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Sacchetti bio a pagamento anche in farmacia



Di Franco Grande

"Intollerabili speculazioni nei negozi, specialmente nelle farmacie, dove i sacchetti costano fino a 60 centesimi".

La denuncia arriva dalla Federconsumatori, che si portavoce delle segnalazioni pervenute dagli utenti sul costo dei sacchetti bio, usati nei supermercati e dai fruttivendoli.
"Abbiamo già denunciato - si legge in una nota di Federconsumatori - come sia certamente necessario impegnarsi a livello istituzionale per aumentare la consapevolezza dei cittadini consumatori relativamente agli impatti che i sacchetti di plastica hanno sull'ambiente, intervenendo per contrastare la problematica diffusa legata allinquinamento da plastica monouso: tutto ciò, però, senza chiedere ai cittadini di sostenere ulteriori costi". L'associazione di consumatori mette in evidenza che è a rischio l'obiettivo primario di sensibilizzare i cittadini verso una maggiore sostenibilità ambientale perché il costo di un tale provvedimento "se calcolato nel suo complesso, potrebbe risultare gravoso per le famiglie italiane".
Federconsumatori parla di una vera e propria "speculazione in atto soprattutto nelle farmacie". "Molti cittadini - si legge ancora nella nota - ci segnalano, infatti, che tali esercizi stanno addebitando costi spropositati per i nuovi sacchetti di plastica: dai 10 ai 60 centesimi a sacchetto. Un importo decisamente sproporzionato. Per una famiglia che, mediamente, si reca ad acquistare medicinali o dispositivi medici presso una farmacia una volta ogni settimana, l'aggravio sarebbe di 20,80 euro l'anno". "Invitiamo i cittadini a fare attenzione ai costi che vengono loro addebitati per tale voce e, nei negozi, portare sempre con sè sporte e sacchetti riutilizzabili, rinunciando così del tutto al sacchetto e al relativo costo", conclude Federconsumatori che ha deciso di fornire un vademecum dettagliato per fare "chiarezza su quanto contenuto nella nuova normativa, smentendo le false notizie circolate in questi giorni" sui sacchetti bio.

Sacchetti bio, “stangatina” tra i 4 e i 12 euro a famiglia. E sui social si scatena l’ironia



Oscillerà fra 4,17 e 12,51 euro il prezzo che ogni famiglia dovrà aggiungere quest’anno alla spesa alimentare fatta in supermercati e ipermercati. Da ieri, infatti, si pagano i sacchetti biodegradabili e compostabili per frutta, verdura, carne e pesce. A fare la stima su questo ulteriore peso al budget familiare è l’Osservatorio di Assobioplastiche. Questo ha compiuto una prima ricognizione nella grande distribuzione, in occasione dell’entrata in vigore, ieri appunto, della legge 123/2017, il cosiddetto decreto Mezzogiorno, approvato lo scorso agosto, in cui si indica che queste buste non possono essere gratis. 

Nella ricognizione compiuta dall’Osservatorio in una dozzina di grandi magazzini alimentari, il costo di ogni singolo sacchetto è risultato compreso fra 1 e 3 centesimi. Assobioplastiche ricorda che il consumo di buste si aggira tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi all’anno. 
Secondo i dati dell’analisi Gfk-Eurisko presentati nel 2017, le famiglie italiane fanno in media 139 spese all’anno nella grande distribuzione. Ipotizzando che ogni spesa comporti l’utilizzo di tre sacchetti per frutta/verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a 417 sacchetti, per un costo complessivo compreso tra 4,17 e 12,51 euro (considerando appunto un minimo rilevato di 0,01 e un massimo di 0,03 euro). 

«Queste prime indicazioni di prezzo ci confortano molto - spiega Marco Versari, presidente di Assobioplastiche -, perché testimoniano l’assenza di speculazioni o manovre ai danni del consumatore». Peraltro, i sacchetti «sono utilizzabili per la raccolta della frazione organica dei rifiuti - aggiunge - e quindi almeno la metà del costo sostenuto può essere detratto dalla spesa complessiva». 

Sul pagamento di questi sacchetti si è subito aperta la polemica. Per il Codacons è «un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane, una nuova tassa occulta a carico dei consumatori». Per Legambiente, invece, «non è corretto parlare di caro-spesa. L’innovazione ha un prezzo, ed è giusto che i bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo, che si dovrebbe aggirare intorno ai 2-3 centesimi a busta. Così come è giusto prevedere multe salate per i commercianti che non rispettano la vigente normativa». Le proteste, ovviamente, si sono riversate anche sui social network. L’hashtag #sacchetti è in cima alla classifica di Twitter, mentre molti propongono di etichettare arance e mele una ad una per evitare di dover pagare il già odiato balzello.  

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