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Brexit, May ha annunciato le dimissioni: lascia Downing Street il 7 giugno



La premier britannica Theresa May annuncia le dimissioni da leader del partito conservatore per il 7 giugno esprimendo «rammarico» per non essere riuscita ad attuare la Brexit e affidandone la realizzazione al suo successore alla guida dei Tory, che dovrà essere eletto nelle successive settimane per poi subentrarle come primo ministro a Downing Street.

«Io presto lascerò l’incarico che è stato l’onore della mia vita avere», ha detto Theresa May nel chiudere il suo statement sull’annuncio delle dimissioni per il 7 giugno, mentre la voce le si rompeva in gola. «La seconda donna primo ministro - ha sottolineato -, ma certamente non l’ultima». Quindi le parole conclusive, connotate da forte emozione e pronunciate a fatica con le lacrime che evidentemente le salivano agli occhi: Ho svolto il mio lavoro «senza cattiva volontà, ma con enorme e duratura gratitudine per aver avuto l’opportunità di servire il Paese che amo».

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.lastampa.it/2019/05/24/esteri/brexit-may-ha-annunciato-le-dimissioni-lascia-downing-street-il-giugno-EeTV6vskKUedYlDRtZs2mM/pagina.html

Brexit, Ue: “Divorzio senza accordo è possibile”. E Londra discute un “piano B” il 29 gennaio



Bruxelles e l’Europa si preparano alla hard Brexit, cioè dell’uscita del Regno Unito dalla Ue senza un accordo. Lo scenario diventa sempre più probabile dopo il voto che ha bocciato il “deal” proposto da Theresa May. Ma nonostante la sconfitta, la Camera dei Comuni ha respinto la mozione di sfiducia nei confronti della premier britannica. L’ipotesi, che per gli esperti apre le porte a un “disastro economico inimmaginabile”, “sta diventando più possibile dopo martedì sera” ha detto il portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas. “Stiamo prendendo molto sul serio l’ipotesi di no deal”, ha proseguito, precisando che “da un po’ di tempo stiamo facendo un importante lavoro” per essere pronti a questa eventualità. Il portavoce dell’esecutivo comunitario ha aggiunto che “stiamo mandando il vicesegretario generale per un tour nelle capitali europee per discutere con gli Stati membri di come si possa procedere con questo lavoro”. I primi ad attivarsi in questo senso sono i francesi: il premier Edouard Philippe, al termine di una riunione con diversi ministri a Matignon, ha annunciato l’attivazione di un piano che “comporta misure legislative e giuridiche che mirano a fare in modo che non ci sia un’interruzione dei diritti e che i diritti dei nostri concittadini o delle nostre imprese vengano effettivamente protetti”.

Intanto il leader dei Labour Jeremy Corbyn per la prima volta apre all’ipotesi di un nuovo referendum. “Se il governo rimane intransigente“, rifiutandosi di convocare nuove elezioni o di proporre un accordo che possa avere il sostegno del Labour, allora è giunto il momento di valutare altre opzioni, che comprendano anche “il voto popolare”, ha detto Corbyn parlando a Hastings, secondo quanto riporta la Bbc. E la prossima data chiave per capire cosa succederà è fissata per il 29 gennaio, quando la Camera dei Comuni discuterà una mozione sulle prossime mosse del governo. Mozione che sarà presentata all’aula lunedì 21 gennaio.
Da ieri, quindi, si è aperta una nuova fase di trattative con Bruxelles. Per ora Schinas ha specificato di non avere ancora “ricevuto alcuna richiesta di estensione da parte del Regno Unito; se dovessimo riceverla, la richiesta dovrebbe illustrare le ragioni e dovrebbe esserci una decisione unanime dei 27″. Il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit Michel Barnier, oggi al Parlamento portoghese, a Lisbona, ha inoltre dichiarato che “se il Regno Unito sposterà i suoi paletti” per la costruzione della relazione futura con i 27, “anche noi faremo altrettanto”. Barnier ha inoltre ricordato che le linee rosse tracciate da Londra nei mesi scorsi per la partnership dopo il divorzio hanno “chiuso la porta” a scenari più ampi. Nel suo intervento il negoziatore capo dell’Ue Michel Barnier ha auspicato che la premier britannica Theresa May, con le sue consultazioni con i leader politici, contribuisca a rompere l’impasse sulla Brexit, e avviare “una nuova fase” delle trattative, per arrivare ad un divorzio ordinato, nell’interesse di tutti.

Brexit, la rivelazione di Theresa May: “Trump mi ha detto che dovrei fare causa all’Ue”

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Fatto Quotidiano

Non sorprende il consiglio che Donald Trump avrebbe dato alla premier britannica Theresa May durante l’incontro ufficiale a Londra: fare causa all’Unione Europea. Parlando con la Bbc May ha raccontato che, durante il vertice, il presidente Usa le ha detto di non continuare a negoziare per la Brexit. La premier, che ha perso ben due ministri del suo governo perché il piano elaborato è apparso ai conservatori troppo arrendevole, ha spiegato che la soluzione suggerita da Trump le è parsa troppo “brutale”. Il presidente Usa “mi ha detto che dovrei fare causa all’Ue e non entrare in un negoziato”. Trump avrebbe però anche suggerito di “non andarsene” dai colloqui, perché così facendo si sarebbe ficcata in un vicolo cieco. “Non abbandonare questi negoziati sennò poi sei bloccata. Perché io vorrei che noi ci sedessimo per negoziare l’accordo migliore per la Gran Bretagna” le parole dall’inquilino della Casa Bianca durante il loro incontro di venerdì a Chequers. Un vertice comunque burrascoso come forse mai prima nella storia dei due Paesi alleati, fin da quando Winston Churchill coniò l’espressione ‘special relationship’.

Che il mood del presidente Usa fosse quello lo si era capito con l’intervista al Sun che definire poco diplomatica è un eufemismo. Con i rimbrotti nei confronti della nuova strategia d’una Brexit ‘soft’ delineata da May e bocciata dal capo della Casa Bianca poiché destinata “probabilmente a uccidere” la prospettiva di un trade agreement bilaterale privilegiato con Washington. Con le lodi sperticate a Boris Johnson, appena dimessosi in polemica con la premier e additato già da Trump come un successore ideale a Downing Street. Con le critiche al sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan, per il “pessimo lavoro fatto contro il terrorismo” (ma anche per aver autorizzato le affollate proteste di piazza contro di lui e il lancio da parte dei contestatori dell’irridente pupazzo d’un bizzoso baby-Donald).

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/15/brexit-la-rivelazione-di-theresa-may-trump-mi-ha-detto-che-dovrei-fare-causa-allue/4493883/

Brexit, lasciano i ministri Davis e Boris Johnson: “Troppo arrendevole la linea del governo May nella trattativa con l’Ue”

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Il Fatto Quotidiano

Il governo di Theresa May traballa e perde pezzi dopo che la premier inglese ha scelto la linea softnella trattativa con la Ue sull’uscita della Gran Bretagna. Lunedì si sono dimessi nel giro di alcune ore prima il ministro delegato alla Brexit, l’euroscettico David Davis, poi il ministro degli esteri Boris Johnson, che due anni fa è stato uno dei volti della campagna per la vittoria del “Leave” al referendum. Passi indietro che esplicitano la spaccatura nell’esecutivo e avvicinano, scrive The Guardian, la possibilità di un voto di sfiducia a Westminster nei confronti della May. “Non siamo d’accordo sul modo migliore di portare a termine il nostro impegno comune per rispettare il risultato del referendum del 2016”, ha ammesso lei. Secondo il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, il governo è sprofondato “nel caos“, è “incapace di raggiungere un accordo” con l’Ue e deve “cedere il passo a chi è capace”. Corbyn evoca chiaramente un cambio della guardia a favore del Labour e ridicolizza la nuova piattaforma sulla Brexit di May, sostenendo che non fa chiarezza su nessuno dei punti chiave, non garantisce un confine aperto in Irlanda e lascia il Paese “prigioniero della guerra civile Tory”.

Ue: “Politici vanno e vengono, problemi restano” – Il presidente della Commissione europea,Jean-Claude Juncker, ha commentato ironicamente dicendo che le dimissioni “dimostrano chiaramente che c’era grande unità di vedute nel governo britannico”. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha aggiunto che “i politici vanno e vengono, ma i problemi che hanno creato per le persone restano. Il caos causato dalla Brexit è il problema più grande nella storia delle relazioni tra l’Unione europea e il Regno Unito, ed è ancora molto lontano dall’essere risolto, con o senza il signor Davis”.
Dimissioni di Davis dopo la presentazione del piano per l’area di libero scambio – Le dimissioni di Davis, 69 anni, sono arrivate nella notte (immediatamente seguite da quelle del sottosegretario Steve Baker), ma erano attese da venerdì quando, in Consiglio dei ministri, May aveva imposto la sua linea più conciliante sulla Brexit. In base al cosiddetto “piano di Chequers” dovranno esserci regole comuni su diversi beni, inclusi alimenti e prodotti agricoli. I dettagli avrebbero dovuto essere svelati un libro bianco giovedì prossimo, il 12, mentre i negoziati a Bruxelles avrebbero dovuto prender il via attorno al 16. Davis, conservatore, ci ha pensato poco più di 48 ore prima di annunciare la sua posizione ufficiale: “La direzione generale della politica del governo, nella migliore delle ipotesi, lascerà la Gran Bretagna in una posizione debole nei negoziati con l’Unione Europea, e forse senza via di uscita”. Di qui l’addio.
L’annuncio dell’ex sindaco di Londra Johnson è arrivato invece a pochi minuti da un intervento di fronte alla Camera dei Comuni della stessa premier sulla Brexit, ora destinato a trasformarsi in una sfida nell’arena. E’ stato poi confermato da Downing Street, che ha annunciato l’imminente nomina di un nuovo titolare del Foreign Office, sottolineando come May abbia “ringraziato Boris” per il lavoro svolto lasciando tuttavia intendere l’intenzione di provare ad andare ancora avanti nonostante i venti di crisi sempre più evidenti. In privato Johnson aveva criticato il piano di May per mantenere forti legami economici con l’Ue anche dopo la Brexit. Da quando il governo ha approvato il piano venerdì, tuttavia, si era astenuto da commenti pubblici. Oggi avrebbe dovuto co-presentare un summit sui Balcani occidentali a Londra, ma non si è presentato. Al posto di Davis la premier ha nominato Dominic Raab, 44 anni, finora viceministro della Giustizia e in passato elemento di punta nel fronte pro-Leave durante la campagna referendaria del 2016.
Le critiche: “Il controllo del Parlamento sarà del tutto illusorio” – La May si sta battendo per tenere unito il partito conservatore su un progetto di Brexit che mantenga forti legami economici con l’Ue anche dopo aver lasciato il blocco, ma trovando nel suo partito resistenze sempre più esplicite. L’accordo di venerdì, arrivato dopo la maratona di colloqui nel ritiro della prima ministra, “renderebbe il presunto controllo del Parlamento sulla Brexit del tutto illusorio“, ha detto il ministro dimissionario. Davis era particolarmente critico nei confronti della proposta di mantenere un “regolamento comune” per consentire il libero scambio di merci, affermando che “in questo modo il controllo su ampie fasce della nostra economia resterebbe nelle mani della Ue. Non sono persuaso che il nostro approccio negoziale non finirà per portare ad ulteriori richieste di concessioni”, ha detto, concludendo che il suo incarico di negoziatore della Brexit richiedeva “un fedele sostenitore del tuo approccio e non un semplice coscritto riluttante“. In una lettera, Theresa May ha risposto che il suo piano sulla Brexit è in linea con l’impegno di lasciare in piedi il mercato unico europeo e l’unione doganale.”Non sono d’accordo con la tua caratterizzazione della politica che abbiamo concordato”, ha detto la premier. Poi i ringraziamenti a Davis: “Desidero ringraziarti calorosamente per tutto ciò che hai fatto negli ultimi due anni come Segretario di Stato per dare forma alla nostra uscita dall’Ue”.

Regno Unito, oligarchi nel mirino: “Sostengono la politica di Putin”

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Di Roberto Vivaldelli
Il governo britannico è pronto a imporre stringenti sanzioni contro gli oligarchi russi considerati vicini al presidente Vladimir Putin. Il pacchetto di sanzioni punitive contro gli oligarchi che vivono in Gran Bretagna, annunciato in un rapporto della commissione per gli affari esteri della Camera dei Comuni, sarebbe una risposta alla presunta offensiva di Mosca. A riportarlo è l’Independent. “L’impiego di Londra come base della corruzione delle persone collegate al Cremlino – si legge nel rapporto – è chiaramente legato ad un’ampia strategia russa e ha implicazioni dirette per la nostra sicurezza nazionale: tale lotta dovrebbe essere una delle principali priorità della politica estera del Regno Unito”, affermano i parlamentari inglesi. 
Le azioni che intraprenderà il governo di Theresa May contro gli oligarchi, comprendono: bloccare il commercio delle società russe sanzioniate in altri Paesi; fermare tutte le possibili scappatoie che consentono di aggirare le sanzioni; sanzionare le persone vicine al presidente Putin; lotta del riciclaggio di denaro che si concentrerebbe nel settore del lusso nel Regno Unito. Dopo il caso Skripal, la tensione diplomatica Gran Bretagna e Russia è alle stelle.

007 rivelano, sventato attentato contro Theresa May. Due arresti

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Il piano era far esplodere un ordigno rudimentale di fronte al civico 10 di Downing Street, per poi cercare di accoltellare Theresa May nel caos che ne sarebbe seguito. I servizi segreti britannici (MI5) hanno annunciato di avere sventato un progetto di attentato al primo ministro britannico.
Due uomini sono stati arrestati il 28 novembre scorso a North Kensington, a ovest di Londra, con l'accusa di voler assassinare il capo del governo britannico. A fare i nomi dei due sospetti è oggi il Sun, scrivendo che si tratterebbe di Naàimur Zakariyah Rahman, di 20 anni, e di Mohammed Aqib Imran, 21 anni. Entrambi risultano già incriminati per il presunto progetto di attentato e attendono ora di comparire davanti a un giudice.
Rahman sarebbe l'aspirante attentatore. Al momento del suo arresto da parte di un commando antiterrorismo è stato trovato in possesso di due ordigni artigianali. Rahman avrebbe voluto fare irruzione a Downing Street con una cintura esplosiva, uno spray al peperoncino e un coltello con l'obiettivo di uccidere Theresa May. Imran è invece considerato dagli investigatori un possibile fiancheggiatore, che aspirava ad affiliarsi all'Isis. È accusato di avere tentato di ottenere un passaporto falso e di voler raggiungere la Libia.
Nel rapporto i Servizi hanno riferito al Consiglio dei Ministri di almeno nove progetti di attentato significativi scongiurati da servizi di sicurezza e polizia britannica dopo l'attacco compiuto a Westminster dal 'lupo solitario' Khaled Masood a marzo. E secondo il Times viene definita "senza precedenti" la minaccia affrontata in questi mesi - nei quali peraltro diversi attacchi sono andati a segno a Londra e un attentatore suicida è riuscito a far strage alla Manchester Arena. Il numero d'atti terroristici sventati negli ultimi 4 anni nel Regno Unito, dopo l'uccisione del militare Lee Rigby, assomma invece a 22 episodi, stando sempre all'MI5.

Il botta e risposta tra Trump e Theresa May per la condivisione dei video di Britain First

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Di Salvatore Santoru

La premer inglese Theresa May ha criticato Trump per i tre retweet della portavoce di 'Britain First' Jayda Fransen(1).
La May ha sostenuto che Trump abbia sbagliato e che l'organizzazione di estrema destra 'Britain First' inciterebbe all'odio.

Dal canto suo,  Trump ha sostenuto che la May non deve concentrarsi su di lui ma sul pericolo del terrorismo islamista in Inghilterra, affermando che negli USA sono a posto in questo versante.

PER APPROFONDIRE: ARTICOLO SU BLASTING NEWS

http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/12/botta-e-risposta-tra-trump-e-may-per-i-retweet-di-britain-first-002203689.html

NOTA:

(1) https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/11/twitter-polemica-negli-usa-trump.html

BREXIT, Theresa May: 'L'Inghilterra uscirà dall'UE il 29 marzo 2019'

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Di Salvatore Santoru

C'è una data ufficiale per l'uscita della Gran Bretagna dall'UE e l'attuazione della Brexit.
Lo ha spiegato la stessa presidentessa Theresa May in un articolo scritto per il Daily Telegraph(1).

NOTA:

(1) http://www.telegraph.co.uk/news/2017/11/09/determined-give-country-best-possible-brexit/

PER APPROFONDIRE: http://www.lastampa.it/2017/11/10/esteri/brexit-c-la-data-gran-bretagna-fuori-dallue-il-marzo-alle-2CLIDrCkXAMpXsBF5R36TM/pagina.html

GRAN BRETAGNA,THERESA MAY: 'I cittadini UE potranno restare anche dopo la Brexit'

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Di Salvatore Santoru

La presidentessa conservatrice della Gran Bretagna Theresa May ha sostenuto che i cittadini dell'Unione Europea potranno restare in Inghilterra anche dopo la Brexit.
Come riportato da "Rai News"(1), in una lettera aperta alla vigilia del vertice dell'Unione Europea la May ha dichiarato che "I cittadini Ue che vivono nel Regno Unito hanno dato un grande contributo al nostro Paese e noi vogliamo che loro e le loro famiglie restino".

NOTA:

(1) http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Brexit-vertice-UE-lettera-Theresa-May-scrive-ai-cittadini-europei-Potrete-restare-22660073-a099-4129-bd05-5d29bbd55dc2.html

Elezioni Gran Bretagna 2017, i risultati: Tory in testa ma senza maggioranza. May perde la sfida: governo a rischio

I risultati – Al momento i Conservatori hanno ottenuto 316 seggi e restano sotto la soglia dei 326 necessari per governare. Il Labour di Jeremy Corbyn invece cresce di 29 seggi e arriva a 261.

 Lo Scottish National Party di Nicola Sturgeon 35 (ne perde 21) e i Lib Dem di Tim Farron 12 (più 4). Fuori dal Parlamento resta l’euroscettico Ukip guidato da Paul Nuttall, mentre un bruttissimo colpo incassa il liberaldemocratico Nick Clegg, ex vice premier tra 2010 e 2015 nel governo di coalizione con i conservatori. L’affluenza al voto si è attestata oltre il 68 per cento secondo dati indicativi, due punti in più del 2015. Tanti i nomi di peso dei Tory che restano fuori. Ce l’ha fatta a pelo ad esempio Amber Rudd, ministra degli Interni e fedelissima della premier May, ce l’ha fatta ed è stata rieletta nel collegio di Hastings and Rye con una risicata maggioranza di 346 voti, un crollo rispetto ai 4.796 del 2015. Non è andata bene invece al coautore del programma della premier, nonché uno dei suoi luogotenenti, Ben Gummer, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Con lui fuori anche il sottosegretario al Tesoro, Jane Ellison, e quello allo sviluppo internazionale James Wharton. Tutti sconfitti dal Labour. Infine, hanno perso il loro posto in parlamento anche Gavin Barwell, sottosegretario all’edilizia e Robin Wilson, alla cultura.
I Labour: “La politica è cambiata. Ora May se ne vada” – Esulta invece il leader dei Labour che strappa uno dei migliori risultati di sempre e chiede ora il passo indietro della leader Tory: “Ha perso sostegno”, ha detto Corbyn nel suo primo intervento pubblico a risultati ancora parziali, “ha perso seggi e ha perso voti, io credo sia abbastanza perché se ne vada”. Ha quindi aggiunto: “La politica è cambiata, la gente ha fatto capire di non poterne più di austerity e tagli ai servizi pubblici, ma ha votato per la speranza”.
La crisi dentro i Tory: “La Brexit dura nella spazzatura” – La leader dei Tory per il momento ha respinto le ipotesi di un passo indietro, ma c’è attesa per il discorso che terrà davanti alla stampa intorno alle 10 (11 in Italia). Nella notte ha dichiarato che la Gran Bretagna “ha bisogno di un periodo di stabilità” e i Tory lavoreranno per garantirla. Con un tremito nella voce, ha quindi insistito sulla necessità di attuare la Brexit e di difendere “l’interesse nazionale”. “Il partito Conservatore”, ha detto, “farà il suo dovere qualunque sia il risultato finale delle elezioni”. Ma non è così facile perché arrivano le prime velate richieste di elezioni anche dall’interno del Partito conservatore. La premier “dovrebbe considerare ora la sua posizione”, ha detto alla Bbc, Anna Soubry, deputata anti-Brexit e da tempo voce critica nei confronti di May, rieletta d’un soffio dopo un primo annuncio ufficioso che l’aveva data per sconfitta. Una frase che tutti gli osservatori in studio hanno interpretato come un benservito. Ironico il commento di William Hague, ex leader Tory, che ha scritto: “Il nostro partito è una monarchia temperata dal regicidio”. L’ex cancelliere conservatore George Osborne ha invece parlato a Itv, dicendo: “La Brexit dura è finita nella spazzatura stanotte”, e “May sarà probabilmente una dei ministri rimasti in carica per meno tempo nella nostra storia”.
Ue: “Tempi Brexit ritarderanno” – Arrivano anche le prime reazioni a livello europeo. A esprimere perplessità è il commissario al Bilancio dell’Unione europea, Guenther Oettinger, che si dice dubbioso sul fatto che i negoziati della Brexit possano iniziare in tempo dinanzi a un ‘parlamento sospeso’. Parlando all’emittente Deutschlandfunk, il Commissario ha infatti sostenuto la necessità di avere come interlocutore, nel processo di divorzio dalla Ue, un governo forte e stabile, laddove un partner debole potrebbe portare a un risultato negativo. Più cauto il commissario europeo agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici: “Non è stato un referendum-bis, la Brexit si farà”, ha detto, ma ha anche specificato che il risultato del voto britannico “cambierà forse un certo numero di cose. Ci sarà senza dubbio un impatto sullo spirito dei negoziati, sul dato politico, ma l’apertura dei negoziati non è in discussione”. Ha quindi ribadito che che le trattative si terranno “su una base ferma, ma amichevole”. La sterlina, dopo il crollo subito dopo gli exit poll di ieri sera, è data in calo su tutte le principale valute mondiali dopo l’esito delle elezioni. Una situazione che renderà difficile la governabilità del Paese. La sterlina è scesa a 1,269 dollari (-1%) e a 139,8 yen giapponesi (-0,8%). Si rafforza a sua volta l’Euro sulla moneta inglese, che tocca gli 0,88 pound (+1,08%).

"ORA È TROPPO" – DOPO L’ATTACCO AL LONDON BRIDGE, ESPLODE LA RABBIA DEL PREMIER THERESA MAY CHE CHIEDE DI RIVEDERE LA STRATEGIA ANTI-TERRORISMO - RAID A EST DELLA CITTÀ, FERMATE 5 PERSONE - CONFERMATO STASERA IL CONCERTO A MANCHESTER DI ARIANA GRANDE


Di Piera Matteucci per repubblica.it


Si aggrava il bilancio dell'attacco al London Bridge di sabato sera e cresce l'allerta anche al di fuori della Gran Bretagna. Le vittime, ha riferito la polizia britannica, sono sette, mentre i feriti sono 48, quattro dei quali francesi. Durante una conferenza stampa, la commissaria della polizia metropolitana di Londra, Cressida Dick, ha fatto il punto dopo l'attentato e ha confermato che al momento si ritiene che l'aggressione sia stata condotta dalle tre persone poi uccise dalla polizia.
"Sappiamo al momento che sono stati tre gli attentatori di ieri sera, non crediamo ci siano altri terroristi anche se continuiamo le indagini per escludere eventuali complici", ha precisato Dick. Intanto Sky News ha mostrato le immagini in diretta di un'operazione antiterrorismo in corso a Kings Road, a Barking, a est di Londra. Secondo l'emittente britannica, l'operazione è legata agli attacchi nella capitale. Gli agenti hanno fatto irruzione all'interno di un condominio e hanno portato via 5 persone, ha riferito, fra gli altri, il Daily Telegraph online.
Allerta resta 'grave'. È stato deciso per il momento di mantenere il livello di allerta anti-terrorismo nel Regno Unito a 'grave', nonostante l'attacco di Londra. A dirlo è stato il ministro degli Interni Amber Rudd nel corso di un'intervista ad Itv. Non è stato quindi alzato a quello più alto, 'critico', come invece era stato fatto per qualche giorno dopo la strage di Manchester perché si temeva che i complici dell'attentatore Salman Abedi potessero colpire.
Invito alla calma. La capitale britannica è ripiombata nel panico, a poco più di due mesi dall'assalto a Westminster: "È un momento difficile, capisco che la gente abbia paura. Vorrei che i londinesi e i turisti restassero calmi, vigili e attenti", ha detto ancora Cressida Dick. "Se vedete qualsiasi cosa che vi preoccupa, una persona o una cosa anche se non è significativa per favore contattateci sulla linea anti-terrorismo", ha aggiunto invitando "le persone a continuare a vivere normalmente". Secondo quanto riferito dalla responsabile della polizia metropolitana, gli attentatori di Londra indossavano cinture esplosive finte. "Lo scopo - ha spiegato la comandante - era quello di terrorizzare i passanti nel corso dell'attacco".

Theresa May respinge le linee guida Ue sulla Brexit

La premier Britannica Theresa May respinge alcune delle principali richieste Ue sulla Brexit, definendole soltanto posizioni negoziali dei 27, poche ore dopo l'approvazione all'unanimità delle linee guida per la trattativa dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione.
Al Telegraph, May ha ribadito le sue priorità: libero mercato senza dazi, fine della giurisdizione delle Corti europee, fine della libera circolazione dei migranti, come illustrato in un suo discorso alla Lancaster House a gennaio.

"Dobbiamo avere una mano forte nei negoziati con Bruxelles", ha aggiunto la premier in una intervista alla Bbc. Il primo ministro ha sottolineato che le trattative "in certi momenti saranno difficili" e per questo uno degli slogan dei Conservatori nella campagna elettorale per il voto anticipato dell'8 giugno fa riferimento a una guida "forte e stabile" per il Paese.

THERESA MAY NON INDOSSA IL VELO IN ARABIA SAUDITA: ECCO PERCHE' E' UN GESTO DI SOSTEGNO ALL'EMANCIPAZIONE FEMMINILE MONDIALE E ALLA DIVERSITA' CULTURALE

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Di Salvatore Santoru

La presidentessa inglese Theresa May è stata ricevuta in Arabia Saudita per un'incontro bilaterale tra le autorità del regno degli Al Saud e quelle della Gran Bretagna.
Ha fatto scalpore la scelta della presidentessa di non utilizzare il velo islamico e l'abito tradizionale saudita, mentre ad esempio le rappresentanti svedesi si erano tutte velate durante l'incontro con le autorità iraniane a Teheran.
La scelta della May è stata criticata da alcuni e considerata "maleducazione"(anche se di certo le autorità saudite non erano offese) ma anche sostenuta da altri e indubbiamente rappresenta da una parte un simbolo di diversità e di rispetto di altre culture nel rispetto della propria identità-discutere e fare accordi con i governanti sauditi alla pari e nel rispetto dei diversi costumi- e dall'altro un gesto simbolico per l'emancipazione femminile in Arabia, dove per le donne non portare il velo è un gesto altamente rivoluzionario ed è passibile di forti sanzioni.

Si può a ragione dire che il gesto della May,donna emancipata e libera nonché presidentessa di una della nazioni più potenti del mondo, sia un gesto che è in sintonia con lo spirito del femminismo storico,femminismo storico che si distingue da certe interpretazioni estremiste del femminismo moderno, che invece di puntare all'equità di genere a livello globale spesso si rivela essere un'ideologia funzionale al sistema dominante di stampo mondialista e che consiste spesso nell'attaccare gli uomini "in quanto uomini" in Occidente e nel negare o minimizzare le problematiche di genere al di fuori dell'Occidente.

NOTE:

(1)http://www.huffingtonpost.it/2017/04/05/theresa-may-senza-velo-in-arabia-saudita-sfida-il-protocollo-di_a_22026545/

Trump incontra Theresa May: "La Brexit un asset fantastico"



Di Lucio Di Marzo

Una relazione speciale tra Londra e Washington. È questo il senso della fotografia che ritrae il premier Theresa May con Donald Trump, neo-presidente americano, accanto al busto di Winston Churchill, riportato nello Studio ovale della Casa bianca.
I due Paesi "sono stati una forza per la pace e la stabilità", ha sottolineato. Nel faccia a faccia il tempo per discutere di come approfondire le relazioni commerciali tra i due Paesi, ma pure la "cooperazione della difesa". L'inquilino della Casa Bianca, ha sottolineato la May, è a favore "della Nato al 100%".
Trump ha anche accettato l'invito della Regina a recarsi a Londra per un incontro ufficiale. "Sono deliziata che abbia accettato", ha commentato il primo ministro.
In conferenza stampa, Trump ha parlato anche delle relazioni con la Russia, specificando di non conoscere ancora Putin, ma di sperare "in una relazione fantastica", pue se è "troppo presto" per togliere le sanzioni a Mosca.
Ha poi detto di una telefonata "molto positiva" con il presidente messicano Enrique Peña Nieto. Un punto, questo, più complicato della relazione con Londra. Nei giorni scorsi Trump ha firmato il decreto per la costruzione del muro di confine e ribadito che intende farlo pagare al Messico - direttamente o meno -. Al che Pena Nieto ha annullato la visita prevista a Washington.
Trump è tornato anche a parlare di tecniche di interrogatorio e se ha ribadito di credere nell'efficacia della tortura, ha però aggiunto che starà alle decisione di James Mattis, ministro della Difesa, che è invece contrario: "Sarà lui a decidere, perchè io gli ho dato questo potere".

Brexit, respinto il ricorso del governo May, Corte Suprema: «Deve votare il Parlamento»

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Per il governo di Theresa May si complica il cammino verso la Brexit: la Corte suprema britannica ha infatti respinto il ricorso di Downing Street e ha confermato definitivamente la sentenza di primo grado dell’Alta corte che a novembre aveva imposto di consultare il Parlamento per attivare le procedure per l’uscita dall’Ue. 

Con 8 giudici a favore e 3 contrari, la Corte suprema ha ribadito che il referendum del 23 giugno sulla Brexit aveva un valore puramente consultivo e che quindi «il governo non può attivare l’articolo 50 del trattato di Lisbona», quello che regola il divorzio da Bruxelles, «senza un atto del Parlamento che lo autorizzi a farlo». 
Il governo conservatore si è detto «deluso», come ha spiegato il ministro della Giustizia, Jeremy Wright, ma ha ostentato tranquillità sui tempi per avviare la Brexit. Un portavoce di Downing Street ha affermato che «il popolo britannico ha votato per uscire dall’Ue e il governo darà seguito alla sua volontà attivando l’articolo 50, come previsto, entro la fine di marzo. Il voto odierno non cambia niente a riguardo». 

Intanto, però, esultano gli europeisti. Gina Miller, l’imprenditrice che per prima aveva sollevato la questione del voto della Camera dei Comuni, ha osservato trionfante che «solo il Parlamento è sovrano» e «nessun governo può aspettarsi che le sue azioni non debbano essere scrutinate e valutate». 

La May può consolarsi almeno con il fatto che la Corte suprema ha chiarito che il governo non ha l’obbligo di consultare i parlamenti di Galles, Irlanda del Nord e Scozia, come ha spiegato il presidente della Corte, Lord David Neuberger, in un’aula affollatissima. Il coinvolgimento dei tre parlamentini rischiava di trasformarsi in una trappola politica, in quanto le tre regioni sono contrarie all’uscita dall’Ue. La Corte suprema ha assicurato che non è sua intenzione ribaltare il voto popolare e ha sottolineato che ora la questione diventa «solo politica e non più giuridica». 

Del resto, nessuno sembra voler annacquare la Brexit. Il leader laburista, Jeremy Corbyn, ha spiegato che il suo partito «rispetta il referendum e la volontà popolare e non frustrerà il processo per l’attivazione dell’articolo 50». In precedenza un suo portavoce aveva preannunciato che il Labour avrebbe presentato emendamenti miranti a non trasformare il Regno Unito in un paradiso fiscale. La decisione della Corte suprema non ha colto di sorpresa i mercati che hanno reagito con un lieve calo della sterlina.  

IL DISCORSO INTEGRALE DI THERESA MAY SULLA BREXIT

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Il Telegraph riporta il discorso integrale del premier britannico Theresa May sulla Brexit. Un discorso da grande leader, una vincitrice pronta a tendere una mano ai propri avversari (i Remainers, la stessa UE) pur di invitarli a costruire insieme un Regno Unito e un’Europa migliore, liberati dalle catene che li hanno legati all’interno della Ue. Stride il contrasto con le meschine e autolesioniste ripicche quotidianamente annunciate dai penosi leader della Ue, degni rappresentanti di un’istituzione deleteria.

Di Theresa May, 17 gennaio 2017
Traduzione di Nat e Malachia Paperoga

Poco più di sei mesi fa, gli Inglesi hanno votato per il cambiamento.
Hanno votato per dare un futuro migliore al nostro Paese.
Hanno votato per lasciare l’Unione europea e abbracciare il mondo.
E l’hanno fatto consapevolmente: sapendo che la strada da percorrere qualche volta sarebbe stata incerta, ma convinti che essa li avrebbe condotti a un futuro migliore per i loro figli – e anche per i loro nipoti.
Ed è compito di questo governo metterlo in pratica. Questo significa ben di più del negoziare il nostro nuovo rapporto con l’Ue. Significa cogliere l’opportunità di questo grande momento di cambiamento nazionale per fare un passo indietro  e chiederci che tipo di Paese vogliamo essere.
La mia risposta è chiara. Voglio che il Regno Unito emerga da questo periodo di cambiamento come un paese più forte, più equo, più unito e più lungimirante di prima. Voglio che il nostro sia un paese sicuro, prospero, tollerante – una calamita per i talenti internazionali e una casa per i pionieri e gli innovatori che modelleranno il mondo futuro. Voglio che siamo una Gran Bretagna veramente Globale – il migliore amico e vicino dei nostri partner europei, ma un paese che va anche oltre i confini dell’Europa. Un paese che si affaccia al mondo per costruire relazioni con vecchi amici e nuovi alleati.
Voglio che la Gran Bretagna sia quello che abbiamo il potenziale, il talento e l’ambizione di essere. Una nazione commerciale grande, globale, che è rispettata in tutto il mondo e che è forte, fiduciosa e internamente unita.
Un piano per la Gran Bretagna
Ecco perché questo governo ha un piano per la Gran Bretagna. Un piano che ci permetta di raggiungere un giusto accordo con l’estero, ma che ci permetta anche di ottenere condizioni migliori per i  lavoratori di casa nostra.
Ecco perché questo piano definisce come utilizzeremo questo momento di cambiamento per costruire un’economia più forte e una società più giusta, abbracciando un’autentica riforma economica e sociale.
Ecco perché la nostra nuova Strategia Industriale Moderna viene sviluppata, per garantire che ogni nazione e regione del Regno Unito possa ottenere il massimo dalle opportunità che ci troviamo davanti. Ecco perché continueremo a riformare le nostre scuole, affinché ogni bambino abbia le conoscenze e le competenze di cui ha bisogno per prosperare nella Gran Bretagna post-Brexit. Ecco perché mentre continuiamo ad abbattere il deficit, terremo un approccio equilibrato investendo nelle infrastrutture della nostra economia – perché possono trasformare il potenziale di crescita della nostra economia e migliorare la qualità della vita delle persone in tutto il paese.
Ecco perché metteremo la difesa della nostra preziosa Unione al centro di tutto ciò che facciamo. Perché è solo unendoci come un grande Regno Unito di nazioni e persone che possiamo ottenere il meglio dalle opportunità future.
Il risultato del referendum non è stata la decisione di ripiegarci su noi stessi e ritirarci dal mondo.
Perché la storia e la cultura della Gran Bretagna sono profondamente internazionaliste.
Siamo un paese europeo – fiero della propria eredità europea – ma siamo anche un paese che ha sempre guardato al di là dell’Europa, al più vasto mondo. Siamo infatti uno dei paesi più interrazziali in Europa, uno dei membri più multiculturali dell’Unione europea e tanti dei nostri parenti e cari amici vengono da tutto il mondo – che si parli di India, Pakistan, Bangladesh, America, Australia, Canada, Nuova Zelanda, paesi dell’Africa o dei nostri vicini europei.
Per istinto, vogliamo viaggiare, studiare, commerciare con Paesi non solo europei, ma al di là dei confini del nostro continente. Anche oggi, che ci prepariamo a lasciare la Ue, stiamo preparando il prossimo incontro biennale dei capi di governo del Commonwealth nel 2018 – il che ci ricorda le nostre uniche e invidiabili relazione globali.
Un Messaggio dalla Gran Bretagna al resto dell’Europa
E’ importante riconoscere questo fatto. Il 23 di giugno non è il giorno in cui la Gran Bretagna ha scelto di uscire dal mondo. E’ il giorno in cui abbiamo scelto di costruire una Gran Bretagna realmente Globale.
So che questo fatto – e le altre ragioni per cui la Gran Bretagna ha preso questa decisione – spesso non viene  capito dai nostri amici e alleati europei. E so che molti temono che questo possa segnare l’inizio di una disintegrazione della Ue.
Ma voglio essere chiara: non è quello che voglio che accada. Non sarebbe nell’interesse della Gran Bretagna. Rimane un fatto chiarissimo e importantissimo che l’interesse nazionale britannico è che la Ue possa avere successo. Ecco perché spero che nei mesi e anni a venire rifletteremo sulle lezioni che ci insegna la decisione della Gran Bretagna di uscire.
Quindi colgo l’occasione per esporre le ragioni della nostra decisione e per rispondere direttamente ai cittadini europei.
Non si tratta semplicemente del fatto che la nostra storia e cultura sono profondamente internazionaliste, anche se ciò è importante. Molti in Gran Bretagna hanno sempre pensato che il ruolo del Regno Unito nell’Unione europea è stato a scapito dei nostri legami globali e di un abbraccio più audace al libero scambio con il resto del mondo.
Ci sono anche altre importanti ragioni.
Le nostre tradizioni politiche sono diverse. A differenza di altri paesi europei, non abbiamo nessuna Costituzione scritta, ma il principio della sovranità parlamentare è alla base della nostra Costituzione non scritta. Abbiamo una storia solo recente di governo decentrato – anche se ha preso piede in fretta – e non abbiamo esperienza di governi di coalizione. La gente si aspetta di poter chiedere conto al proprio governo molto direttamente, e quindi istituzioni sovranazionali forti come quelle create dall’Unione europea non vanno d’accordo con la nostra storia politica e il nostro stile di vita.
E, anche se so che la Gran Bretagna a volte è stata vista come uno Stato membro difficile, l’Unione europea fatica ad affrontare la diversità dei suoi paesi membri e dei loro interessi. Tende verso l’uniformità, non la flessibilità. I negoziati di David Cameron sono stati un coraggioso ultimo tentativo  di far funzionare la Ue per la Gran Bretagna – e voglio ringraziare tutti coloro che altrove in Europa lo hanno aiutato a raggiungere un accordo – ma la cruda verità, come sappiamo, è che su molte questioni importanti non c’era sufficiente flessibilità per la maggioranza degli elettori britannici.
Ora, io non credo che queste cose si applichino unicamente alla Gran Bretagna. La Gran Bretagna non è l’unico Stato membro con un forte attaccamento a un governo responsabile e democratico, con una forte mentalità internazionalista o  la convinzione che le diversità all’interno dell’Europa dovrebbero essere valorizzate. E quindi credo che ci sia una lezione nella Brexit, non solo per la Gran Bretagna, ma, se vuole avere successo, per la stessa Unione europea.
La grande forza del nostro continente è sempre stata la sua diversità. E ci sono due modi di trattare con interessi diversi. Si può rispondere cercando di tenere insieme tutti con la forza, stringendoli in una morsa che finisce per rompere in mille pezzi le stesse cose che si desidera proteggere. Oppure si può rispettare le differenze, magari apprezzarle, e riformare l’Unione in modo che si adatti meglio alla meravigliosa diversità dei suoi Stati membri.
Per cui lasciatemi dire questo ai nostri amici di tutta Europa.
Il nostro voto per lasciare l’Unione europea non significa rinnegare i valori che ci accomunano. Non rappresenta il desiderio di prendere le distanze da voi, amici e vicini. Non è un tentativo di danneggiare la Ue o alcuni degli stati membri. Non vogliamo portare indietro l’orologio a quando l’Europa era meno pacifica, meno sicura e meno capace di commerciare liberamente. Per noi è stato un voto diretto a ripristinare la nostra democrazia parlamentare, la nostra auto-determinazione nazionale, e diventare ancora più globali e internazionalisti nello spirito e nelle azioni.
Continueremo ad essere partner affidabili, alleati volenterosi e buoni amici. Vogliamo acquistare le vostre merci e i vostri servizi, vendervi i nostri, commerciare con voi quanto più liberamente possibile, e lavorare insieme per assicurarci di essere tutti più sicuri, più protetti e più prosperi attraverso una amicizia duratura. Sarete ancora i benvenuti nel nostro paese, così come speriamo che i nostri cittadini saranno benvenuti nei vostri. In un momento in cui dobbiamo affrontare gravi minacce dai nostri nemici, le capacità uniche dell’intelligence britannica continueranno a collaborare per mantenere al sicuro i cittadini dell’Europa dal terrorismo. E in un momento in cui ci sono crescenti preoccupazioni riguardo alla sicurezza europea, i servitori e le servitrici della Gran Bretagna, in servizio nei paesi europei come Estonia, Polonia e Romania, proseguiranno il loro lavoro.
Usciamo dall’Unione europea, non usciamo dall’Europa.
Ecco perché vogliamo un nuovo e giusto accordo – tra una Gran Bretagna indipendente, auto-determinata, e i nostri amici e alleati della Ue.
Non un’appartenenza parziale all’Unione europea, o un’affiliazione o qualche via di mezzo. Non cerchiamo di adottare un modello già adottato da altri paesi. Non cerchiamo di trattenere pezzi dell’appartenenza che stiamo abbandonando.
No, il Regno Unito lascia l’Unione europea. Ed è mio compito ottenere un giusto accordo per la Gran Bretagna.
Obiettivi e Ambizioni
Quindi oggi voglio delineare i nostri obiettivi per la negoziazione che ci attende. 12 obiettivi per un unico, grande traguardo: una nuova, positiva e costruttiva alleanza tra la Gran Bretagna e l’Unione europea.
E nel negoziare questa alleanza, saremo guidati da alcuni semplici principi: forniremo quanta più certezza e chiarezza sia possibile ad ogni passaggio. E coglieremo l’opportunità per rendere la Gran Bretagna più forte, più equa, e per costruire una Gran Bretagna più Globale.
Certezza e chiarezza
1) Certezza
Il primo obiettivo è decisivo. Daremo quante più certezze possiamo.
Stiamo per entrare in un negoziato. Significa che ci sarà un dare e un ottenere. Si dovranno raggiungere compromessi. Ci vorrà immaginazione da entrambe le parti. E non tutti potranno sapere tutto ad ogni passo.
Ma so quanto sia importante dare quante più certezze possibili alle imprese, al settore pubblico e a tutti, mentre proseguiamo i negoziati.
Quindi dove potremo dare certezze, lo faremo.
Ecco perché l’anno scorso abbiamo agito velocemente per chiarire le questioni dei pagamenti all’agricoltura e dei fondi all’università.
Ed ecco perché, mentre abroghiamo l’Atto di adesione alle Comunità europee, convertiremo l’”acquis” – il corpo della legislazione comunitaria – in legge britannica.
Questo darà al paese la massima certezza, mentre abbandoniamo la Ue. Il giorno dopo la Brexit varranno le stesse regole e leggi. Sarà il Parlamento britannico a decidere ogni cambiamento a quelle leggi dopo un approfondito e appropriato dibattito parlamentare.
Sul Parlamento, vorrei dare un’altra certezza. Confermo da oggi che il Governo sottoporrà l’accordo finale raggiunto tra il Regno Unito e la Ue a un voto in entrambi i rami del Parlamento, prima che esso divenga operativo.
Una Gran Bretagna più forte
Il nostro secondo principio guida sarà la costruzione di una Gran Bretagna più forte.
2) Controllo delle nostre leggi
Ciò significa prendere il controllo dei nostri affari, come ci hanno detto che dovevamo fare i milioni di persone che hanno votato per lasciare l’Unione europea.
Quindi riprenderemo il controllo delle nostre leggi e metteremo fine alla giurisdizione della Corte di giustizia europea in Gran Bretagna.
Lasciare l’Unione europea vorrà dire che le nostre leggi devono essere fatte a Westminster, Edimburgo, Cardiff e Belfast. E queste leggi non saranno interpretate da giudici  in Lussemburgo, ma dai tribunali di questo paese.
Perché non avremo veramente lasciato l’Unione europea se non controlleremo le nostre leggi.
3) Rafforzare il Regno Unito
Una Gran Bretagna più forte richiede che facciamo qualcos’altro – rafforzare la preziosa Unione tra le quattro nazioni del Regno Unito.
In questo momento epocale, è più importante che mai che affrontiamo il futuro insieme, uniti da ciò che ci rende forti: i legami che ci uniscono come popolo e il nostro interesse comune che il Regno Unito possa essere in futuro  una nazione aperta al commercio e vincente.
E mi auguro che lo stesso spirito di unità prevalga in Irlanda del Nord, in particolare nei prossimi mesi nelle  elezioni del Parlamento, e che i principali partiti lavoreranno insieme per stabilire quanto prima un governo collaborativo.
Gli affari esteri sono naturalmente responsabilità del governo britannico, e nel trattarli agiamo nell’interesse di tutte le parti del Regno Unito. Come Primo Ministro, prendo seriamente questa responsabilità.
Ho anche stabilito fin dall’inizio che le amministrazioni decentrate saranno pienamente coinvolte in questo processo.
Ecco perché il governo ha istituito un Comitato interministeriale per i negoziati Ue, così che i ministri di ciascuna delle amministrazioni decentrate del Regno Unito possano contribuire al processo di pianificazione della nostra uscita dall’Unione europea.
Abbiamo già ricevuto un contributo scritto dal governo scozzese e attendiamo di ricevere a breve un contributo da parte del governo gallese. Entrambi i documenti saranno considerati parte di questo importante processo. Non concordiamo su tutto, ma non vedo l’ora di lavorare con le amministrazioni di Scozia, Galles e Irlanda del Nord per fare in modo che la Brexit funzioni per tutto il Regno Unito.
Parte di questo processo significherà lavorare molto attentamente per garantire che – mentre alcuni poteri vengono rimpatriati da Bruxelles in Gran Bretagna – i giusti poteri vengano restituiti a Westminster, e i giusti poteri vengano attribuiti alle amministrazioni decentrate di Scozia, Galles e Irlanda del Nord.
Nel farlo, il nostro principio-guida deve essere quello di assicurare che – mentre lasciamo l’Ue – nessuna nuova barriera venga creata riguardo al vivere e fare impresa all’interno del nostro Regno Unito.
Ciò significa mantenere le necessarie strutture e norme comuni per il nostro mercato interno, rafforzando il Regno Unito come una nazione commercialmente aperta per ottenere i migliori accordi commerciali in tutto il mondo e proteggere le risorse comuni delle nostre isole.
E mentre lo facciamo, il nostro principio guida deve essere che nessuno dei poteri attualmente attribuito alle amministrazioni decentrate venga loro revocato.
4) Mantenere l’area di libera circolazione con l’Irlanda
Non possiamo dimenticarci che, nel momento in cui lasciamo la Ue e il Regno Unito avrà un confine con l’Unione europea. sarà una priorità importante per il Regno Unito durante i negoziati mantenere un’area di libera circolazione con la Repubblica d’Irlanda.
Un’area di libera circolazione tra il Regno Unito e la Repubblica d’Irlanda esiste da molti anni. Infatti si è formata prima che ciascuno dei nostri due paesi fosse membro dell’Unione europea. E i legami familiari e i vincoli di affetto che uniscono i nostri due paesi fanno sì che ci sarà sempre un rapporto speciale tra di noi.
Quindi ci impegneremo per offrire una soluzione pratica che consenta il mantenimento dell’area di libera circolazione con l’Irlanda, al contempo proteggendo l’integrità del sistema di immigrazione del Regno Unito.
Nessuno vuole tornare ai confini del passato, perciò sarà una priorità offrire una soluzione pratica, non appena possibile.
Una Gran Bretagna più equa
Il terzo principio è la costruzione di una Gran Bretagna più giusta. Ciò significa garantire che sia equa con tutti coloro che vivono e lavorano in questo Paese.
5) Controllo dell’immigrazione
Ecco perché assicureremo il controllo dell’immigrazione in Gran Bretagna dall’Europa.
Continueremo ad attrarre i più brillanti e i migliori a lavorare e studiare in Gran Bretagna – in effetti l’apertura al talento internazionale deve rimanere uno dei migliori asset del paese – ma questo processo deve essere ben gestito, perché il nostro sistema di immigrazione possa servire l’interesse nazionale.
Quindi controlleremo il numero di persone che arrivano in Gran Bretagna dalla Ue.
Perché se una immigrazione controllata può portare grandi benefici – colmare carenze di competenze, offrire servizi pubblici, rendere le imprese britanniche i fuoriclasse che spesso sono – quando il numero di immigrati è troppo alto, il sostegno pubblico al sistema vacilla.
Nell’ultimo decennio circa, abbiamo visto livelli record di immigrazione netta in Gran Bretagna, e questi numeri hanno messo pressione sui servizi pubblici, come le scuole, le nostre infrastrutture, soprattutto gli alloggi, e hanno innescato una pressione al ribasso sui salari della classe operaia. Come Ministro degli Interni per sei anni, so che non è possibile controllare l’immigrazione nel suo complesso quando c’è la libera circolazione tra Gran Bretagna ed Europa.
La Gran Bretagna è un paese aperto e tollerante. Vorremo sempre l’immigrazione, soprattutto l’immigrazione di persone altamente qualificate, vorremo sempre l’immigrazione dall’Europa e accoglieremo sempre i singoli immigrati come amici. Ma il messaggio da parte del popolo, prima e durante la campagna referendaria, è stato chiaro: la Brexit deve significare il controllo del numero di persone che arrivano in Gran Bretagna dall’Europa. E questo è ciò che faremo.
6) Diritti per i cittadini Ue in Gran Bretagna, e per i cittadini britannici in Ue
L’equità esige che ci occupiamo al più presto anche di un’altra questione. Vogliamo garantire al più presto possibile i diritti dei cittadini dell’Ue che già vivono in Gran Bretagna e i diritti dei cittadini britannici che vivono in altri Stati membri.
Ho detto agli altri leader dell’Ue che potremmo dare subito alle persone le certezze che vogliono, e raggiungere così un’intesa immediata.
Molti sono a favore di questo accordo –  tranne uno o due – ma voglio che tutti sappiano che rimane un’importante priorità per la Gran Bretagna – e per molti altri Stati membri –risolvere questa sfida il più presto possibile. Perché è la cosa giusta ed equa da fare.
7) Proteggere i diritti dei lavoratori
Una Gran Bretagna più equa è un paese che protegge e migliora i diritti dei lavoratori. Ecco perché, come trasferiamo il corpo del diritto europeo nei nostri regolamenti nazionali, ci assicureremo che i diritti dei lavoratori siano completamente protetti e mantenuti.
In realtà, sotto la mia guida, non solo il governo proteggerà i diritti dei lavoratori sanciti dalla legislazione europea, ma li amplieremo. Perché sotto questo Governo Conservatore, faremo in modo che la protezione giuridica dei lavoratori vada di pari passo con l’evoluzione del mercato del lavoro – e che per la prima volta le voci dei lavoratori vengano ascoltate nei consigli di amministrazione delle società quotate.
Una Gran Bretagna veramente globale
Ma il grande premio per questo paese – l’occasione che ci attende – è  di utilizzare questo momento per costruire una Gran Bretagna veramente globale. Un paese che si rivolge allo stesso modo ai vecchi amici e ai nuovi alleati. Una nazione grande, globale e commerciale. E uno dei fautori più fermi del libero commercio con qualsiasi parte del mondo.
8) Il libero commercio con il mercato europeo
Dobbiamo iniziare con i nostri amici più stretti e vicini in Europa. Quindi la priorità è di continuare a perseguire un audace e ambizioso accordo di libero scambio con l’Unione europea.
Questo accordo dovrebbe consentire un commercio di beni e servizi tra la Gran Bretagna e gli Stati membri dell’Ue il più libero possibile. Le aziende britanniche dovrebbero avere la massima libertà di commerciare  e operare all’interno dei mercati europei – e consentire alle aziende europee di fare lo stesso in Gran Bretagna.
Ma voglio essere chiara. Quello che sto proponendo non può significare l’appartenenza al mercato unico. I leader europei hanno detto molte volte che l’appartenenza ad esso significa accettare le “quattro libertà” di circolazione di beni, capitali, servizi e persone. Ed essere fuori dell’Ue, ma  membri del mercato unico. significherebbe rispettare regole e regolamenti che implementano tali libertà, senza avere voce in capitolo su quelle regole e regolamenti dell’Ue. Vorrebbe dire accettare che la Corte di giustizia europea abbia ancora giurisdizione nel nostro paese.
A tutti gli effetti significherebbe non uscire dall’Ue.
Ed ecco perché entrambi gli schieramenti della campagna referendaria hanno chiarito che un voto per lasciare l’Unione europea sarebbe stato un voto per lasciare il mercato unico.
Quindi non chiederemo l’appartenenza al mercato unico. Cercheremo invece il più ampio accesso possibile ad esso attraverso un nuovo, completo, audace e ambizioso accordo di libero scambio.
Tale accordo potrà contenere elementi del regime attuale del mercato unico in alcuni settori – relativo all’esportazione di automobili e camion, per esempio, o alla libertà di fornire servizi finanziari oltre i confini nazionali – dato che non ha senso ricominciare da zero, quando la Gran Bretagna e gli Stati membri rimanenti hanno aderito alle stesse regole per così tanti anni.
Ma rispetto la posizione assunta dai leader europei, che sono stati chiari circa la loro posizione, proprio come è chiara la mia. Quindi una parte importante del nuovo accordo strategico che cerchiamo con l’Unione europea sarà il perseguimento del più ampio accesso possibile al mercato unico, su base completamente reciproca, mediante un accordo globale di libero scambio.
E siccome non saremo più membri del mercato unico, non ci sarà richiesto di contribuire con ingenti somme al bilancio dell’Ue. Ci potranno essere alcuni specifici programmi europei a cui potremmo voler partecipare. Se sarà così, e questo dovremo deciderlo noi, sarà ragionevole versare un contributo adeguato. Ma il principio è chiaro: finiranno i giorni in cui la Gran Bretagna versava ogni anno grandi somme all’Unione europea.
9) Nuovi accordi commerciali con altri paesi
Ma non dovremmo essere interessati solo agli scambi con l’Ue. Una Gran Bretagna globale deve essere libera di concludere accordi commerciali anche con paesi esterni all’Unione europea.
Anche se il nostro commercio con l’Unione europea è e rimarrà importante, è chiaro che il Regno Unito ha bisogno di aumentare in modo significativo il suo commercio con i mercati del mondo a più rapida crescita di esportazioni.
Dalla sua adesione all’Ue, nel Regno Unito il commercio in percentuale al PIL è in forte stagnazione. Ecco perché è il momento per la Gran Bretagna di uscire nel mondo e riscoprire il suo ruolo di nazione grande, globale e commerciale.
Si tratta per me di una priorità così importante che quando sono diventata Primo Ministro ho istituito, per la prima volta, un Dipartimento per il commercio internazionale, guidato da Liam Fox.
Vogliamo uscire nel resto del mondo, per commerciare e fare business intorno al globo. Paesi come la Cina, il Brasile e gli Stati del Golfo hanno già manifestato il loro interesse a trovare accordi commerciali con noi. Abbiamo iniziato discussioni sui futuri legami commerciali con paesi come Australia, Nuova Zelanda e India. E il presidente-eletto Trump ha detto che la Gran Bretagna non è “in fondo alla lista” – ma in cima ad essa – per un accordo commerciale con gli Stati Uniti, l’economia più grande del mondo.
So che la mia attenzione a stringere accordi commerciali con paesi extraeuropei ha sollevato numerose questioni sul fatto che la Gran Bretagna chieda di rimanere un membro dell’Unione doganale dell’Ue. Ed è vero che la piena adesione all’Unione doganale ci impedisce di negoziare i nostri accordi globali di commercio.
Ora, voglio che la Gran Bretagna sia in grado di negoziare i propri accordi commerciali. Ma voglio anche un commercio privo di dazi con l’Europa e che gli scambi transfrontalieri incontrino le minori resistenze possibili.
Ciò significa che non voglio che la Gran Bretagna sia parte della Politica Commerciale Comune e non voglio che siamo vincolati dalle tariffe esterne comuni. Questi sono gli elementi dell’Unione doganale che ci impediscono di trovare i nostri accordi globali commerciali con altri paesi.  Ma voglio raggiungere un accordo doganale con l’Ue.
Se questo significa che dobbiamo raggiungere un accordo doganale completamente nuovo, diventare un membro associato dell’Unione doganale in qualche modo o rimanere vincolati ad alcuni elementi di essa, non ho nessuna posizione preconcetta. Ho una mente aperta su come farlo. Non sono i mezzi che contano, ma gli obiettivi.
E gli obiettivi sono chiari: voglio rimuovere più barriere agli scambi possibili. E voglio che la Gran Bretagna sia libera di stabilire le nostre tariffe presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio, ossia che possiamo raggiungere nuovi accordi commerciali non solo con l’Unione europea ma anche con vecchi amici e nuovi alleati al di fuori dell’Europa.
10) Il posto migliore per la scienza e l’innovazione
Una Gran Bretagna globale deve anche essere un paese che guarda al futuro. Che significa essere uno dei migliori posti al mondo per la scienza e l’innovazione.
Uno dei nostri grandi punti di forza come Nazione è l’ampiezza e la profondità della nostra comunità accademica e scientifica, sostenuta da alcune delle migliori Università del mondo. E abbiamo una storia gloriosa nel guidare e sostenere l’innovazione e la ricerca d’avanguardia.
Quindi continueremo a cercare accordi di collaborazione con i nostri partner europei sulle principali iniziative di scienza, ricerca e tecnologia.
Dall’esplorazione spaziale all’energia pulita alle tecnologie mediche, la Gran Bretagna rimarrà all’avanguardia degli sforzi collettivi per meglio comprendere e modificare il mondo in cui viviamo.
11) Cooperazione nella lotta al crimine e al terrorismo
E una Gran Bretagna globale continuerà a cooperare con i partner europei in settori importanti quali la criminalità, il terrorismo e gli affari esteri.
Tutti noi in Europa affrontiamo la sfida alla criminalità transnazionale, la mortale minaccia terroristica e i pericoli presentati dagli stati ostili. Tutti noi condividiamo valori e interessi comuni, valori che vogliamo vedere proiettati nel mondo.
Mentre le minacce alla nostra sicurezza comune diventano più gravi, la nostra risposta non può essere la diminuzione della cooperazione, ma il suo aumento. Voglio pertanto che le nostre future relazioni con l’Unione europea includano disposizioni pratiche in materia di applicazione della legge e la condivisione del materiale di intelligence con i nostri alleati Ue.
Sono orgogliosa del ruolo che la Gran Bretagna ha svolto e continuerà a svolgere nel promuovere la sicurezza dell’Europa. La Gran Bretagna è stata leader in Europa sulle misure necessarie per proteggere il nostro continente – riguardo alle sanzioni contro la Russia, dopo la sua azione in Crimea, sul lavoro per la pace e la stabilità nei Balcani, o la protezione delle frontiere esterne dell’Europa. Continueremo a lavorare a stretto contatto con i nostri alleati europei nella politica estera e nella difesa, anche se lasciamo la stessa Unione europea.
(Noi di vocidallestero saremmo molto meno orgogliosi del ruolo del Regno Unito in queste faccende… NdVdE).
Un approccio graduale
12) Una Brexit tranquilla e ordinata
Questi sono i nostri obiettivi per i negoziati che ci attendono – obiettivi che ci aiuteranno a realizzare la nostra ambizione di rendere la Gran Bretagna più forte, più equa, globale. Essi sono la base per un nuovo, forte partenariato costruttivo con l’Unione europea – una partnership di amici e alleati, di interessi e valori. Una partnership per un’Ue forte e un forte Regno Unito.
Ma ci poniamo un ulteriore obiettivo. Perché, come ho detto prima – non è nell’interesse di nessuno che nel passare dal nostro rapporto esistente ad un nuovo partenariato con l’Unione europea ci sia una discontinuità negli affari o una minaccia alla stabilità.
Con questo, non intendo dire che cerchiamo qualche forma di situazione transitoria illimitata, in cui ci troviamo bloccati per sempre in una sorta di purgatorio politico permanente. Non sarebbe desiderabile per la Gran Bretagna, ma credo che non sarebbe bene neanche per l’Ue.
Al contrario, voglio raggiungere un accordo sulla nostra futura partnership dopo i due anni previsti dalla procedura dell’articolo 50. Da lì in poi, crediamo che un graduale processo di attuazione – nel quale sia la Gran Bretagna sia le istituzioni dell’Ue e gli Stati membri si prepareranno alle nuove disposizioni  – sarà nel reciproco interesse. Questo darà alle imprese il tempo necessario per pianificare e prepararsi alla nuova situazione.
Questo potrebbe riguardare i nostri controlli sull’immigrazione, i sistemi doganali o il modo in cui collaboriamo in materia di giustizia penale. O potrebbe riguardare il futuro quadro giuridico e normativo per i servizi finanziari. Per ogni questione, il tempo di cui abbiamo bisogno per adeguarci alle nuove disposizioni può differire. Alcune potrebbero essere introdotte molto rapidamente, alcune potrebbero richiedere più tempo. E il regime provvisorio sarà materia di contrattazione.
Ma lo scopo è chiaro: cercheremo di evitare una discontinuità distruttiva, e faremo tutto il possibile per modulare il nuovo regime di cui necessitiamo mentre la Gran Bretagna e l’UE si muovono verso la nostra nuova partnership.
Il giusto accordo per la Gran Bretagna
Così, questi sono gli obiettivi che abbiamo fissato. Certezza ove possibile. Controllo delle nostre leggi. Rafforzamento del Regno Unito. Mantenere la zona di libera circolazione con l’Irlanda. Controllo dell’immigrazione. Diritti per i cittadini comunitari in Gran Bretagna e britannici nell’UE. Rafforzare i diritti dei lavoratori. Libero scambio con i mercati europei. Nuovi accordi commerciali con altri paesi. Un ruolo guida nella scienza e nell’innovazione. Cooperazione in materia di affari esteri, terrorismo e criminalità. E un approccio graduale, che permetta una Brexit tranquilla e ordinata.
Questo è il quadro di un accordo che possa annunciare una nuova partnership tra Regno Unito e Ue. È un piano completo e ponderato che si concentra sugli obiettivi, non solo sui mezzi – con l’attenzione fissata saldamente al futuro, e al tipo di paese che saremo, una volta usciti. Esso riflette il duro lavoro di molti in questa stanza che hanno lavorato instancabilmente per unire e preparare questo paese alla negoziazione che ci attende.
E sarà, lo so, commentato e discusso a lungo. Il che è giusto. Ma quelli che ci spingeranno a rivelare di più – come ad esempio i dettagli della nostra strategia negoziale, le aree in cui potremmo accettare compromessi, gli argomenti dove pensiamo che ci saranno potenziali scambi – non agiranno nell’interesse nazionale.
Perché non si tratta di un gioco o di opporsi per il gusto di farlo. È una trattativa cruciale e sensibile che definirà gli interessi e il successo del nostro paese per molti anni a venire. Ed è vitale che noi manteniamo la nostra disciplina.
Ecco perché ho detto prima – e continuerò a dire – che ogni parola galeotta e ogni report rilanciato dai media renderà più difficile per noi trovare l’accordo giusta per la Gran Bretagna. I nostri omologhi nella Commissione europea lo sanno, ed ecco perché stanno mantenendo la loro disciplina. E anche i ministri di questo governo lo sanno, ed è per questo anche noi manterremo la nostra.
Quindi per quanto frustrante lo possano trovare alcune persone, il governo non cederà alla pressione di rivelare più di quanto io credo sia nel nostro interesse nazionale. Perché il mio lavoro non è riempire articoli di giornali con aggiornamenti quotidiani, ma ottenere l’accordo giusto per la Gran Bretagna. E questo è ciò che intendo fare.
Una nuova alleanza tra la Gran Bretagna e l’Europa
Sono certa che si può raggiungere un accordo – e una nuova alleanza strategica tra il Regno Unito e l’Ue.
Questo in primo luogo perché, avendo conversato con quasi tutti i leader di ogni singolo stato membro dell’Unione europea; avendo dedicato tempo a discutere con le figure di più alto livello nelle istituzioni europee, tra cui il presidente Tusk, il presidente Juncker e il presidente Schulz; e dopo che i miei colleghi di governo David Davis, Philip Hammond e Boris Johnson hanno fatto lo stesso con i loro interlocutori, sono sicura che la stragrande maggioranza vuole che dopo la Brexit tra il Regno Unito e l’Unione europea si instauri una relazione positiva. E sono convinta che gli obiettivi che ho posto oggi sono coerenti con le esigenze dell’Ue e dei suoi Stati membri.
Ecco perché i nostri obiettivi includono la proposta di un accordo di libero scambio tra la Gran Bretagna e l’Unione europea, e escludono in modo esplicito l’appartenenza al mercato unico dell’Ue. Perché quando i leader dell’Ue dicono di ritenere che le quattro libertà del mercato unico sono inscindibili, noi rispettiamo questa posizione. Quando i 27 Stati membri dicono di voler proseguire il loro percorso all’interno dell’Unione europea, non solo rispettiamo questo fatto, ma lo sosteniamo.
Perché noi non vogliamo pregiudicare il mercato unico, e non vogliamo indebolire l’Unione europea. Vogliamo che l’Ue sia un successo e vogliamo che gli altri Stati che ne sono rimasti membri siano prosperi. E, naturalmente, vogliamo la stessa cosa per la Gran Bretagna.
La seconda ragione per cui credo che sia possibile raggiungere un buon accordo è che il tipo di intesa che ho descritto oggi è la scelta razionale dal punto di vista economico cui sia la Gran Bretagna sia l’Unione europea dovrebbero aspirare. Perché il commercio non è un gioco a somma zero: se aumenta, ci rende tutti più prosperi. Libero scambio tra Gran Bretagna e Unione europea significa più commercio e più commercio significa più posti di lavoro e più creazione di ricchezza. Mentre la costruzione di nuovi ostacoli agli scambi significa il contrario: meno commercio, meno posti di lavoro, una crescita inferiore.
La terza e ultima ragione per cui credo che possiamo arrivare alla giusta intesa è che la cooperazione tra la Gran Bretagna e l’Ue è necessaria non solo dal punto di vista del commercio, ma anche da quello della nostra sicurezza.
Gran Bretagna e Francia sono le due sole potenze nucleari europee. Siamo gli unici due paesi europei con un seggio permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le forze armate britanniche sono una parte cruciale della difesa collettiva in Europa.
E le nostre capacità di intelligence – uniche in Europa – hanno già salvato innumerevoli vite in molti complotti terroristici che sono stati sventati nei paesi di tutto il nostro continente. Dopo la Brexit, la Gran Bretagna vuole essere una buona amica e una buona vicina di casa in tutti i modi, e questo comprende difendere la sicurezza e la tranquillità di tutti i nostri cittadini.
Quindi credo che il quadro che ho delineato oggi sia nell’interesse della Gran Bretagna. E nell’interesse dell’Europa. E nell’interesse di tutto il resto del mondo.
Ma devo essere chiara. La Gran Bretagna vuole restare una buona amica e una buona vicina di casa in Europa. Eppure so che circolano voci che chiedono un accordo punitivo, che punisca la Gran Bretagna e disincentivi gli altri paesi dal seguire la stessa strada.
Sarebbe un atto di autolesionismo disastroso per i paesi europei. E non sarebbe un gesto da amici.
La Gran Bretagna non accetterebbe – noi non potremmo accettare un comportamento simile. E benché io sia certa che questa ipotesi non si realizzerà mai – benché io sia sicura che un accordo positivo può essere raggiunto – sono altrettanto chiara nel dire che per la Gran Bretagna è meglio non stringere alcun accordo piuttosto che stringere un cattivo accordo .
Noi resteremmo comunque in grado di commerciare con l’Europa. Saremmo liberi di stringere accordi commerciali in tutto il mondo. E avremmo la libertà di fissare aliquote fiscali competitive e attivare strategie che potrebbero attirare le migliori aziende e i maggiori investitori del mondo in Gran Bretagna. E – se fossimo esclusi dall’accesso al mercato unico – saremmo liberi di modificare le basi stesse del modello economico della Gran Bretagna.
Ma per l’Ue, questo significherebbe porre nuove barriere al commercio con una delle più grandi economie del mondo. Significherebbe mettere a rischio gli investimenti in Gran Bretagna delle aziende europee, del valore di più di mezzo trilione di sterline. Significherebbe la perdita per le imprese europee dell’accesso ai servizi finanziari della City di Londra. Metterebbe a rischio le esportazioni dall’Ue verso la Gran Bretagna, che valgono circa 290 miliardi di sterline ogni anno. E interromperebbe la sofisticata e integrata filiera su cui molte imprese dell’Ue fanno affidamento.
Ne soffrirebbero settori importanti dell’economia dell’Ue. Siamo un cruciale – e redditizio – mercato di esportazione per l’industria automobilistica europea, così come per settori che includono l’energia, cibo e bevande, prodotti chimici, prodotti farmaceutici, e agricoltura. Questi settori danno lavoro a milioni di persone in Europa. E non credo che i leader dell’Ue siano seriamente intenzionati ad annunciare agli esportatori tedeschi, agli agricoltori francesi, ai pescatori spagnoli, ai giovani disoccupati dell’eurozona, e a milioni di altre persone, che hanno intenzione di renderli più poveri, solo per punire la Gran Bretagna e imporre una posizione politica.
Per tutti questi motivi – e grazie ai nostri valori condivisi e allo spirito di buona volontà che c’è da entrambe le parti – sono certa che seguiremo un percorso migliore. Sono convinta che si può raggiungere una buona intesa.
È giusto che il Governo si debba tenere pronto a ogni eventualità – ma sempre con la consapevolezza che un approccio costruttivo e ottimista ai futuri negoziati è nel migliore interesse dell’Europa e nel migliore interesse della Gran Bretagna.
Conclusione
Non affrontiamo questi negoziati aspettandoci di fallire, ma di avere successo.
Perché siamo una nazione grande, globale con così tanto da offrire all’Europa e così tanto da offrire al mondo.
Una delle economie più grandi e più forti del mondo. Con i migliori servizi di intelligence, le forze armate più coraggiose, le migliori capacità di usare la forza e la persuasione e amicizie, partenariati e alleanze in ogni continente.
E un’altra cosa è importante. L’ingrediente essenziale del nostro successo. La forza e il sostegno di 65 milioni di persone che vogliono che tutto questo accada.
Perché dopo tutte le divisioni e le discordie, il paese si sta riunendo.
Il referendum è stato a volte fonte di divisione. E c’è voluto tempo per guarire queste divisioni.
Ma uno delle ragioni per cui la democrazia della Gran Bretagna è stata un tale successo per tanti anni è che la forza della nostra identità come nazione, il rispetto che ci mostriamo l’un l’altro come concittadini e l’importanza che attribuiamo alle nostre istituzioni significa che quando c’è stato un voto, tutti rispettiamo il risultato. I vincitori hanno la responsabilità di agire con magnanimità. I perdenti hanno la responsabilità di rispettare la legittimità del risultato. E il paese si riunisce.
E questo è quello che stiamo vedendo oggi. Il mondo degli  affari non sta chiedendo di invertire il risultato, ma sta pianificando per renderlo un successo. La Camera dei Comuni ha votato a larga maggioranza per perseguire il risultato del referendum. E la stragrande maggioranza delle persone – in qualsiasi modo abbiano votato – vuole che andiamo avanti. Perciò ecco quello che faremo.
Non formeremo solo un nuovo partenariato con l’Europa, ma costruiremo anche una Gran Bretagna più forte, più equa, più globale.
E faremo in modo che sia l’eredità del nostro tempo. Il premio verso il quale lavoriamo. La destinazione a cui si arriva una volta che la negoziazione sarà finita.
E cerchiamo di farlo non per noi stessi, ma per coloro che verranno. Per i figli e anche i nipoti di questo paese.
Così che quando le generazioni future guarderanno indietro a questo momento, ci giudicheranno non solo per la decisione che abbiamo preso, ma per quello che abbiamo costruito su tale decisione.
Vedranno che abbiamo plasmato per loro un futuro più luminoso.
Sapranno che abbiamo costruito per loro una Gran Bretagna migliore.
TRADUZIONE DI Nat e Malachia Paperoga per http://vocidallestero.it/

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