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Immigrazione: la fiera dell’ipocrisia

Di Paolo De Gregorio So bene che la politica riesce a complicare e rendere incomprensibili le cose semplici, con lo scopo di portare l...


Di Paolo De Gregorio

So bene che la politica riesce a complicare e rendere incomprensibili le cose semplici, con lo scopo di portare le persone allo sfinimento e all’allontanamento dalla vita politica. Traducendo questa affermazione nella attualità di questi giorni, che vede due navi sballottate dal mare cattivo con poche decine di africani a bordo, non c’è una sola istituzione politica europea, deliberante, in grado di dare una risposta a questa emergenza.
Eppure la questione è semplice, quasi elementare: la migrazione verso l’Europa è una questione europea, non solo dei paesi mediterranei, e quindi le eventuali quote di immigrati devono essere ripartite in tutti i paesi europei, in proporzione al numero di abitanti. Le navi delle ONG devono essere ritirate nei porti nazionali di appartenenza, quasi tutti europei, perché i trafficanti contano su questo aiuto per rendere possibile la traversata senza perdere barconi e scafisti.
L’Unione Europea, il suo Parlamento, devono dichiarare ufficialmente che la propria economia non è in grado di assorbire manodopera, se non nella forma schiavistica e in nero in mano a mafie e caporali.
Un'altra affermazione che ci aspetteremmo dal Parlamento europeo è quella di evidenziare il profondo disagio dei popoli europei di fronte ad una invasione straniera, che ormai ha raggiunto il 10%, disagio che riguarda soprattutto le periferie delle grandi città, e si è tradotto in intolleranza, frustrazione, razzismo, spostamento a destra del voto popolare, paura per l’estremismo islamico che si annida all’interno degli immigrati.

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