro di Torino, Padellaro ha raccontato l’importanza del “silenzio in politica perchè non è detto che la propaganda delle cose più riservate possa essere utile. Una lezione che purtroppo oggi sembra essere inascoltata nell’Italia di oggi”.

FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/12/salone-del-libro-padellaro-presenta-il-gesto-di-almirante-e-berlinguer-a-volte-in-politica-e-importante-anche-il-silenzio/5173118/

Salone libro Torino, Salvini: “Escluso Altaforte? E’ censura”. Di Maio: “Polacchi provoca. Costituzione è antifascista”




Il Salone del libro di Torino diventa nuovo terreno di scontro per Lega eMovimento 5 stelle. Se Matteo Salvini ha definito “censura” l’esclusione dello stand di Francesco Polacchiindagato per apologia del fascismo, dall’altra Luigi Di Maio ha invece detto che quella dell’editore è una “provocazione per vendere libri”: “La nostra Costituzione nasce sui valori contro il fascismo”, ha dichiarato. Nei giorni scorsi Comune di Torino Regione Piemonte avevano presentato un esposto contro Polacchi per aver detto che il “male dell’Italia è l’antifascismo”. In tarda mattina è intervenuto anche il Capo dello Stato con un messaggio inviato al direttore del Salone Nicola Lagioia: “I valori che Primo Levi ha vissuto e trasmesso, specialmente la necessità di non dimenticare ciò che è avvenuto negli anni della Seconda Guerra Mondiale come tragica conseguenza del disprezzo dei diritti di ogni persona, costituiscono la base fondamentale per una società pacificate e una rispettosa convivenza sociale”. Il riferimento di Sergio Mattarella è a “le numerose iniziative” dedicate dalla kermesse a Primo Levi.

Lo stand di Polacchi è stato smontato ieri sera, a poche ore dall’inaugurazione della manifestazione. Lui è coordinatore di Casapoundin Lombardia e responsabile della casa editrice Altaforte che nei giorni scorsi ha pubblicato il libro-intervista a Matteo Salvini a firma Chiara Giannini. Il volume è secondo classifica ed è alla prima ristampa. “Siamo alla censura dei libri in base alle idee”, ha detto il ministro dell’Interno e leader della Lega, “non ha mai portato fortuna in passato il rogo dei libri. Alle idee si risponde con le idee alla faccia dei compagni che fanno i processi alle idee, sempre che ci siano delle idee, ma loro preferiscono urlare ‘fascista’”. Proprio questa mattina Polacchi si è presentato all’apertura della manifestazione e ha fatto una conferenza stampa in diretta Facebook: “C’è un attacco al ministro dell’Interno”, ha detto.

Diversa la posizione del vicepremier M5s Luigi Di Maio che, in mattinata, si è schierato in favore della decisione di far togliere lo stand dal Salone: “Il punto”, ha detto, “non è tanto che l’editore è di Casapound, ma che è andato a dire che l’antifascismo è il male assoluto quando la nostra Costituzione nasce sui valori contro il fascismo. E’ una provocazione per vendere libri, ma non possiamo farla passare”. Tutto il Movimento 5 stelle, fin dall’inizio delle polemiche, si era schierato contro la presenza di Altaforte al Salone del libro. Oggi è intervenuto anche il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli: “L’Italia si merita di avere un Salone del Libro di livello internazionale, che sia il punto di riferimento per l’editoria del nostro paese e che si possa confrontare egregiamente con le più grandi mostre degli altri paese (Francoforte e Parigi). Devo fare i complimenti alla sindaca Appendino, al presidente Chiamparino e agli organizzatori, perché hanno dimostrato di saper superare le difficoltà e le polemiche con le idee comuni, di farle valere e dar loro un valore nonostante tutto. Personalmente, mi trovo d’accordo con le scelte fatte insieme dalle istituzioni e dagli organizzatori, le cose dette sono cose gravi e non si poteva fare finta di niente”.
La sindaca M5s Chiara Appendino, a margine dell’inaugurazione, ha specificato che l’esposto non è stato fatto contro il leader della Lega: “Il nostro esposto non è stato fatto contro Salvini, ma contro Polacchi e dichiarazioni che vanno contro lo spirito del Salone e gli ideali della città di Torino e del Paese intero”. E ha invitato il ministro al Salone: “Salvini può commentare come vuole, da parte nostra c’è il pieno supporto all’organizzazione per una decisione che andava presa. E c’è l’invito al ministro di venire al Salone, come fatto dal ministro Bonisoli proprio all’apertura della manifestazione. Il fatto di aver denunciato le frasi di Polacchi non collega le nostre azioni in contrasto al ministro Salvini, non è così. Le cose non sono collegate in alcun modo, non è stato un giudizio politico.”

All’inaugurazione era presente anche la vicepresidente M5s della Camera Maria Edera Spadoni: “Oggi tutti noi dobbiamo impegnarci per combattere con forza quella forma di revisionismo storico desideroso di riabilitare il periodo più buio e fosco del nostro Paese”, ha detto nel suo discorso. “Quel revisionismo che oggi non cita la censura, in primis di stampa, che ha portato a leggi che non permettevano la libertà di espressione che oggi diamo per assodata. E’ necessario lottare per la libertà e contro ogni totalitarismo di ieri come di oggi. E’ fondamentale educare i giovani al rispetto per l’altro, alla fiducia nelle Istituzioni contro ogni giustizia fai da te e contro ogni violenza”.

AltaForte fuori dal Salone del Libro: l’esclusione decisa da Comune e Regione


Di Andrea Rossi

Il Comune di Torino e la Regione Piemonte hanno deciso: la casa editrice AltaForte è fuori dal Salone del Libro. Una svolta maturata dopo l’esposto presentato martedì contro il suo responsabile Francesco Polacchi, contro cui oggi la procura di Torino ha aperto una inchiesta per apologia di fascismo. Se martedì la sindaca Appendino e il governatore Chiamparino avevano scelto di rivolgersi alla magistratura ma di non bandire l’editore legato a CasaPound dalla kermesse, il giorno dopo sono arrivati a una decisione diversa.

Dopo lunghe riunioni hanno rotto gli indugi e scritto alla associazione “Torino, la città del libro”, al Circolo dei Lettori e al Comitato di indirizzo del Salone di rescindere il contratto con la casa editrice AltaForte. «La situazione che si è venuta a creare, rende impossibile lo svolgimento della lezione agli studenti di Halina Birenbaum, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, e alla forti criticità e preoccupazioni espresse dagli espositori in relazione alla presenza e al posizionamento dello stand di AltaForte». Così è maturata la svolta. «Per come si erano messe le cose rischiava di essere uno sfregio alla storia del Salone», spiega il direttore Nicola Lagioia, «oltretutto nell'anno in cui cade il centenario della nascita di Primo Levi».


Gli organizzatori hanno dunque rescisso il contratto con la casa editrice. «Pensiamo che il Salone del Libro debba mandare messaggi coerenti con la sua storia, che è quella della Città di Torino e della Regione Piemonte», spiega Chiamparino. Molto ha pesato la decisione di Halina Birennaum, testimone dell’Olocausto invitata dal Salone del Libro a tenere una lezione agli studenti, di non entrare al Lingotto ma di incontrare i ragazzi all’esterno. «Abbiamo lavorato tutto il pomeriggio - spiegano Appendino e Chiamparino - per trovare una mediazione, ma non è stato possibile, e io aggiungo comprensibilmente, per cui abbiamo preso l’unica decisione in linea con la trazione e i valori di Torino e del Piemonte».
Una «scelta politica», spiegano rivendicandone la responsabilità: «Altaforte farà causa? Noi siamo pronti a sostenerla».

Salone del Libro, Polacchi di CasaPound venerdì a processo per aggressione e insulti razzisti


Di Chiara Ammendola

Non si placano le polemiche sulla presenza di Francesco Polacchi, editore di AltaForte, al Salone del Libro di Torino. Sono tanti infatti gli autori che hanno rifiutato l'invito a partecipare alla manifestazione a causa proprio della presenza della casa editrice vicina CasaPound. Esponente di CasaPound e dichiaratamente fascista, Polacchi il prossimo venerdì 10 maggio è chiamato a presenziare all'udienza che lo vede imputato per gli incidenti avvenuti il 29 giugno 2017 a Milano. Quel giorno Polacchi avrebbe aggredito due ragazzi rei di aver difeso una persona insultata con frasi razziste. Calci e pugni che hanno provocato alle due vittime spondilosi cervicali, trauma nasali e distorsione del collo, così come si legge nelle accuse.

Poco prima in quel caldo giovedì di giugno, l'esponente di primo piano di CasaPound aveva fatto irruzione all'interno dell’aula del consiglio comunale, protestando contro il sindaco Sala, coinvolto nell'indagine Expo, e chiedendone le dimissioni immediate. Poi, all'uscita, l'aggressione ai due ragazzi per la quale sarà giudicato nell'udienza di venerdì a Milano a meno che quest'ultima non venga rimandata a causa di un'astensione delle Camere penali per tre giorni così come annunciato in precedenza.

Polacchi potrà decidere di presenziare o di raggiungere Torino per partecipare al Salone del Libro dove è atteso con la sua il marchio editoriale che edita anche la rivista di CasaPound, il Primato Nazionale. Un'attività imprenditoriale che si accompagna a quella della Pivert, brand di abbigliamento fondato dallo stesso Polacchi nel 2015 la cui diffusione è legata a doppio filo a quella del movimento di estrema destra. Già portavoce del Blocco Studentesco – organizzazione giovanile di CasaPound – Polacchi è da qualche anno di casa a Milano, dove si è trasferito diventando uno dei punti di riferimento in città: era in prima fila anche durante gli spintoni con la polizia al presidio in ricordo di Sergio Ramelli.

FONTE: https://milano.fanpage.it/salone-del-libro-polacchi-di-casapound-venerdi-a-processo-per-aggressione-e-insulti-razzisti/

Salone libro Torino, esposto di Regione e Comune contro Polacchi per “apologia di fascismo”. E Di Maio si associa



Di Andrea Giambartolomei
Partirà una denuncia contro Francesco Polacchi, il militante di Casapound che presiede la casa editrice “Altaforte”, la cui presenza al Salone internazionale del libro ha scatenato nelle ultime ore numerose polemiche. La Regione Piemonte e la Città di Torino, due enti pubblici che sostengono la rassegna, hanno deciso di passare alle vie legali contro l’editore che si dice apertamente fascista e dichiara che “l’antifascismo è il vero male di questo Paese”. Gli enti chiederanno alla magistratura di verificare se Polacchi abbia commesso un’apologia di fascismo e se abbia violato la legge Mancino nella parte in cui prevede una condanna di chi “pubblicamente  esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Al presidente della Regione Sergio Chiamparino e alla sindaca Chiara Appendino si è unito Luigi Di Maio: “Condivido”, ha detto, “la denuncia fatta dalle istituzioni comunali e regionali contro delle dichiarazioni”, degli editori Altaforte, secondo i quali “l’anti-fascismo è il male assoluto. E dicendo così si attacca un valore fondante della Costituzione”.

Difficile che questa mossa possa placare le polemiche che stanno riguardando questa edizione della fiera dell’editoria che verrà “boicottata” da molti autori e molte organizzazioni: alla lista già lunga, che include i Wu Ming, Zerocalcare, Carlo Ginzburg, Anpi e altri, oggi si aggiunge anche la Cgil di Torino e il museo di Auschwitz: “Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone un’idea fascista della società. Usciremo dal Salone del libro per entrare nella città”, scrivono in una lettera la sopravvissuta ai lager Halina Birenbaum e il direttore del museo Piotr Cywinski. Altri, invece, manifestano la loro partecipazione, come la casa editrice Sonda che creerà una “Zona Editoriale Defascistizzata”.

Sul tema si dividono (ancora una volta) i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle a Torino. La maggior parte del gruppo consiliare, presieduto da Valentina Sganga, manifesta “tutta l’indignazione per l’agibilità politica e mediatica che partiti e case editrici chiaramente neofascisti stanno avendo ogni giorno di più”, ma sottolinea come sia “necessario trovare gli strumenti più efficaci per porre un argine alla diffusione di idee e progetti politici che sono anche incostituzionali”: “Appellarsi ai giudici non basta, perché le sentenze sull’apologia di fascismo degli ultimi anni sembrano aver legittimato manifestazioni e comportamenti per noi inaccettabili”, ricordano. Sono contrari al boicottaggio del Salone: “Non è rintanadoci e boicottando, non è regalando spazi e visibilità ai fascisti il modo corretto per opporsi”.
La presa di posizione arriva molte ore dopo il post rilanciato dai consiglieri pentastellati più critici, come Damiano Carretto, Maura Paoli, Daniela Albano, Viviana Ferrero e Marina Pollicino, in seguito al comunicato con cui il comitato di indirizzo, che si occupa del settore commerciale e della vendita degli stand, aveva dato il via libera all’editore neofascista: “Mi auguro che il comitato di indirizzo del Salone riveda la propria posizione ed escluda la società Altaforte Edizioni dalla manifestazione”. E oggi, dopo le interviste rilasciate da Polacchi, anche la capogruppo Sganga rivede i suoi propositi: “Se può essere quanto meno comprensibile la scelta iniziale del Comitato di Indirizzo del Salone del Libro di non escludere aprioristicamente nessun editore dalla parte commerciale degli stand, oggi questa vicenda sta assumendo sfaccettature che non si possono più in alcun modo ignorare – scrive su Facebook -. Sfruttare la visibilità che il Salone, suo malgrado, sta dando a questo personaggio per diffondere i precetti più bellicosi e beceri del catechismo fascista non può essere accettato dal Comitato di gestione del Salone e non può essere accettato dalle istituzioni politiche che lo compongono”. Per questo pone “una sola condizione: l’esclusione di Altaforte e di Polacchi”.

“O noi o l’editrice di CasaPound”: il museo di Auschwitz avverte Torino


Di Luca Ferrua

Volete Auschwitz o la casa editrice, vicina a CasaPound, Altaforte? Di provocazione in provocazione lo psicodramma del Salone del Libro di Torino mette gli organizzatori di fronte a un nodo che con il buonsenso non si potrà sciogliere. L’ultimo atto della vicenda risale a ieri sera, quando è arrivata la lettera firmata da Halina Birenbaum, sopravvissuta al lager, dal direttore del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, Piotr M. A. Cywiński, e dal presidente e dall’ideatore del «Treno della memoria» ovvero Paolo Paticchio e il torinese Michele Curto (coinvolto, peraltro, in un’inchiesta sulla gestione dei fondi destinati ai Rom).

Dalle lettera emerge una richiesta ferma, indirizzata al Comune di Torino come «istituzione e come azionista indiretto del Salone»: quella di scegliere tra avere al Lingotto Halina Birembaun e il museo di Auschwitz oppure lo stand della casa editrice Altaforte. Le parole non lasciano dubbi: «Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone una idea fascista della società». E aggiungono: «Non si tratta, come ha semplificato qualcuno, del rispetto di un contratto con una casa editrice, bensì del valore più alto delle istituzioni democratiche, della loro vigilanza, dei loro anticorpi, della costituzione italiana, che supera qualunque contratto».
La sindaca ieri ha sottolineato che «Torino è antifascista e al Salone ci sarà perché le idee si combattono con idee più forti». Ma la lettera chiede di rescindere il contratto con Altaforte. E quella è un’altra storia.
Il contratto lo hanno stipulato gli organizzatori del Salone dicendo sì alla richiesta di una casa editrice che è stata accettata come tutte le altre e che ha già pagato il suo spazio ben prima di diventare un caso politico. I vertici del Comitato di Indirizzo che guida il nuovo Salone ieri sono stati riuniti fino a notte alta negli uffici del Circolo dei Lettori trasformato in bunker inviolabile. La loro posizione è sempre la stessa, anche di fronte alle ultime dichiarazioni del leader di Altaforte Francesco Polacchi che ieri evidenziava il suo sentirsi fascista: «Le dichiarazioni non spostano l’asse. Nessuna lo fa. Sappiamo che è una provocazione ma il Salone resta aperto a tutti».
L’esempio che circola nei corridoi dello storico palazzo del centro di Torino rende bene l’idea: «Non vogliamo fare la fine di Totti che è stato provocato da Poulsen per tutta la partita ma ha finito per essere lui l’espulso». Una posizione che mostra tutta la sua complessità, anche perché nel cuore del Salone c’è pure l’Aie casa di tutti - ma proprio tutti - gli editori la cui presa di posizione si può più o meno sintetizzare in questo concetto: «Chiunque ami i libri e la lettura ha nel proprio Dna la libertà di pensiero, di espressione e in particolare di edizione in tutte le sue forme».
Oggi alla luce della lettera firmata dal direttore di Auschwitz e delle continue provocazioni in arrivo da CasaPound è probabile che vengano prese in esame strade diverse, la situazione è in continua evoluzione. Solo ieri è arrivata la defezione di Zerocalcare, uno da folle oceaniche che al Salone mancherà e che in coda al post su Facebook con cui annunciava l’addio ha aperto forse il vero fronte di questa vicenda: «’Sta roba prima non sarebbe mai successa. Qua ogni settimana spostiamo un po’ l’asticella del baratro».
Il caso è divampato in un momento di profonde lacerazioni politiche e sta travolgendo un Salone che sull’onda dell’entusiasmo dell’edizione del rilancio non ha fatto in tempo a mettere in campo gli anticorpi per evitare di essere strumentalizzato da Altaforte, capace di conquistare una visibilità inimmaginabile fino a pochi giorni fa. Il Salone comincia giovedì ed è il momento delle scelte, ma il peso non può restare solo sulle spalle degli organizzatori. Città e Regione - che ieri hanno sottolineato il loro essere antifascisti - devono fare la loro parte, magari cominciando a rispondere alla lettera partita da Auschwitz.

Salone del Libro Torino, editore Altaforte: “Sono fascista, antifascismo è male dell’Italia”


Di Stefano Rizzuti

La polemica sulla partecipazione al Salone del Libro di Torino della casa editrice Altaforte, vicina a Casapound, non si placa e, anzi, viene animata dalle ultime dichiarazioni di Francesco Polacchi. L’editore rivendica, parlando con l’Ansa: “Io sono fascista”. E attacca: “L’antifascismo è il vero male di questo Paese”. Parlando della presenza di Altaforte al Salone del Libro aggiunge: “Eravamo pronti alle polemiche, ma non a questo livello allucinante di cattiverie. C’è addirittura chi sui social ha scritto che verrà a Torino per tirarci le molotov… Noi ci saremo perché ora è anche una questione di principio”. Polacchi ricorda, intervistato da La Zanzara, su Radio 24, di essere “un militante di Casapound, anzi il coordinatore regionale della Lombardia”.

E ribadisce di essere fascista: “Lo dico senza problemi”. Polacchi, responsabile della casa editrice che è già stata negli ultimi giorni al centro della polemica perché pubblicherà il libro-intervista di Matteo Salvini, continua: “Mussolini è stato sicuramente il miglior statista italiano. Se mi portate un altro statista come lui parliamone, però non credo ce ne siano. De Gasperi o Einaudi? Einaudi? Ma stiamo scherzando?”. Secondo Polacchi, ci si può dichiarare fascisti: “Sì, certo. Nessuno te lo impedisce, nemmeno la legge. Allora rinunciate a tutte le conquiste fatte dal fascismo. Ritengo che il fascismo sia stato assolutamente il momento storico e politico che ha ricostruito una nazione che era uscita perdente e disastrata dalla Prima Guerra Mondiale. Ha trasformato una nazione che era prevalentemente agricola in una potenza industriale. Anche con la dittatura? A volte servono le maniere forti. Poi, se vogliamo prenderci in giro, possiamo pure farlo”.

Il responsabile della casa editrice Altaforte esprime il suo giudizio sulla democrazia: “La democrazia è riuscita a raccogliere ciò che aveva seminato il Ventennio”. Poi, sul ministro dell’Interno Matteo Salvini e sul suo operato risponde: “La mia casa editrice è una casa editrice sovranista. Sull’immigrazione ha fatto benissimo Salvini. E anche sui rom. Ci sono poi delle sfumature diverse, però tutto sommato Salvini è uno che parla chiaro e tutto sommato mantiene le cose”. Non manca una polemica contro Torino, dove si svolge il Salone del Libro: “Credo che la città abbia problemi maggiori rispetto alla nostra partecipazione al Salone del Libro. È una città industriale senza lavoro, amministrata molto male da una sindaca che non fa nulla per portare investimenti”. Ancora, aggiunge: “Il problema dell'Italia sembra essere Casapound, mica la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta. Casapound, lo ribadisco, esiste perché siamo in una democrazia”.

FONTE: https://www.fanpage.it/salone-del-libro-torino-editore-altaforte-sono-fascista-antifascismo-e-male-dellitalia/

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *