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Elezioni Zimbabwe: vince il presidente uscente Mnangagwa




Di Nicola De Angelis

Lo Zimbabwe ha riconfermato il presidente uscente Emmerson Mnangagwa del partito Zanu-PF in carica da novembre 2017 con una maggioranza di 109 seggi, abbastanza per poter avere la maggioranza in Parlamento
Il suo principale rivale è Nelson Chamisa a cui sono stati per ora assegnati 41 seggi, facente parte del partito Movimento per il Cambio Democratico (MCD). Se Mnangagwa riuscisse ad ottenere altri 30 seggi durante lo spoglio potrebbe avere due terzi del Parlamento, abbastanza per andare a modificare la Costituzione. Sono rimasti 58 seggi da assegnare.
Lo Zimbabwe è arrivato alle elezioni dopo che Mugabe, il presidente che ha governato per quasi quarant'anni è stato deposto attraverso una sorta di colpo di stato architettato proprio dal suo stesso partito, lo Zanu-PF attraverso le pressioni di Emmerson Mnangagwa. Mugabe ha governato per moltissimo tempo mantenendo il potere con la violenza, il suo è stato definito un regime autoritario che si è macchiato di gravissimi illeciti e violenze gratuite ai danni della popolazione. Mugabe, prima del colpo di stato, aveva annunciato che era nelle sue intenzioni presentarsi alle elezioni. Oggi ha 93 anni. Emmerson Mnangagwa ha tenuto il posto di presidente fino a che lo Zimbabwe non è andato a nuove elezioni.
Non sono mancate le critiche da parte di Chamisa, il quale sostiene che il comitato elettorale stia ritardando la diffusione dei risultati proprio per favorire il partito di Zanu-PF. Questo partito, infatti, esercita ancora un grosso potere sulle forze di sicurezza che controllano il paese.

Lo Zimbabwe ha un nuovo presidente

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Emmerson Mnangagwa è il nuovo presidente dello Zimbabwe: ha giurato oggi nello stadio di Harare, la capitale zimbabwese, di fronte a decine di migliaia di persone che hanno assistito alla cerimonia. Mnangagwa ha preso il posto di Robert Mugabe, che è stato presidente dello Zimbabwe per 37 anni prima di essere costretto a dimettersi dopo una specie di colpo di stato non violento, da parte dell’esercito.


Mnangagwa è stato vicepresidente dell’ultimo governo e il suo licenziamento aveva dato avvio all’intervento dell’esercito e quindi causato indirettamente le dimissioni di Mugabe. Oggi insieme a lui era presente la moglie Auxilia e diversi leader di paesi africani. Non c’era invece Mugabe, 93 anni, che ha giustificato la propria assenza dicendo che aveva bisogno di riposare: Mugabe non fa apparizioni pubbliche da domenica scorsa.

Chi è Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe

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Di Luca Romano

L'ultranovantenne presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, considerato da molti Paesi occidentali un dittatore ostinato, è sul punto di perdere il potere dopo oltre 30 anni.

A 93 anni di età e in mezzo ai rumors di un colpo di Stato Mugabe, che aveva annunciato di volersi presentare alle elezioni del 2018 per ricoprire un ottavo mandato presidenziale, pare sia agli arresti domiciliari con la famiglia, mentre altre voci lo danno già fuori dal Paese.
Secondo l'esercito, che è sceso per le strade della capitale e ha arrestato diversi ministri, il leader del partito Zanu-Pf si trova "in salvo". Come che sia, dopo 37 anni al potere, che ricopre dal 1980, pare che Mugabe come presidente abbia le ore contate.
L'immagine di Mugabe si è andata trasformando con il tempo: è passato dall'essere considerato inizialmente un eroe dell'indipendenza a essere accusato di fare ricorso alla frode elettorale e alla repressione degli oppositori per rimanere al potere.
Nel processo elettorale del 2008, almeno 200 seguaci della formazione di opposizione nota come Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) furono assassinati e migliaia di persone vennero torturate, in un'ondata di violenza che fece precipitare il Paese in una crisi profonda. Allora Mugabe sottolineò che "solo Dio" poteva rimuoverlo dal potere.
Nato il 21 febbraio del 1924 vicino alla capitale Harare Mugabe, figlio di un falegname e una maestra, si formò alla scuola gesuita prima di diventare professore e studiò in diverse facoltà, fra cui legge, tramite corsi per corrispondenza. Lo statista cominciò la lotta politica a 36 anni, militando in diversi gruppi della lotta indipendentista dello Zimbabwe dal Regno Unito, ragion per cui fu incarcerato nel 1964.
Trascorse in prigione circa 10 anni, si vide obbligato a vivere in esilio e fu uno dei firmatari degli accordi di Lancaster House, che posero fine alla vecchia Rhodesia e avviarono la nuova Repubblica di Zimbabwe, che vide la luce nel 1980.
Nelle prime elezioni diventò capo di governo della nascente repubblica, incarico che fu abolito nel 1987 per creare quello di presidente, posto che occupa da allora dopo diverse elezioni di dubbia credibilità.
Durante il suo mandato, Mugabe ha preso decisioni molto controverse, come per esempio le espropriazioni, cominciate nel 2000, di migliaia di aziende agricole di proprietari bianchi. Si trattò di una riforma agraria caotica, mirata a redistribuire le terre alla popolazione nera del Paese.
Uomo dalla retorica dura, il veterano uomo di Stato, che accusa chi lo critica di essere "traditori", non ha risparmiato invettive per insultare le potenze occidentali come gli Usa e il Regno Unito, accusandole di fabbricare "bugie diaboliche" su di lui e alle cui sanzioni attribuisce il pessimo stato dell'economia dello Zimbabwe. Ha inoltre causato grande indignazione internazionale la sua fobia nei confronti degli omosessuali, che ha definito "peggiori dei maiali".
Il mese scorso aveva scatenato una bufera la decisione dell'Oms di nominarlo ambasciatore di buona volontà per le malattie non trasmissibili (non-communicable diseases NCDs), tanto che l'organizzazione aveva poi dovuto ritirare il titolo: donatori e gruppi a tutela dei diritti umani erano infatti insorti contro la nomina.
Cosciente della necessità di cambiamento, il presidente dello Zimbabwe, solitamente vestito in abito scuro e cravatta, negli ultimi anni ha avviato una campagna per trasformare la sua immagine. In diverse interviste, lui che professa con fervore il cattolicesimo, si è mostrato affabile, ha parlato in modo affettuoso dei quattro figli, ha ammesso l'amore che prova per la moglie Grace, di 40 anni più giovane, e ha ricordato la prima moglie Sally, che è morta nel 1992.
I rumors sulla sua salute sono costanti e sono stati alimentati dalle sue ultime apparizioni in pubblico, in cui si appoggia sempre alla moglie. Pare tuttavia che non saranno le sue condizioni di salute a tenerlo lontano dal potere, bensì le rivalità interne al suo stesso partito, a causa del possibile golpe militare in corso per impedire che la moglie Grace erediti il suo mandato.

In Zimbabwe comanda l’esercito, ora

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Nella notte, un portavoce dell’esercito dello Zimbabwe ha confermato che il presidente Robert Mugabe e sua moglie sono stati presi in custodia ad Harare, la capitale del paese. L’esercito dice che l’iniziativa ha lo scopo di fermare “i criminali” intorno a Mugabe, e nega che si sia trattato di un colpo di stato: si parla genericamente di una “misura correttiva senza spargimento di sangue”. Il portavoce ha parlato alla televisione di stato, che è stata occupata dai soldati, e l’esercito ha anche iniziato a fare delle ronde nelle strade di Harare. La situazione in Zimbabwe sembra comunque essere abbastanza tranquilla, con gli abitanti che hanno continuato a svolgere le proprie attività.

Il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, questa mattina ha detto di essere riuscito a parlare brevemente con Mugabe: è nella sua abitazione ed è tenuto sotto controllo dai militari. Ha detto di stare bene. Secondo le fonti di Sky News, Grace Mugabe, la moglie del presidente, avrebbe lasciato lo Zimbabwe e poi raggiunto la Namibia.
Sky Sources: Grace Mugabe the wife of the Zimbabwe president is believed to have left the country for Namibia

Il presidente ha 93 anni ed è un personaggio molto controverso: negli anni Ottanta è stato primo ministro dello Zimbabwe, poi dal 1987 ne è diventato presidente instaurando un duro regime dittatoriale. Il portavoce dell’esercito ha ribadito che l’iniziativa militare non è un colpo di stato e che lo scopo è fermare: “I crimini che stanno causando sofferenze sociali ed economiche nel paese. […] Non appena avremo compiuto la nostra missione, ci aspettiamo che la situazione torni alla normalità”.

La xenofobia dilaga in Sudafrica, quasi 80 migranti massacrati nelle ultime settimane

Sudafrica. Non si ferma l'ondata di violenza xenofoba contro gli immigrati
Di Salvatore Santoru
Una nuova ondata di xenofobia ha interessato recentemente il Sudafrica, dopo che nelle ultime tre settimane una settantina di migranti erano stati massacrati, e numerosi negozi gestiti da migranti sono stati assaltati e saccheggiati nelle vicinanze di Johannesburg.
L'odio verso gli stranieri, provenienti perlopiù dall'Asia e da altri paesi africani, sta creando un vero e proprio clima del terrore per i migranti, e molti di essi si sono dati alla fuga in preda al panico per cercare rifugio in campi sportivi, edifici pubblici e in stazioni di polizia.
La xenofobia trova terreno fertile tra le masse meno abbienti della popolazione nera sudafricana, e risulta anche alimentata da parte della comunità Zulu, tanto che a marzo il Re Zulu Goodwill Zwelithini disse che  i migranti "dovrebbero prendere le loro borse e andarsene", e stando al presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, sono spesso esponenti Zulu a guidare gli attacchi razzisti e xenofobi contro i migranti.

I capitali cinesi e il saccheggio neocolonialistico delle cascate Vittoria


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Un’ “aerotropoli” finanziata da Bank of China sorgerà alla base delle famose cascate Vittoria. L’invasione dei capitali cinesi minaccia un altro polmone del nostro pianeta.

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