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Giornata internazionale dei musei 2020, proposte didattiche- COMUNICATO CNDDU


L’ICOM ha istituito nel 1977 l’International Museum Day (Giornata internazionale dei musei),
celebrata ogni anno attorno al 18 maggio; Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti
umani trova tale ricorrenza molto significativa e stimolante per la crescita culturale dei giovani

I musei
sono il luogo privilegiato in cui scoprire le meraviglie dell’arte e del mondo: tradizioni; poesia;
linguaggio iconografico, anche tridimensionale, incanto, tecnica sono propri di tale ambiente e sono
funzionali alla creatività nonché all’acquisizione di competenze / conoscenze trasversali e specifiche.
La stessa struttura architettonica del museo è già magia e dice molto di un popolo. Internamente il
museo vive una continua ricerca logistica e metodologica. Solo osservando di mese in mese i
cambiamenti e gli spostamenti delle opere si può viaggiare nell’idea progettuale di chi lo dirige, spesso
animato da spirito pioneristico e visionario.
Sempre più le mostre diventano dei veri happening in cui si fondono insieme diverse esperienze
sensoriali; tale approccio risulta molto efficace per avvicinare i giovanissimi e introiettare il seme del
Bello.
Anche chi non è un esperto può rimanere affascinato dalle curiosità e dalle nozioni che i vari itinerari
museali propongono.
Il tema di quest’anno è “Musei per l’eguaglianza: diversità e inclusione”; tale slogan ci permette di
sottolineare che tutti hanno diritto di attingere a un inestimabile tesoro: l’ingegno umano nelle forme più
alte.
Il CNDDU propone nella settimana inerente alla Giornata ai docenti di tutte le scuole di ogni ordine e
grado di postare l’immagine di un museo sulle Classroom o aule digitali e invitare gli studenti a
curiosare nell’ambiente museale. Gli insegnanti potranno inviare i risultati al nostro indirizzo mail
(coordinamentodirittiumani@gmail.com). #artedituttiartepertutti.

Prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

Addio a Luis Sepulveda- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento Nazionale Docenti Diritti Umani piange la scomparsa del grande scrittore cileno Luis
Sepulveda, morto questa mattina a causa del coronavirus.
Erano settimane che circolavano voci gravi, poi smentite, sul suo stato di salute. In seguito a queste smentite
il mondo aveva tirato un sospiro di sollievo. 

Nessuno voleva accettare il fatto che il guerriero audace, che
aveva insegnato a volare anche a chi ali non ha, stesse lottando contro un virus mortale. Nessuno ci voleva e
ci poteva credere: Luis Sepulveda ci aveva insegnato il bene, doveva per forza essere immune al male!
Stamattina, invece, quando abbiamo dato il buongiorno al nuovo giorno, ci siamo svegliati tutti un po’ più
orfani…
Sepulveda, figlio di un mondo che la sua penna ha solo unito grazie a quel desiderio testardo di vita, non ce
l’ha fatta, il suo volo si è fermato.

 Stiamo provando un dolore nuovo che non riusciamo ancora ad accettare,
un dolore cristallizzato nei nostri occhi che senza di lui sembrano meno coraggiosi, e questo dolore è lo
stesso ovunque, perché “lo scrittore del sud del mondo”, che dava voce a chi non ha voce, ha fatto il
miracolo con il suo inchiostro: ci ha insegnato ad accettare le nostre miserie umane e ad attaccarci ai valori
più autentici dell’esistenza.
Lo scrittore cileno ha sempre sostenuto i Diritti Umani; lo ha dimostrato con scelte di vita ben radicali, lo ha
raccontato nella sua opera letteraria, attraverso la quale si è sempre battuto contro i nemici dell’Umanità e
dell’uomo. La sua scrittura ha accarezzato il viso di grandi e bambini, perché lo scrittore de “Storia di una
gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” de “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” e de “Ultime
notizie dal sud” parlava il linguaggio universale, il linguaggio dell’Amore.
E oggi noi del CNDDU, insieme a tutti coloro che lo hanno amato e lo amano, questo amore glielo vogliamo
restituire, quindi ci asciughiamo le lacrime e ci ricordiamo che “Vola solo chi osa farlo”. E noi ora sappiamo
volare…

Il CNDDU propone come attività culturale particolarmente adatta alla situazione contingente che stiamo
attraversando la lettura, guidata e selezionale dai docenti, delle opere più rappresentative dello scrittore
cileno, in quanto pregnanti di valori universali e umanitari da preservare incondizionatamente e ai quali
convergere proprio nelle fasi più delicate del cammino umano. Pertanto, invitiamo gli istituti di ogni ordine e
grado a contribuire al ricordo dell’insigne premio Nobel con elaborati grafici digitali e riflessioni, inviandoci
il materiale alla nostra email (coordinamentodirittiumani@gmail.com) per la pubblicazione sulla pagina
dedicata nel sito del Coordinamento.

«È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci
hai aiutato a farlo.» (Luis Sepúlveda, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare)

Prof.ssa Rosa Manco
Coordinamento Nazionale Docenti Diritti Umani

Coronavirus: chiusi musei, parchi archeologici, teatri, cinema in tutta Italia



Causa Coronavirus, chiudono in tutta Italia a partire da oggi 8 marzo musei, parchi archeologici, archivi biblioteche, cinema e teatri su decisione della presidenza del Consiglio. Lo fa sapere il Ministero per i Beni e le attività culturali e il turismo e non serrano i battenti solo le istituzioni statali.
Vale per anche per luoghi privati come il complesso di Santa Maria del Fiore di Firenze (duomo, campanile, battistero e museo normalmente pieni di visitatori, ma i fedeli potranno andare in chiesa a pregare) o la collezione Peggy Guggenheim di Venezia, tanto per dare un paio di esempi di chiusure, entrambe fino al 3 aprile salvo cambiamenti.

“Da oggi in tutta Italia saranno chiusi cinema, teatri, concerti, musei. Una scelta necessaria e dolorosa – twitta il ministro Dario Franceschini - . Ma la #cultura può arrivare nelle case. Chiedo alle tv di programmare musica, teatro, cinema, arte e a tutti gli operatori culturali di usare al massimo i loro social e siti”.

Di seguito il comunicato diramato dal Mibact.

“La presidenza del consiglio ha adottato a partire dall’8 marzo 2020, nuove misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica COVID-19 nelle cosiddette zone rosse e sull’intero territorio nazionale.
In tutta Italia è prevista:
- la sospensione di manifestazioni, eventi e spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato;
- la sospensione del servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’’art. 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (sono quindi inclusi musei, archivi, biblioteche, aree e parchi archeologici)”. È quanto si legge da questa mattina sul sito e su tutti i canali social del ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Fumetti ribelli


Di Jacopo Colò

Da quando, negli anni Cinquanta, i comics statunitensi venivano accusati di «fare male ai ragazzi», istigando violenza tra gli adolescenti e nascondendo sottotesti omosessuali, il fumetto è sempre stato un medium ribelle. Lo è perché ha il coraggio — e la possibilità — di raccontare storie che nessun altro racconterebbe. Perché riesce a trovare tra i suoi autori voci che non troverebbero spazio altrove. E perché, anche quando viene assorbito dalla cultura popolare e normalizzato, il fumetto trova sempre un nuovo sottobosco di autori underground, che ne rinnovano linguaggio e stile, che ricominciano il percorso in una continua staffetta di rinnovamento. Spesso, questa ribellione entra fin dentro le storie dei fumetti e dentro i suoi personaggi. Anti-eroi che, nel personale o nell’universale, non lottano perché tutto vada a finire bene ma perché non c’è niente che va bene. Il più famoso di questi è sicuramente V, di V per Vendetta, la cui maschera (dopo il successo di un blockbuster di Hollywood, va detto) si è trasformata nel simbolo di un intero movimento di protesta. Ma non è di certo l’unico…
 

Kaneda, Tetsuo e i Capsule, da Akira di Katsuhiro Otomo

Una banda di motociclisti che scorazzano a Neo-Tokyo, una città-isola costruita a fianco di Tokyo, distrutta da una enorme esplosione atomica nel 1982. Hanno sedici anni, odiano la scuola, si drogano con delle pastiglie colorate e di notte si prendono a sprangate con una banda di motociclisti rivali: i clown (indovinate un po? Esatto, nella migliore tradizione cyberpunk, vanno in moto travestiti da clown). Manco a dirlo, vengono coinvolti in una faccenda parecchio più grande di loro, vedono i loro amici morire o trasformarsi in mostri e devono diventare adulti, molto, molto in fretta. Akira: un romanzo di formazione post-apocalittico.

Massimo “Zanna” Zanardi, da Zanardi di Andrea Pazienza

La verità è una: a Zanardi non importa niente di niente. Non gli interessano le regole, non gli interessano le persone, non gli interessano nemmeno gli amici. L’unica cosa che gli importa è sé stesso. La sua ribellione è contro tutto e tutti, ma completamente priva di ideali. È il personaggio più cattivo — e triste — di Andrea Pazienza e l’essenza, dicono alcuni, della generazione bolognese a cavallo tra gli anni Settanta e gli Ottanta. «La caratteristica principale di Zanardi è il vuoto. L'assoluto vuoto che permea ogni azione», disse Pazienza del suo personaggio.
 

Asterix, Obelix e gli altri, da Asterix di René Goscinny e Albert Uderzo

«Nel 50 avanti Cristo tutta la Gallia è occupata dai Romani… Tutta? No! Un villaggio dell'Armorica, abitato da irriducibili Galli resiste ancora e sempre all’invasore». Asterix e i suoi amici sono l’ultimo baluardo di resistenza nella Francia invasa, attorno a loro ci sono romani per centinaia di chilometri. Ma, va detto, sono ribelli placidi. Con la loro pozione magica potrebbero tranquillamente sgominare gli invasori romani ma non lo fanno mai. Difendono il loro villaggio, cacciano i romani a calci nel sedere fuori dallo steccato e finita lì.
 

Tank Girl, da Tank Girl di Alan Martin e Jamie Hewlett

Tank Girl è… difficile da definire. E più che il personaggio a essere ribelle, è il fumetto di cui è protagonista ad esserlo. Le pagine di Tank Girl sono spesso anarchiche, disorganizzate, profondamente influenzate dall’estetica punk e dal fumetto underground. E le trame non sono da meno, tenute insieme con poco più che un filo narrativo e spesso completamente surreali (Tank Girl è fidanzata con un canguro mutante e vive dentro un carro armato).
Se lo stile di Tank Girl vi ricorda qualcosa è perché Jamie Hewlett è il disegnatore che ha dato una faccia ai Gorillaz, la band a cartoni animati di Damon Albarn.
 

Spawn, da Spawn di Todd McFarlane

Spawn è un ribelle per due motivi: prima di tutto perché è un anti-eroe che si contrappone a tutto quello che i supereroi statunitensi sono diventati nel tempo. Una specie di Batman molto più cattivo e molto più violento, che ha fatto un patto con l’inferno pur di poter tornare sulla Terra. Spawn, prima di diventare Spawn, era Al Simmons, un agente segreto statunitense afroamericano, finito all’inferno per i tanti innocenti che ha ucciso nella sua vita. Qualcosa di molto diverso dal classico giovane eroe bianco protagonista di tutti i fumetti di supereroi. E poi Spawn è anche il personaggio simbolo della Image Comics, la casa editrice ribelle che dall’inizio degli anni Novanta cerca di combattere lo strapotere dei due giganti che si contendono il fumetto statunitense: Marvel e DC. Nel dicembre del 1991, un gruppo di autori Marvel — capeggiati da Todd McFarlane e Rob Liefeld, due degli autori di maggior successo di quegli anni — chiesero alla dirigenza della casa editrice maggiore controllo sulle proprie opere e un compenso più alto per i propri disegni, specialmente quando usati in prodotti di merchandising. Quando Marvel rifiutò di soddisfare le loro richieste, gli autori si licenziarono in blocco e fondarono Image Comics.
 

V, da V per Vendetta di Alan Moore e David Lloyd

Un ribelle, un terrorista, un’icona. V è ispirato a Guy Fawkes, un anarchico che il 5 novembre («remember remember the 5th of novembre») 1605 tentò di far esplodere la camera dei lord e di uccidere il re d’Inghilterra. Fawkes fallì, ma V vuole fare la stessa cosa, scatenando una rivoluzione popolare contro il governo fascista dell’Inghilterra distopica del fumetto. Ha il grande merito di aver detto una delle migliori frasi ad effetto della storia: «le idee sono a prova di proiettile».
 

Naruto, da Naruto di Masashi Kishimoto

La versione giapponese del ribelle dal cuore d’oro. È un ragazzino emarginato (per ottimi motivi, dentro di lui è sigillata una bestia mitica capace di enormi distruzioni, ma lui questo non lo sa) che ha un grande sogno: diventare il più grande ninja di tutti i tempi. Gli manca la disciplina ed è assolutamente incapace di seguire le regole, ma compensa con coraggio e spericolatezza. Naruto continua a fare di testa propria, a mettersi in pericolo e a buttare il cuore oltre l’ostacolo finché tutto il villaggio — e tutto il mondo — non si convince che alla fine ha ragione lui.
 

Jesse Custer, da Preacher di Garth Ennis

Jesse Custer è il Martin Lutero dei fumetti. Solo che, a differenza del suo parallelo nel mondo vero, non si mette contro la chiesa ma contro Dio stesso. In Preacher Custer — che è un predicatore — viene posseduto da un essere figlio di un’unione proibita di un angelo e di un demone, Genesis, capace di rivaleggiare col potere di Dio stesso. Per tutta risposta, Dio se ne va dal paradiso, abbandonando tutto il creato a sé stesso. E Custer decide di trovarlo e di metterlo di fronte ai suoi errori.
 

Hellboy, da Hellboy di Mike Mignola

Hellboy è stato richiamato sulla Terra dai nazisti nel 1944, sperando di poterlo usare come arma per ribaltare le sorti della guerra. Ma durante l’evocazione, un gruppo di soldati statunitensi interviene, ferma i nazisti e adotta il piccolo mostro. Il vero nome di Hellboy, però, non è Hellboy ma Anung Un Rama, demone dell’inferno destinato a portare la distruzione sul mondo. Hellboy, naturalmente, si ribella al suo destino. In uno dei più bei volumi della serie, Il risveglio del demone, il ragazzo dell’inferno incontra Ecate, la dea delle streghe, che lo mette davanti a una scelta: morire o prendere corona demoniaca che gli spetta e diventare una bestia dell’apocalisse. Lui le risponde: «fottiti. Scelgo la busta numero tre. È la mia maledetta vita e ci faccio quelle che voglio». E, in uno degli atti di ribellione più fighi del mondo, si spacca le due enormi corna da demone che ha sulla testa.
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Il dibattito sul liberalismo tra Bernard Henri Lévy e Aleksandr Dugin


Di Salvatore Santoru

Il 21 settembre 2019 il prestigioso Istituto Nexus ha festeggiato il 25° anniversario con il simposio "The Magic Mountain Revisited: Cultivating the Human Spirit in Dispirited Times", il cui titolo allude al romanzo di Thomas Mann La montagna incantata.

Per l'occasione l'istituto, che ha l'obiettivo di custodire i valori dell'umanesimo europeo, ha organizzato un incontro tra il filosofo francese Bernard Henry Levy e il filosofo russo Aleksandr Dugin.

Tale incontro è stato moderato dallo scrittore e filosofo olandese nonché fondatore dello stesso Nexus InstituteRob Riemen, ed era incentrato sul tema del liberalismo e sull'opposizione ad esso.

A favore delle tesi liberali ha argomentato Levy ( anche se su 'Agenzia Radicale' Silvio Pergamani ha ricordato che vi sono dei dubbi sul fatto che il filosofo francese sia proprio un liberale), e contro ha argomentato Dugin(1).

Su Youtube (video in alto) l'istituto Nexus ha pubblicato alcuni giorni fa il video dell'interessante dibattito, di cui in Italia si è parlato molto poco.

Su ciò, c'è da dire che a riguardo sono usciti due articoli sulla già citata 'Agenzia Radicale' e uno su 'Geopolitica.ru'.

PER APPROFONDIRE:

LINK ALLA TRASCRIZIONE DEL DIALOGO: 

http://www.agenziaradicale.com/index.php/rubriche/rimandi/6017-materiali-berrnard-henri-levy-vs-alexander-dugin-liberalismo-si-liberalismo-no,

 https://www.geopolitica.ru/it/article/il-ritorno-di-settembrini-e-naphta-nel-ventunesimo-secolo

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NOTA:

Il premio Nobel per la Letteratura è stato assegnato a Olga Tokarczuk e a Peter Handke



Di Salvatore Santoru

Le edizioni 2018 e 2019 del Premio Nobel per la Letteratura sono state vinte da Olga Tokarczuk e da Peter Handke(1).
L'autrice di origine polacca è nota per l'opera 'I Vagabondi' e lo scrittore e poeta di origine austriaca è famoso per essere stato, tra le altre cose, l'autore della poesia del film "Il cielo sopra Berlino".

Inoltre, la Tokarczuk è conosciuta per il suo impegno femminista e ecologista e Handke aveva generato diverse polemiche per il suo sostegno a Slobodan Milosevic(2).

NOTE:

(1) https://www.corriere.it/cultura/19_ottobre_10/nobel-letteratura-vincono-peter-handke-olga-tokarczuk-109ce23c-eb35-11e9-8467-215634c3e34d.shtml

(2) https://www.letteradonna.it/it/articoli/ritratti/2019/10/10/olga-tokarczuk-nobel/29168/https://www.ilpost.it/2019/10/10/peter-handke-nobel-letteratura-2019/

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FOTO: https://www.rappler.com

Premio Strega 2019, la vittoria di Scurati con "M. il figlio del secolo"


Di Salvatore Santoru

Lo scrittore Antonio Scurati ha vinto il Premio Strega 2019. Più precisamente, lo scrittore originario di Napoli è arrivato primo grazie al romanzo "M. il figlio del secolo".
Entrando nei dettagli, tale libro parla della vita di Benito Mussolini.

Inoltre, lo stesso Scurati ha sostenuto di essere pronto alla seconda parte della trilogia, questa volta ambientata nel periodo del Ventennio fascista.

PER APPROFONDIREhttps://it.blastingnews.com/cultura-spettacoli/2019/07/premio-strega-vince-il-mussolini-di-antonio-scurati-002942495.html

Elena Cornaro Piscopia, la prima donna laureata al mondo (forse)



Elena Cornaro Piscopia è considerata da alcuni la prima donna laureata al mondo, ed è celebrata oggi da un doodle di Google che ne ricorda la nascita, avvenuta il 5 giugno del 1646.
Elena Cornaro Piscopia nacque a Venezia da Giovan Battista Cornaro e Zanetta Boni. Fin da giovane mostrò doti notevoli per lo studio e la ricerca, che il padre cercò di indirizzare affidandola a insegnati prestigiosi: i teologi Giovanni Battista Fabris e Felice Rotondi, il latinista Giovanni Valier, il grecista Alvise Gradenigo e il rabbino Shemel Aboaf. Studiò anche lo spagnolo, il francese, l’arabo, l’aramaico, la matematica e l’astronomia, e imparò a suonare clavicembalo, clavicordo, arpa e violino. Prese inoltre lezioni di filosofia da Carlo Rinaldini, professore all’università di Padova e amico del padre.
Nonostante il padre la volesse far sposare, nel 1665 Elena Cornaro Piscopia decise di seguire la sua vocazione religiosa e farsi oblata benedettina: in questo modo, pur dovendo seguire la regola benedettina, riuscì a evitare la reclusione monastica e proseguire i propri studi.
Nel 1677, quando era ormai diventata una studiosa conosciuta in tutta Europa, fece domanda per ottenere la laurea in teologia presso l’Università di Padova, ma il vescovo della città, il cardinale Gregorio Barbarigo, si oppose sostenendo che fosse «uno sproposito dottorar una donna» e che sarebbe stato un «renderci ridicoli a tutto il mondo». Alla fine, grazie alla mediazione di Rinaldini, fu trovato un compromesso e a Elena Cornaro Piscopia  fu permesso di laurearsi in filosofia, e non in teologia come avrebbe desiderato.
La sua dissertazione ebbe luogo il 25 giugno 1678 e si racconta che andarono ad ascoltarla così tante persone che si dovette organizzare l’evento nella cattedrale della città, e non in università. Questo traguardo non fu però seguito da qualcosa di più concreto per lei e per la sua carriera. Dopo la laurea, Elena Cornaro Piscopia si trasferì a Padova, dove continuò i suoi studi, ma senza potere insegnare. Dopo la laurea, la sua salute fu molto indebolita dalle pratiche ascetiche a cui si sottoponeva e dallo studio molto intenso: morì nel luglio del 1684, a soli 38 anni, e venne sepolta nella chiesa di Santa Giustina, a Padova.
Elena Cornaro Piscopia è considerata da alcuni la donna a essersi laureata nella storia, ma alcuni studi mettono in discussione il suo primato: sono infatti attestati altri casi di donne laureate al mondo prima di lei, tra cui Bitisia Gozzadini che conseguì una laurea in diritto canonico a Bologna nel 1236, e Isabella Losa, che ottenne un dottorato in teologia a Cordova nel XVI secolo.

Il latino da sapere

Capita spesso – a chi non ha studiato il latino a scuola – di imbattersi in espressioni latine che non sono subito chiarissime, o alle quali nel peggiore dei casi attribuiamo un significato sbagliato. 

Alcune di queste espressioni sono invece parte del linguaggio comune, al punto che la loro origine latina viene spesso dimenticata e il loro significato originario è ignoto ai più. Abbiamo provato a raccoglierne un po’, di quelle che si sentono – e sbagliano – più spesso: per fare un po’ di ordine e imparare qualcosa.
Ad hoc: è un’espressione latina usata ancora oggi in italiano per specificare qualcosa (una persona, una cosa, una situazione) fatta appositamente per quello di cui si sta parlando. Ad esempio: il KAZbrella è l’ombrello ad hoc per chi viaggia in automobile. L’importante è scriverla bene, con l’h e la c nel posto giusto. “A doc” e “ad ok” non vanno bene.
Ad honorem: a titolo di onore. È un’espressione che si usa soprattutto in riferimento a lauree o altri titoli onorifici concessi a una persona che si è distinta in modo particolare. Si può eleggere un presidente ad honorem, e in quel caso avrà un ruolo per lo più simbolico – ma anche i carabinieri riconoscono il titolo di “carabiniere ad honorem” a persone che pur non essendosi mai arruolate hanno particolari meriti. La laurea ad honorem – o laurea honoris causa (non laurea ad honoris) – viene conferita dalle università a una persona che non necessariamente ha un titolo precedente in quell’ambito, ma che ha contribuito largamente alla materia. Piero Angela, ad esempio, ha otto lauree ad honorem, Romano Prodi ne ha trentanove. Malgrado esistano molti equivoci su questo, ad honorem e honoris causa «hanno valore sinonimico», sono «identiche» e «possono essere usate indifferentemente»dice l’Accademia della Crusca.
Ad personam: indica ciò che riguarda o si riferisce a una persona specifica, e non ad altre. È un’espressione diventata famosa in Italia durante gli anni dei governi Berlusconi, quando veniva usata per indicare le famose leggi ad personam, quelle pensate per favorire un certo politico.
A latere: vuol dire “che sta di fianco” e viene usata per indicare il ruolo di una persona che sostituisce qualcuno di più importante, o che ne aiuta un’altra nell’esercizio delle sue funzioni. Spesso l’espressione viene usata anche per indicare qualcosa che è successo “a margine” di un evento.
Alias: è un avverbio, che letteralmente significa “altrimenti” e che viene usato per indicare il nome reale di una persona che è nota sotto pseudonimo. Marylin Monroe è l’alias di Norma Jeane Mortenson Baker Monroe, Bono Vox è l’alias di Paul David Hewson.
Alma Mater: è un’espressione latina con cui si indicavano le dee madri, come Cerere e Cibele, ed è il modo con cui nel Medioevo si indicavano in generale le università (l’Università di Bologna, fondata nel 1088, si chiama Alma Mater Studiorum). Nel mondo anglosassone l’espressione “Alma Mater” viene usata per indicare l’università che si è frequentato.
Alter Ego: “Un altro io”per indicare una persona totalmente affine a noi, o una seconda identità della stessa persona.
Aut aut: o la vita o la morte. O la frutta o il dolce. Più o meno erano questi gli esempi nei libri di grammatica delle superiori. L’aut aut indica due alternative tra le quali è obbligatorio scegliere. Non si può sempre avere tutto. Non scrivete “out out”: è un modo di dire che viene dal latino, non dall’inglese.
Absit iniuria verbis: letteralmente “non ci sia offesa nelle parole”. È un’espressione usata per rassicurare un interlocutore che quello che state dicendo non vuole essere un insulto. Se volete essere proprio sicuri di non offendere il vostro interlocutore, probabilmente vi conviene non dirla in latino.
Ad interim: indica un intervallo di tempo, e significa letteralmente nel frattempo. In italiano l’espressione è usata per indicare che una determinata funzione o incarico è assunto provvisoriamente da una persona, nell’attesa della nomina di un titolare. Un ministro ad interimè appunto un ministro che assume le funzioni in un momento di necessità e solo in attesa della nomina ufficiale di un ministro.
Ad libitum: “a piacere”. Viene usata per indicare che si può fare una cosa “senza limiti”, andando avanti quanto si vuole.
Brevi manu: passare da mano a mano, senza intermediari, soprattutto quando si parla di documenti e denaro. Un documento da consegnare brevi manu a qualcuno è di solito molto importante o prezioso, da non lasciare in custodia a nessun altro.
Captatio benevolentiae: indica un espediente retorico con cui qualcuno cerca di farsi ben volere dai suoi interlocutori o lettori, che in alcuni casi sono colti e intelligentissimi come quelli del Post.
Casus belli: quella cosa per cui scoppiano le guerre. Il rapimento di Elena, l’assassinio di Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, le armi chimiche di Saddam Hussein. Ogni guerra per iniziare ha bisogno di una “scusa”, una “scintilla”, ma molto spesso l’espressione è usata anche per indicare la causa pretestuosa o meno di un litigio o una disputa.
Cum grano salis: oggi vuol dire “con buonsenso” o “con misura”, letteralmente significa “con un grano di sale” e fu probabilmente usata da Plinio per parlare di un antidoto che funzionava solo con l’aggiunta di un granello di sale.
Damnatio memoriae: nell’antica Roma la damnatio memoriae era una pena molto grave, riservata ai traditori della patria. In pratica consisteva nella cancellazione sistematica di ogni traccia della persona condannata da documenti e monumenti, come se non fosse mai esistita. Una vittima famosa della damnatio memoriae fu Caligola, il terzo imperatore romano appartenente alla dinastia claudio-giulia. Non fu esattamente il più amato degli imperatori romani e in molti lo ricordano per la storia del cavallo, che Caligola voleva nominare console. Oggi viene usata iperbolicamente per indicare il tentativo di dimenticarsi di qualcuno o qualcosa.
De cuius: è una formula originariamente usata per abbreviare la più lunga locuzione latina de cuius hereditate agitur, che letteralmente significa “della cui eredità si tratta” e si riferisce alle eredità di una persona deceduta. L’espressione “de cuius” – di cui/della cui – ha poi perso la sua relazione stretta con la frase completa e oggi viene usata anche come sostantivo per indicare una persona morta di cui si sta parlando (“il de cuius“)
De visu: vedere qualcosa direttamente con i propri occhi, essere testimoni oculari, ma anche incontrarsi faccia a faccia.
Deus ex machina: è un’espressione latina che come tante altre cose della cultura latina arriva dal greco. È una di quelle più spesso usate in modo errato, cioè per indicare qualcuno con totale controllo su una situazione o con grandi poteri. In verità l’espressione andrebbe usata per indicare l’arrivo improvviso di una forza superiore, finora estranea, in grado di cambiare lo stato delle cose. Letteralmente significa “divinità che discende da una macchina” e nella tragedia greca indicava il dio che arrivava a un certo punto per risolvere una trama molto complicata, con un intervento divino che potesse giustificare anche qualche colpo di scena altrimenti poco credibile. L’attore che impersonava la divinità veniva calato sulla scena con una rudimentale macchina di legno, da qui l’espressione.
In italiano, l’espressione viene spesso usata per indicare una persona che ha un esteso controllo su un’organizzazione o un certo contesto: ma è un errore.
Do ut des: ti do qualcosa affinché tu mi dia qualcosa in cambio. Indica quelle situazioni in cui entrambe le parti hanno guadagnato da un affare, o quel modo di fare per cui “non si fa mai niente in cambio di niente”.
Ecce homo: vuol dire letteralmente “ecco l’uomo” ed è l’espressione con cui, secondo la prima traduzione in latino dal greco del vangelo di Giovanni, Pilato presenta Gesù alla folla dopo averlo fatto frustare. L’espressione viene usata anche come sostantivo per indicare una persona ferita, o più in generale qualcuno in cattive condizioni fisiche.
Habeas corpus: è un concetto familiare a chi si occupa di diritto anglosassone ed è il principio che nei sistemi di common law sancisce il diritto all’inviolabilità della persona: in sostanza impone che una persona in stato d’arresto sia portata davanti al magistrato competente per evitare che sia incarcerata senza un’accusa fondata.
Horror vacui: è la paura del vuoto, che in psicologia viene definita anche agorafobia. In campo artistico, invece, indica un’opera riccamente definita in cui l’intera superficie, del quadro o dell’affresco, è stata riempita di particolari. Il barocco e il rococò sono un chiaro esempio di horror vacui.  
Imprimatur: la formula, che significa “si stampi”, era apposta ai libri, o ai documenti, che ottenevano la licenza ecclesiastica per essere stampati. Un’altra formula latina che si poteva trovare sui libri era nihil obstat quominus imprimatur (Nulla osta a che si stampi), che indicava il parere favorevole della commissione che aveva esaminato il contenuto del testo. Ora l’espressione viene genericamente usata per indicare quando qualcuno o qualcosa riceve il permesso e l’approvazione da parte di una figura o un’istituzione ritenuta particolarmente importante. Si sente dire spesso che un giovane politico debba ricevere l’imprimatur di un anziano e rispettato leader o di un partito.
In dubio pro reo: tradotta letteralmente questa frase significa “nel dubbio, a favore dell’imputato” ed è tratta dal Digesto giustianianeo, cioè da una delle parti che compongono il Corpus iuris civilis redatto nella prima metà del VI secolo per volere dell’imperatore Giustiniano (uno dei più importanti imperatori di età tardo antica, che tra le altre cose fece costruire la basilica di Santa Sofia a Costantinopoli). Molte delle formule giuridiche che vengono usate tutt’oggi in italiano derivano dal latino e dal diritto romano e il Corpus iuris civilis è la più importante raccolta di leggi di epoca romana a noi arrivata. In generale l’espressione in dubio pro reo codifica una prassi in ambito giuridico per cui tutelare un innocente è più importante di non condannare un colpevole.
Ipse dixit: “l’ha detto egli stesso”, espressione usata per indicare il principio di autorità. Secondo Cicerone questa formula era usata dai pitagorici per riferirsi a qualcosa che aveva detto Pitagora, il filosofo e matematico greco vissuto tra il VI e il V secolo avanti Cristo, fondatore della scuola pitagorica. Se una cosa era stata detta da Pitagora non poteva essere messa in discussione. Oggi non esiste una somma autorità universalmente riconosciuta a cui riferire la formula ipse dixit, per cui viene usata soprattutto in senso sarcastico, magari riferito a qualcuno che parla per sentenze e non sa cosa dice, o iperbolico. Se volete riferirlo a una donna la formula corretta da usare è ipsa dixit.
More uxorio: letteralmente l’espressione significa “secondo il costume del matrimonio” e viene usata per indicare la convivenza di due persone non sposate. Di solito viene usata nella locuzione “convivente more uxorio” per indicare una persona con cui si convive stabilmente anche senza averla sposata.
Miles gloriosus: è il titolo di una commedia di Plauto ed indica il soldato (miles) che millanta imprese a cui però non ha mai partecipato. In generale l’espressione viene usata per indicare chi racconta storie inventate sul suo conto, per vanagloria.
Mutatis mutandis: letteralmente traducibile con “dopo che le cose che dovevano essere cambiante (mutandis) sono state cambiate (mutatis)”, tradotto in modo meno letterale, “fatti i debiti cambiamenti”. In italiano viene usato quando si paragonano due situazioni che sono simili, ma hanno alcune differenze di cui bisogna tener conto: “mutatis mutandis, la situazione è la stessa”. È anche un invito a non paragonare in modo superficiale due situazioni che sembrano simili.
O tempora! O mores!: è una frase di Cicerone che ripete sia nelle Verrine (le orazioni contro Verre) sia nelle Catilinarie, che è diventata proverbiale per criticare usi e costumi del presente. La traduzione letterale è “O tempi! O Costumi!”. Oggi questa espressione viene usata in tono scherzoso o sarcastico, per lamentarsi di quanto le cose vadano male.
Panem et circenses: è un’espressione del poeta satirico Giovenale, che visse tra il 50 e il 140 dopo Cristo, con la quale descriveva ironicamente le aspirazioni della plebe romana, panem – il pane – e circenses – gli spettacoli dei gladiatori, l’intrattenimento. L’espressione viene usata sia per indicare le basse ambizioni di un popolo, che un certo modo di governare basato sull’elargizione di benefici per ingraziarsi la popolazione.
Qui pro quo (quid pro quo): significa letteralmente “qui al posto di quo” ed è una frase che in italiano viene usata per indicare un malinteso, un fraintendimento e più in generale un errore. Nel mondo anglosassone è invece diffusa l’espressione quid pro quo, usata per indicare uno scambio: in italiano, con questo significato, si usa spesso l’espressione latina do ut des.
Obtorto collo: significa “con il collo torto” ed indica una cosa fatta controvoglia, o perché costretti da qualcun altro.
Rigor mortis: è un’espressione usata per lo più in ambito medico, perché indica l’irrigidimento dei muscoli del corpo dopo la morte. Dopo la morte un corpo ci mette più o meno dalle 10 alle 12 ore per irrigidirsi completamente e rimane rigido per circa un giorno e mezzo prima che i processi di decomposizione inducano il rilassamento dei muscoli.
Sancta sanctorum: nell’Antico Testamento, il sancta sanctorum, ovvero il santo dei santi, era la parte più interna e sacra del tempio di Gerusalemme, dove si trovava l’arca dell’alleanza. Nella religione cristiana il sancta sanctorum è diventato il tabernacolo sull’altare maggiore dove vengono conservate le ostie consacrate. L’espressione è poi passata dal linguaggio religioso a quello comune e in senso figurato indica un luogo riservato ed esclusivo dove possono entrare solo pochi iniziati.
Sui generis: è una locuzione latina usata per descrivere una cosa che ha caratteristiche sue proprie. Viene spesso usata erroneamente per dire che qualcosa è simile a un’altra, come se traducesse l’espressione italiana “sul genere di”.
Sic: termine la cui traduzione letterale è “così”, da cui molto probabilmente deriva  anche l’avverbio affermativo italiano “sì”. In editoria viene utilizzato per sottolineare un errore riscontrato in un testo originale che si sta citando, e spesso viene messo tra parentesi [sic] o vengono aggiunti dei punti esclamativi per sottolineare l’errore.
Ubi maior minor cessat: “dove vi è il maggiore, il minore decade”. Questo modo di dire, di origine ignota, viene usato per specificare che, in un rapporto di forza, il più debole (dal punto di vista intellettuale, fisico, economico, di status o di potere) soccombe al più forte. Spesso viene usata nella forma abbreviata “ubi maior”, quando si vuole semplicemente dire che si è deciso di fare un passo indietro o accontentarsi di qualcosa per una ragione più importante.
Tertium non datur: significa “non è ammessa una terza possibilità” ed indica il principio logico per cui una cosa deve essere vera o falsa. Una terza possibilità, non c’è.
Vulnus: è la ferita e nel linguaggio giuridico è rimasto come termine per indicare la lesione di un diritto o un’offesa che può produrre profonda destabilizzazione di un principio o di una norma.

Oscar 2019: tutte le nomination



Le nomination degli Oscar 2019 – i più importanti premi al mondo per il cinema – sono state annunciate martedì pomeriggio. Gli Oscar, che quest’anno sono arrivati alla loro 91ª edizione, sono assegnati dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che riunisce circa ottomila professionisti del settore (registi, attori, direttori della fotografia e costumisti, e così via). La “notte degli Oscar”, la cerimonia dove saranno annunciati i film vincitori, si terrà il prossimo 24 febbraio.
I film con più nomination, dieci a testa, sono stati Roma e La favoritaA Star is Born Vice hanno avuto otto nomination, Black Panther sette e BlacKkKlansman sei. Con cinque nomination a testa ci sono invece Bohemian Rhapsody e Green BookBlack Panther è il primo film di supereroi a essere stato nominato come miglior film. Spike Lee, uno dei registi più noti e apprezzati al mondo, ha avuto la sua prima nomination come miglior regista. Alfonso Cuarón ha ricevuto personalmente quattro nomination: come produttore, regista, sceneggiatore e direttore della fotografia. Solo pochissimi altri erano riusciti a fare lo stesso.
Le categorie degli Oscar sono ventiquattro: a differenza dei Golden Globe, gli Oscar premiano solo i film (e non le serie televisive), e assegnano premi tecnici (come quelli per il trucco o per la fotografia).
Miglior filmA Star is Born
BlacKkKlansman
Black Panther
Bohemian Rhapsody
La favorita
Green Book
Roma
Vice
Miglior regiaAdam McKay, Vice
Alfonso Cuarón, Roma
Pawel Pawlikowski, Cold War
Spike Lee, BlacKkKlansman
Yorgos Lanthimos, La favorita
Miglior attore protagonistaBradley Cooper, A Star Is Born
Christian Bale, Vice
Rami Malek, Bohemian Rhapsody
Viggo Mortensen, Green Book
Willem Dafoe, Sulla soglia dell’eternità
Miglior attrice protagonistaGlenn Close, The Wife
Lady Gaga, A Star Is Born
Melissa McCarthy, Can You Ever Forgive Me?
Olivia Colman, La favorita
Yalitza Aparicio, Roma
Miglior film d’animazioneGli Incredibili 2
Isola dei Cani
Mirai
Ralph Spacca Internet
Spider-Man: Into the Spider-Verse
Miglior documentarioFree Solo
Hale County this morning, this evening
Minding the gap
Of fathers and sons
RBG
Miglior film stranieroGermania, Never Look Away
Giappone, Shoplifters
Libano, Capernaum
Messico, Roma
Polonia, Cold War
Miglior sceneggiatura originaleFirst Reformed
Green Book
La favorita
Roma
Vice
Miglior cortometraggio documentarioBlack Sheep
End Game
Lifeboat
A night at the garden
Period. End of sentence
Miglior canzone“All The Stars”, Black Panther
“I’ll Fight”, RBG
“Shallow”, A Star is Born
“The Place Where Lost Things Go”, Il ritorno di Mary Poppins
“When A Cowboy Trades His Spurs For Wings”, La ballata di Buster Scruggs
Miglior sceneggiatura non originaleSpike Lee, BlacKkKlansman
Joel e Ethan Coen, La ballata di Buster Scruggs
Nicole Holofcener e Jeff Witty, Can you ever forgive me?
Barry Jenkins, Se la strada potesse parlare
Eric Roth, Bradley Cooper, Will Fetters, A Star is born
Miglior trucco e acconciatureBorder
Maria Regina di Scozia
Vice
Migliore scenografiaBlack Panther
La favorita
First Man
Il ritorno di Mary Poppins
Roma
Miglior effetti speciali (“visual effects”)Avengers: Infinity War
Cristopher Robin
First Man
Ready Player One
Solo: A Star Wars Story
Miglior fotografiaCold War
La favorita
Never look away
Roma
A Star is Born
Miglior attore non protagonistaAdam Driver, BlacKkKlansman
Mahershala Ali, Green Book
Richard E. Grant, Can You Ever Forgive Me?
Sam Elliott, A Star Is Born
Sam Rockwell, Vice
Miglior attrice non protagonistaAmy Adams, Vice
Emma Stone, La favorita
Regina King, Se la strada potesse parlare
Rachel Weisz, La favorita
Marina de Tavira, Roma
Migliori costumiLa ballata di Buster Scruggs
Black Panther
La Favorita
Il ritorno di Mary Poppins
Maria Regina di Scozia
Miglior montaggioBlacKkKlansman
Bohemian Rhapsody
Green Book
La favorita
Vice
Miglior colonna sonora originaleBlack Panther
BlacKkKlansman
Se la strada potesse parlare
L’isola dei cani
Il ritorno di Mary Poppins
Miglior cortometraggio di animazioneAnimal Behaviour
Bao
Late Afternoon
One small step
Weekends
Miglior cortometraggioDetainment
Fauve
Mother
Marguerite
Skin
Miglior sonoro (“sound editing”)Black Panther
Bohemian Rhapsody
First Man
A quiet place
Roma
Miglior montaggio sonoro (“sound mixing”)Black Panther
A Star is Born
Bohemian Rhapsody
First Man
Roma

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