Il film del weekend: "Dunkirk"


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Di Serena Nannelli

Il primo grande film di stagione è al cinema. "Dunkirk" di Christopher Nolan arriva finalmente in Italia, dopo essere stato acclamato da pubblico e critica in tutto il mondo.
Che si sia d'accordo o meno col definirlo un capolavoro, il decimo film del celebre cineasta è un'opera matura e monumentale, stilisticamente impeccabile, espressione di una consapevolezza registica che ha toccato il suo massimo.
Ciò che rende la visione di "Dunkirk" memorabile non è però la forma, ancorché superba, quanto il fatto che regali allo spettatore l'occasione di vivere in maniera immersiva l'inferno bellico, la lotta per la sopravvivenza e la speranza che muove chi ha già perso tutto tranne la vita.
Il film ricostruisce un evento storico da cui dipese poi l'esito della Seconda Guerra mondiale: l'operazione militare che nel 1940 vide l'evacuazione di circa 400.000 soldati inglesi, francesi, canadesi e belgi dalle spiagge della cittadina portuale di Dunkirk, nel nord della Francia.
La tragedia di quest'umanità in pena per la propria sorte è ritratta da tre punti di vista spaziali e temporali diversi (terra, acqua, aria e rispettivamente una settimana, un giorno, un'ora) che poi finiranno per convergere grazie ad un meccanismo narrativo dagli ingranaggi perfetti. I centosette minuti, durata ideale per la costruzione di una tensione che non conosce tempi morti, sono vissuti ora a fianco dei soldati in attesa di soccorsi sul molo, ora su una delle imbarcazioni civili inglesi che si sono mobilitate per salvarli, ora su un caccia Spitfire che li difende sorvolando la spiaggia.
Cieli scuri e minacciosi regnano su un luogo dalla calma innaturale, un limbo silenzioso in cui si è bersaglio permanente di un nemico invisibile che va a segno, in maniera casuale, quando meno te lo aspetti.
Da spettatori giungono palpabili l'ansia e il senso del pericolo, vividi come ci si trovasse a fianco di queste persone, intrappolati con loro in balia di una lotteria della morte pronta a colpire alle spalle così come dal cielo. Si cerca la via di fuga da una morsa di terrore che appare senza senso, in cui non ci sono ideologie, potenti, strateghi, ma soltanto una sconfitta fresca e uomini il cui unico orizzonte possibile è sopravvivere o morire.
Si è in lotta contro il tempo, come ricorda in maniera incessante il magistrale tappeto musicale intessuto da Hans Zimmer che mischia melodie al ticchettio d'orologio e a note disturbanti come fossero allarmi.
Il tempo, concetto attorno al quale ruota quasi tutta la filmografia di Nolan, è qui talmente prezioso, un ingrediente vitale, da non poter essere sprecato in sensazionalismi e retorica. Messo al bando ogni pietismo superfluo, così come il torture porn caratteristico di altre pellicole belliche, Nolan archivia anche i labirinti mentali a lui cari e lascia piena scena ad immagini il cui realismo asciutto non va a discapito delle emozioni.
"Dunkirk" è spettacolare pur nella sua essenzialità, concreto e tangibile grazie all'utilizzo quasi nullo di computer grafica, parco di dialoghi e di protagonismi. Una pellicola che resta corale, pur mettendo a fuoco la vicenda personale di alcuni (Tom Hardy, Kenneth Branagh, Mark Rylance e Harry Styles gli interpreti).
Il fascino del film è profondo e contraddittorio: Dunkirk è un girone infernale di cui non interessa tanto la genesi, quanto la sua capacità di fecondare con il seme della speranza e della solidarietà chi si sforza di abbandonarlo.

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