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L’Islanda consente a tutti i cittadini di sottoporsi al test per il Coronavirus: ecco cosa è stato scoperto


Di Anna Ditta

Mentre nel resto del mondo i test per il Coronavirus sono quasi esclusivamente dedicati ai pazienti sintomatici, in Islanda chiunque voglia essere sottoposto al test per il Covid-19 può farlo gratuitamente, senza necessariamente avere sintomi, essere stato all’estero di recente o essere entrato in contatto con persone positive. Il paese, che conta solo 364mila abitantiè infatti in grado di effettuare i test sulla sua intera popolazione: una mossa che potrebbe aiutare il resto dei paesi a sciogliere importanti dubbi sulla percentuale di asintomatici e sui relativi rischi di contagio.
Finora in Islanda sono state sottoposte al test 19,500 persone, oltre il 5 per cento degli abitanti del paese. I dati hanno evidenziato 1.220 contagi, 2 vittime, e 236 guariti. Oltre 7,800 persone si trovano in quarantena e la metà delle persone diagnosticate col Covid-19 erano già isolate quando è arrivata la diagnosi di Coronavirus, secondo i dati del governo.
Ad approfondire la questione dei test per il Covid-19 in Islanda è un articolo di Siobhán O’Grady pubblicato sul Washington PostIl risultato più importante emerso finora grazie a questi test, come ha spiegato Kari Stefansson, direttore esecutivo di deCODE Genetics, al Washington Post, è che circa la metà dei positivi era asintomatica al momento del test, anche se avrebbe potuto sviluppare sintomi in seguito. I test hanno rivelato inoltre informazioni genetiche che i ricercatori possono utilizzare per tracciare la diffusione geografica del virus.

L’epidemia in Islanda

Il primo caso di Coronavirus confermato in Islanda era stato registrato alla fine di febbraio. Si trattava di un paziente rientrato da poco tempo da un viaggio in Italia. Nelle settimane successive sono emersi altri casi sparsi sull’isola. Il contenimento dei contagi è avvenuto grazie a un’attenta tracciatura dei contatti delle persone risultate positive, ma nel frattempo è stata potenziata la capacità del paese di eseguire i test.
Nel paese, solo alcune aziende hanno chiuso, mentre le scuole sono state chiuse solo parzialmente in risposta alla pandemia. Il distanziamento sociale è stato incoraggiato, ma i piccoli gruppi di persone possono ancora incontrarsi. Secondo l’ultimo modello di previsione, il paese arriverà a 1,700 casi, ma il numero potrebbe raggiungere i 2,800 in uno scenario molto peggiore, con gli ospedali saranno probabilmente maggiormente sotto pressione a metà aprile.

Coronavirus, il virologo Baldanti: "Un virus naturale è diverso da uno artificale'


Di Salvatore Santoru

Il video, datato 2015, di un servizio del TgR Leonardo su di un esperimento scientifico cinese ha fatto molto discutere in rete e nei media.
C'è chi ha collegato il 'supervirus' creato dall'esperimento allo stesso Covid-19, un legame che è stato smentito dalla comunità scientifica mondiale.

Inoltre, sulla questione è intervenuto anche il virologo Fausto Baldanti.
Lo stesso Baldanti, virologo del Policlinico San Matteo e dell'Università di Pavia, ha sostenuto che esistono delle nette differenze fra un virus naturale ed uno creato in laboratorio.

Oltre a ciò, il virologo ha affermato che l'esperimento del 2015 lo dimostra e ha ribadito che l'attuale Coronavirus è di origine naturale.

PER APPROFONDIRE- ARTICOLO SU BLASTING NEWS :

https://it.blastingnews.com/cronaca/2020/03/video-del-tgr-leonardo-su-un-supervirus-gli-scienziati-nessun-legame-con-il-covid-19-003098639.html

Coronavirus, fa discutere un video del Tgr Leonardo su un 'supervirus' creato in Cina nel 2015


Di Salvatore Santoru

Nelle ultime ore sta facendo discutere un servizio, datato 2015, del Tgr Leonardo di Rai3.
Più specificatamente, il video del servizio è diventato virale e parla della creazione di un supervirus polmonare da pipistrelli in Cina.
Nel servizio, riporta l'ANSA(1), si era ricordato che tale creazione del 'supervirus' sarebbe avvenuta per scopi di studio.

Stando ai sostenitori dell'origine artificiale del Covid-19, lo stesso servizio potrebbe essere in correlazione con l'ipotesi di una presunta origine del Coronavirus nel laboratorio di Wuhan.

Tale teoria è stata considerata decisamente complottista e, stando agli scienziati, sarebbe già stata smentita e, inoltre, i presunti legami tra i due episodi costituirebbero delle fake news o bufale.

NOTA:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/03/25/coronavirus-il-caso-del-video-del-tgr-leonardo-2015-sul-supervirus-creato-in-cina_7adf8316-6ca5-42cd-96de-c18f7fb53595.html

Il cappello da baseball contro la calvizie della Xiaomi: ecco le fondamenta scientifiche


ll cappello da baseball contro la calvizie

Di Emiliano Ragoni 

A oggi l’unico rimedio davvero efficace contro la calvizie è il trapianto di capelli. La soluzione proposta da Xiaomi tuttavia merita di essere citata, perché ha comunque delle fondamenta scientifiche. Il colosso cinese dell’elettronica di consumo ha presentato su Youpin (la sua piattaforma dedicata al crowdfunding), un cappello, denominato LLLT Laser Cap, in grado di far (ri)crescere i capelli.
Questo cappello “miracoloso”, che sarà disponibile a partire dal prossimo maggio di Youpin a un prezzo di poco inferiore ai 200 dollari, è stato realizzato dalla Cosbeauty, un’azienda partner di Xiaomi che realizza prodotti destinati alla cosmesi. Come funziona quindi il cappello in grado di “fermare” la calvizie? L’idea alla base, ossia la stimolazione dei bulbi piliferi, non è certo nuova, tuttavia, in questo specifico contesto, è proposta in modo compatto e portatile.
La confezione del prodotto include, oltre al cappello stesso, anche la calotta che ha appunto la funzione stimolatrice (il peso complessivo di cappello e calotta è di 210 grammi) e una lozione che, a detta della compagnia, dovrebbe servire a “nutrire” i nuovi capelli che nasceranno. L’LLLT Laser Cap è ricaricabile attraverso una normale presa usb.
Chiaramente il cuore pulsante è la calotta dotata di 81 sensori che inviano impulsi laser che promettono di “risvegliare” il bulbo.

Il cappello, che ha ottenuto la certificazione da parte della CFDA (associazione di categoria senza scopo di lucro a cui sono affiliati oltre 450 stilisti statunitensi) e dell’FDA (l’agenzia americana per gli alimenti e i medicinali che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici), è frutto di uno sforzo congiunto di esperti dell’Università di Shenzhen, dell’Università del Wisconsin-Madison e dell’Università di Scienze e Tecnologie Elettroniche della Cina.
Posto che l’utilizzo del laser per il trattamento della calvizie agisce principalmente su bulbi piliferi vitali e non cicatrizzati, non stiamo chiaramente parlando di una tecnologia nuova e miracolosa, ma di qualcosa che può contribuire a “migliorare” la salute del cuoio capelluto; la radiazione luminosa, infatti, favorisce il microcircolo. La novità dello LLLT Laser Cap è ovviamente quella di fruire di questa tecnologia anche in giro, senza che nessuno se ne accorga.

Avigan, il colosso farmaceutico che lo produce contro le sperimentazioni: 'Siamo preoccupati'


Di Salvatore Santoru

Recentemente l'AIFA ha deciso di approvare la sperimentazione dell'Avigan, il discusso farmaco giapponese di cui si sta parlando molto in questi giorni(1).
Tale decisione non è stata molto apprezzata dal colosso farmaceutico che produce il medicinale, la Toyama Kagaku Kōgyō, consociata giapponese della Fujifilm Holdings.

Più specificatamente, stando a quanto riporta il Corriere e altre testate nazionali, in un'intervista all'agenzia giornalistica DIRE la rappresentante delle pubbliche relazioni del colosso farmaceutico, Chiaki Hasegawa, ha sostenuto che la sua società è molto sorpresa dalla decisione dell'AIFA(2).

Inoltre, la Hasegawa ha dichiarato che lo stesso colosso sarebbe molto preoccupato per l'avvio dei test e ciò per via del fatto che, sino ad ora, i test riguarderebbero la versione cinese del medicinale e non ci sarebbero studi su pazienti che non sono giapponesi.

In questi giorni l'Avigan sta facendo molto discutere e bisogna ricordare che tale farmaco, approvato nel 2014 in Giappone come antivirale, si è rivelato efficace su alcuni casi di Covid-19 in Cina e Giappone e dallo stesso paese nipponico era stato ritirato a seguito di determinati effetti collaterali(3).

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2020/03/coronavirus-avigan-ne-farmaco.html

(2) https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_24/coronavirus-ultime-notizie-dall-italia-mondo-cf3baef8-6d94-11ea-9b88-27b94f5268fe.shtml

(3) https://www.ilcapoluogo.it/2020/03/23/coronavirus-e-avigan-problemi-sugli-effetti-collaterali/

Coronavirus, ecco perché l'approvazione dell'Avigan potrebbe essere una buona notizia


Di Salvatore Santoru

Recentemente l'Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato l'utilizzo dell'Avigan, il discusso farmaco giapponese di cui si sta parlando da alcuni giorni in Rete(1).
La decisione dell'AIFA è stata preceduta da alcune polemiche e, inoltre, è tutt'ora oggetto di pareri contrastanti.
In linea di massima, da una parte c'è chi sostiene che l'Avigan possa rappresentare "la cura" per il Covid-19 e dall'altra chi sostiene che la sua efficacia sarebbe una "bufala". 
Attualmente non esistono sufficienti prove sulla totale efficacia di tale farmaco, approvato come antivirale nel 2014(2), ma tuttavia i test effettuati in Cina e Giappone hanno dimostrato che tale medicinale può essere utile per certi casi di Coronavirus. 
Comunque sia e quale che sia la verità, la decisione dell'AIFA è tutto sommato positiva e sarebbe importante sperimentare l'Avigan allo scopo di appurarne la possibile utilità nella lotta contro l'attuale pandemia globale.
D'altronde, tenendo conto della gravità dell'attuale emergenza, è importante sperimentare le possibili utilità di alcuni medicinali ritenuti potenzialmente efficaci contro il Covid-19.
PER APPROFONDIRE:
NOTE:

Avigan contro Coronavirus, l'Aifa dà il via libera alla sperimentazione


Di Salvatore Santoru

Via libera alla sperimentazione dell'Avigan, il discusso farmaco giapponese di cui si sta parlando da pochi giorni in Rete e nei media(1).
Come riporta il Corriere Della Sera(2), la tematica è stata discussa dal Comitato tecnico-scientifico dell’Agenzia italiana del farmacoil ministro della Salute Roberto Speranza ha dichiarato che lo stesso direttore AifaNicola Magrini, ha comunicato che si sta sviluppando un programma di sperimentazione e ricerca.

Sino ad ora la possibilità dell'utilizzo dell'Avigan è stato oggetto di pareri contrastanti, come spiegato in un recente articolo che ho scritto per questo sito(3).

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2020/03/coronavirus-avigan-ne-farmaco.html

(2) https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_marzo_23/avigan-via-sperimentazione-17ada1f4-6d19-11ea-ba71-0c6303b9bf2d.shtml

(3) https://www.informazioneconsapevole.com/2020/03/coronavirus-il-farmaco-giapponese.html

Coronavirus, Avigan né farmaco miracoloso né propriamente bufala: ecco perché


Di Salvatore Santoru

In queste ultime ore si sta parlando abbastanza della possibile utilità di un farmaco giapponese, Avigan, nell'ambito della lotta mondiale contro il Coronavirus.

A tal riguardo vi sono pareri contrastanti e in Italia l'argomento è diventato virale a seguito di un video realizzato da un giovane che si trova in Giappone, l'imprenditore e farmacista romano Cristiano Aresu(1).

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha deciso di avviare la sperimentazione del medicinale e, inoltre, tra i pareri critici si è anche avuto quello del noto virologo Roberto Burioni(2).

In linea di massima, c'è chi sostiene che tale farmaco sarebbe una sorta di medicinale 'miracoloso' e invece chi parla dell'ennesima bufala.

Stando alle notizie e ai dati che si hanno ora, invece, si potrebbe anche sostenere che l'utilizzo dell'Avigan non sarebbe né una 'panacea' ma allo stesso tempo nemmeno una bufala vera e propria.

Difatti, è stato riportato su diversi media internazionali che il farmaco sta venendo studiato ed è stato recentemente sperimentato in Cina e, inoltre, da febbraio 2020 viene utilizzato in Giappone.

Oltre a ciò, la sua possibile efficacia sarebbe stata sostenuta anche da un funzionario del ministero cinese della Scienze e della Tecnologia cinese, Zhang Xinmin, ma ridimensionata da una fonte anonima del ministero della Sanità giapponese.

A quanto risulterebbe, stando alla stessa fonte giapponese, l'Avigan potrebbe essere efficace nel trattamento di alcuni casi di Covid-19 moderati mentre non lo sarebbe in quelli gravi.

Se le cose stessero così, si potrebbe sostenere che l'Avigan non è propriamente un "farmaco miracoloso" e che, allo stesso tempo, i suoi possibili benefici non sarebbero una "bufala" ma risulterebbero comunque limitati.

PER APPROFONDIRE:

NOTE:



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Avigan contro Coronavirus, Burioni non approva: 'Scemenze'


Di Salvatore Santoru

Nelle ultime ore si sta parlando molto dell'utilizzo di un farmaco giapponese, Avigan, nell'ambito della battaglia contro il Coronavirus.
Recentemente il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha annunciato, in una diretta Facebook, il suo sostegno all'avvio della sperimentazione del medicinale(1).

L'efficacia del farmaco antivirale è stata sostenuta anche da un giovane italiano che si trova in Giappone, Cristiano Aresu, e a tal riguardo vi sono diversi pareri(2).
Tra i critici e gli scettici dell'efficacia del farmaco ad essi vi è Roberto Burioni, il noto virologo dell'Università Vita-Salute San Raffaele(3).

Più precisamente, su Twitter lo stesso Burioni ha sostenuto che le notizie divulgate sull'Avigan sarebbero 'scemenze' e si tratterebbe di una nuova bufala.

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2020/03/coronavirus-zaia-annuncia-la.html

(2) https://www.informazioneconsapevole.com/2020/03/coronavirus-cina-raccomanda-avigan.html

(3) https://video.ilsecoloxix.it/italia/arriva-l-avigan-presunto-farmaco-contro-il-coronavirus-burioni-scemenze-zaia-lo-sperimentiamo-in-veneto/59057/59037

Coronavirus, l’inquinamento aiuterebbe il contagio. Urge una drastica inversione di tendenza


Di Antonio Lumicisi

Leggendo e analizzando le informazioni che puntualmente ci arrivano da diverse settimane, non si può non notare che la pandemia di Covid-19 si è manifestata in maniera sempre più preoccupante in alcune delle aree più inquinate del mondo. In Italia, sono infatti le aree della Lombardia e del Veneto, e in particolare della pianura padana, le più industrializzate e nelle quali da più tempo persistono condizioni ambientali critiche.
Dovremmo porci seriamente la domanda per quale motivo proprio in quelle aree il Covid-19 sia esploso in modo così virulento. Bene ha fatto il governo italiano a decretare misure sempre più stringenti per confinare il contagio all’interno di aree più controllate, non certamente coadiuvato dall’insensatezza di coloro che, alla prima allerta, sono fuggiti; ci auguriamo che, laddove siano andati, si siano messi in quarantena preventiva e abbiano evitato di propagare il virus anche in zone al momento meno toccate.
Nella pianura padana, i livelli di concentrazione del particolato (Pm10) sono tra i più alti in Europa e nel mondo e questa situazione permane da ormai tanti, troppi anni. E’ conclamato che alti livelli di Pm10 creano problemi anche al sistema respiratorio che potrebbe, quindi, risultare più sensibile alle complicazioni dovute a questo nuovo virus. Più a lungo si è esposti a tale situazione di inquinamento, e maggiori potrebbero essere le probabilità che i nostri sistemi respiratori si siano indeboliti e, quindi, più in difficoltà a combattere contro gli effetti del coronavirus.
Un tale ragionamento potrebbe dare delle spiegazioni al fatto che, al momento, sono le persone anziane ad avere i maggiori impatti negativi che arrivano, purtroppo, anche ad esiti fatali. Gli anziani sono, per definizione, coloro che maggiormente sono stati esposti ad un fenomeno quale l’inquinamento e questa permanenza all’esposizione potrebbe aver indebolito il loro sistema di difesa.
Inoltre, da un recente studio della Società italiana di medicina ambientale (Sima) si evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 registrati nel periodo 10-29 febbraio e il numero di casi di Covid-19 aggiornati al 3 marzo (considerando un ritardo temporale intermedio relativo al periodo 10-29 febbraio di 14 giorni, approssimativamente pari al tempo di incubazione del virus fino all’identificazione dell’infezione).
Secondo questo studio, nell’area della pianura padana, le curve di espansione dell’infezione hanno mostrato accelerazioni anomale, in evidente coincidenza, a distanza di due settimane, con le più elevate concentrazioni di Pm10. Quindi, le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio avrebbero prodotto un’accelerazione alla diffusione dell’epidemia.
Ricerche più specifiche andrebbero fatte disaggregando alcuni dati, ad esempio confrontare gli effetti su coloro che risiedono in tali aree da sempre, diciamo negli ultimi 50 anni, con quelli di coloro che vi si sono insediati di recente. Se si riscontrasse una netta distinzione tra la mortalità di coloro che hanno sempre vissuto in quelle aree rispetto ai nuovi insediati, allora potremmo approfondire per circoscrivere e differenziare meglio gli effetti di breve e lungo periodo all’esposizione di inquinanti.
Il paese che, come l’Italia, è un osservato speciale per il Covid-19 è, come ben noto, la Cina. E proprio in Cina si rileva la stessa similitudine riscontrata in Italia: le aree con i più elevati livelli di emissione di Pm10 sono le stesse aree ove la mortalità legata a questo virus risulta più alta. La provincia cinese di Hubei, focolaio principale del virus, è un’area che, al pari della pianura padana, riscontra alti livelli di Pm10.

Perché la mortalità italiana per coronavirus è cosi alta? Questo potrebbe essere il motivo



Come hanno fatto notare in molti esiste una discrepanza enorme tra contagiati in Italia e nel resto dei paesi europei e extra-europei eccezion fatta per Cina, Corea del Sud e Iran. Come è possibile che paesi confinanti con l’Italia non siano stati toccati? Come può il virus in un contesto come quello Schengen fermarsi al confine invisibile tra i paesi? Questo è stato spiegato con varie ipotesi, una delle quali è che l’Italia abbia fatto più test (vero rispetto a Francia e Germania ma non vero rispetto a UK dove i test pro capite sono molto alti) o che la demografia italiana sia molto anziana. Ambedue le ipotesi possono essere vere ma non tengono conto di due fattori: il primo è che paesi con demografie simili a quella italiana come Germania e Giappone non sono stati colpiti allo stesso modo e il secondo riguarda la mancanza di sovraccarico della terapia intensiva. Su quest’ultimo punto in particolare vorrei spostare la vostra attenzione: se fosse vero (e potrebbe anche esserlo o contribuire a vedere meno contagiati) dovremmo comunque vedere un picco o sovraccarico dei reparti di terapia intensiva in paesi come Germania e Giappone. 
Ma questo non avviene. Mi potreste dire che questi paesi stanno falsando i dati categorizzando le morti per coronavirus come semplici polmoniti o altro. Sì, potrebbero anche farlo ma dovremmo vedere un sovraccarico di questi casi (polmoniti e company) nei loro sistemi. Ciò non sta accadendo a meno che non pensiate che gli anziani stiano morendo come mosche nelle case tedesche e giapponesi e le autorità stiano bruciando i corpi di nascosto. Mi pare una cosa assurda. Quindi eliminate le ipotesi qui in alto ci rimane questo dato di fatto: gli anziani italiani muoiono più degli anziani degli altri paesi. Anzi quelli del nord Italia muoiono piu degli altri anziani europei, inclusi gli italiani. Questa è una epidemia del nord Italia. Come è possibile? A meno di scomodare cause genetiche improbabili forse esistono cause ambientali specifiche. I morti sono nelle zone più produttive della Lombardia e del Veneto. Sono circoscritte da qualche elemento geografico che rende queste zone ad alta mortalità? Avremmo dovuto vedere centinaia se non migliaia di morti nel resto dello stivale e questo non è (ancora) successo. Sotto gli Appennini e oltre le Alpi non si muore come nella Pianura Padana nonostante sistema sanitario sia peggiore e ci sia stessa demografia se non addiruttra più anziana. Cosa rende la Pianura Padana diversa rispetto al resto d’Europa e del mondo?
Guardate questa mappa. Mostra i livelli di PM10 in Europa. Notate qualcosa? La Pianura Padana ha i livelli di PM10 più alti in Europa e uno dei più alti al mondo.
La mia ipotesi è questa: l’alta concentrazione di PM10 rende il sistema respiratorio più suscettibile alle complicazioni dovute al coronavirus. Piu è alta l’esposizione a PM10 e costante nel tempo (come per gli anziani) più è alta la probabilità che il sistema respiratorio sia indebolito e predisposto ad avere complicazioni date da coronavirus. Questo spiegherebbe il motivo per cui le persone sotto i 40 anni e soprattutto i giovanissimi non muoiano,  e questo perché sono stati esposti per meno tempo a inquinamento. Sarebbe interessante confrontare i dati di chi ha vissuto dal dopoguerra a oggi in queste regioni e chi invece vi si sia spostato recentemente. Mi aspetterei una più alta mortalità per autoctoni (che hanno vissuto tra gli anni 50 e oggi con altissimi livelli di PM10 per decenni) rispetto a chi vi è emigrato recentemente.
E questo spiegherebbe anche per quale motivo le regioni con più alti livelli di PM10 in Cina hanno anch’esse i più alti livelli di mortalità. Guardate queste mappe: livelli di PM10 combaciano quasi perfettamente con alti livelli di mortalità.
L’epicentro dell’epidemia, Hubei province, è esattamente in un’area con alti livelli di PM10, esattamente come il Nord Italia. Per l’Iran si tratta di un caso a parte: anni e anni di embargo possono avere effetti tragici sui livelli di mortalità  quindi non possiamo giudicare per il momento. Però credo che la mia ipotesi possa essere interessante e possa essere un cofattore insieme alla demografia della maggiore mortalità nel Nord Italia.
Che ne pensate?

Clorochina, il farmaco che Trump vuole usare contro il coronavirus


Di Caterina Galloni

Negli USA via libera all’utilizzo della clorochina sui pazienti affetti da Covid-19. La Food and Drugs Administration ha approvato il farmaco suggerito in precedenza anche da Elon Musk e Donald Trump, entrambi avevano affermato che la clorochina ha “un enorme potenziale”.
Che cos’è la clorochina e perché Musk e Trump pensano che sia promettente?
Questa la storia della clorochina che da farmaco per il trattamento degli attacchi acuti di malaria e altre parassitosi, in particolare le amebiasi extra, nel giro di pochi giorni si è trasformato in cui una cura per la pandemia.
La clorochina è un farmaco antivirale che ha curato e prevenuto la malaria dagli anni ’40. È oggetto di almeno tre studi clinici registrati presso la National Library of Medicine degli Stati Uniti.
Un articolo pubblicato il 16 marzo sulla rivista Bioscience Trends ipotizza che la clorochina sia stata usata come “trattamento innovativo” per i pazienti cinesi. Da allora il farmaco è stato aggiunto alle linee guida per il trattamento del Covid-19 in Corea del Sud, Belgio e Cina.
In Italia il farmaco è utilizzato sui pazienti affetti da Covid-19 con ottimi risultati per 3 casi su 4.
Poiché la clorochina è già approvata dalla FDA per il trattamento della malaria, non è necessario sottoporsi ai tradizionali cicli di test di sicurezza come accade per un nuovo farmaco prima che possa essere immesso sul mercato, scrive inverse.com.
Analoghi studi effettuati da un ricercatore francese, Didier Raoult, direttore dell’Istituto ospedaliero universitario “Méditerranée Infection” di Marsiglia, pubblicati sulla rivista scientifica International Journal of Antimicrobial Agents, confermano l’efficacia del farmaco.
Il 75% dei pazienti trattati con il Plaquenil, uno dei farmaci a base di idrossiclorochina, dopo sei giorni presenta una carica virale negativa. Gregory Poland, professore di medicina e malattie infettive alla Mayo Clinc, invita alla cautela:”Fino a quando non saranno pubblicati studi clinici randomizzati, non possiamo essere certi della sua efficacia”.
Quando Inverse ha chiesto a Poland perché la clorochina sia tornata alla ribalta ha dato una semplice risposta:”Ritengo sia a causa del panico”.
Fonte: inverse.com.

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