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Massoud, l'Arabia Saudita e le Torri Gemelle

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Di Matteo Carnieletto
C’è un ulteriore filo che collega l’Arabia Saudita alle Torri Gemelle. Passa per l’Afghanistan, via Moleenbek, il quartiere islamista nel cuore dell’Europa. Come abbiamo avuto modo di raccontare su Gli Occhi della Guerraquesta roccaforte dell’islamismo si forma alla fine degli anni ’60: re Baldovino ha bisogno di nuovi alleati in Medio Oriente e spalanca le porte a re Faisal, che subito inizia a inviare imam wahabiti (quindi estremisti) a Bruxelles. È così che si formano i nuovi Salah Abdeslam.
Negli anni ’60 comincia la “colonizzazione” saudita. Nel 1962 viene fondata la Lega islamica mondiale che, come riporta Gilles Kepel, “apre gli uffici in ogni regione del pianeta dove vivono musulmani e svolge un ruolo esploratore, censendo associazioni, moschee, progetti. (…) Per la prima volta in quattordici secoli di storia del mondo musulmano si possono trovare da un angolo all’altro della Umma gli stessi libri, le stesse cassette, provenienti dai medesimi circuiti di diffusione: un unico corpo dottrinale si materializza in contemporanea – racchiuso in una manciata di titoli, appartenenti a una sola obbedienza ad esclusione di tutte le altre correnti di pensiero che hanno fatto il pluralismo dell’islam”. Si tratta dell’obbedienza wahabita, una delle più radicali del mondo islamico.
Il quartiere di Molenbeek piano piano si radicalizza: i sauditi versano parecchi milioni di dollari per costruire moschee e foraggiare gli imam. Negli anni ’90 il quartiere di Bruxelles diventa il centro del jihadismo in Europa: è qui che si formano e trovano rifugio i terroristi del Gia, il Gruppo Islamico Armato.
Da Molenbeek passa anche Mehdi Nemmouche, l’attentatore del museo ebraico di Bruxelles e pure Ayoub  El Khazzani, colui che aveva il compito di compiere una carneficina sul treno Parigi – Bruxelles.
Non solo: a Molenbeek vengono reclutati i terroristi che colpiranno il Leone del Panshir, Ahmad Shah MassoudCome ha scritto Alberto Negri, “uno degli assassini, Abdessatar Dahmane, aveva frequentato il centro islamico di Molenbeek, così come Hassan El Haski, pianificatore degli attentati di Casablanca nel 2003 e di Madrid nel 2004”. Un regalo ai talebani, che Massoud contrastava, oppure un atto per indebolire l’Afghanistan? Difficile rispondere.

Non solo Molenbeek, ecco la mappa dell'Isis in Europa



http://www.askanews.it/top-10/non-solo-molenbeek-ecco-la-mappa-dell-isis-in-europa_711769016.htm

Francia, Belgio, Gran Bretagna, Olanda, Germania, Svezia e Danimarca. E' l'atlante, sicuramente in difetto, della Jihad in Europa. Una rete che ha delle vere e proprie roccaforti: intere aree urbane disseminate in decine di città del vecchio continente. Una rete di quartieri dove regna un misto tra il caos e la Shariya islamica: insomma mini-emirati da cui organizzare attentati in tutta Europa e offrire rifugio a terroristi ricercati. Attacchi come quelli di ieri che hanno gettato nel terrore gli abitanti di Bruxelles. In Europa ci sono non pochi Molenbeek, il quartiere di Bruxelles covo dei jihadisti che hanno messo a ferro e fuoco la capitale belga e prima quella francese: da Malmo, in Svezia al distretto di Kolenkit di Amsterdam per non parlare della miriadi di mini-califfati sorti nelle 'banlieue' in Francia e nel Londonistan. Quartieri dove i terroristi possono contare sulla protezione di legami familiari e dell'omertà se non la collaborazione di simpatizzanti della comunità islamica. Ma ecco la mappa della jihad in Europa Paese per Paese: LONDONISTAN: hub del terrore nasce in Gran Bretagna, non a caso chiamata 'Londonistan'. Una denominazione che va ben oltre la capitale per comprendere quartieri in quasi tutte le città del Regno Unito: da Liverpool e Manchester e Leeds, da Birmingham a Derby, e Bradford, oltre a Derby, Dewsbury, Leicester, Luton, Sheffield, per finire con Waltham Forest a nord di Londra e Tower Hamlets nella parte orientale della capitale. Quartieri dove spesso si trovano dei cartelli avvertono che 'stai entrando in una zona controllata dalla sharia'. Intere aree urbane dove esiste un lavoro capillare che si base sul dogma di 'al Dawa w al Jihad', ovvero il proselitismo e il combattimento: il proselitismo, serve a raccogliere sempre nuove reclute; e il Jihad che è l'azione di sostegno alle attività jihadiste. Il padre spirtuale del reclutamento jihadista è stato, lo sceicco Omar Bakri, oggi agli arresti in Libano. Di origini siriane, al Bakri, aveva fondato 'al-Muhajirun', ('I Migranti) un collettivo islamico radicale nato in Inghilterra a metà degli anni Novanta. Numerosi adepti di questo colletivo sono divenuti nel tempo importanti personaggi del jihadismo mondiale, in particolare nelle file dell'Isis. FRANCIA: In Francia vengono chiamate 'Zus', (Zones urbaines sensibles). Secondo le autorità di Parigi ce ne sono 751 in tutto il paese e ospitano almeno cinque milioni di musulmani. Un'enclave jihadista tipica, secondo l'intelligenece, è Sevran: un comune nel dipartimento della Senna-Saint-Denis, di 50mila abitanti con il 90% degli abitanti di origini straniere. Poi in Francia cè anche una piccola cittadina che ha la più alta percentuale di foreign fighter del Paese: Lunel, un borgo situato nel dipartimento dell'Herault nella regione della Linguadoca-Rossiglione con un quarto della popolazione immigrata. Da tempo nota per il Moscato e le corse dei tori, Lunel, è passata alle cronache come 'la fabbrica dell'odio dopo che negli ultimi mesi almeno 20 dei suoi 25 mila abitanti si sono arruolati in Siria, 8 di loro sono morti nei ranghi dell'Isis. Per dare un volto ai fantasmi della Francia è cruciale fare tappa in questo borgo tra Nimes e Montepellier da dove sono partiti uno ogni 100 jihadisti nazionali. BELGIO: Il Belgio ha una lunga lista di zone a rischio. A Bruxelles, dove il 20% della popolazione è di religione musulmana, esiste un intero quartiere - Molenbeek - 'sottoposto alla Sharia'. Qui nessuno, anche se non islamico, può bere o mangiare in pubblico durante il mese di digiuno il Ramadan, le donne sono 'invitate' a indossare il velo e a non portare i tacchi. Bere alcool e ascoltare musica sono attività non gradite. Agli angoli della strada un cartello giallo con scritta nera avverte che ci si trova in una 'Sharia controlled zone'. E più di una volta i giovani che vivono in questa zona hanno accolto con un lancio serrato di pietre le autovetture della polizia. Oltre Molenbeek a Bruxelles svetta Kuregem, un distretto di Anderlecht dove spesso la polizia e gli assistenti sociali non osano neppure a entrare. Da non dimenticare 'Sharia4Belgium', gruppo islamico radicale ritenuto il principale reclutatore di combattenti per la jihad in Siria. Nel settembre 2014 viene aperto ad Anversa un processo contro 46 presunti membri del gruppo si era sciolto nel 2012. Ma gli inquirenti ritengono che i suoi ex membri abbiano reclutato circa il 10% dei 300-400 belgi partiti per la Siria gravitava attorno al gruppo salafita. OLANDA: L'Olanda, di aree urbane off-limits, ne ha una lista di 40 zone. Il 'problema numero uno', è il distretto di Kolenkit, ad Amsterdam. Quindi, i quartieri di Pendrecht, Het Oude Noorden e Bloemhof di Rotterdam. Utrecht deve fare i conti con la zona di Ondiep. Nella capitale, l'Aia, il distretto di Schilderswijk è chiamata addirittura 'sharia wijk', dove aveva base il gruppo Hofstadt, che ha pianificato l'assassinio del regista Theo van Gogh. DANIMARCA: Anche la Danimarca come un pò tutti i Paesi scandinavi deve fare i conti con il jihadismo diffuso. La capitale Copenaghen la zona ' controllata dalla Shariya' è il sobborgo di Tingbjerg SVEZIA: In Svezia, la città più islamizzata è Malmo a sud proprio davanti a Copenaghen con il 30% della popolazione di fede musulmana. Il quartiere ghetto è per eccellenza Rosengaard, abitato da soli migranti e tappezzato da poster con scritto: 'Nel 2030 prendiamo il controllo'. GERMANIA: La Germania che ospita un gran numero di migranti, non è stata toccata in modo grave dal terrorismo jihadista. Nella capitale Berlino esiste a Neukolln, uno dei più grande quartieri musulmani che viene chiamato, 'la provincia ottomana'. Di recente la polizia tedesca ha compiuto un raid a Neukolln per sventare i piani dell'Isis. Dopo gli attentati di New York dell'11 settembre, venne scoperta la cosiddetta 'cellula ambueghese'. Mohamed Atta e altri dei suoi 19 compagni implicati nell'attacco al Pentagono e alle due torri venivano dalla città anseatica. SPAGNA: Più che di quartieri in Spagna bisogna parlare di una intera regione chiamata 'Xarq al Andalus'; ovvero il Levante Spagnolo, i territori che furono occupati dai conquistatori musulmani per quasi 5 secoli. In Spagna fu il debutto in Europa dei jihadisti: nel marzo 2004 infatti in un attacco su grande scala persero la vita a Madrid circa 200 e altre 2.000 furono ferite. I jihadisti credono ancora che 'Al Andalus', (il nome arabo di questi territori) persa dalle riconqusite cristiane appartenga di diritto al Califfato Islamico. Negli ultimi dieci anni, le forze di sicurezza spagnole hanno arrestato 568 jihadisti in 124 operazioni separate. Egli ha detto che 'le costanti azioni giudiziarie e di polizia' aiutano le autorità spagnole a prevenire un altro attacco terroristico su larga scala simile agli attentati Le autorità di Madrid stimano in oltre 70 i jihadisti spagnoli partiti all'estero. Secondo l'esperta di terrorismo Soren Kren, 'decine' di jihadisti stanno entrando in Spagna dalla vicina Francia, dove 'si sentono soffocati' a causa del giro di vite del governo dopo gli attentati di Parigi. Attualmente, sono almeno 50.000 i convertiti musulmani che vivono in Spagna. La polizia dice che essi sono particolarmente vulnerabili alla radicalizzazione perché subiscono crescenti pressioni da parte degli islamisti che gli chiedono di compiere attacchi per 'dimostrare il loro impegno' nella nuova fede. BASE IDEOLOGICA DEGLI EURO-JIHADISTI: Per molti analisti, il principale ispiratore degli euro-jihadisti è Abu Musab al Suri, il cui vero nome è iMustafa Nasser Setmariam. Nato in Siria, cittadino spagnolo, ha vissuto a lungo a Londra dove collaborava con gli estremisti algerini. Al Suri è sostenitore della 'Jihad individuale' attraverso 'cellule piccole, completamente separate' per 'condurre la resistenza'. Abu Musab al Suri è autore di vari testi, come la 'Resistenza islamica internazionale e 'Gestione della Ferocia. Quest'ultimo è un volume che è stato tradotto in lingua inglese dal Pentagono: un libro che propone un modello di jihad del post 11 settembre che teorizza 'il jihad diffuso'. Lo stesso autore presenta il suo libro così: 'Creare il caos in un dato Paese o in una zona precisa, in modo da far soffrire gli abitanti locali creando così le premesse per far perdere il controllo alle autorità e una ripartizione della società'. di Adib Fateh Ali fth/vgp/int5.

FOTO:http://www.newsweek.com

A Bruxelles allerta terrorismo al livello più alto: “Rischio di attentati simili a quelli di Parigi”. Trovati esplosivi e prodotti chimici a Molenbeek

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Le autorità belghe ritengono ormai imminente un attentato a Bruxelles. Per questo il livello di allerta è stato portato al massimo livello (4) nella capitale e lasciato a 3 nel resto del Paese. «Abbiamo hanno ricevuto informazioni sul rischio di attentati da parte di individui con armi ed esplosivi, forse in molteplici luoghi, simili a quelli di Parigi», annuncia in conferenza stampa il primo ministro belga Charles Michel. 
  
L’ARSENALE SEQUESTRATO  
La polizia belga ha trovato «un importante arsenale» in perquisizioni ieri sera a Molenbeek, tra cui prodotti chimici ed esplosivi, scrive il sito La Derniere Heure. Il Centro di Crisi del Ministero dell’Interno belga ha diramato un allarme con toni inequivocabili che lasciano presagire il peggio. Nel testo dell’allerta si mette in guardia la popolazione per «un’imminente e molto grave minaccia nella regione di Bruxelles che richiede l’assunzione di specifiche misure di sicurezza così come di raccomandazioni alla popolazione». 

LE REGOLE DA SEGUIRE  
Tra queste «Evitare posti con alte concentrazioni di persone nella regione di Bruxelles: concerti, stazioni ferroviarie e aeroporti, trasporti pubblici, le zone ad altra concentrazione commerciali (strade affollate di negozi, ndr)». Si chiede anche di «facilitare i controlli di sicurezza» e di «non contribuire a diffondere voci infondate ed attenersi e seguire solo le informazioni ufficiali dalle autorità locali e della polizia». Il comunicato si conclude sottolineando che «non saranno forniti ulteriori elementi perché sono in corso indagini. Ci sarà un aggiornamento dal governo». 

LA CITTA’ BLINDATA  
La misura adottata poco dopo mezzanotte ha già avuto le primissime conseguenze pratiche. Le 4 linee della metropolitana di Bruxelles resteranno chiuse «per ordine della polizia» almeno fino a lunedì. Conseguenze ci saranno anche per le partite di calcio (come è avvenuto sabato scorso per l’amichevole Belgio Spagna), per cui i match delle due serie maggiori saranno rinviati. Lo stesso per gli eventi sportivi di altro tipo. Chiusi cinema e sale concerti. Sarà anche ulteriormente rafforzata la presenta di truppe in città. Il borgomastro di Bruxelles, Yvan Mayeur, ha raccomandato la chiusura anche dei centri commerciali in quattro aree della capitale: il «pentagono» ovvero il centro storico, la “Chaussée d’Ixelles” e la piazza di “Porte de Nemur” ed il quartiere Louise.  

"Il peccato originale del Belgio è di essersi consegnato all’Arabia Saudita in cambio di petrolio", lo afferma il ministro belga Rachid Madrane


Intervistato dal giornale La Libre, il ministro belga Rachid Madrane fa autocritica: «Avremmo dovuto stare più attenti con le correnti più estremiste dell’islam. Ora dobbiamo sradicarle»

Pas d’amalgame, non generalizziamo, è la parola d’ordine di queste ore in Francia e Belgio, dopo la strage di Parigi. L’espressione solitamente è usata per non identificare l’islam tout court e il terrorismo, ma il ministro francofono belga Rachid Madrane, responsabile dell’Aiuto alla gioventù e delle Case di giustizia, la utilizza anche in un’altra accezione.
Intervistato dal giornale belga La Libre, ha denunciato «l’incoerenza dei paesi occidentali»: «Il peccato originale, in Belgio, consiste nell’aver consegnato le chiavi dell’islam nel 1973 all’Arabia Saudita per assicurarci l’approvvigionamento energetico». Come si fa, si chiede oggi il ministro, a «precipitarsi a Riyad per firmare contratti economici, sapendo bene che è uno dei paesi che fa il doppio gioco sulle questioni legate all’islam?».
MOLENBEEK. È dal quartiere di Molenbeek, oasi del terrorismo islamico nella capitale Bruxelles, che venivano due degli attentatori francesi ed è lì che l’ultima strage, come molte altre, è stata organizzata. Molte moschee sono state aperte in Belgio dall’Arabia Saudita, che organizza anche corsi di islam, mentre lo Stato mette a disposizione molte borse di studio per andare a Riyad. Il risultato è che oggi nel paese «la pratica dell’islam ha subito le infiltrazioni di wahabismo e salafismo».


LE DIFFICOLTÀ. Che fare dunque? Madrane ha le idee chiare: innanzitutto «bisogna che i musulmani si interroghino sul modo in cui il culto si organizza nei paesi non musulmani. Ma questo è difficile perché non c’è il clero, non c’è un’autorità legittima riconosciuta da tutta la comunità musulmana a cui le autorità possono rivolgersi. Il Belgio ha provato a organizzare le moschee e tutto il resto ma c’è un islam clandestino, minoritario, con pratiche rigoriste che pone molti problemi all’Occidente e anche ai paesi arabi».
L’autocritica del ministro dovrebbe essere ascoltata da tutti i paesi europei. Il Belgio, insiste Madrane, «avrebbe dovuto stare più attento con le persone che praticano una versione simile dell’islam». Ma ora che la frittata è stata fatta, queste correnti «pericolose e settarie devono essere sradicate. Io penso che questa ormai sia una necessità e la sfida» è tanto dei governi occidentali quanto del «mondo musulmano».

FONTE:http://www.tempi.it/belgio-consegnato-arabia-saudita-petrolio

FOTO:islamisti radicali, http://churchandstate.org.uk

Belgio: ecco perché tutti gli attentati islamisti degli ultimi anni portano al quartiere di Molenbeek


Di Leone Grotti

Che cos’hanno in comune le stragi di Parigi, vecchie e nuove, quella di Madrid del 2004, l’attentato fallito ad agosto su un treno dell’alta velocità che dalla capitale francese portava a Bruxelles e altre iniziative jihadiste in giro per tutta l’Europa? Il Belgio. O meglio, un quartiere della capitale belga: Molenbeek.

IL QUARTIERE Il 6 per cento della popolazione belga di 11 milioni di abitanti è di religione musulmana, nella capitale la percentuale sale al 25, mentre nel quartiere di Molenbeek si tocca il 40. Qui abitano 90 mila persone, il 30 per cento delle quali non ha lavoro e sono state costruite una ventina di moschee. Molte sono vicine all’ideologia salafita e dei Fratelli Musulmani.
Almeno due degli otto terroristi che hanno ucciso oltre 130 persone a Parigi, ferendone altre 350, provenivano dal quartiere di Molenbeek: uno, Salah Abdeslam, è tuttora latitante, suo fratello invece è stato ucciso nell’attacco, mentre un terzo fratello è stato arrestato dalla polizia belga insieme ad altre sei persone. Cinque, tra cui lo stesso Mohamed Abdeslam, sono stati rilasciati. Gli altri due restano in detenzione provvisoria.

«PROBLEMA ENORME». Tra i 400 e 600 belgi si sono recati in Siria per combattere il jihad. Questo dato, rapportato alla popolazione poco numerosa, fa del Belgio il paese occidentale dal quale sono partiti più jihadisti per il Califfato. Di questi, 77 sono morti, 200 restano in Siria e ben 130 sono tornati, rappresentando un problema ormai ineludibile, come dichiarato dal ministro degli Interni Jan Jambon: «Sappiamo che esistono numerose filiere jihadiste a Molenbeek, l’unico quartiere dal quale non diminuiscono le partenze per la Siria rispetto al resto del paese. È per questo motivo che ci concentreremo su di esso». Anche il premier Charles Michel ha dichiarato: «È un problema enorme, ci vuole più repressione».

«BASE AEREA PER JIHADISTI». Secondo Bilal Benyaich, studioso a Bruxelles dell’islamismo radicale presso l’Istituto Itinera, «a Molenbeek con 1000 euro puoi procurarti un’arma pesante in mezz’ora. È un luogo dove puoi scomparire, dove ottieni aiuto logistico per compiere attentati terroristici. È come una base aerea per jihadisti. L’estremismo prospera e anche se succede qualcosa di strano, nessuno nel quartiere avvisa la polizia».
L’anno scorso il Belgio ha aperto il primo grande processo ai militanti dello Stato islamico con passaporto europeo. Gli imputati sono soprattutto ex ragazzi di strada, abitanti del ghetto islamico di Anversa, reclutati dai salafiti di “Sharia4Belgium”, un gruppo estremista fondato nel 2010, ufficialmente sciolto nel 2012 ma che ancora agisce sul territorio.

CORSI DI ISLAM. L’estremismo si impara in moschea, molte finanziate dall’Arabia Saudita, e in classe. Il 41 per cento degli allievi nelle scuole pubbliche sceglie i corsi di islam e casi controversi sono all’ordine del giorno. Nel 2010, un professore che teneva uno di questi corsi è stato ripreso mentre insegnava che «le ragazze adolescenti che non portano il velo commettono peccato» e che «ebrei e cristiani andranno all’inferno, dove dimoreranno eternamente». L’insegnante è stato sospeso per appena quattro mesi.
La cornice nella quale Bruxelles ha cercato di inserire l’ingente immigrazione – gli stranieri sono ormai il 15,2 per cento – è il laicismo. Per non offendere nessuno, ad esempio, le vacanze scolastiche di Natale sono state rinominate “vacanze d’Inverno”, quelle che coincidono con la festa di Tutti i santi sono diventate “congedo d’Autunno” e le vacanze di Pasqua sono ora “le vacanze primaverili”. Ma la scelta si sta rivelando perdente.

FONTE:http://www.tempi.it/belgio-perche-tutti-gli-attentati-islamisti-degli-ultimi-anni-portano-al-quartiere-di-molenbeek#.Vk9fN3Yvexk


FOTO:http://www.politico.eu

Molenbeek, il quartiere di Bruxelles dove l'unica legge è la Sharia



Di Giulia Aubry

Sette arresti collegati ai "fatti" di Parigi e un'operazione di polizia ancora in corso. Almeno uno degli attentatori del 13 novembre avrebbe trascorso gli ultimi mesi a Bruxelles. Sia la Seat che la Polo, identificate come due delle auto utilizzate dai terroristi dell'attacco multiplo alla capitale francese, avrebbero targhe del Belgio.

E già a gennaio, subito dopo la strage di Charlie Hebdo e del supermercato kosher nella capitale francese, la polizia belga aveva scoperto basi logistiche che avevano offerto supporto ai fratelli Kouachi e a Koulibaly. Quest'ultimo avrebbe ripetutamente visitato e si sarebbe rifornito di armi e munizioni proprio nel paese al confine con il nord della Francia.

Il Belgio appare sempre di più come la capitale europea della Jihad. Un primato non certo invidiabile, ma che non dovrebbe sorprendere. Nel 2014, infatti, un report del Centro Internazionale per lo Studio della Radicalizzazione e della Violenza Politica ha mostrato come il Belgio abbia fornito almeno 40 foreign fighters per ogni milione di abitanti nel paese alla milizia sunnita impegnata con Isis o Al Qaeda in Siria e in Iraq. Un rapporto di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altra nazione europea. Si pensi che la Francia ne fornisce 18, la Gran Bretagna 9,5, la Germania 7,5, l'Italia "appena" 1,5. E nel 2015 la situazione è addirittura peggiorata.

A Bruxelles, dove il 20% della popolazione è di religione musulmana, esiste un intero quartiere - Molenbeek - "sottoposto alla Sharia". Qui nessuno, anche se non islamico, può bere o mangiare in pubblico durante il Ramadan, le donne sono "invitate" a indossare il velo e a non portare i tacchi, bere alcool e ascoltare musica sono attività non gradite. A tutti gli angoli della strada un cartello giallo con scritta nera avverte che ci si trova in una "Sharia controlled zone", sottointendendo che in quelle strade la polizia ha un potere limitato. E più di una volta i giovani che vivono in questa zona hanno accolto con un lancio serrato di pietre le autovetture in servizio. Qualcuno sostiene che i foreigni fighters del belgio e i logisti (forse anche le menti) di molti attentati in Europa siano proprio cresciuti qui.

Qualcuno già ha ribattezzato l'intero paese - alle prese con una difficile situazione politica interna a causa degli storici contrasti tra la comunità fiamminga e quella vallone - Belgistan. E gli evidenti legami con il Belgio tra gli attentatori che hanno colpito in tutta Europa, non ultimo nel 2014 al museo ebraico di Bruxelles, non fanno che confermarlo.

FONTE:http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/bruxelles_quartiere_sharia/notizie/1681839.shtml

FOTO:http://www.news.com.au

Attentati Parigi: perquisizioni nella città belga di Molenbeek, arrestato un uomo


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Di Salvatore Santoru

Secondo quanto riportato da media belgi e internazionali, sono in corso a Molenbeek delle perquisizioni su tre uomini ritenuti essere coinvolti negli attacchi terroristici a Parigi.Sino ad ora un'uomo è stato arrestato, e il Ministero degli Interni belga ha confermato un'indagine di questo, ma senza entrare nei dettagli.

PER APPROFONDIRE:
http://www.lacapitale.be/1423559/article/2015-11-14/attentats-de-paris-des-perquisitions-en-cours-a-molenbeek-des-arrestations-aurai
http://www.rtl.be/info/regions/bruxelles/des-perquisitions-en-cours-a-molenbeek-770825.aspx
http://www.sassarinotizie.com/24ore-articolo-346672-francia_operazioni_di_polizia_in_corso_a_molenbeek_in_belgio.aspx

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