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Traffico di migranti, il tesoro degli scafisti: sequestrati beni per 3 milioni, 14 arresti



Maxi-blitz contro il traffico di migranti. Quattordici persone, tra italiani e stranieri, sono state arrestate con l’accusa di far parte di un sodalizio criminale che avrebbe gestito il traffico di migranti tra la Tunisia e le coste siciliane con gommoni veloci: viaggi della speranza da 3mila euro a tratta. 
I componenti del presunto clan, capeggiato da un tunisino, sono accusati a vario titolo di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, contrabbando di tabacchi lavorati e fittizia intestazione di beni e attività economiche. Contestualmente è in corso il sequestro di tre aziende del trapanese riconducibili al capo dell’organizzazione (un ristorante, un cantiere nautico e una azienda agricola), nonché di diversi immobili, automezzi, due pescherecci, denaro contante e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro
Alcuni indagati sono stati bloccati nel porto di Palermo mentre erano in partenza per la Tunisia con denaro contante per oltre 30mila euro. L’organizzazione criminale che gestiva i viaggi di migranti tra la Tunisia e la Sicilia era composta da cittadini tunisini e italiani che operavano tra il Paese nordafricano e le province di Trapani, Agrigento e Palermo. La banda, secondo l’ipotesi dell’accusa, reclutava i profughi e raccoglieva grosse somme di denaro per la traversata: fino a 3mila euro.
L’organizzazione rubava natanti e motori, già usati per i viaggi verso l’Italia e sequestrati dalla Finanza, e acquistava tabacchi di contrabbando che poi portava in Sicilia e rivendeva grazie alla rete di distribuzione che aveva nei mercati rionali palermitani. La banda usava gommoni carenati, dotati di potenti motori fuoribordo, con i quali era in grado di coprire il tratto di mare che separa le due sponde del Mediterraneo in poche ore, trasportando, per ciascuna traversata, dai 10 ai 15 persone.
Il business aveva portato enormi guadagni reinvestiti, tra l’altro, in una azienda agricola di Marsala, in un cantiere nautico di Mazara del Vallo e in un ristorante. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione era in grado di cambiare rotte e modalità dei viaggi sfruttando la vicinanza dell’isola di Lampedusa alle coste tunisine, la disponibilità di due pescherecci italiani – particolarmente attivi sul tratto di mare che separa l’isola italiana dalla costa africana – e grazie alla complicità di italiani in grado di eludere i controlli delle forze dell’ordine e far allontanare dalla costa i profughi una volta sbarcati.
A capo dell’organizzazione criminale, secondo l’accusa, ci sarebbe stato Fadhel Moncer,tunisino. La sua caratura criminale emerge da alcune conversazioni telefoniche intercettate in cui il tunisino ammetteva di aver sollecitato la falsificazione di verbali di arresto e di aver pagato una tangente ai funzionari locali della polizia tunisina della città di Kelibia in occasione del fermo di uno dei suoi complici.
Ai migranti fatti entrare in Italia l’organizzazione garantiva la possibilità di un contratto di lavoro fittizio, anche di tipo “stagionale”. Almeno in sette occasioni, oltre ai profughi, sono stati introdotti in Italia tabacchi di contrabbando per centinaia di migliaia di euro.
Ma Moncer è anche ritenuto responsabile di aver progettato un attentato dinamitardo a una caserma dei carabinieri nel 2012. 
Durante le indagini è stato arrestato per traffico di sostanze stupefacenti uno dei complici di Moncer, preso con 30 chili di hashish al casello autostradale di Buonfornello e due “contrabbandieri” di sigarette e sono stati sequestrati 360 kg. di tabacchi lavorati. Solo la settimana scorsa la Procura di Palermo aveva scoperto un’altra organizzazione criminale che gestiva i viaggi tra il nord-Africa e l’Italia con le stesse modalità.

LA DIFFERENZA TRA MIGRAZIONI DI MASSA E D'INFILTRAZIONE E L'ATTUALE EMERGENZA IMMIGRAZIONE

Di Fancesco Lamendola
Le migrazioni, dunque. Ecco come le definiva l’insigne geografo Antonio Renato Toniolo (Pisa, 1881-Bologna, 1955), allievo di Olinto Marinelli e Luigi De Marchi, una vera autorità in materia (da: A. R. Toniolo, La moderna geografia, Milano, Principato, 1951, pp. 225-226):

Le migrazioni possono essere di massa e d’infiltrazione.
LE MIGRAZIONI DI MASSA sono quelle che sradicano più o meno rapidamente, ma definitivamente,  notevoli gruppi di popolazione dai loro territori di origine per fissarli altrove. Queste grandi migrazioni, pacifiche per lo più, danno spesso origine a nuovi popoli o nazioni, diffondono nel mondo lingue e civiltà, e sono ormai difficili, perché mentre accrescono le possibilità di sfruttamento dei territori del paese di arrivo (America meridionale), costituiscono un serio pericolo per l’unità del popolo che le riceve, e sono quindi più o meno apertamente ostacolate dagli Stati ormai costituiti (es. Stati Uniti d’America). (…)
2) LE MIGRAZIONI D’INFILTRAZIONE sono quelle che avvengono in piccolo numero, rispetto alla popolazione che le assorbe, e sono o militari, quale l’infiltrazione di elementi barbarici nell’Impero Romano (sec. III-V d. C.), o pacifiche, quale l’attuale emigrazione per motivi di lavoro. Esse non portano un cambiamento nel carattere della popolazione, anzi per lo più l’emigrazione viene assorbita dal popolo che la ospita.

Questo è lo schema storico delle migrazioni; non ce ne sono altri. O meglio, non ce n’erano fino a quelle attuali. Confrontando i due fenomeni, ci si accorge facilmente che le cosiddette migrazioni odierne sono una via di mezzo fra le migrazioni d’infiltrazione e quelle di massa. Per stabilire un precedente storico: somigliano in parte alle migrazioni d’infiltrazione nell’Impero Romano, fra il III e il V secolo, e in parte a quelle di massa, che vi si soprapposero fra il IV e il VI. Con le prime, un numero consistente, ma comunque limitato, di gruppi barbarici ottenne di stabilirsi al di qua del limes, col compito di difenderlo a loro volta, fornire truppe ausiliarie e ripopolare zone periferiche semi-abbandonate; non causarono una sensibile alterazione della composizione etnica dell’Impero, già molto variegata, e non vennero percepite dai romani come potenzialmente pericolose, anzi come un elemento di stabilità e di rafforzamento. Con le seconde, invece, si verificò un trasferimento di interi popoli e non più di singoli gruppi, i quali, nel corso di alcune generazioni, passarono dalla condizione giuridica di hospites e di foederati a quella di nazioni pressoché indipendenti, molte delle quali sopravvissero alla fine dell’Impero d’Occidente, cui avevano comunque contribuito. Si direbbe, pertanto, che vi sia una regia la quale sta facendo in modo che il fenomeno attuale, ancora nella fase di migrazione d’infiltrazione, non susciti particolare allarme, anzi venga percepito come positivo, e provochi semmai aspre critiche verso quanti vorrebbero opporsi. Ma poiché vi sono tutte le condizioni perché si trasformi in migrazione di massa, che diverrà incontenibile e che del resto, le forze politiche e finanziarie favorevoli non hanno alcuna intenzione di limitare (quando mai esse parlano di un tetto massimo all’accoglienza?), dobbiamo aspettarci che assumano questa ulteriore evoluzione, trasformando l‘Europa in un continente post-europeo, la cui civiltà è destinata a sparire, insieme alla sua popolazione originaria. Fanno riflettere queste parole del Toniolo: Le migrazioni di massa costituiscono un serio pericolo per l’unità del popolo che le riceve, talché proprio per questo sono più o meno apertamente ostacolate dagli Stati ormai costituiti. E se venivano ostacolate dagli Stati Uniti della prima metà del 1900, che erano, sì, uno Stato ormai costituito, ma pur sempre uno Stato assai giovane, con immense superfici quasi spopolate e immense ricchezze naturali ancora da valorizzare adeguatamente, a maggior ragione dovrebbe suonare un campanello d’allarme nella mente dei governanti europei, visto che i loro Stati sono tutt’altro che giovani, sono in pieno declino demografico, non hanno vasti spazi a disposizione, né ricchezze naturali ancora da valorizzare, semmai sono essi bisognosi di acquisire spazi e materie prime per i bisogni delle loro economie. Invece i governanti politici (e religiosi!) dell’Europa sono impegnatissimi a spiegare ai loro popoli che questo flusso illimitato di migranti è utile, benefico, necessario, indispensabile. È strano, vero?

Che migrazioni sono queste?

Di Francesco Lamendola
La questione migranti è all’ordine del giorno; lo è da venticinque anni, ma da altrettanti ci viene presentata come un fenomeno emergenziale. Inoltre, ci viene presentata come il l’effetto di un fenomeno spontaneo, naturale, addirittura tipico di certe epoche storiche, evidentemente come la nostra, sia come qualcosa che, pur essendo imponente, talmente imponente che è irrealistico, per non dire folle, pensare di fermarlo, è nondimeno pacifico, utile, quasi amichevole, e infatti immette forze fresche nella nostra stanca società e ci consente perfino, parola di Tito Boeri, di pagare le pensioni ai nostri pensionati, cosa che senza i cosiddetti flussi migratori, a suo parere, lo Stato italiano non sarebbe in grado di fare. È tutto, quindi, come dire?, molto strano: un fenomeno che ci viene presentato come naturale, ma anche come legato alle condizioni di povertà e desertificazione del continente africano e di quello asiatico, anche se sappiamo che la povertà non è il caso della Cina, da cui pure provengono molti immigrati, e la desertificazione non lo è del Marocco, l’altro grande bacino di partenza. La guerra, allora? Ma non ci sono guerre nel Bangla Desh, e neppure nella Costa d’Avorio, che si sappia. Inoltre, un fenomeno che ci viene presentato come grandioso e umanamente inarrestabile, ma di cui non c’è motivo di aver paura (è quasi un ossimoro), anzi, che bisogna considerare come un’opportunità, e quasi, quasi come una benedizione. Un’opportunità di che cosa, per fare che cosa, e soprattutto per chi?Queste domande non trovano spiegazioni chiarissime; il ritornello che viene somministrato agli italiani dai loro stessi media (ma sono veramente loro? forse no, visto quel che dicono e considerato chi li finanzia) è che gli immigrati ringiovaniscono la società, che portano forze fresche, che contribuiscono a pagare stipendi e pensioni. Inoltre, viene detto e ripetuto che il loro arrivo serve ad allargare gli orizzonti, ad arricchire la nostra cultura, a introdurre il nostro Paese nelle meraviglie della società multietnica e multiculturale, cominciando dalle squadre sportive e dai complessi musicali e arrivando fino al livello della vita quotidiana delle persone comuni. Ai cattolici, infine, in modo particolare, viene detto dal clero e dal papa in persona che accogliere gli stranieri consente loro l’esercizio della carità cristiana: come dire che, se non ci fossero, bisognerebbe inventarseli (strano, perché i poveri ce li abbiamo in casa  nostra, eccome, sono almeno cinque milioni e hanno il solo torto di avere la pelle chiara e di non reclamare diritti, di non pretendere assistenza e di vivere con dignità e pudore la loro condizione di difficoltà). 

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La parola stessa che viene adoperata dai media, migranti, è un po’ sospetta: in passato li si chiamava semplicemente emigranti, quando partivano, e immigrati, quando arrivavano. Lo sappiamo bene, perché i nostri nonni appartenevano a queste due categorie: emigravano dall’Italia, per guadagnare qualcosa da mandare alle famiglie; e quando entravano in Svizzera, o in Belgio, o negli Stati Uniti, divenivano immigrati in quelle nazioni. Era tutto piuttosto semplice, sia giuridicamente, sia geograficamente: anche perché erano chiari i due aspetti principali del fenomeno: perché emigravano e qual era il loro status giuridico. Emigravano a causa della mancanza di lavoro, quindi cercavano un lavoro che consentisse loro di guadagnare; e lo facevano con tutti i documenti in regola, altrimenti, venivano rimandati indietro o, se già accolti, venivano espulsi. Ma questa marea umana che si riversa dai confini dell’Europa e dalle coste del Mediterraneo, da che cosa è spinta? Si tratta di persone che chiedono di entrare nel nostro Paese in due maniere: regolare e irregolare.

Immigrazione: la fiera dell’ipocrisia


Di Paolo De Gregorio

So bene che la politica riesce a complicare e rendere incomprensibili le cose semplici, con lo scopo di portare le persone allo sfinimento e all’allontanamento dalla vita politica. Traducendo questa affermazione nella attualità di questi giorni, che vede due navi sballottate dal mare cattivo con poche decine di africani a bordo, non c’è una sola istituzione politica europea, deliberante, in grado di dare una risposta a questa emergenza.
Eppure la questione è semplice, quasi elementare: la migrazione verso l’Europa è una questione europea, non solo dei paesi mediterranei, e quindi le eventuali quote di immigrati devono essere ripartite in tutti i paesi europei, in proporzione al numero di abitanti. Le navi delle ONG devono essere ritirate nei porti nazionali di appartenenza, quasi tutti europei, perché i trafficanti contano su questo aiuto per rendere possibile la traversata senza perdere barconi e scafisti.
L’Unione Europea, il suo Parlamento, devono dichiarare ufficialmente che la propria economia non è in grado di assorbire manodopera, se non nella forma schiavistica e in nero in mano a mafie e caporali.
Un'altra affermazione che ci aspetteremmo dal Parlamento europeo è quella di evidenziare il profondo disagio dei popoli europei di fronte ad una invasione straniera, che ormai ha raggiunto il 10%, disagio che riguarda soprattutto le periferie delle grandi città, e si è tradotto in intolleranza, frustrazione, razzismo, spostamento a destra del voto popolare, paura per l’estremismo islamico che si annida all’interno degli immigrati.

Quella nuova strategia degli scafisti per fare sbarcare i migranti


Di Mauro Indelicato

Un nuovo blitz che testimonia quanto pericolosa sia, per la nostra sicurezza nazionale, la rotta di barconi e gommoni tra Tunisia e Sicilia. Questa volta, grazie ai risultati acquisiti con l’operazione “Abiad”, la minaccia jihadista nei confronti dell’Italia appare esplicita. Se prima quei viaggi “di lusso”, con gommoni comodi ed effettuati in poche ore di viaggio, sembrano celare il sospetto dell’arrivo dei terroristi nel nostro paese, adesso si parla chiaramente di simpatie verso l’Isis e di esaltazione della jihad tra chi gestisce il business del contrabbando lungo il canale di Sicilia. Ed il cerchio, verrebbe da dire, si chiude. Gli allarmi per possibili infiltrazioni jihadiste vengono lanciati già nell’estate del 2017, quella che in Sicilia viene ricordata come la stagione per eccellenza degli “sbarchi fantasma“. Approdi cioè non segnalati, dove chi lascia le imbarcazioni sulla spiaggia fa poi perdere traccia tra le campagne siciliane circostanti. In quella stagione si conta, soprattutto ad Agrigento, una media di almeno due sbarchi al giorno.
Gommoni provenienti in gran parte dalla Tunisia, paese che ha il triste primato del numero di foreign fighters affiliati all’Isis. Elementi dunque troppo evidenti per non pensare al rischio di infiltrazioni terroristiche. 

La peculiarità delle rotte degli sbarchi fantasma 

La “stagione di fuoco” degli sbarchi fantasma inizia nella seconda metà di giugno del 2017. Due barchini vengono notati lungo la spiaggia di Zingarello, una contrada ricadente all’interno del comune di Agrigento e non lontana da Palma di Montechiaro. Quell’avvistamento appare subito anomalo: non c’è traccia di persone all’interno delle imbarcazioni, ma nemmeno nelle zone circostanti. Tutto sembra essere avvenuto di notte ed in fretta: sulla spiaggia, alcuni vestiti ed alcuni oggetti personali, segno che chi è approdato lì subito si è messo in cammino verso altre mete senza essere intercettato. Quell’episodio, già pochi giorni dopo, non appare più come episodio isolato. Si contano numerosi sbarchi, tra luglio ed agosto del 2017 gli approdi sono quasi quotidiani. Da Zingarello alla riserva di Tosse Salsa, nel territorio di Siculiana, dalla suggestiva ed isolata spiaggia delle Pergole di Realmonte, fino ai lidi compresi tra Ribera e Sciacca. Tutta la costa dell’agrigentino appare sotto assedio. Ed al Tribunale di Agrigento, dagli stessi uffici del quinto piano da cui esattamente un anno dopo partirà l’indagini contro Salvini per il caso Diciotti, si lancia il primo allarme: “Non si possono escludere rischi sul fronte terrorismo”, tuona infatti il procuratore Luigi Patronaggio. 
Del resto nel mese di settembre del 2017, desta scalpore il ritrovamento di una felpa a Torre Salsaabbandonata da uno dei tanti migranti sbarcati e subito dispersi tra le campagne. In quell’indumento di colore nero, spicca la scritta “Haters Paris”, un riferimento alla capitale francese colpita dal terrorismo negli anni precedenti. Finita l’estate, gli sbarchi iniziano a diminuire. Scattano le indagini: nell’agrigentino vengono arrestati cinque scafisti, gli unici ad essere braccati dopo uno sbarco avvenuto a Porto Empedocle. Ma nei mesi successivi a quella calda estate, le inchieste puntano anche sul trapanese. Ed è lì che emergono i dettagli più inquietanti. Si evidenziano, in particolare, alcune differenze tra il fenomeno degli sbarchi fantasma ad Agrigento e quelli invece che avvengono in provincia di Trapani. I primi sono quasi sempre effettuati con barchini: la traversata parte dalle coste di Biserta o di Sfax e termina nell’agrigentino, sia lungo le coste siciliane che dell’isola di Lampedusa. 
Gli sbarchi nel trapanese sono invece quelli considerati “di lusso”: si arriva tra Marsala e Mazara del Vallo e non con piccole imbarcazioni di legno, bensì come mezzi molto più veloci e sicuri. Attraversare il canale di Sicilia con queste imbarcazioni costa molto di più. Lo si intuisce per la prima volta con il blitz del giugno 2017 disposto proprio dalla procura di Trapani, così come con il recente blitz Caronte del 23 marzo scorso. Gli unici elementi in comune tra gli sbarchi ad Agrigento e quelli nel trapanese, sono dati dal fatto che tutte le imbarcazioni sfuggono al controllo delle navi militari presenti nel canale di Sicilia. Ma il fenomeno riguarda due canali di immigrazione differenti: ad Agrigento approda chi parte con piccole imbarcazioni, tra Marsala e Mazara invece coloro che possono permettersi molti più soldi da spendere.

Il concreto pericolo per l’Italia: “Un esercito di kamikaze pronto ad entrare”

Il sospetto degli inquirenti sta proprio in quest’ultimo elemento: chi può permettersi di avere maggiore disponibilità economica per una traversata verso la Sicilia, potrebbe avere l’appoggio di un’associazione criminale. O, peggio ancora, anche di una terroristica. Ed il blitz Abiad conferma i sospetti. A capo dell’organizzazione che organizza i viaggi tra la costa tunisina e quella trapanese, vi è un soggetto che sui social posta inequivocabili segni di simpatie per l’Isis.Bandiere del califfato, esecuzioni, attentati, frasi che non lasciano spazio a dubbi: “È solo una la morte e per questo deve essere in nome di Dio”. Legami dunque conclamati quanto meno con le ideologie islamiste da parte del leader di questa banda, un tunisino che vivrebbe in Sicilia. Tra le accuse ipotizzate dagli inquirenti, c’è anche quella della possibile attività terroristica. Questo perchè nell’inchiesta emergono elementi che portano a pensare all’approdo in Sicilia di aspiranti kamikaze. Tutto nasce dalle rivelazioni di un pentito che, come si legge sull’AdnKronos, nell’agosto 2016 inizia a collaborare con la magistratura. Il pentito, un tunisino in carcere per reati legati allo spaccio di droga, racconta come è arrivato ed in che modo entra in contatto con la banda sgominata oggi. 
In particolare, il tunisino racconta di un suo incontro con un connazionale nel centro di Marsala dopo essere approdato in Italia con un barcone nel febbraio 2016: “Ho incontrato Monji Ltaief – si legge nei verbali – Parlando con lui ho appreso che era al servizio di un soggetto di nome Fadhel conosciuto anche come Boulaya per via della sua barba molto folta. E’ ricercato in Tunisia per aver sparato a personale della guardia costiera tunisina”. Monji è tra gli arrestati del blitz Abiad. Viene riconosciuto come uno dei leader dell’associazione, ma il vero capo, colui che posta immagini dell’Isis, è ancora ricercato. Ma il pentito, nel suo racconto, va avanti. “Nel giugno del 2016 – si legge ancora – ho incontrato un tunisino di nome Ahmed e so per certo che è ricercato in Tunisia per terrorismo ed è arrivato in Italia da qualche mese. Attualmente dovrebbe vivere a Palermo”. Nel suo racconto, il pentito tunisino specifica di voler parlare perchè teme “un esercito di kamikaze” pronto ad entrare in Italia grazie al sistema degli sbarchi da lui stessi fatto emergere. Secondo il tunisino dunque, almeno un terrorista è attivo nel nostro paese e vivrebbe nel capoluogo siciliano, ma potrebbe certamente non essere l’unico. 
Il quadro che emerge è dunque tanto chiaro quanto allarmante: gli sbarchi nel trapanese, avvenuti più in sordina a livello mediatico in quanto minori di numero rispetto a quelli che coinvolgono l’agrigentino, trasportano gente che ha un alto livello di pericolosità criminale. Persone ricercate in Tunisia, che riescono ad entrare nel nostro paese. E l’attenzione, sotto il fronte del rischio terrorismo, rimane dunque molto alta. 

Asse Parigi-Londra sui migranti. E Macron sgombera di nuovo Calais



                                                         Di Lorenzo Vita

Nel Canale della Manica si assiste a un boom di barche di migranti. I numeri finora sono assolutamente limitati rispetto a quanto sono abituati i Paesi del Mediterraneo. Ma resta un problema che Londra vuole risolvere al più presto, perché il Regno Unito si appresta ad avere già problemi (e molto seri) con l’arrivo del termine ultimo della Brexit. E adesso, un eventuale nuovo flusso di migranti, pur se in numeri molto ridotti, rischia di essere un colpo alla già fragile tenuta del governo di Theresa May.
Per evitare questa eventualità, Francia e Gran Bretagna stanno scendendo a patti per fermare il prima possibile l’arrivo di barconi. La marina militare francese e quella britannica hanno infatti annunciato che intensificheranno i pattugliamenti congiunti e aumenteranno la sorveglianza della Manica per far fronte all’aumento del numero di migranti che cercano di raggiungere la Gran Bretagna.
La decisione è stata presa dopo un colloquio tra il ministro dell’Interno britannico, Sajid Javid, e il suo omologo francese Cristophe Castaner. Un colloquio telefonico che il ministro inglese ha così commentato: “Il Regno Unito e la Francia attueranno sforzi congiunti per scoraggiare l’immigrazione clandestina, proteggere i nostri confini e le vite umane”. 
I tentativi di attraversare la Manica sono aumentati da ottobre e Javid si è trovato costretto a intervenire per evitare che le critiche delle opposizioni potessero trasformarsi in vere e proprie proteste. Non solo del Labour, ma anche dei parlamentari locali. Come ha detto il deputato di Dover Charlie Elphicke: “Sulle coste del Kent sono arrivati più di 200 migranti su piccole imbarcazioni negli ultimi due mesi: la portata del problema non ha precedenti”. E il malcontento, per un governo già traballante come quello May, non può essere messo da parte. Soprattutto perché la Brexit è sostenuta da chi vuole una maggiore tutela dei confini. 
L’obiettivo del piano francese e britannico è duplice. Da una parte, le marine militari e le guardie costiere dei due Stati aumenteranno la collaborazione per fermare i barconi che partono dalla costa francese. Dall’altra parte, si punta a uno sradicamento totale di quello che Londra e Parigi ritengono senza mezzi termini un traffico di uomini organizzato da bande criminali.
Come riporta la Bbc, il ministero dell’Interno non ha fornito dettagli su come si possa realizzare questo piano. Attualmente, solo una delle cinque imbarcazioni speciali della Border Force è operativa. E agisce nello stretto di Dover. Ma Javid è stato molto chiaro in un articolo scritto per il Daily Telegraph : “le ragioni alla base dell’incremento degli attraversamenti sono complicate e in molti casi al di fuori del nostro controllo”. Il ministro ha citato l’instabilità in Medio Oriente, il crimine organizzato e la sicurezza a Calais, aggiungendo: “Purtroppo non ci sono risposte facili”.
E adesso, anche da parte francese è arrivata la prima azione del 2019. Dopo un’operazione di polizia molto ampia svolta a metà dicembre, la gendarmerie è intervenuta oggi per sgomberare un nuovo accampamento. La polizia sta setacciando spiagge e calette per individuare i luoghi dove possano imbarcarsi i migranti diretti alle coste del Kent. Mentre sono aumentati i controlli nei porti per monitorare il possibile traffico di esseri umani attraverso barche o container.
Un problema che per la Francia è prioritario, visto che il Trattato di Touquet fra Parigi e Londra, firmato nel 2003, ha spostato le frontiere britanniche a Calais, riversando sulle autorità francesi i controlli dei confini. Un accordo che Emmanuel Macron e la May hanno rivisto con il cosiddetto Trattato di Sandhurst  in cui il Regno Unito si è impegnato ad aumentare il suo sforzo per controllare la frontiera. Ma adesso, con l’arrivo della Brexit, i due Paesi sono preoccupati. E per questo vogliono evitare un’esplosione del fenomeno migratorio.

Giuseppe Sala, sindaco di Milano: “Immigrati africani vero problema: zero istruzione, non hanno mai lavorato”


Di Lara Tomasetta
“Penso che sull’immigrazione la sinistra abbia sbagliato tutto. Non siamo stati per niente chiari nell’affrontare il problema. Serve un piano nazionale. E in primis bisogna distinguere tra immigrazione degli africani e altri immigrati. In Italia gli immigrati sono il 9 per cento della popolazione, a Milano il 19 per cento. Però io sfido i milanesi dicendo: quando arrivavano i filippini ti lamentavi?”.
Sono le parole rilasciate dal sindaco di Milano Giuseppe Sala a Mario Giordano sul quotidiano “La Verità”.
Il sindaco, incalzato dal giornalista, ammette:
“L’immigrazione africana porta persone che hanno livello di istruzione pari a zero e che non hanno mai lavorato. Questa è la verità. Bisogna accogliere quelli che fuggono dalle guerre”.
Al che il giornalista gli chiede:

“E gli altri? Quelli che scappano per ragioni economiche? Chiudiamo i porti?”

E Sala risponde: “Non credo che basti. La popolazione africana aumenta a dismisura”.
Ma il Giuseppe Sala si schiera anche a difesa del sindaco di Riace, Domenico Lucano, in questi giorni al centro di accese polemiche dopo le accuse sollevate a suo carico per per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative della zona.
“Se fossi stato il sindaco di Riace forse avrei fatto la stessa cosa. Un sindaco quando si trova a gestire le cose, è un bel po’ abbandonato e ci mette la sua sensibilità personale”.

CASO DICIOTTI, Conte: 'Lo sbarco dei migranti spettava a Malta'

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Di Salvatore Santoru

La responsabilità delle operazioni per lo sbarco dei migranti soccorsi dalla Diciotti spettava a Malta
Lo ha sostenuto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Più specificatamente, riporta TgCom 24, Conte ha affermato ciò nella sua informativa al Senato(1).

NOTA:

(1) http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/nave-diciotti-conte-le-operazioni-di-sbarco-spettavano-a-malta-_3162804-201802a.shtml

IMMIGRAZIONE, da inizio anno 1200 sbarchi dalla Turchia. SALVINI: 'Gli diamo 6 miliardi all'anno, c'è qualcosa che non torna'

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Di Salvatore Santoru

Dall'inizio del 2018 sarebbero sbarcati in Italia ben 1.200 migranti provenienti, via mare, dalla Turchia.
 Tali dati sono stati resi noti dal ministro dell'Interno Matteo Salvini su Twitter.

Inoltre, Salvini ha aggiunto che: "Per controllare l'immigrazione l'Unione Europea (quindi anche l'Italia) sta regalando 6 miliardi di euro alla stessa Turchia. Qualcosa non torna, qualcuno non fa ciò che dovrebbe? Farò qualche telefonata, che dite?"(1).

NOTA:

(1) http://www.ilgiornale.it/news/mondo/turchia-sono-arrivati-1200-migranti-gennaio-salvini-diamo-6-1556705.html

TRUMP: 'L'immigrazione di massa sta peggiorando l'Europa. Ora rischia di perdere la sua cultura'

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Di Salvatore Santoru

Donald Trump critica fortemente l'attuale Unione Europea e i suoi leader.
Durante un'intervista al The Sun(1), il presidente statunitense ha sostenuto che l'immigrazione di massa sta peggiorando l'Europa.

Più specificatamente, riporta l'ANSA(2), Trump ha affermato: ''Mi piacciono i paesi europei. Io sono un prodotto dell'Unione Europa. Ritengo che quello che e' accaduto all'Europa e' un peccato. State perdendo la vostra cultura."

NOTE:

(1) https://www.thesun.co.uk/news/6766531/trump-may-brexit-us-deal-off/

(2) http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/07/13/trump-immigrati-cambiano-ue-in-peggio_1f84cac7-b9ae-4759-b75a-fa7ad09d4825.html

IMMIGRAZIONE, ECCO COSA DICONO I DOCUMENTI DELL'ONU PER L'ITALIA (E L'EUROPA): 'Entro il 2050 i migranti potranno essere il terzo della popolazione'

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Di Salvatore Santoru

Notoriamente l'Italia e l'Europa stanno attraversando un'importante crisi migratoria che sta avendo ripercussioni in vari ambiti, politico e geopolitico in primis.

Come ben si sa, sino ad ora l'Italia è stata la nazione maggiormente interessata dai flussi migratori e ciò ha contribuito a fare in modo che la questione migratoria sia il tema maggiormente affrontato nei media nazionali.

Sulla stessa crisi migratoria, c'è da segnalare che recentemente il quotidiano francese Le Monde ha riportato che in Libia si stima che vi siano dai 700mila all'1 milione di migranti e/o profughi e che molti di essi vorrebbero partire per l'Europa(1).
Ma c'è da dire che tali cifre sembrano ancora 'alquanto piccole' per le statistiche dell'ONU, secondo cui entro il 2050 l'Europa sarà interessata da un massiccio afflusso di migranti di origine africana.

Tutto ciò è riportato in un rapporto ONU del 2000(2) chiamato 'Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?'(3) e ribadito in un rapporto del 2017 in cui si sostiene che l'Italia perderà circa 4,5 milioni di abitanti e il flusso migratorio sarà 'utilizzato' per incrementare la crescita demografica(4).
Inoltre, secondo questi due rapporti l'Italia e i paesi dell'Europa subiranno un drastico calo demografico mentre l'Africa(specialmente la Nigeria) subirà un'imponente crescita(5).

NOTE:





'L'EUROPA POTREBBE AFRICANIZZARSI', lo sostiene l'africanista Stephen Smith al quotidiano 'Ouest France'

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Di Salvatore Santoru

Stephen Smith è un professore statunitense di studi africani alla Duke University e un giornalista che ha collaborato con il quotidiano di sinistra francese 'Liberation' ed è stato corrispondente per l'Africa della Reuters e di Radio France Internationale(1).
In una recente intervista per il quotidiano regionale francese di orientamento progressista 'Ouest France(2), Smith ha sostenuto che a lungo andare l'Europa 'si africanizzerà'(3).

Più specificatamente, Smith ha affermato che: “nel giro di due generazioni saranno almeno 100 milioni i giovani africani pronti a venire in Europa”.
Come riportato da Giampaolo Rossi in un articolo per il Giornale(4), Smith ha anche spiegato che è essenziale capire che non sono i poveri a migrare, ma le classi più benestanti e/o ricche che se lo possono permette.
Difatti, essi hanno la possibilità di pagare il costoso viaggio che li porterà in un altro continente e possono contare su delle “reti di supporto” costituite dalle comunità di africani già residenti in Europa.

Inoltre, Smith ha criticato lo stereotipo mediatico del migrante visto come 'disperato in fuga dall'inferno' e ha precisato che la maggior parte di essi provengono da paesi che stanno vivendo un'importante crescita economica, dal Senegal alla Nigeria passando per il Ghana e la Costa D'Avorio.

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