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La Scienza della Persuasione
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La supermemoria di otto italiani svela i segreti della nostra mente

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Di Andrea Cuomo
Immagina di vivere ogni giorno la tua autobiografia con il riassunto delle puntate precedenti sempre attivo.
Altro che Netflix. Immagina che la tua esistenza sia un ipertesto che ti rimanda continuamente a un link assai dettagliato, ogni dato una pagina. Altro che Wikipedia. Immagina tutto questo. Poi decidi se si tratta di un superpotere o di una condanna. O di entrambi.

Tu lo immagini, alcuni pochi tra noi vivono questa cosa davvero, come i protagonisti di una puntata di Black Mirror. Ricordano senza alcuno sforzo che tempo faceva il 13 aprile 1987, se pioveva o se tirava vento, e se indossavano i mocassini o le scarpe con le stringhe e avevano mangiato il minestrone. Hanno la sindrome ipermnestica. Hanno cioè la supermemoria. In Italia ne sono stati scovati otto, ma non si esclude che qualcuno sia sfuggito alla contabilità della scienza. Scovati e vivisezionati da un team di ricerca della Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma per uno studio che ha coinvolto l'Iss, l'Università di Perugia, l'Università della California-Irvine e la Sapienza di Roma e pubblicato sulla rivista che ha un nome che anche un superdotato della memoria faticherebbe a ricordare: Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America. Per gli amici Pnas.
I pichidellamirandola contemporanei sono stati messi a confronto con ventuno soggetti a memoria normotipica, di quelli per intenderci che quel 13 aprile 1987 possono a malapena dire quanti anni avessero e solo dopo averci pensato un po' su, magari usando la funzione calcolatrice sullo smartphone. Tutti sono stati sottoposti a una scansione fMRI, ovvero a uno studio di risonanza magnetica funzionale, nel corso della quale è stato chiesto loro di rievocare esperienze autobiografiche relativamente recenti o più remote e di premere entro trenta secondi un pulsante per indicare se avevano rintracciato quello specifico file (fase di «accesso») e se lo avevano rivissuto nel dettaglio (fase di «elaborazione»).
«Come era lecito attendersi dice Patrizia Campolongo della Sapienza, uno dei tre autori dello studio - i soggetti con ipermemoria autobiografica hanno rievocato un numero maggiore di dettagli e con maggior vividezza rispetto ai soggetti di controllo. Sorprendentemente, le differenze funzionali tra ipermemori e controlli sono state riscontrate unicamente nella fase di accesso al ricordo, ma non di elaborazione dello stesso. Durante la fase di accesso, i soggetti ipermemori hanno mostrato un incremento di attivazione della corteccia prefrontale mediale e della sua connettività funzionale con l'ippocampo, soprattutto nel caso di ricordi remoti».
In fondo ci interessa poco se i supermemori hanno il cervello uguale o differente da noi. Ci affascina di più pensare a loro come dei personaggi di un film infinito di cui sono i soli protagonisti. Già, perché i superdotati della memoria sono degli egocentrici al quadrato, come tali perfettamente dentro il nostro Zeitgeist. Il loro superpotere scatta solo per quello che li riguarda, che hanno vissuto personalmente. Se li metti davanti a una stringa di parole o di numeri mostrano la stessa memoria di un idraulico di Vizzolo Predabissi. Inciampano, confondono, ripetono, esitano. Non solo: se chiedete loro che cosa hanno mangiato a pranzo non è detto che rispondano con la stessa logica binaria. Ma se gli chiedi com'era quel minestrone dell'aprile 1987 se lo ricordano zucchina per zucchina. Non come noi, che ci ricordiamo solo di quell'unica ostrica mangiata quella volta a Parigi. O era Bruxelles?
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